Dell’impeto erotico e dell’incompatibilità di esso con l’esercizio della letteratura.
Regildo era stanco di aspettare.
Non serviva cambiare di nuovo la disposizione delle posate sulla tavola imbandita.
Arrivò finalmente, quando i suoi movimenti avevano smesso di riprodursi indefinitamente, arenandosi sul divano.
Un saluto più freddo di quello immaginato, ma comunque sufficiente per avvicinare i corpi e le intenzioni dei due.
Qualche passo nervoso senza senso, come a disperdere le tracce di belve ferite.
Ana si chinò per versargli il rhum. Due fantastici seni d’ebano sembravano stringersi come guance di amanti in un bacio sensuale. Regildo se ne avvide.Dimenticò il rhum.
Hop.
Zac.
…
…
Fatto.
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