// post...

Cattive intenzioni

La dignità degli uomini. Inchiesta su Joseph

Non stava mai in casa Joseph.

Uno di quei cretinetti sfacciati che sembrano nascere come figli d’altri. Giù urla, corse e risse con gli amici. Un vulcano. Non stava mai in casa. Anche fargli fare i compiti era una fatica, così esuberante e vivace, sembrava avesse preso il peperoncino già dalla pancia della mamma. Non stava mai in casa.

Finché, di punto in bianco, smise di uscire.

Così, senza motivo. Non usciva mai Joseph. In paese cominciarono a girare voci strane. Che il padre lo picchiasse. Che la madre non lo facesse uscire per odio nei confronti dei vicini. Che fosse malato. Molto malato. Sempre in casa. Ma Joseph stava bene, stava in camera sua, ma stava bene. Almeno fino a quando la cosa non gli sfuggì di mano. Allora non riuscì più a controllarsi, una vera droga. Invasato. Ne aveva sentito parlare, a scuola qualche compagno più grande addirittura se ne vantava. In qualche modo possiamo pensare che si fosse anche preparato, per quanto possa esser previdente un moccioso. Eppure la cosa aveva finito per travolgerlo. Un treno in corsa sui suoi pensieri vuoti di fanciullo. La madre - che donna! - sembrava averlo seguito in un cunicolo di tristezza, e lo lasciava fare, fingendo di non sapere niente. Fingendo di non vedere, per lasciarlo sfogare. All’inizio pensò fosse normale, un passaggio inevitabile e naturale. Sembrò quasi incoraggiarlo.

Ma una domenica capì tutto. Joseph non riusciva più a farne a meno. Non era come gli altri ragazzini. Non era una di quelle fissazioni che passano con una partita di pallone o con una scazzottata. Per Joseph era diverso. Lui non riusciva a smettere. Non riusciva più a pensare ad altro. Sempre chiuso in camera. Quelli che erano stati suoi amici cominciarono presto a prenderlo in giro. Di che cattiveria son capaci i ragazzini! Era diventato ‘Joseph il panda‘, per via di quelle occhiaie sempre stampate sul viso. Gli tiravano sassi sul vetro della finestra. E giù tutti a ridere e a sbeffeggiarlo. E la madre a piangere piano, in cucina.

Cambiò scuola. E quartiere.

Decise il padre. Decise che era ora di smetterla, di prender decisioni dure, per il suo bene. Lo mandarono in seminario, lo nascosero a tutti. E dissero che aveva avuto la vocazione, per quello era così cambiato.

Per anni nessuno ne sentì più parlare a Marktl. ‘Joseph il prete‘, così lo liquidarono quei zoticoni.

Oggi non sta mai in casa, Joseph. E’ vecchio e potente, ma il vizio non gli è mica passato. Solo che ha imparato a conviverci. E dice in giro che bisogna fuggirlo, come volesse far capire al mondo intero di non far la sua fine. Di non sfidare il destino.
Poi quando è in casa a volte lo chiama dio. Quando non può resistere lo chiama dio. Mein Gott! Con degli urletti da vecchio, soffocati.
E poi, stremato, lo chiama peccato. Lo chiama peccato, come gli hanno insegnato in seminario. Ma non lo fa più. Se lo fa fare.

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!


Tags: , , ,

Commenti

2 commenti per “La dignità degli uomini. Inchiesta su Joseph”

  1. bel post. cmq se fosse rimasto joseph il prete senza diventare joseph il vicario di cristo avrebbe fatto meno danni :)

    Scritto da elisa | Maggio 13, 2008, 19:34
  2. Decisamente. Il problema è stato proprio sollevarlo da quella condizione di Panda.
    Al massimo oggi lo avremmo protetto, invece - così - dobbiamo subirlo, dannazione.

    Scritto da Clockwise | Maggio 13, 2008, 22:09

Scrivi un commento

Ultimi commenti

  • st patricks day shirts calgary: pregancy is quite critical and also requires more of your time so...
  • menta: Ciao popolo del formaggio no. Io rispetto chi lo mangia ma anche chi non lo ritiene cibo...
  • Giulio: Ciao a tutti. Volevo chiedere una cosa un pò particolare, a me i formaggi stagionati non...

Poesie da decubito su Facebook