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For a better life

Per troppa innocenza

Che il generale Speciale fosse un furbone non c’era da metterlo in dubbio. Speciale è un signore che ha saputo veleggiare in acque piatte per decenni, muovendo la prua quel tanto che serviva per accomodare cosucce, per appianare dei grattacapi di pesci ben più influenti di lui, per far da sottobosco alla foresta della mafia di stato. E’ rimasto all’ombra di Pollari e della sua amabile confraternita di veline, mammesantissime e finanzieri, per poi tirar su la testolina quando al Sismi han cominciato a portar via mobilia e sigari toscani. E lui è rimasto spiazzato, con le casse di persico sotto la scrivania, con ancora le chiavi dell’elicottero in tasca, a dover proporsi a baluardo della squadraccia di Gelliberlusconia. E come ogni bastione che si rispetti lui non ha fatto niente di male, lui è rimasto immobile contro vento, ad aspettar che altri si spezzassero le corna contro la sua corazza.
Se non ti muovi non puoi essere colpevole. Puoi essere un ladro che non ruba, un verme che non striscia, un delinquente che ha già finito il turno.
Ma non puoi essere colpevole. Potrai dire che non è un obbligo piacere a tutti, che non è un dovere la moralità, che non è vietato essere intimamente disonesti.
E in fin dei conti potrai dirti innocente. Come Berlusconi, come Andreotti e come Craxi.
E potrai tornare a mangiare cozze e a sbavare sereno sul tovagliolo. Perché pochi sapranno che quella tua innocenza non è un’assoluzione, è un’aggravante.

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