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For a better life

Dovessero portare i carrarmati in piazza

Due giorni fa, andando al lavoro, mi sono imbattuto in un carrarmato, in piazza.
Ma era solo l’inizio.
C’erano poco più in là camionette, una bandiera piantata al centro della piazza, dei sommozzatori da incursione, e poi un gazebo con dei militari che pubblicizzavano la carriera militare.
Per me, che sono smidollato, i militari sono come quelli a cui piacciono le macchine. Gente in cerca di conferme. Però capisco che possano essere, in alcuni strani casi, una triste necessità. Le guerre, ad esempio. Una triste, seppur frequente, evenienza. Ma si può costruire un futuro su di un’evenienza che si desidera non avvenga? E’ come se io mettessi su un lazzaretto a cinque stelle promettendo in giro un roseo futuro nel caso in cui dovessero verificarsi epidemie di lebbra. No, non mi pare bello.

Ma militare invece è bello, dicono. Mettono su schieramenti di blindati per far passare in maniera nemmeno troppo sottile che la carriera militare è davvero una bella cosa, dato che loro hanno i carrarmati e i cannoni. Un commercialista non ha mica i carrarmati, figuriamoci un fornaio. E al giorno d’oggi se non hai un cannone non sei nessuno. I militari lo sanno. E ti promettono che se li segui, rinunciando, tecnicamente, ad una vita civile, avrai una bella divisa da vero guerriero, un’educazione ferrea e valori ben saldi. Ah, e anche uno stipendio, certo. Lo stipendio te lo promettono, ma è un di più. Te lo danno per fare la guerra, perché i militari teoricamente servono a quello. E pure i cannoni. Ma in realtà poi la guerra non la si dovrà mica fare davvero, basterà prometterla nelle piazze ai ragazzotti appena usciti dal cinema. Se vai sotto il gazebo ti dicono che con la carriera militare si abbandonano precarietà e incertezza, lasciandoli a quei cacasotto dei civili, e si acquisisce in pochi anni una felicità con i controcoglioni, fatta di schiena dritta e scarpe lucide. Ogni tanto qualche ragazzotto si ferma a guardare le armi e a immaginarsi come Rambo tra la boscaglia di Saigon, e allora confronta quell’immagine con quell’altra dove lui impila pacchi di compost alla discarica. Vince Rambo 3 a 0. E magari allora il ragazzotto si fa dare il foglio informativo, per riportarlo a casa e tirarlo fuori davanti a un piatto di fusilli. E va a finire che ci mette la firma. E in fin dei conti avrà avuto ragione lui, con il suo stipendio fisso blindato e la sua rispettabilità da carrarmato.

Scritto in piccolo sul contratto da militare a vita c’è però anche una clausola inessenziale, di quelle che in genere finiscono con aut.min.rich., dice che se per caso un giorno dovessero finire le guerre, se per pura fantasia dovessero estinguersi le battaglie, lui non servirà più a niente e allora gli lasceranno cannone e carramato, ma lo stipendio no, quello dovrà restituirlo indietro. Ma questa, è ovvio, è una scemenza, una provocazione, un’iperbole. Vuoi che dopo aver a fatica assicurato il futuro a tutta questa gente possano un giorno accettare di lasciarli senza lavoro? Una guerra si troverà, dovessero pure portare i carrarmati in piazza.

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