Poi c’era l’uomo che i ricordi li conservava. Li metteva in una stanza, facendo dei mucchietti con dei fogli delle stesse dimensioni.
Era un uomo vecchio e di cose ne aveva viste tante, così tante che parecchie le aveva dimenticate. Ma le persone non le dimenticava. Quelle importanti, almeno. Non che ne avesse avute così tante, ma quelle dieci persone a cui aveva voluto bene le teneva in grande considerazione.
Lui faceva così. Ogni volta che incontrava qualcuno prendeva qualche appunto su un foglietto, “piuttosto dimagrita“, “riso insieme di quel Gianni del bar“, “bevuto Martini prima di cena“. Poi tornava a casa e cercava la mattonella giusta. Succedeva che sopra la mattonella ci fosse sempre un foglietto con un ricordo precedente, allora lui lo strappava e ci metteva quello nuovo, ben stirato, a rinfrescare i ricordi.
Quella stanza era piena di ricordi, ma alcuni erano più vecchi e non cambiavano mai. Nei suoi mille anni ne aveva conosciute di persone, e quelle che meritavano un ricordo avevano una mattonella nella sua stanza con un foglietto sopra. Erano quasi tutte piccole cose, “cenato insieme“, “preoccupati per quel malanno“, “riso tanto, poi tornati in autobus“. Alcuni di quei fogli erano bianchi e stirati, altri erano ingialliti dal tempo. Questi ultimi li riguardava sempre con attenzione, perché quelli eran ricordi che ricordava da parecchio tempo. Erano fogli che stavano lì da anni, da decenni, e non si muovevano.
Erano ricordi che ricordava a memoria.
Succedeva poi che quando incontrava qualcuno, magari dopo molto tempo, un po’ se ne dispiaceva, perché già si figurava di dover tornare a casa e buttar via un ricordo che aveva resistito per anni, per far spazio a quello nuovo. Fu così per anni, un continuo sostituir foglietti. Fino a quando decise di non voler più cancellare nessun ricordo.
Si chiuse in casa e non volle vedere più nessuno. Non sapeva più quando la gente moriva, se c’era qualcuno che era partito per chissà dove, se altri l’avevano semplicemente dimenticato. I suoi ricordi eran tutti lì, solidi e certi, senza più nessuna probabilità di essere sostituiti. Entrava nella sua stanza e tornava a incontrare i suoi vecchi amici d’infanzia, non come vecchi, ma per come se li ricordava, a correr dietro a un pallone, e incontrava suo padre, forte e sorridente come non sarebbe potuto essere un vecchio di 100 anni, e la sua ragazza di quand’aveva 18 anni, con un culettino da vespa che gli faceva immaginare solo cose belle.
Poi quell’uomo morì, morì felice, perché nessuno gli mancava e di nessuno aveva rimpianto. Con i suoi foglietti spiegazzati che controllava e ricontava con gli occhi. Morì senza un’esitazione, avendoli tutti lì con sé, come ricordi che non è possibile dimenticare, come persone a cui si è voluto così bene.
Tags: memoria, morte, ricordi
Emozionante.
brividi
Toccante, amico mio, molto toccante.
Non ci far preoccupare, eh.
Per certi post dovresti abolire la possibilità di commentare. Come questo.
commovente! struggente!
è possibile morire felici perché si è vissuto di soli ricordi?
So che c’era il mio nome in uno di quei foglietti. Non so cosa c’era scritto ma so quanto dolore mi causa. Non oso dimenticare!
“morì senza un’esitazione, avendoli tutti lì con sé, come ricordi che non è possibile dimenticare, come persone a cui si è voluto così bene”, che bello
davvero molto molto bello e toccante
[…] Chiudo. L’uomo che conservava i ricordi. Forse anche io sono […]