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Mano sinistra

Avere un capo

Dunque, Paolo Guzzanti è un senatore.
Paolo Guzzanti è un senatore che ha un capo. E che a questo capo ha promesso un giorno di trovare delle prove che Prodi mangia bambini. Sì, Prodi, il comunista Prodi, proprio lui. Le prove non le ha trovate, perchè forse il comunista le ha nascoste bene. E allora lui le ha fatte cercare da un trafficante d’armi amico suo. Ma non le ha trovate nemmeno il trafficante. Che le ha chieste ad un altro, che poi però ha deciso di morire perchè si era fatta una cert’ora.
Ma Paolo Guzzanti è anche un liberale, liberista innamorato della tradizione occidentale, quasi come quell’altro, come si chiamava? Pera? Sì, Pera.
E come pera odia quelli che vogliono contaminare la sua bella cultura occidentale. Che prima erano gli ebrei, un po’ di anni fa, oggi sono i musulmani. Beh, abitano vicini da sempre.
E allora Paolo Guzzanti, senatore, quando è scoppiata la guerra, ha scritto un poemetto:

Voglio urlare ad Israele: vai e colpisci ovunque essi siano, vai e fai quello che un occidente mentitore e senza spina dorsale non ha il coraggio di fare.
Lo dirò sui giornali, lo dirò in parlamento, lo dirò e lo dico agli italiani, tutti accecati, abbrutiti, masturbati dall’inferno del calcio, dai gol del calcio, dalle sue oscene vittorie, dai suoi miserabili scandali.
Di questo vivono gli italiani mentre Israele si erge come un essere umano e la sua pelle si fa di drago e le sue narici, narici di drago e hanno occhi di missile, occhi elettronici di decodificazione alfanumerica rigenerata stellare missilistica satellitare guidati da occhi di filosofi, occhi di matematici, occhi di medici e di poeti, occhi e mani di scrittori sparsi nel mondo, occhi del seme d’Israele perduto in mille altri semi della diaspora del seme, semi nascosti in corpi alieni che sono corpi di Israele e non lo sanno o lo vanno scoprendo, io voglio gridare, io voglio esaltare la guerra di Israele.
Voglio che Israele con mano chirurgica e ferma colpisca e cauterizzi, che con mano pietosa distrugga col fuoco, voglio che Israele non abbia pietà degli equivicini, degli equidistanti, dei mascalzoni, basta pietà per chi non sa schierarsi, per chi non vede da che parte sta il bene e dove sta il male, basta con la Siria, basta con l’Iran, basta con il fango degli escrementi corrosivi che inquinano la morale, basta con gli sputi accecanti che impediscono la vista.
I piloti devono avere occhi ben aperti, gli occhi di chi non può consentirsi emozioni, le mani devono essere ferme sulle leve e i joy stick nei carri roventi che macinano la terra e la sabbia, le mani che guidano i motori diesel, le mani che stringono le armi e che vuotano caricatori, le menti gelide nel deserto rovente che devono pensare, le radio che cicalano fra di loro parole e numeri e codici e codici e codici e fuoco.
Noi vogliamo Israele in guerra così come vorremmo gli italiani in guerra invece che impiccati alla corda dei loro maledetti palloni, dei loro fottutissimi scudetti, coppe e turpi insalatiere, capaci di mascherarsi di colore le loro facce e perdere la voce e il filo dell’anima soltanto per la loro maledettissima palla, va e colpisci anche per loro Israele, e per i francesi che esaltano i loro zizù zazà zulù zozò, le loro cornate da capre mentre Parigi si appresta a bruciare di nuovo e per quella gente di formaggio e di paura che abita l’Olanda fertile di musulmani e la Svezia musulmana e la Danimarca musulmana e i loro maledetti covi e riti, via spazzateli tutti, purgateli, eliminateli, colpisci anche per loro, per noi, Israele.
Fallo per te stesso ma fallo anche per questi popoli codardi che hanno creato un occidente cieco e senza spina dorsale, Israele, ma fallo.
Fallo per i tuoi figli, fallo per le mogli che attendono che Gill ritorni, fallo per i padri delle ragazze sagge che volano di bianche ali, fallo per chi ha capito tardi che cos’era che non andava nella sua identità e perché non aveva mai aderito, mai assorbito, mai condiviso ciò che gli era estraneo, ciò che gli era lontano come l’abisso.
Oh Israele se solo potessi marciare nella tua guerra, se potessi vegliare nei tuoi campi in attesa, se potessi fare l’autostop per raggiungere la mia unità, se potessi lasciare il mio kibbutz o villaggio o città biblica con i capelli sotto il berretto, il fucile in spalla, l’abito da guerra di Israele e la sua bandiera.
Oh Israele se soltanto potessi non essere solidale ma esserci, non scrivere ma combattere, come vorrei Israele essere alla guida di un carro con due materassi legati fuori, insieme a giovani con la chitarra come quelli che incontrai in Libano un quarto di secolo fa e parlare con loro di cinema e sparare e di poesia e sparare e di musica e correre e far tuonare il corto cannone che non sbaglia mentre il cielo viene tagliato a lama di coltello dai nostri jet.
Oh Israele“.

Paolo Guzzanti è un senatore.
Di lui non sapiamo ancora molto, nè perchè ce l’abbia con i musulmani, nè da cosa deduca che Prodi sia un comunista, nè tantomeno cosa gli abbiano fatto gli innocenti sterminati da israele.
Di lui però abbiamo capito almeno tre cose: è un fascista, ama le armi.
E ha un capo. Non nel senso della testa.

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Commenti

2 commenti per “Avere un capo”

  1. Di questo sprovveduto sappiamo anche che ha tre figli simpatici… che hanno sicuramente preso dalla mamma.

    Scritto da Khenzo | Dicembre 1, 2006, 21:07
  2. Un Marinetti senza futurismo. Un D’Annunzio senza fascismo. E sicuramente inferiore a Brunello Robertetti.

    P.S. Come poeta, Bondi in confronto è il Petrarca.

    Scritto da Lameduck | Gennaio 5, 2007, 18:58

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