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Nemmeno un dio per pisciare

Ci vediamo lì

Le ultime parole che uno dei rapitori ha detto a Daniele Mastrogiacomo prima di lasciarlo andare sono state: “ci vedremo in paradiso”. Ci vedremo in Paradiso. Come se si trattasse di una evenienza imminente e assolutamente certa. Come se avesse detto “ci vediamo al bar, alle cinque”. I talebani nel nostro occidente rappresentano, semplicemente, il male. Senza attenuanti. Il male puro, ingiustificato ed ingiustificabile. Gente che rapisce, uccide, torutra, decapita, distrugge l’arte e combatte il progresso, organizza attentati e semina terrore. Non c’è dubbio, questo è il male assoluto. Un male che, dopo una vicenda interamente terrena e intrisa della polvere del deserto afghano sembra essere del tutto estraneo alla logica del male terreno, e si rivolge all’aldilà, come ad una destinazione che ne rappresenta il vero ed unico scopo. Un aldilà, un paradiso, che rappresentano la vera ragione della personale rivoluzione di ogni talebano.

Sembra il male questo, ed è la religione.

E’ il concetto più autentico di religiosità, che si esprime nella rivendicazione di una vita migliore, di una vita diversa, di un’altra vita.
Nell’antichità gli dei potevano permettersi il lusso di promettere salvezze terrene, fiumi di latte e miele, oggi gli dei residui e sopravvissuti, come quello a noi oscuro dei talebani, possono solo rimandare ad un’altra possibilità, un’altro luogo in cui vivere la propria vita. Perchè quell vissuta tra kalashnikov e deserto non è vita. E allora dev’essere una prova, una strada per meritarsi qualcosa di meglio, per meritarsi una vita vera. Ci vediamo in Paradiso. Lo dicevano i primi cristiani, torturati e perseguitati. Lo dicevano gli ebrei dopo la caduta del tempio. Lo dicono da sempre i poveri e gli sconfitti di ogni epoca. Se un dio esiste non può averci condannato ad una tale sofferenza. E se un dio esiste deve esistere anche una ricompensa. Il paradiso. Cristo diceva che che avrebbe regalato ai derelitti la terra in eredità, che avrebe liberato la creazione dalla schiavitù. Ma quel Cristo non è più tornato, nè per i derelitti nè per i talebani. Ma sembra non essersene mai andato per quelli che dalla religione non hanno nulla da aspettarsi, qualli che hanno avuto tutto. Oggi l’occidentalissimo cristianesimo è tutto impegnato a redimere gli uomini senza che vi sia più bisogno di una redenzione. E’ tutto preso a santificare questa vita e sè stesso come se fossero questi i segni tangibili della salvezza. Oggi questo cristianesimo svogliato non ha nessuna salvezza da reclamare. E allora si fa esso stesso salvezza e redenzione. Redenzione dal male, probabilmente. Il male, ed il peccato, di non riuscire a meritarsi appieno tutti i frutti che dio ha riversato su questo quarto di terra. E allora non aspetta la benedizione di dio, perchè è dio che dev’essere bendetto. Questo cristianesimo, ma questa vuota religiosità occidentale in genere, non sono altro che un pegno, una tassa sul sale, perchè tutto questo non vada perduto, tutto questo non si interrompa. Dall’altra parte tutto appare oscuro. Quando si soffre si invoca un dio per avere sollievo, quando la sofferenza diventa atroce si bestemmia contro quel dio per avere pietà. Quando il male diventa insopportabile ed ingiustificato si fa di quello stesso male un pegno, per qualcosa che saprà giustificarlo. QUalcosa di totalmente diverso, un’altra vita, un paradiso. Qualcosa che restituisca un senso al dolore ed alla vita. E questa invocazione esagerata ed eccessiva, questa religiosità radicale e terrena ci pare oggi del tutto priva di senso. Ci sembra una stupida barbarie. Questa rinuncia alla vita in vista di un paradiso di latte e miele, di vergini e felicità, ci appare illogica e gretta. Noi amiamo la vita, questo mondo ci diverte con i suoi alti e bassi e con le sue avventure. E se avessimo la forza per chiedere qualcosa a dio ne chiederemmo un altro uguale. Se avessimo la voglia. Ma noi non abbiamo bisogno di nessun dio. Noi non abbiamo niente da rivendicare, la nostra possibilità l’abbiamo avuta.
I primi cristiani si chiedevano:

Il figlio dell

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Commenti

5 commenti per “Ci vediamo lì”

  1. post bello,lucido..da filosofo-Sara

    Scritto da SARa Pi | Marzo 22, 2007, 11:42
  2. oggi ho letto:

    Scritto da Simona | Marzo 30, 2007, 11:39
  3. concordo. Nesmelov, teologo russo, diceva che “Dio muore in croce per espiare il peccato di aver creato”.

    Scritto da Azael. | Marzo 30, 2007, 14:35
  4. per pareggiare i conti ho letto anche il tuo. Lo trovo bello, duro e forte nella forma e nella sostanza. Se preferisci questo si che lo definerei cazzuto.
    ciao

    Scritto da ivan | Maggio 10, 2007, 16:33
  5. e allora grazie, cazzuto va benissimo :))

    Scritto da Azael. | Maggio 10, 2007, 16:35

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