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Cattive intenzioni

La ballata della corruzione

Guarda quel cappio. Se il soffitto non fosse così grigio e anonimo sarebbe un pezzo di design nemmeno da poco. Se il muro non fosse così spoglio sarebbe anche bello lasciarlo lì a penzolare, come un macabro amuleto. Ma tu guarda quel cappio, e immagina i segni blu sul collo dopo che l’avranno staccato,  con il gesto di quando si separa la crosta dalla porchetta, e la carne di diversi colori, intorno.

Guardalo, ma con convinzione, come si guarda la porta della metro che si apre, con una composta naturalezza. Te la immaginavi più spessa la corda, come nei film western, nodosa e consumata, come se avesse già sopportato tante di quelle pene penzolanti. E invece è un filo, una cinta, un cavo. Senza poesia. Morte di uso quotidiano.
Non hai ammazzato, non che tu sappia, non hai massacrato, non hai sparato, non hai sotterrato cadaveri con la vanga. Solo cose di uso quotidiano, qualche mila euro, qualche telefonata, quel tuo amico, quell’appalto. La tua macchina nuova, in garage, la guiderà tuo figlio tra due anni. Non sarà nemmeno più nuova allora. Le cose invecchiano e passano, ti ricordi forse dei soldi che ti son passati per mano? Sui dollari non cambiano mica le facce sulle banconote, no, son sempre quelle. Nell’euro le hanno tolte proprio, han messo monumenti, simboli. La gente non deve distinguere ogni singolo foglietto di carta. I soldi son tutti uguali, ognuno è lo stesso. Passano di mano e sembrano tanti, ma sono come le mutande, te le rigiri e te le cambi, ma poi son sempre quelle che tornano a riscaldarti il culo.
Non hai fatto altro che andare avanti con le solite cose, la famiglia, la casa, la vacanza in Messico, l’anno scorso. Tutti quei pranzi di lavoro. I pranzi di lavoro sono una di quelle cose che ti fanno sentire importante, perché quando mangi per guadagnare non sei come gli agricoltori o gli operai, che facevano il contrario, sei come dio. Impasti la creta, con il tuo sputo. Tutti quei pranzi poi diventano tutti uguali, pure loro. Chiacchiere e stavolta-pago-io lasciati sul tavolo.

Tu non hai mai pagato, avresti dovuto pensarci.

E’ vero, le cose scorrono senza che ce ne accorgiamo. Le cose, semplicemente, accadono. Le costruisci con piccoli dettagli inessenzali, con rapide premure e parole inappropriate. E se, quando accadono, accadono bene, allora le lasci fare, ché non si dice di no alla fortuna.  E non sei il solo, sono tutti. Ora ci ripensi che quella volta tu l’avevi detto,  e ti prendevano per fesso, pavido, per femminiello. Avevi avuto come una soffiata dalla paura, ma hai lasciato fare. Un presentimento, di quelli che ti colgono al buio.

Siamo uomini, si sbaglia.

E’ vero. Per questo devi essere risoluto e pensare a tutto, questa volta.
Guarda quel cappio, guardalo bene. Sei tu che comandi, non è lui. Sei tu che dovrai averlo voluto, quando sarai sull’articolo del Corriere. Ogni singolo segno sul collo, ogni tratto deformato del volto.

Sei un pezzo di carne che pende, da sempre; sei un fatto che è sucesso, una storia poco interessante, un nome su un verbale. Devi solo accadere. I fatti accadono, e gli uomini, e le vite.

Siamo uomini, si muore.

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Commenti

6 commenti per “La ballata della corruzione”

  1. Ecco, per dire, io qui avrei chiuso i commenti.
    Clap clap.

    Scritto da Clockwise | Dicembre 21, 2008, 20:14
  2. Volevo farti i complimenti per il blog, ho letto qualche post e devo dire che scrivi davvero bene, quest’ultimo in particolare mi ha ricordato un vecchio spettacolo di George Carlin “Life is worth losing”, se ti interessa si trova sottotitolato in italiano, magari trovi qualche spunto interessante:)
    A domani!

