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For a better life

La bistecchiera elettrica

E insomma ieri ho comprato una bistecchiera elettrica.
Si chiama Giulietta. E m’hanno detto che a meno c’era solo la potente forza cocente del battito di ciglia.
Allora l’ho presa.
Ventinove euri l’ho pagata e lei è montata in macchina con me.
Oggi al lavoro non sono riuscivo a concentrarmi: il pensiero volava indomito tra le resistenze cerulee della mia Giulietta. E lavora che ti lavora scoccarono lentamente le sette, e io, adeguatamente scartavetrati i cerulei (essi stessi) cogghioni, mi catapultai in su la torre antica, nei pressi di casa mia.
E lì, mi si racconta, fiondato su Giulietta come avanzo di insalata verde in ponte odontoiatrico di troppo audace fanciulla.
Fatto sta che alle settenquarto ero già con il cadavere di maiale abbraciolettato tra le mani, pronto a sacrificarne i poderosi grassi, maniglie dell’amore di chissà quale sapiente scrofa.
Ma dianzi e non pria, come i toscani si vanterebbero di obiettare, mi scaraventai contro le solenni istruzioni.
E lì mi si diceva di porre la Giulietta ad almeno 150cm da qualsiasi cosa infiammabile, e ad almeno 30cm da qualsiasi cosa in genere, e poi ad almeno un “sorvegliante” da qualsiasi cosa utilizzantela. Che poi cosa sia esso sorvegliante ancora mi è ignoto. Chè dice che essa va controllata.
E cosa farà mai? Scoppietterà? Sfavillerà? Financo zompetterà?
Incurante del periglio feci a meno del sorvegliante, facendo(mi) sorvegliante (me) medesimo.
E non vuoichè l’istruzione ti prescriva di afferrarla con mani e con piedi bagnati? E allora giù a far soffioni ai piedi, che vuoimai che ti esploda la Giulietta?!
Ma quando il dettato costituzionale ti arriva a soprasseder su millanta prescrizioni, ed è allora che tu ti sbrachi sulla scalpitante griglia. E giù di pensieri a costolette aulenti, a salsiciotte figlie di un latifondismo ostentato, ad agnelli d’Iddio scuoitati come la figurina di Brambati sull’album Panini dell’86. Ed è là che la vita ti frega.
Non sulla figurina di Brambati, oddio anche, ma è là che la vita ti gozziviglia a fianco, putrefante come un grassa bisboccia d’osteria.
La carna in mano, i desideri lussoriosi oltre la spaziosa fronte…
E non ti va a zompar la luce in quel momento?
Se mondo dev’essere, che sia ad almeno duemila vatt, ‘rco giuda.
Sennò mi tengo il battito di ciglia.

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Commenti

2 commenti per “La bistecchiera elettrica”

  1. ah!ah!che ridere!!…com’è finito poi il maiale?

    Scritto da anna | Novembre 16, 2006, 11:10
  2. poi sono riuscito a far funzionare Giulietta, spegnendo però tutto ciò che di elettrico esiste in casa mia. Evidentemente è una bistecchiera gelosa, permalosa ed egocentrica…

    Scritto da azael. | Novembre 16, 2006, 12:40

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