// post...

Mano sinistra

Brava gente

In questo periodo ho girato parecchio per i piccoli Comuni umbri. Ho incontrato molti sindaci e bevuto uno sproposito di caffè. Ho toccato con mano la provincia più indiana di cui disponiamo, quella più autentica e verace. Mi sono fermato in tanti bar, quelli che stanno proprio sotto agli uffici comunali, i bar del paese. Tutti uguali, ovviamente, perché questi piccoli centri si assomigliano tutti. Quando ti trovi per settant’anni con i soliti mille compaesani non ti viene in mente di metterti a sperimentare l’architettura dadaista.
Questi bar si trovano sotto al Municipio, di fronte alla chiesa, in un lato della piccola piazza irregolare. Dentro il bar le solite cose, i giornali, qualche volantino, un bagnetto con scritto Privato sulla porta, ma che privato non è, i più fortunati anche la vetrinetta con gli orologi in esposizione, che ormai nessuno sa nemmeno più come si dovrebbero vincere. Poi il bancone, affollato e disordinato. E sopra, da una parte, una bandierina dell’Italia, ricordo dei mondiali visti insieme nella sala della pro-loco, un quadretto con un santo, un padrepio o una madonna e poi un cimelio del ventennio: una bottiglia di amaro del duce, o una tazza con il faccione disegnato, una reliquia insomma. Che da tutte le parti c’è stato un prozio balilla.
In Umbria, si sa, son quasi tutti di sinistra.
Anzi meglio, son tutti rossi, che la sinistra qui c’è arrivata nella diffidenza di un nome troppo vago. Qui si era rossi e rossi si è ancora. Tutti.
Eppure i segni son tutti ancora lì.
Le madonne, mussolini e bearzot. Come se si trattasse di rocce e ruscelli, che non ti metti mica a distruggerli o a colorarli ad ogni cambio di vento. Sono lì perchè quello è il posto dove sono sempre stati. Non significano nulla e in nulla cambiano i pensieri di chi li trova sopra i liquori. Lì si sorseggiano cappuccini e si pensa a ritirare la pensione, alla cugina che sta poco bene o all’olio da comprare ritornando a casa.
Senza ipocrisia.
La vita scorre senza troppi sofismi, e il sindaco è in giro a raccogliere lamentele sui confini di qualche terreno coltivato ad ulivi. Nessuno si sogna di considerare la politica, gli ideali o i diritti come qualcosa di davvero concreto, come qualcosa che possa realmente modificare in qualche modo la vita. Se c’è da far la guerra la sia fa, con il pensiero a lla stalla lasciata incustodita, se c’è da andare in montagna ad uccidere tedeschi si prende la carabina e si parte, senza troppe domande. Se c’è da guardare il grande fratello in tivvù, ci si sposta sul divano e si aspetta che arrivi il sonno, e la moglie a spegnere la luce e mettere a dormire la casa intera.
E il giorno dopo di nuovo al bar sotto le madonne, sotto il duce e sotto a Bearzot, a bere caffè amari e ridere per una battuta sulla Luigia, che le si è allargato il culo, proprio come a sua madre, povera donna, che ti ricordi che gran pezzo di femmina era quarant’anni fa.
E ogni tanto si va tutti a votare, la domenica mattina, coi pantaloni che stanno nell’angolo più lontano del cassetto, quelli che non c’è mai la cintura.
Si va e si vota come al solito, perchè lì sono rossi, anche se ormai son pochi a ricordarsi il perché. Son rossi perchè non c’è una lira, perchè i figli crescono e le pensioni sono da fame.
Per dire.
Che qui la fame non ce l’ha più nessuno da tanti anni, qui c’è l’olio buono e i figli ormai son sistemati. Si va tutti a votare, anche quel barbagianni di Fernando, che fa il fascista perchè il sindaco non lo può sopportare, che è da 20 anni che si fanno dispetti tra famiglie. E fino al venerdì prima passavano le macchine del partito con il megafono gracchiante, annunciando comizi in cui interverrà pure il compagno della provincia, nella sala della pro-loco. Che dice che l’ultima volta s’è messo a parlar persino di culattoni, che le donnine facevano finta di non sentire, per l’imbarazzo. Che qui son tutti devoti a san donato, non son mica pervertiti, qui c’è gente alla buona, ma onesta. Gente che lavora una vita per lasciare qualcosa ai figli. Che se potessero darebbero pure qualcosa a questi extracomunitari che girano il sabato mattina a vendere calzini. Ma c’è il parroco che ogni tanto gli da qualcosa e alla messa, quelli che ci vanno ancora, lasciano sempre chi uno chi due euro per i poveri. E poi si torna tutti in quel bar, ma mica tutti insieme, tre, quattro per volta. Si incontrano e bevono un caffè sport o un grappino, sotto padrepio, sotto pertini o sotto un tricolore. Ogni tanto alla televisione del bar danno ilt elegiornale e si comentano le notizie più succose, quelle che fanno indiganre i vecchi: i bambini uccisi dalle mamme, i musulmani che si fanno esplodere come matti, il prezzo della benzina che aumenta sempre, i governi che cadono, e poi quando torna berlusconi. Che sarà pure delinquente però, altroché, lui sì che c’ha saputo fare. S’è fatto da solo e c’ha i miliardi veri, che qui nemmeno a vincere tutti insieme al superenalotto. E quelli rossi invece son sempre uguali, mica come quando c’era berlinguer, giusto d’alema si salva che c’ha la faccia intelligente, anche se Tonino va dicendo che anche quello lì era per la guerra. Altro che rossi, son tutti uguali. Davanti a un grappino o ad un caffè corretto son tutti uguali, sotto un crocifisso, sotto mussolini o sotto a renato curi. E ci si sente protetti, in fin dei conti. E nessuno li toglierebbe tutti quei cimeli dal muro. Che poi nessuno ci fa più nemmeno caso a quella roba vecchia. Qui servono grida e cose che si rompono per far girare lo sguardo. Come quella volta che il parroco è uscito in piazza gridando come un ossesso perchè il negro dei calzini gli aveva rubato gli spiccioli dalla cassetta. D’altra parte son tutti sordi e rincoglioniti, tutti brava gente. E non han problemi con nessuno loro, basta che non vengano a dare problemi, che qui si sta tranquilli da sempre. Sotto alla madonna, con un governo, con un altro, ma sempre sotto al duce, sotto a padrepio o sotto a bearzot. E tra vent’anni sarà ancora così. I figli che non saranno andati in città si ritroveranno ancora al bar a bere jaegermeister al bancone. Rossi, bianchi o neri, purché nulla cambi in quella piazzetta, costruita per non cambiare. Che i problemi veri sono altri e non si discutono di certo davanti ad un cappuccino, i problemi seri riguardano i figli, i terreni e la casa, che se nessuno li tocca stanno bene così. Come quei vecchi oggetti sul muro, che nessuno toglierà mai, perchè, diciamocelo, a chi piacerebbe vedere, mentre si prende un bel caffè, quella brutta macchia di muffa sul muro?

