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Nei polpastrelli

A 8 anni ho cominciato a prendere lezioni di chitarra. Come una macchina, perché quello ero a 8 anni. Solfeggiavo e arpeggiavo senza nemmeno sentire la musica. Suonavo con le dita e con il dovere, aspettavo che arrivasse il mio maestro, con la sua Uno bianca, e poi suonavo, senza parlare, come un treno regionale. Non suonavo male. La chitarra era più grande di me e mi teneva come fossi una corda allentata, tenuta su a nodi e rinforzi. Suonavo per riempire i silenzi delle cose che avrei dovuto dire io. Era una balia la chitarra. Ho suonato in quel modo per 8 anni.

Poi ho smesso perché ho trovato qualcosa da dire e i diesis non mi servivano più. Certo, la chitarra ho continuato a suonarla, ci ho fatto tanto di quel casino, dopo, con la chitarra, ci ho fatto l’amore con la chitarra e ci siamo voluti così tanto bene. L’ho abbracciata quasi ogni giorno della mia vita, come si abbraccia una vecchia amica che ti è sempre piaciuta, con un sospiro d’intesa. Mi sono aggrappato tante volte alla mia chitarra e immagino che anche lei si sia abbracciata a me, qualche volta. Per nostalgia e per affetto. E’ capitato che mi sia dovuto fare scudo con la sua cassa e che l’abbia usata come una spada per fare malissimo a qualcuno. Però abbiamo sempre continuato a dire le stesse cose. Senza invidie e rancori. Stonati, entrambi, dopo un po’ di disattenzione, ma con la stessa ostinata dignità di un ubriaco che recita prevert. L’ho sempre suonata con le dita, la chitarra, e non col cervello, perché ho imparato a suonarla così, come quando si tocca una donna, che il cervello ce l’hai nel polpastrello, e non viceversa.

E ora la mia chitarra la suono poco, sta sempre appoggiata al muro, di fronte al letto e continua a fare il suo dovere. Lei continua a farmi da scudo a ricordarmi che qualsiasi cosa succeda, io una chitarra la so suonare. Io saprei sempre riprodurre un rumore, un suono o un pensiero utilizzando quelle 6 corde, e ci sarebbe sempre qualcuno ad assistere ammirato al miracolo del contrappunto.

Qualsiasi cosa accada, io una chitarra la so suonare, e potrei sempre abbassare gli occhi per cercare l’accordo difficile, la diminuita stridente, e lasciare il mondo ad ascoltare. Ora lei sta sempre lì, nemmeno ci faccio caso. Solo qualche volta la incrocio con lo sguardo. Non ci diciamo niente, la guardo e lei mi guarda, sento solo una vibrazione alle dita. Che musiche meravigliose ci diciamo, allora.

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Commenti

2 commenti per “Nei polpastrelli”

  1. Guarda, se la chitarra avesse un buco, credo che sarebbe la donna perfetta.
    Mi si obietterà che la chitarra, in realtà, un buco ce l’ha, eccome.
    Mi si obietti, non ho nulla contro le obiezioni, ma cristo, ci vuole coraggio ad obiettare che la chitarra ha un buco, se vogliamo ha un’apertura circolare (e non sempre) sovrastata da corde tese fino al punto limite.
    Ora, amico mio, prova tu ad infilare il tuo membro tra le corde tese, senza che dietro ci sia un adeguatamente umettato pertugio per dare ristoro al tuo membro, appunto.
    Perciò io mi riferivo ad un buco diverso, più stretto, più umido, che non sfoci in una cassa di risonanza che poi, alla lunga, si sa, da fastidio al membro. La risonanza, intendo.
    Allora, mettiamo questo buco fatto come dio comanda alla chitarra. A questo punto, dicevo, abbiamo la donna perfetta: ella (la chitarra) non parla, e questo già la rende dannatamente ottimale, ma poi non pensa nemmeno! Inoltre è sempre disponibile, come tutte le chitarre che si rispettino. Si, è vero, a volte si strappa una corda e devi darle un minimo di considerazione andandole a comprare un nuovo pezzo di nylon… ma credimi, non è meglio un pezzo di nylon di 400 euro investiti in un pezzo di quarzo che poi non ti giova nemmeno a fartela dare? Dai.
    Ah, dimenticavo, non ha mai le sue cose. Voglio dire, quella roba ogni tanto (diciamo ventotto giorni) da fastidio, che lei sta con il mal di testa e non se ne parla nemmeno di praticare del grazioso sesso orale. No, lei, la chitarra, ha un ciclo secolare. Il che non infastidisce, ovviamente, l’uomo medio, la cui attività sessuale dura mediamente meno di un secolo.
    Eh, le vecchie chitarre di una volta…

    Scritto da Clockwise | Ottobre 27, 2008, 15:18
  2. Per fare la colletta sotto il metrò la chitarra è sempre un buon punto di partenza, ma poi è meglio avere sempre qualcuno che regge il cappello, che ferma i passanti, che si rivolge a loro, che gli parla, che li fa sorridere, che li fa incazzare, che si fa arrestare al posto tuo… insomma uno che ha il cervello nel cappello e non viceversa, che sarebbe brutto a vedersi e non raccogliereste un soldo

    Scritto da quentin | Ottobre 27, 2008, 17:24

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