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Indiano, mangiare, un quarto alle tre

Ieri sera per la prima volta sono andato a mangiare al ristorante indiano.
Io, 31 anni, segno del cancro, automunito, ho sempre dichiarato di amare la cucina di altri paesi, ma ieri ho capito che mi sbagliavo: in India si mangia di merda. E oggi sono convinto che non basta mischiare ingredienti a caso per realizzare dei piatti appetitosi, la commestibilità non è merce che può essere scambiata con un accostamento esotico.
I ceci, ad esempio, parliamo dei ceci. I ceci stanno bene con i tubetti barilla, ma non con il mango, e a dirlo non sono i ceci, è il mango. E l’agnello? Se lo usi per farci il pane giustifichi in qualche modo gli orrori di Abu Ghraib e gli errori di Baresi dal dischetto. L’agnello nasce con la consapevolezza di essere arrostito, così come il cece trova compimento con il tubetto. Non con il pane, nè con il mango, nè con la destra reazionaria. Una compiuta e matura democrazia deve basarsi sull’uso cosciente del cumino. Anzi, il cumino non è democratico affatto. Il cumino domina sul popolo dei sapori, sapori reietti e umiliati sotto il peso dell’orrendo, stomachevole cumino. Il cumino è il male, quello peggiore, quello ingiustificato e inconsolabile. Perchè al cumino non si sopravvive, ci si apposta paralleli fino all’amaro che ne segnerà la temporanea dipartita. Per poi ritornare a cavallo dell’agnello alle 3 di notte, a ribadire l’inconsistenza del colluttorio come metodo di redenzione. E alle 3 di notte niente è più lo stesso: l’indiano, il mango, l’agnello e il cumino.
Massimo, 31 anni, segno del cancro, ieri sera ho mangiato indiano. Ho mangiato pollo, patate e vino francese ho bevuto. Francese come Platini che gioca da terzino in una partita di soli fantasisti, senza che possa toccare palla se non per difendersi, contro il popolo dei fantasisti, contro la notte, contro il cumino. E questa è stata una partita senza storia. Un quarto alle tre e già si perdeva, sopraffatti da baraonde di doppi sensi provenienti festanti dallo stomaco, alcova ormai di ricordi negletti.
Gli indiani fino a 700 anni fa vivevano su Venere, si cibavano di azoto e patate, erano felici.  Gli indiani deponevano le uova ed erano felici. Poi sono venuti al mondo, il mio  mondo, per avere agnelli sacrificali, da intingere in panini di terra e offrire al loro dio agrodolce. Quegli indiani forse non ci sono più, ma ci sono i loro figli, in cucine illuminate a giorno, piene di spezie e risentimento, fatte di piastrelle condite col sangue di polli Amadori. E noi ne mangiamo la malinconia, spolverata di cumino e servita su ciotole rifinite da dio in persona, il dio che non ho. Ma ho pudore a raccontarvi che io quel dio l’ho sognato, ieri notte, un quarto alle tre: vestito da gatto mi girava intorno e lo scansavo, lui tornava sornione come avi che rivendicano una saggezza millenaria, una saggezza che non hanno ancora raccontato a nessuno. Ricordo solo qualche parola, tra fumi di spezie e salse difformi: "qui si mangia indiano ragazzo, la prossima volta nasci cowboy".
Ieri notte ho mangiato cumino, da dentro, un quarto alle tre.

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Commenti

11 commenti per “Indiano, mangiare, un quarto alle tre”

  1. Non mangerò mai indiano…: - )

    Scritto da Camelot Destra Ideale | Marzo 22, 2006, 22:01
  2. Sublime

    Scritto da Clockwise | Marzo 23, 2006, 09:19
  3. caro azael, ti darei il NOBEL per la letteratura…sei grande

    Scritto da mara | Marzo 23, 2006, 10:42
  4. penso che anche gli indiani apprezzino quello che hai scritto,ciao

    Scritto da Anja | Marzo 23, 2006, 10:53
  5. finalmente mi sento parte della Storia: lo posso dire, io c’ero

    Scritto da Mirco | Marzo 23, 2006, 16:01
  6. non solo c’eri, considerato l’impatto dei cosidetti “stronzetti di cane” nella valutazione della serata, sei anche responsabile

    Scritto da Azael. | Marzo 23, 2006, 18:19
  7. Geniale…
    Ho riletto 3 volte il tuo post senza mai smettere di ridere…

    Scritto da Goetz | Marzo 23, 2006, 21:15
  8. uhahahahahahahahhahhaha
    fa morire sto pezzo!
    Sei un grande, anche se mangi indiano.

    Scritto da capemaster | Marzo 27, 2006, 10:54
  9. Pezzo brillantissimo! E quantomai veritiero.
    Io vivo 15 giorni al mese a Gurgaon, vicino a Delhi. Ogni volta perdo circa 3 chili e sono uno che mangia tutto. Alla mensa della mia azienda non ci vanno nemmeno i colleghi indiani perche’ la trovano troppo piccante. Non va meglio se vai a fare la spesa nei fornitissimi (di spezie!) supermercati. Torni indietro con succhi di frutta e biscotti. Dopo tre giorni ti viene la nausea. Ti rifugi nei grandi alberghi sperando di trovare qualcosa di commestibile: ti nascondono i peperoncini piccantissimi nell’insalata e quando meno te lo aspetti prendi fuoco. Mi chiedo se la chirurgia estetica abbia pensato agli interventi di ricostruzione del palato….

    Scritto da Fedex | Marzo 27, 2006, 20:11
  10. Ecco, questa è una testimonianza preziosa. Grazie per il contributo ;)

    Scritto da Azael. | Marzo 27, 2006, 20:19
  11. siete delle merde tutti quelli ke avete risposto…. rispettate la cucina degli altri paesi…………..

    Scritto da giusy | Giugno 2, 2007, 18:50

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