Nessun tag associato a questo articolo

Commenti

5 commenti per “Brava gente”

  1. fantastico!!!!!

    Scritto da BEPPE | Febbraio 24, 2007, 13:29
  2. Complimenti per il blog e per i post!Ti invito a visitare il mio blog http://newsfuturama.blogspot.com/ ciao

    Scritto da blog news | Febbraio 25, 2007, 13:54
  3. bello…veramente bello….magari si tornasse alla politica di paese. Si credeva a prescindere, ma si credeva…ormai è solo un sogno….

    Scritto da capelli | Febbraio 25, 2007, 18:05
  4. l’Umbria è uno dei posti che ho amato di più. E’ bellissima e dolce, in tutto ciò che manifesta: dal Trasimeno ai declivi, dalla gente e dalla sua parlata strana alla bontà dei cibi.

    Scritto da edi | Febbraio 28, 2007, 18:21
  5. Bello questo racconto. Mi sono sentita al bar, fra l’odore del cappuccino e le lamentele sui confini “di qualche terreno coltivato a ulivi”. Ho visto volti e paesaggi. E devo essere sincera: anche a me non piace tanto quella macchia di muffa sul muro.
    Saluti bolognesi
    ; - )

    Scritto da lucia | Marzo 3, 2007, 03:11

Scrivi un commento

Ultimi commenti

  • st patricks day shirts calgary: pregancy is quite critical and also requires more of your time so...
  • menta: Ciao popolo del formaggio no. Io rispetto chi lo mangia ma anche chi non lo ritiene cibo...
  • Giulio: Ciao a tutti. Volevo chiedere una cosa un pò particolare, a me i formaggi stagionati non...

Poesie da decubito su Facebook