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Nella perfezione di un mondo concluso. Tributo a Jean Baudrillard

[su Artico, n.7/2007]

Fissate un tramonto, un paesaggio, una strada. E poi tornate indietro, procedendo a ritroso. Dalle curve delle colline o delle onde alla linea ideale che li unisce al confine visivo del vostro corpo, e di là fino alle palpebre e poi agli occhi. Quindi afferrate le vostre cornee e cominciate a scavare. Lì in fondo non troverete nulla che ricordi quel tramonto, quel paesaggio o quella strada, ma piuttosto tessuti nervosi e vasi sanguigni, come appigli inutilizzabili per immagini impossibili da tener ferme.

Quello di Jean Baudrillard è un mondo di occhi che guardano, come in certi quadri, altri occhi da cui sono guardati, in un gioco paranoico di fantasmi che svaniscono alla ricerca del momento esatto in cui trovarsi su di un’unica, solida, rappresentazione confrontabile. Un mondo in cui non si può rivendicare nessuna buonuscita da alienazione, poiché non vi è più modo di essersi estranei, privati ormai di ogni aldilà da sé, quell’altrove segreto in cui un tempo ci si poteva rifugiare al caldo della propria stiracchiata soggettività penitente.

Nel mondo oltremoderno di Baudrillard la profezia migliore di tutta la vicenda moderna, quella della fine dell’alienazione, si è realizzata. Non per il meglio, ma per il peggio. Si è passati dall’Altro al Medesimo, dall’alienazione all’identificazione, nell’utopia compiuta del soggetto perfetto, il soggetto senza altro, il soggetto senza se stesso.

E in questo mondo, che è il nostro, nulla è più irreale, perchè la realtà ci sopravvive, sopravvive al nostro bisogno calcolante di comprensione. E’ il mondo all’epoca della simulazione, nel quale le guerre non accadono, i morti non muoiono, il reale non esiste se non illuminato dall’immagine simulata di esso.

Che ci si affidi alla storia, alla società o al pensiero, non sarà comunque possibile trovare alcuna scintilla di senso in un sistema che ha finito per digerire ogni minimo rudimento di coscienza, in uno slargo di oggettività che basta a se stessa e che esclude qualsiasi tentativo di dominio razionale.
Non è la verità ad annullare e assorbire la sua simulazione, non è la vita a generare lo spettacolo delle cose e dei fatti, ma è la simulazione a fagocitare la realtà, secernendo il mondo reale come suo prodotto, un prodotto scadente eppure così perfettamente funzionante.

Se continuate a fissare quel tramonto, in esso troverete la premonizione di una catastrofe già compiuta, di una storia già accaduta e ormai spenta, di immagini incomprensibili come ideogrammi di una lingua indecifrabile. E in quella mancanza di senso è la traccia stessa di quella storia, di quel tramonto, di quella immagine, perfetti ciascuno nella propria inverificabile oggettività. E se provate a fermare quell’immagine la troverete distrutta. Perchè il mondo svelato da Jean Baudrillard era proprio così, come certi tramonti o come certi sogni, che paiono disegnati a china solo per ingannarvi con la loro improbabile geometria, talmente osceni e inconsistenti da farvi dubitare che davvero abbiate potuto farne parte.

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Commenti

4 commenti per “Nella perfezione di un mondo concluso. Tributo a Jean Baudrillard”

  1. “Fissate un tramonto, un paesaggio, una strada. E poi tornate indietro, procedendo a ritroso. …”

    bello. e’ una cosa che ho provato piu’ volte. ma arrivato alle palpebre mi fermo.

    Scritto da poldone | Giugno 12, 2007, 16:51
  2. volevo solo ringraziare Azael per il suo contributo alla rivista Artico ed al suo sito. Senza di lui Jean Baudrillard non sarebbe quello che è ora… morto!

    Scritto da khenzo | Giugno 25, 2007, 16:57
  3. in realtà mi ha rivelato poco tempo prima del decesso che sarebbe morto pur di leggere un mio coccodrillo. E’ gente precisa.

    Scritto da azael. | Giugno 25, 2007, 17:05
  4. stupendo, davvero

    Scritto da elena | Ottobre 16, 2008, 19:39

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