// post...

For a better life

Tra bufalo e locomotiva la differenza salta agli occhi

De Gregori al festivalbar. Giacca rossa e occhialini da intellettuale piacione. “Brucia le tappe e vai in Africa Celestino”. Il dito ad indicare la folla, freddina per la verità, nulla a che vedere con l’entusiasmo per nek, pausini e roba del genere.
Io De Gregori lo ricordo in una stanza di 15 anni fa, con le cassette e i dischi, appena comperati, un po’ per curiosità, un po’ per fanatismo, un po’ forse per trovare qualcuno con cui continuare a sfidare le nostre menti a pensare cose sempre più belle. Cose che avevano già pensato, e scritto altri. Me lo ricordo nel quadernino su cui scrivevamo le canzoni più sconosciute e più belle, terra e acqua, signora aquilone, bene… quel quaderno è ancora in giro da qualche parte, un quaderno enorme, forse scelto così perchè fatto per durare anni, decenni, nei quali avrei dovuto trascrivere canzoni, migliaia di canzoni, e restarci dentro con i miei 17 anni. “Perchè la locomotiva ha la strada segnata” mentre “il bufalo può scartare di lato e cadere / Questo decise la sorte del bufalo / l’avvenire dei miei baffi / e il mio mestiere.

Ora De Gregori agita il dito e si muove goffo su quel palco troppo grande e colorato per canzoni come le sue, fatte per essere cantate con un ghigno sulla bocca e il silenzio intorno. Fuori continua a piovere, non potrebbe essere altrimenti, mentre lì le luci asciugherebbero anche la neve. Quella che doveva cadere sui tetti, a “Natale / ci scommetto dal freddo che fa”…
Mi ricordo de Gegori con le dita più che con la testa, perchè l’ho suonato più di quanto l’abbia letto o ascoltato. E ogni volta quelle cose le dicevo io, le inventavo io.
Questo De Gregori colorato non lo riconosco, non mi dice niente, e probabilmente non dice nulla nemmeno a quei ragazzini che lo ascoltano perchè ha scritto la donna cannone e alice, qualche decennio fa, quando non si potevano ancora scaricare le suonerie del cellulare… che magari sarebbero state anche belle con buonanotte fiorellino e bufalo bill. Belle come sembrano belle le parole scritte da commercialisti della canzone per quei ragazzotti colorati, saltellanti e inevitabilmente provvisori, parole canticchiate per ore da ragazzine sognanti e dimenticate appena fuori da quella piazza, appena fuori da quei diciassette anni…
“Ognuno è figlio del suo tempo/ ognuno è complice del suo destino / Chiudi la porta e vai in Africa, Celestino”. Anzi, Francesco.

Tags: ,

Commenti

Nessun commento per “Tra bufalo e locomotiva la differenza salta agli occhi”

Scrivi un commento

Ultimi commenti

  • st patricks day shirts calgary: pregancy is quite critical and also requires more of your time so...
  • menta: Ciao popolo del formaggio no. Io rispetto chi lo mangia ma anche chi non lo ritiene cibo...
  • Giulio: Ciao a tutti. Volevo chiedere una cosa un pò particolare, a me i formaggi stagionati non...

Poesie da decubito su Facebook