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La carica dei re

Fervono i preparativi per il “Family Day”, la manifestazione a favore della famiglia in programma il 12 maggio. Pronti a scendere in piazza vescovi, democristiani assortiti e variamente colorati (su scala di grigio, si intende), “neocon”, “teocon” e genericamente “con”, famigliole borghesi e consorzi fondamentali quali l’Associazione delle famiglie numerose, l’Associazione cristiana dei lavoratori, quella che si richiama al santo sepolcro e quella che pensa con ardore al sacro cuore di gesù.
Tutti sul piede di guerra per manifestare in piazza, armati di striscioni neoironici e di armamentari iconografici vari, per urlare alla società italiana il loro fervente amore per la famiglia. Contro il relativismo culturale, contro le famiglie omosessuali, contro ogni movimento antitradizionalista in genere. Tutti schierati a difesa dei loro diritti naturali, tutti dalla parte di dio e dalla parte della tradizione. Questa sarà una di quelle manifestazioni della massa silente, della maggioranza silenziosa che non interviene mai, ma che quando lo fa dimostra tutta la sua potenza.
Eppure c’è qualcosa che non quadra.
Le manifestazioni, da sempre, si fanno per reclamare qualcosa. Si fanno per rivendicare diritti negati o per affermarne di nuovi. Questi invece non hanno diritti da rivendicare, né rivoluzioni da proporre.
Manifestano per la famiglia, e la famiglia ce l’hanno già,
manifestano per i diritti e i diritti ce li hanno da secoli,
manifestano per la tradizione e la tradizione, per intrinseca necessità, non possono non avercela.
Questa è insomma una manifestazione che non rivendica nulla, se non il congelamento della situazione attuale, dello status quo, dell’esistente. Insomma, tutto va bene così, famiglie e cellulari, diritti e macchinoni, borse gucci e tradizioni culturali, purché resti così.
Per sempre.
Una volta i popoli si ammassavano sotto i palazzi del re armati di forconi e di urla incazzate e disperate per cercare di migliorare un pochino quella che da sempre è stata una società malandata, piena di ingiustizie e di vessazioni.
Oggi un corteo di re, regine, marchesi e valvassini si dà appuntamento sotto la capanna di una coppia di ragazzi che si amano, qualsiasi sia il loro sesso, e si piazzano là, armati di aperitivi e di cravatte griffate, per impedire loro di uscire a comprare i preservativi.
Che nessuno provi a interferire nel loro bel quadretto con idee strane e frocismi esoitici; la società se la son fatta loro e guai a chi gliela tocca. Loro hanno dio, hanno il mondo, hanno la ricchezza e si tengono stretti pure i diritti. E vaffanculo tutto il resto.

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