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Genealogia della crisi

La signora Maria era sposata con il signor Mario, contadino dai calli gommosi.

Il signor Mario raccoglieva zucchine, finocchi e pomodori, la signora Maria lavava casa e faceva dei lavori a uncinetto che vendeva al mercato, il sabato, lavori di un giallino tenue, come la sua pelle. Avevano un cane intelligentissimo, Folco, che faceva la guardia ai polli e alle galline. I bambini della signora Maria e del signor Mario erano Gianluca e Francesca. Gianluca era pigro e riflessivo, Francesca era sveglia e simpatica. Francesca fece l’università perché voleva fare il medico. Gianluca fece il meccanico. Francesca finì poi per fare la fisioterapista. Mario intanto morì, ma come muoiono i morti vecchi, con la delicatezza dell’erba medica. La signora Maria restò addolorata in casa, a guardare la televisione. Le piacevano Loretta Goggi e Fantastico tre.

Gianluca ebbe tre figli, Antonio, Luca e Beatrice. Beatrice aveva una spiccata propensione per il canto. Antonio era debole di salute. Antonio non finì le medie e andò a lavorare in un centro per vecchi, da assistente e accompagnatore. Gianluca comprò due macchine, una per sé e una per Luca, esperto nuotatore con la passione per la velocità. Quella sua la ruppe dopo nemmeno un mese, sulla A1 all’altezza di Barberino del Mugello. Beatrice intanto aveva finito il liceo, con il massimo dei voti. Beatrice era molto carina e la presero come annunciatrice alla tivvù.

Luca amava le donne, ne lasciò tante, una dopo l’altra, e sfrecciava con la sua BMW, e le sue donne. Beatrice comprò una casa in Toscana e si sposò un inglese conosciuto a Montepulciano, il signor David, ingegnere edile. Maria era morta da 3 anni, la casa del signor Mario finì in affitto a una coppia di studenti calabresi, per seicentomila lire al mese, riscaldamento escluso. Antonio andava a pranzo da Beatrice, la domenica, e portava le paste. Fino a che Beatrice non si trasferì a Milano. Allora Antonio continuò ad andare in pasticceria, la domenica, ma prendeva solo un cannolo con la panna, per sé, un cannolo che sapeva di stoppie bruciate. Luca provò a fare l’assicuratore, per qualche mese, ma con scarsi risultati. Lo tenevano lì solo perché avevano rispetto di Gianluca. Beatrice e David ebbero un figlio, Salvatore, che a scuola andava benissimo, soprattutto in matematica. Antonio era pazzo di Salvatore e quando tornava da Milano lo portava a vedere le partite della Maceratese.

Alla morte di Francesca, la casa di Mario fu venduta e con il ricavato Gianluca acquistò un bilocale per Antonio, così magari ci andava a vivere con qualcuna. Luca beveva troppo. Beatrice finì in una di quelle trasmissioni con molti opinionisti, sulla penultima sedia a sinistra. Lasciò David dopo che questi gli aveva confessato una scappatella con la barista diciottenne, Silvia, troia delicata. Luca provò a lavorare alla Indesit, come ragioniere, ma spendeva quasi quattrocento euro di sigarette e sambuca. Salvatore dopo la maturità fece un anno di Scienze della Comunicazione, ma poi trovò lavoro come agente di commercio, vendeva ricambi per auto.

Luca perse il lavoro e chiese dei soldi a Salvatore, di nascosto da Beatrice. Salvatore gli disse che poteva dargli solo cinquecento euro, perché di più non ne aveva da parte. Si incontrarono in una trattoria. In tivvù c’era Beatrice che leggeva l’oroscopo di marzo, in una di quelle tivvù locali con le pubblicità dei concessionari auto dappertutto. Luca ordinò una coscia di pollo con le patate, Salvatore una pizza alle verdure. In quella trattoria non si mangiava bene, il pollo era cotto male, e le verdure non sapevano di niente.  Entrambi scansarono il rosmarino. Salvatore tirò fuori i soldi e li posò sul tovagliolo di Luca. Luca li mise in tasca con un gesto veloce, per non dare nell’occhio. Finirono di mangiare velocemente, si salutarono sulla porta. Sul piatto erano rimasti un po’ di pollo attaccato all’osso, qualche rondella di zucchina e una pelle di pomodoro.

La pelle di pomodoro pendeva dal bordo del piatto, sopra la tovaglietta di carta, tra la P e la Y di una scritta dorata con troppe grazie, Happy Hour, diceva. Happy Hour.

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Commenti

8 commenti per “Genealogia della crisi”

  1. quando sei così dulcamaro e sommesso mi fai persin più scavo dentro che nei salti mortali lessicali che produci vestito di sarcasmo

    Scritto da nikink | Marzo 10, 2009, 10:37
  2. ma lei è un grande scrittore, signorino mio. :-*

    Scritto da manu | Marzo 10, 2009, 12:24
  3. @manu ma lei signorina continua a lusingarmi vieppiù :)

    Scritto da azael | Marzo 10, 2009, 17:29
  4. eh! :-*

    Scritto da manu | Marzo 10, 2009, 19:26
  5. Mi lasciano una piacevole sensazione di infanzia, questi spaccati di vita semplice e bucolica che descrivono manovalanza di piccola e onesta borghesia con le zucchine amorevolamente coltivate e la galline razzolanti…..

    Scritto da Paolo | Marzo 11, 2009, 10:22
  6. Mi ero affezionato a Maria e Mario. Mi sono commosso quando Mario è morto, non come quando è morto Filippo di “Un posto al sole” che poi è resuscitato. Le persone con un certo stile non resuscitano mai.

    Scritto da Quentin | Marzo 11, 2009, 16:33
  7. Ma chi sposa David e chi ne divorzia?

    Scritto da mucio | Marzo 11, 2009, 23:14
  8. e anche tu c’hai ragione, ora i destini dovrebbero essere più chiari :D

    Scritto da azael | Marzo 12, 2009, 10:24

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