Ad ogni guerra, puntuale come la morte, arriva l’articolo che descrive l’avveniristica potenza delle armi in campo. Super missili rotanti, bombe penetranti laser-guidate, carri armati blindati antimissili, tutti con una propria scheda dettagliata: peso, esplosivo, gittata, tutto ciò che serve per alimentare lo stupore compiaciuto del lettore da ombrellone. E non bastano le descrizioni, e allora si azzardano sulla pagina anche i disegnini, con i piccoli aerei stilizzati, le casette e i pupazzetti con l’elmetto.
E poi via di tattiche e strategie come se la tanto attesa guerra dovessimo farla tutti: tu con il mojto al bar del lido, lui con il volante rovente nel traffico, io con la tastiera e la fronte sudata. Tutti a preparare la battaglia, rassicurati da un armamento così invincibile e tecnologicamente inesorabile. E allora già ti ci vedi, tu che entri nel sud del Libano con un joy-stick in mano a stanare Hezbollah che cercano di bucare il tuo mega carroarmato di titanio respingente.
E magari stotto l’ombrellone ti senti un po’ più forte anche tu, rassicurato dalla scientificità di questa guerra, in cui nulla è lasciato al caso, dove la divisa da ventimilia dollari al pezzo non potrebbe mai essere macchiata, non dalla maionese, figuriamoci dal sangue. In questa guerra c’è così tanta tecnologia e tale lungimirante intelligenza che non c’è più bisogno di sangue, di ossa e di pezzi di carne, come nelle volgari guerre di una volta.
Queste guerre del nuovo millennio cominciano a pagina 3 e a pagina 8 sono già finite, senza che nemmeno un disegnino sia stato sporcato, senza che nemmeno una divisa sia stata macchiata, senza che nemmeno un pupazzetto si sia mosso.
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Ma come, l’infografica bellica, un baluardo dell’Accidente, me la demolisci così? Moralista!
E non è solo la guerra, purtroppo i media di oggi fanno diventare asettico qualsiasi cosa