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Cattive intenzioni

La morte abitata

L’uomo è un animale evoluto.
Evoluto perché ha saputo superare, adeguandosi, le molteplici prove dell’evoluzione naturale. Ha saputo adeguarsi all’ambiente, alla coabitazione con altri uomini, al mutamento delle condizioni sociali, a qualsiasi cosa in definitiva.
E come animale evoluto ce lo ritroviamo dopo milioni di anni stranamente capace di scandalizzarsi e di subire shock da situazioni impreviste. Lui che ha superato anche il passaggio dalla condizione anfibia a quella mammifera, lui che ha attravesrato le glaciazioni, che ha perso la coda e che ha imparato ad usare le zampe anteriori per cogliere banane e grattarsi la testa.
L’uomo è l’animale del meno peggio, capace di abituarsi a tutto pur di vivere e propsperare. Simile in questo ai topi e alle zanzare.
Eppure riesce ancora a mostrare imbarazzo di fronte ad una ragazza brutta e malata, ostentata nella sua bruttezza e malattia.

Nelle intenzioni della campagna No Anorexia l’obiettivo di tale ostentazione è la dimostrazione immediata delle terribili conseguenze dell’anoressia. Nulla di più logico. Devo combattere il fumo, faccio vedere che col fumo si muore. Ovvio.
Ma l’uomo si abitua al peggio.
Vedere una immagine terrificante o ripugnante provoca una immediata repulsione, ma quella stessa repulsione è destinata ad affievolirsi fino a scomparire. E’ come vedere per ore lo stesso film dell’orrore, alla fine non spaventa nemmeno più. Allo stesso modo, credo che quei manifesti abbocchino alla normalizzazione di quella bruttezza. Dopo averla vista per giorni su ogni giornale quella stessa foto ormai non mi provoca più nessun effetto.
Ho metabolizzato la repulsione.
Il processo mentale indotto da quella pubblicità mi ha portato ad abituarmi all’oscenità della malattia. Se ora dovessi vedere dal vivo quella ragazza nuda, con le vene a vista e il seno morente, probabilmente non proverei nessun senso di schifo, di paura, di distacco. E dato che l’anoressia è stata associata a quell’immagine, d’ora in poi sarò portato a metabolizzare anche il senso di repulsione per l’anoressia. Perché oltre l’anoressia, come suo esito, non vedrei la sofferenza interiore, il dolore, la morte. Vedrei quell’immagine ormai consueta. Come la copertina colorata di un album di cadaveri. Un’immagine che a forza di guardarla non pare poi così orribile.

Nella storia della nostra civiltà la morte è stata via via dimenticata, nascosta dietro le necessità prevalenti della vita. Il momento della morte, che nelle antiche tribù era un rito vitale è stato allontanato e nascosto dietro artifici religiosi, sociali e procedurali. Oggi la morte si scongiura banalizzando l’atto del morire, mostrando il più possibile ciò che nella morte è ancora in qualche modo vitale: l’assassinio, il sangue, il cadavere. E’ scomparso il dopo, la morte stessa. Nei film d’azione non vedrete mai il senso di vuoto che segue un omicidio. Non vi diranno mai com’è la vita dei sopravvissuti ad una strage. Non vi faranno sapere che fine hanno fatto i mille corpi decomposti lasciati a terra in un film di guerra. Perché la morte non è l’atto del morire, ma lo sterminato tempo che lo succede. Ed è questo che fa orrore, perché questo tempo mette in discussione la vita stessa. A questa morte senza immagini non si sopravvive del tutto.
Al niente non ci si abitua.
Prima o poi l’immagine di quella ragazza non ci farà più voltare al semaforo. Le sue occhiaie profonde e le sue ginocchia ricurve formeranno una teoria continua di linee e colori con gli alberi che contornano il 6×3. Anche il suo pallore sarà parte del grigio del condominio che gli fa da sfondo. Allora i nostri occhi avranno bisogno di shock ancora più forti per poter provare ed ergere le proprie difese vitali. Allora, probabilmente, per combattere l’anoressia, il fumo, la malattia, sui manifesti dovremo accettare di mettere in primo piano un’altra morte, la nostra, quella col niente intorno.

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Commenti

4 commenti per “La morte abitata”

  1. l’aveva ben capito Toscani, infatti, che épater les bourgeois può al più servire per vendere qualche pullover : - (

    ti segnalo due piccoli refusi: nel terzo paragrafo c’è un “dallaa” con una “a” di troppo; nel terz’ultimo un “no” con una “n” di meno (curiosa simmetria a somma pari)

    Scritto da nikink | Ottobre 4, 2007, 20:29
  2. grandissimo. prima o poi ti dovrò pagare una grassa birra per il servizio di correttore ortografico che mi rendi:)

    Scritto da azael. | Ottobre 4, 2007, 21:39
  3. ok, per la birra ci sono, ma non ho idea di quanti chilometri dovresti sobbarcarti per offrirmela : - D

    Scritto da nikink | Ottobre 5, 2007, 19:46
  4. A Roma, nella mia zona, ho visto due di questi cartelloni. Entrambi erano disposto ad angolo acuto con un altro cartellone pubblicitario: quest’ultimo rappresentava una ragazza di colore splendida per la linea di intimo Tezenis. L’accoppiata così rappresentata a me, francamente, faceva venire in mente qualsiasi pensiero tranne uno qualsiasi di riflessione sul problema anoressia.

    Può essere una foto bella o brutta: ma leviamoci dalla testa che una promozione del genere possa servire a qualcosa dal punto di vista sociale, morale.

    Scritto da Noantri | Ottobre 6, 2007, 17:17

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