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Cattive intenzioni

Merda da nascondere

Camera, Gardini contro Luxuria: “Non puoi usare il bagno delle donne!”

A un certo punto uno si sveglia e si ritrova cesso.
Ma non cesso tanto per dire. Proprio cesso, cesso. Insomma, bagno, latrina, wc.
E già la cosa non dovrebbe essere entusiasmante. Capirete.
Culi che vanno e vengono e ti fanno ombra a oltranza. E si avvicinano, e si allontanano. E tirano lo sciacquone. E via con le docce a catena, nemmeno avessi scelto tu di essere un passaggio, una via, una soluzione. Che almeno uno dai pozzi neri se l’aspetta. La sporcizia dico. E invece da te vogliono che ti mantenga pulito anche se continuano a fartela addosso. Cacca o non cacca, a un certo punto ne arriva un altro. Pulito: culo-cacca-carta-sciacquone. Come al solito. Senza infamia nè lode. Va via pure questo, e intanto ne aspetti un altro, pensando a quando ti sveglierai ferro da stiro.
E invece qualche secondo… e si scatena un putiferio: “e tu qui non ci puoi venire”, e “il cesso è il mio”, e “come ti permetti”, e “guarda che ci sto avendo pure il trauma”. E tu che credevi fino a poco prima di essere solo un “nonostante” rispetto ai bisogni della gente. E invece ti ritrovi conteso, come un vespasiano imperiale, e non il cesso che sei, per di più in seconda fila e dopo il ditributore di preservativi. E corrono le guardie e le addette alle pulizie, ancora con le scope in mano, e gli inservienti. Mai vista tanta gente dalla fessura sotto la porta. E tu allora te ne stai lì a goderti quel momento di gloria, senza nessuno che abusi della tua pazienza, perchè pare che ora siano gli altri a darsela di santa ragione. E pensi che in fondo ci sarebbe posto per tutti lì dentro, finchè a subire devi essere solo tu. Ma tu l’hai sempre saputo, quel che fanno quando vengono a chiudersi dentro. Lo sai di tutti, e nessuno ha segreti per te. Ed è questo che vogliono garantirsi, quando ti fanno l’occhiolino e ti si strusciano distratti sul bordo: il tuo silenzio. E che si tolgano le porte allora. E che si sappia chi la fa più brutta. E chi più puzzolente. Chi fa i rumori e chi non si pulisce bene. Parlo io adesso, ora che ci siete tutti, vi dico io cosa siete.
Ma subito un inserviente viene verso di te, ti guarda… con un calcetto ti chiude la porta.
Silenzio.

Sono andati via tutti, anche stavolta.
E tu ti ritrovi con quel cartello scemo con la donnina con la gonna appiccicato sul muso.
E pensi che è vero. Mentre la carta comincia a finire e lì dentro quasi non si respira, pensi che è proprio vero: se continuano a venire di nascosto… se continuano a chiudersi avidi in quello stanzino puzzolente… se fanno di tutto per liberarsi di corsa… se hanno così paura di farsi vedere…
la merda che hanno da nascondere dev’essere davvero tanta.

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