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Così, tra virgolette

E poi c’è la gente che quando parla mette tutto tra virgolette.
Che ti sta spiegando quanto è buona la carne del maiale e inevitabilmente finisce per mettere il maiale tra virgolette. Che magari in testa pensa che a lui ciò che pensi fa ribrezzo, ma che quando spara la voce gli viene fuori in un modo che, come dire, lui non è, tra virgolette, d’accordo. E sì che le virgolette sulla carta sono tanto belline, così educate e umili, che al massimo ti stanno su un angolo della tesi, a dare tono al titolo di quella rivista di ontologia rumena. Loro sembrano non cercare altro ruolo che quello delle coscienziose dame di compagnia del seicento, che anche se la regina è un cesso, loro, così dimesse, fanno di tutto per donarle luce e risalto. E invece adesso sono buttate per aria ad ogni frase di circostanza, a ribadire che certo hai tutta la mia stima, ma a volte, tra virgolette, mi irrita quel tuo modo di fare. E la coltellata se la conservano dentro, che se ci fosse un indulto della coscienza te la sbatterebbero sullo sterno sputandoci sopra. Ma in fondo a loro piaci, anche se con quella gonna o con quella maglia stai, tra virgolette, di merda.
E questa nuova usanza è un sintomo di un tempo che ha bisogno di zucchero sul bordo del bicchiere, perchè non permetterebbe mai che lo si possa scambiare per uno di quei secoli bui nei quali la gente era rozza e incivile, uno di quei secoli in cui la puzza annunciava le cose perchè tu non potessi fraintenderle. Questo è un tempo che se potesse ti nasconderebbe il culo sotto terra per la vergogna della sua destinazione d’uso.

Con le virgolette siamo tutti buoni a citarci, come se fossimo Leopardi o Wittgenstein, con le nostre belle opinioni spiaccicate sui libri a dare valore a tutto il resto. Con le virgolette puoi anche dire stronzate, perchè quella tua bella intuizione, quella tua pregevole falsità, incasellata tra quattro apici incolpevoli, lavano via tutto il marcio dal tuo pensiero, e te lo lasciano bianco più bianco, come le mutande con la candeggina.
Che poi magari non riusciremmo a farne a meno. Perchè non siamo più abituati a far schifo alla gente, non siamo pronti a sentirci contraddetti, né a contraddire. Non siamo più capaci di odiare con sincerità: né un’opinione, né una persona, né un accadimento.

E’ più bello sputare, tra virgolette, o, tra virgolette, disprezzare. La vita scorre via meglio con qualche segnetto a delimitare i pensieri spigolosi. Fino a che, magari prima del telegiornale delle otto, ti ritrovi con un cadavere sotto la guida tv, o una pistola o un pezzo di carne in mano. Ti ritrovi sporco di sangue senza che tu riesca a capire da dove sia uscito tutto quel sangue.
E ti viene il dubbio che quello schifo è lo stesso di cui parlava proprio ieri il telegiornale. Quello che avevi visto per un attimo prima della pubblicità, prima che l’annunciatrice tirasse via pazientemente la carne dal morto, il sangue dalla carne. Il sangue, tra virgolette, dal morto.

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Commenti

4 commenti per “Così, tra virgolette”

  1. non fa bene essere troppo politically correct.
    fa bene avvolte essere contraddittori e spigolosi, fa bene non avere virgolette.

    Scritto da Hertz | Agosto 1, 2006, 21:06
  2. Le virgolette sono un vizio tipicamente mmerregano…

    Scritto da capemaster | Agosto 2, 2006, 10:11
  3. Concordo con Hertz, io sul bordo del bicchiere metto il sale e non importa se poi mi dicono che il margarita sembra “‘o muss ‘e puorco”, a me piace così :)

    Scritto da mucio | Agosto 2, 2006, 11:18
  4. […] stamattina mi sono ricordato di un post di qualche tempo fa dell’amico […]

    Scritto da ContrariaMENTE - Travirgolettifici | Marzo 17, 2008, 15:35

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