Nel doppio passo indietro di Mastella e di Ratzinger vedo un’unica, inedita, strategia po-li-ti-ca di egemonia: il vittimismo di sfondamento.
Entrambi pontefici di chiese edificate sulla pietra dura della corruzione, i due maramaldi cattocamorristi hanno scelto un’analoga piroetta sulla via di Damasco per rispondere agli attacchi subiti da giudici comunisti e da laicisti mangiaembrioni.
Il sovrano del Vaticano ha rifiutato lo scellerato invito a fare la lezioncina alla Sapienza facendo sante spallucce. E un passettino all’indietro.
Lasciando così tutto lo spazio al pianto mediatico di ottusi gendarmi papalini, indistintamente collocati a destra o a sinistra di dio, tutti con gli occhi gonfi di rimorso e con il ferreo vigore reazionario di chi ha tutto, comunque, da perdere.
Una tattica vincente, che ha portato il papa a non dover ribadire le sue sempiterne e risibili maialate finto-evangeliche, e, al contempo, a far la figura del voltaire dalle scarpette rosse.
Si è tirato indietro, perché lui non è tipo da sporcarle quelle lucide scarpine rosse. Figurarsi rischiare di rigarle davanti a implumi rivoluzionari urlanti e a fisici teorici non battezzati! Il papa non può mica star lì a farsi tirare pomodori e manuali di robotica spiegando che la scienza è nulla senza il controllo!
Il papa è infallibile, santa ipotenusa nel teroema di pitagora delle verità armate scritte da gente che ha sempre mangiato bene.
Il papa non se l’è presa. E ha lasciato i salotti della tv a discutere di libertà di espressione, un tema che dev’essere tanto caro a chi ha costruito la propria dogmatica sulle ceneri impastate degli eretici.
E un passettino indietro l’ha fatto anche il duce di ceppaloni, facendo la mossa e accennando a moralissime dimissioni.
E così anche lui farà a meno di spiegare come mai la sua mogliettina invece di stare a panare democristiane polpette faccia la reginetta del Consiglio regionale della, peraltro maleodorante, Campania. E come mai non paga di sì tanto laico nepotismo abbia ceduto alla comprensibile debolezza di far voce grossa sui valvassini del ceppaolonico circolo, giocando a risiko con le nomine dirigenziali.
E’ la strategia del terzino ricco di borgata: mi fischiate il rigore contro? la palla è mia e io me ne vado. E gli altri ad azzuffarsi sulla necessità di fischiare rigori in una repubblica fondata sul calcio d’angolo.
E’ il coraggio dei gamberi, che attaccano impavidi correndo all’indietro. E noi che li guardiamo, quasi commossi dal loro buon senso, i gamberi ce li ritroveremo sempre davanti, perché i gamberi non sono animali molto coraggiosi, ma sono furbi. Corrono sempre, ma guardandosi indietro.
E’ che le polpette panate, come le giri giri, entrano bene in qualsiasi discorso!
che sottoscrivo, giassai
in quest’occasione, poi, trovo talmente tante efficaci e taglienti invenzioni lessicali che rinuncio alla pratica sciacalla della citazione su Tumblr
quindi mi limito a consigliarti la registrazione del “vittimismo di sfondamento” prima che te lo fottano i pornografi repubblichini