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Il calcio nel caos

Il calcio è nel caos.
Ma torniamo indietro. Torniamo a ventuno anni fa.
Cossiga appena eletto presidente della repubblica, una tazzina di caffè costa 400 lire, Craxi è al governo e Gorbaciov entra nella scena politica internazionale.
Io avevo 11 anni.
La mattina giocavo a figurine prima di entrare a scuola, all’epoca quella media. Ogni bambino aveva il suo mazzetto di figurine Panini e io avevo il mio. Si giocava alternando la “calata” delle figurine tra i due giocatori. Due erano i sistemi più utilizzati: ” a numeri” e “a giocatori”, meno diffusa la variante ” a squadre”, riservata a giocatori meno esperti. Nel sistema “a giocatori”, quello che preferivo, ciascuno dei duellanti mischiava il proprio mazzo e poi estraeva in ordine le figurine, declamando l’iniziale del cognome del calciatore raffigurato: “D” per Dirceu, “F” per Fanna,”Doppiappì” per Pavia-Pergocrema (le squadre di serie C si dividevano una figurina, ndr).
Quando il contendente “calava” una figurina con la stessa lettera, questi vinceva le figurine fin lì estratte. Fino a che uno dei due conquistava l’intero mazzo del rivale. La regola, non scritta, imponeva che le figurine si conquistassero solo sul campo, per poi finire, a fine stagione, nel luogo sacro dell’Album, che, se completato, dava diritto ad un Almanacco dei calciatori Panini. In realtà non tutte le figurine si vincevano, alcune, almeno le prime, dovevano essere acquistate in edicola, 100 lire a pacchetto. E, per dirla tutta, le figurine si continuava a comprarle anche dopo, quando le sudate vittorie lasciavano il posto a inesorabili sconfitte. Ma comprarle era vergogna. Lo sapevamo tutti. Era un tradimento della logica ancestrale del gioco: andava avanti chi eliminava gli altri, vinceva, alla fine, chi arrivava alla battaglia con un enorme numero di figurine, al cospetto di un povero pivello destinato a difendere fino alla morte il suo misero mazzetto.
Era quello il calcio, era quello lo sport.
Fino a che qualcuno ha pensato di comprarle le figurine, sfacciatamente, senza vergogna, come se quello fosse il metodo naturale per vincere: avere più figurine, sempre più figurine degli altri. E allora arrivò addirittura chi decise di comprare decine di pacchetti per volta, finendo per mettere all’angolo una generazione di campioni, che le figurine se l’era sudate, senza essere mai sfiorati dall’idea che sarebbe bastato comprarle. Non era la stessa cosa. Non era mai stata la stessa cosa. Fino ad allora, quando diventò, all’improvviso, la stessa cosa. Fu come aprire gli occhi, e il gioco finì.
Ma queste sono storie d’altri tempi.
Vent’anni fa. Governo Craxi, il Verona vinceva il suo primo e unico scudetto, per la prima e unica volta gli arbitri delle partite venivano sorteggiati, la Juventus vinceva la coppa Campioni con un bagno di sangue all’Heysel. Berlusconi acquistava il Milan, Luciano Moggi passava dal Torino al Napoli.
A figurine non ci giocava più nessuno.

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Commenti

4 commenti per “Il calcio nel caos”

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    Scritto da Mexi | Maggio 14, 2006, 19:32
  2. Ai miei tempi (9 anni meno di te) le figurine costavano 800 lire! :(
    Per il resto, è uno schifo…e tutti a fare i perbenisti

    Scritto da FulviaLeopardi | Maggio 18, 2006, 09:08
  3. Ci sono tanti modi per raccontare un periodo storicosociopoliticocalcisticamenteparlando. Posso fare, come da adolescente quando trovavo qualcosa che mi piaceva, copio e incollo sul diario? Ciao.

    Scritto da ioguido | Maggio 23, 2006, 14:43
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