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Cattive intenzioni

Il bullismo e la vita sulla terra

Gli uomini si organizzano in branchi ed esercitano con la violenza il loro potere sugli esclusi. In questo sono molto simili agli ippopotami. Ecco il bullismo.
Che è sempre esistito, sia chiaro. Sono sempre esistiti ragazzini più forti, più violenti, più ignoranti di altri. E se la sono sempre presa con quelli più deboli, più studiosi, più intelligenti. E sono sempre cresciuti in perfetta sintonia con la società. Perchè alla società fa comodo avere dei poveri cretini socievoli e adattati perfettamente in grado di affermarsi con mezzi diversi dall’intelligenza.
Perchè gli esseri umani sono stupidi. Di norma.
E solo con l’esercizio ostinato della bontà o dello studio possono elevarsi un centimetro sopra alla mediocre affabilità del deficiente. Ed è un esercizio duro perchè contro natura. E’ innaturale essere buoni, come lo è imparare da cose che non presuppongono la furbizia animale che tende al semplice raggiungimento degli obiettivi. E’ inutile scandalizzarsi, dunque.
Bisognerebbe convincere l’ippopotamo che l’istituzione del capobranco è un’invenzione stupida, anche se indotta dalla natura. Che la violenza è immorale, anche se la vita biologica del mondo si basa su di essa. Che la stessa natura è stupida a volte, o dio se preferite, o chiunque si voglia assumere la responsabilità delle regole strutturali di questo mondo.
Bisognerebbe dare potere agli esclusi, ai deboli, ai disadattati. Disgregare i gruppi fondati sul potere dei prepotenti.
Bisognerebbe ridicolizzare la banalità, opporre l’assoluta indifferenza alla necessità dei deficienti di supporsi vivi.
Bisognerebbe impedire ai forti, ai violenti, agli ignoranti di occuparsi dell’educazione di altri. Disgregare la famiglia, la società, la scuola finchè queste non siano in grado di impedire la sofferenza degli esclusi.
Perchè la sofferenza di un solo bambino timido, di un solo ragazzo insicuro vale immensamente più della stupida sussistenza della società, dei suoi baracconi e delle leggi naturali.
Una lacrima segreta di un bambino, di un ragazzo, di un uomo escluso giustifica ampiamente la distruzione della vita sulla terra, dei legami, dei pargoli felici e dei loro giochi da kapò. E quella lacrima, che ci pare una tappa necessaria per costruirne il carattere, è in realtà un urlo che ci supplica di non soffocare l’unica possibilità di una umanità alternativa, un’umanità che non si basi sull’uso della forza e della furbizia, e che timidamente possa provare a ripartire dall’assoluto bisogno di una innaturale bontà.

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