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Cattive intenzioni

Dall’altra parte della felicità

[!Attenzione post estremista!]

Io non sono mai stato presidente della Repubblica.
Ma se dovessi diventarlo non esitate a spararmi in faccia. Perché è evidente che al quirinale ci si rimbecillisce velocemente. Uno dice, cazzo, per la prima volta un comunista diventa presidente, mi aspetto almeno che dica qualcosa di rilevante, o anche che non dica nulla, che faccia qualcosa magari, che dia un segno di svolta. E invece “è necessario che si lavori per la pace”, “e l’Europa deve operare per la sicurezza”, e poi “scommettete sull’Italia e sulla sua vitalità”.
La pace? La sicurezza? La vitalità? La vitalità???
Ascolta.
Hai 82 anni e vai per gli 83. Le noci non le apri più con i denti. Là sotto nulla di apprezzabile si muove e intende muoversi. Quando eri giovane volevi un mondo migliore di questo, o forse il comunismo te lo immaginavi così? Sei stato centanni a fare il funzionario, il politicante, a far comizi, a far compromessi con i peggiori figuri che un dna intrecciato sia riuscito ad assemblare. Hai consociuto Craxi, Andreotti e Cirino Pomicino. Sei stato in parlamento centosettant’anni.
Ora sei presidente.
Tutti ti rispettano e ti considerano un simbolo come il tricolore o come gli spaghetti con le vongole. Potresti dire qualsiasi cosa, fare qualsiasi cosa.
Senti, ma che cazzo ti frega?
Tra 5 anni, se sei fortunato, sarai già un mucchietto di vermi. Ma manda tutti affanculo, no? Ti mandano da Bush? E sputagli in faccia. Ti viene a trovare Berlusconi? E pisciagli in bocca, cazzo. E diglielo al papa che tu con quelli come lui non c’entri niente. E dillo che questo mondo, di comunista, ha solo la rima con fascista. Con conformista, con opportunista. Dillo che quest’Italia fa schifo, che è ormai un paese sottosviluppato e che non ha futuro.
Dillo che questo è il peggiore dei mondi possibili.
Altrimenti la tua vita non sarà servita a niente. Perché tu una possibilità l’hai avuta.
Di cosa vuoi essere garanzia se ciò che dev’essere garantito questo mondo non l’ha mai visto? Cosa vuoi salvare se tutto ciò che è da salvare è rimasto nelle intenzioni di qualche visionario? Qui vecchio mio non c’è nulla da salvare.
Non hai creduto nella possibilità dell’uomo di cambiare tutto, e di capovolgere millenni di ingiustizie con qualche pensiero migliore? E allora due sono le cose: o pensi che queste persone, questi essere umani non sono e non saranno mai in grado di cambiare se stessi ed il mondo, oppure ricordi loro a cosa servono i loro gomiti e loro ginocchia. Gli ricordi che la vita, in sè, non vale niente.
E se invece pensi che gli uomini non riusciranno mai a modificare questo vespasiano imbandito, allora fai un messaggio alla nazione, di quelli a reti unificate, di quelli belli, sontuosi, e dì che da domani, popolo italiano, si va tutti a morire. E che tu sarai il primo, perché questa vita è un insulto alla rabbia di chi c’è morto davvero per cambiarla. Un insulto a chi si spacca la schiena per poi trovarsi a pensare da briatore, a chi avrebbe voluto lottare ma non ha trovato le armi in cantina, un insulto a chi le cose belle le ha pensate e non ha trovato nessuno che le capisse, a mio nonno e mia nonna che facevano mattoni per far mangiare i figli e facevano figli per non farsi mangiare dai mattoni.
E dai appuntamento a tutti, con le bandiere e con l’elmo di scipio, sotto il quirinale. Alle 11.
Alle 11 l’italia finisce, per sua scelta, e invita tutti gli altri popoli a fare lo stesso.
Abbiamo fallito, hanno fallito i nostri antenati, ha fallito la storia, e il mondo non è cambiato.
E allora ti accendi una sigaretta, tu che non fumi, ti gratti il collo, saluti i bambini in prima fila e giù, in picchiata dalla finestra del quirinale, a spaccarti la faccia sui sampietrini. Un ammasso di ossa rotte e di pelle vecchia e consumata. Un teorema di organi interni che sembreranno voler trovare l’uscita, finalmente.
Finalmente tu, a far da garante per un paese in decomposizione. A rappresentarci tutti, finalmente, dall’altra parte di ciò che avresti voluto realizzare, nel nero dell’ombra della bandiera e della tua vita vecchia, dall’altra parte della felicità.

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Commenti

2 commenti per “Dall’altra parte della felicità”

  1. d’accordo al 100%.
    grazie azael, un gran post.

    Scritto da poldone | Dicembre 14, 2007, 23:47
  2. quando ci vuole ci vuole!
    sono d’accordo con te

    Scritto da maria p | Dicembre 15, 2007, 09:12

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