    Scritto da carmine | Dicembre 22, 2008, 20:56
  3. Mi piace l’uso metodico e sistematico della iniziale minuscola per indicare il Dio monoteista. Blasfemia allo stato grammaticale. Se ti vedesse come ti sei ridotto la tua maestra delle elementari! Come dici? Ah, sei tu la tua maestra delle elementari? Scusa!

    Scritto da quentin | Gennaio 5, 2009, 01:54
  4. Ahaaa, un ultima cosa, tornando sulla tua home non ho potuto fare a meno di notare il banner di Google Ads con:”Missioni Don Bosco. A Natale fai felice un bambino.” Dovresti stare più attento a certe cose. Natale è già passato da parecchio! Io te l’ho detto, poi non ti lamentare come Veltroni per la perdità di credibilità della sinistra riformista, ok?

    Scritto da quentin | Gennaio 5, 2009, 02:00
  5. auguriiii

    Scritto da tonin | Gennaio 8, 2009, 04:20
  6. … arrivò agli inizi negli anni ottanta al Tribunale fiorentino. Intelligente, capace ed arrogante, metteva l’anima in ogni ambiente frequentato per accaparrarsi ammirazione e fiducia. Cominciò presto a valutare uno ad uno i professionisti che conosceva, il loro grado di ambizione e le loro capacità, avvicinando speso quelli giovani più motivati dalla boria di far soldi e carriera, li lasciava senza fiato quando liquidava loro una notula molto stimolante tolta prepotentemente ai beni della vittima di turno. Fra inviti, festini, regali e cortesie, presto si circondò di una corte di arrivisti lusingati anche dalle sue gentilezze, colleghi e colletti esperti o meno esperti in travisare le realtà delle situazioni …. Contro i sintomi delle sue seccature esistenziali c’èra un rimedio: il bagliore dei soldi. Per questo spesso lo trovavi in ufficio anche durante le ferie, frugando nelle tasche dei falliti, esecutati o concordati, intento com’era nell’assicurarsi la buona riuscita delle frodi in ponte … Insieme arrivarono ad esercitare una tale influenza nell’ambiente giudiziario fiorentino che il loro nome e le notizie su quello che facevano, e che dagli uffici giudiziari e professionali colavano rimbombando in tutta la Toscana, erano per tutti esempio d’indignazione e di vergogna e, diventato ormai un pericolo pubblico e modello di degrado delle istituzioni, divenne anche motivo di timore. In effetti, erano riusciti ad esercitare la loro influenza soprattutto perché con la loro funzione portarono a compimento la rovina di numerose imprese e di famiglie. Acquisirono fama proprio in virtù del fatto che essa portava ad un unico fine, quello di dominare, quali maestri dell’illecito, il sistema fallimentare ed esecutivo del Tribunale di Firenze. L’ambizione di potere e di danaro era tanta che non si diedero tregua finché non riuscirono ad imporre una prassi sulla quale fondarono ogni azione e obbiettivo, facendo in modo che impiegati, professionisti, imprenditori, funzionari e persino magistrati fossero assoggettati all’omertà e al ricatto … sta rispondendo davanti alla legge per l’accusa di gravissimi reati. Nelle udienze lo vedi sparire nella sedia, ora tanto incurvato come a voler nascondere il proprio essere, ora gettato sopra come un sacco pieno di qualcosa di molle,  ridotto portavoce di quel gruppo di pubblici ufficiali a lui succubi che lo trattavano come una specie di dio. Frasi dettate da timori volano ogni tanto ancora ricordando le sue virtù professionali anche se si trova lì per la sua bravura a usarle per delinquere… Arricchirsi a spalle dei falliti, degli esecutati, degli eredi ed anche di quelli ai quali veniva accettato il concordato (vedi qui l’elenco), questo era il risultato di tale prassi così come emerge dalle deposizioni… (leggi tutto in http://www.casosannino.com)

    Scritto da Paolo | Febbraio 5, 2009, 23:15

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