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Nemmeno un dio per pisciare

Prima di dover buttare via la croce

Sono tempi senza dio.
Quelli di una chiesa tutta preoccupata a salvare il quorum dei credenti dalla deriva laicista e, orrore orrore, islamica. Quella di pastori d’anime ridotti a legare le pecore tra loro con cordoni nodosi e consunti e tutte insieme ad un palo, mentre i cani inseguono lucertole ed essi stessi si aggirano nervosi a contar teste e a immaginare ricche tosature. Ma nelle anime di quelle pecore c’è rimasta solo lana vecchia, gialliccia e puzzolente. In questi tempi la salvezza è un bene non rinnovabile e i cardinali cercano di farla bastare almeno per quei quattro poveretti in grado di pagarsi la dote per il paradiso.
Agli altri niente.
Froci, atei e immorali, che si accontentino dei preliminari, ché a colpi di pentimento se lo potranno pure sudare un materasso nelle cantine del paradiso, ma intanto facciano posto a chi ha preso il numerino in tempo, per il centro commerciale delle benedizioni.
Son tempi in cui le persone non contano più nulla, c’è da pensare ai popoli, son finiti i giorni in cui ci si poteva rilassare salvando anime sfaccendate sotto la pensilina di un bar di periferia. Oggi bisogna conquistare le masse. quanto ai singoli, ognuno si arrangi come crede. Ce l’hanno detto in cinquant’anni di spallucce e faccioni rubiucondi e consolanti, ce l’hanno fatto capire in migliaia di assoluzioni a buon mercato, ora ci si arrangi. Non ti vuoi sposare? Cazzi tuoi, purché tu sia a favore del matrimonio. Sei frocio e pervertito? La chiesa non entra nella tua camera da letto, ma vedi almeno di non far troppo casino.
Probabilmente non ci hanno detto tutto. Probabilmente non sappiamo come stanno davvero le cose, sicuramente c’è qualcosa di molto grosso in ballo. Qualcosa che con le nostre stupide vite da impiegati non possiamo capire. C’è qualcosa che ha a che fare con una missione importante, con un compito altissimo, per il quale ci si è preparati male e si è arrivati in ritardo.
Ci verrà a trovare dio, probabilmente.
E ci siamo ritrovati con la casa sporca e in disordine. In cinquant’anni di ecumenismo i bagni della chiesa son rimasti maledoranti e incrostati, la polvere fuoriesce dalle panche e l’altare è ricoperto di grasso. E allora si affrettano a pulire almeno i vetri, i pavimenti, l’altare… che dio non si metterà mica a spulciare sotto gli armadi, non si metterà mica a controllare se hai moglie o se sei divorziato, se uccidi regolarmente o se sei un ladro di vecchine. Dio guarderà nel complesso, guarderà la sua grande chiesa da fuori, con gli occhiali da sole sulla fronte, e non potrà che meravigliarsi della magnificenza del campanile, della bellezza della facciata, della nobiltà delle encicliche e delle raccomandazioni papali.
E anche per questa volta, senza che noi ci saremo accorti di niente, questi vescovi e prelati, questi pretucoli e diaconi, saranno riusciti a durare ancora un po’, avranno mantenuto in piedi questa immensa cattedrale piena di problemi e di peccatori. Saranno risuciti a far salire dio sulla corriera sette bis felice di aver trovato ancora una volta tutto a posto, tutto come sempre.
Alla salvezza poi ci penseranno, alla resurrezione, alla vita eterna, certo. Ma c’è tempo ancora, prima di dover davvero buttare giù tutto e chiamare i muratori; prima di dover davvero spazzare via tutto lo sporco, sotto l’altare, nelle fessure. Prima di dover buttare via la croce, e tutta quella carne marcia attaccata, che proprio non va via.

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Commenti

Un commento per “Prima di dover buttare via la croce”

  1. Post molto, molto bello. Complimenti.

    Scritto da capelli | Febbraio 20, 2007, 14:54

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