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La guerra, la fame e il pesce sperso

Mia nonna era povera e quando cucinava non aveva mai niente da mettere nel sugo.
La carne era un lusso delle feste, il pesce era una cosa viva che stava nel fiume e, forse, nel mare. Però mia nonna aveva una ricetta che tirava fuori quando il solito sugo diventava ripetitivo: era la ricetta del “pesce sperso”, una ricetta che qualcuno in Abruzzo ancora se la ricorda. Faceva  un sugo timido e lo trattava come se dentro avesse dovuto cuocerci un pesce. E ci metteva il prezzemolo e l’aglio e tutte quelle cose profumate da pesce. E allora l’odore ricordava quello di un sugo vero, di mare, e magari qualcuno per qualche istante immaginava pure di mangiarselo, il pesce.

In Vietnam, invece, qualche anno più tardi, durante la guerra, la povertà era diversa.  Lì la gente moriva più per altre cose, e quindi non moriva molto per fame. Però spesso le famiglie si ritrovavano a dover stare nascoste nella boscaglia per cercare almeno di morire di fame, invece che di bombe e di marines. Nella boscaglia di certo pesci non ce n’erano, ma si racconta che le nonne e le mamme vietnamite usavano una ricetta simile a quella di mia nonna: facevano la loro zuppetta, ché lì il sugo non andava molto, e, per evocare il ricordo del pesce, ci mettevano sopra un pescetto di legno. Era sperso anche lì il pesce, però faceva fare un bel figurone quando lo portavi in tavola ai bimbetti vietcong.
Non so davvero come abbia fatto mia nonna a spiegare la ricetta alle signore vietnamite, perché mia nonna non aveva mica la patente e non è mai andata fin laggiù; probabilmente alle persone povere viene in mente questa cosa del pesce, non so, ma comunque poi in Italia le cose da mangiare sono aumentate, nel sugo han preferito metterci gli animali veri e la gente ha imparato a morire in altri modi.
In Vietnam invece è terminata la guerra, e il Vietnam ha pure vinto. Peccato che poi mia nonna sia morta e che anche lì non siano riusciti a morir tutti di fame, altrimenti adesso magari a Gaza non dovrebbero arrangiarsi con quel sugo che non sa di niente. Lì che poi son davvero  sfortunati perché c’è pure tanta polvere, anche lì ci avrebbe pensato mia nonna col prezzemolo, l’aglio e tutte quelle cose profumate da pesce.

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Commenti

5 commenti per “La guerra, la fame e il pesce sperso”

  1. In seguito, quando le cose sono andate meglio, nell’economia familiare intendo, qualcuno, per ricordare i vecchi sughi delle nonne, quelli con il pesce fantasma, ha pensato bene di dare da mangiare alle pecore la farina fatta con gli scarti del salmone, che è un pesce del nord, e allora il sugo, pur essendo opulento e carnoso, sapeve di pesce. Io ringrazierei quella gente per averci riportato indietro a quegli anni, quando le domeniche sapevano di nonne, di pesce, di conisglio sfritto, di vietcong

    Scritto da Quentin | Gennaio 14, 2009, 01:28
  2. E tutto questo serve a spiegare le origini ancestrali del rinforzino, così come - in tutte le sue forme e mutazioni - abbiamo avuto modo e privilegio di assaggiarlo.
    In Vietnam.

    Scritto da Clockwise | Gennaio 14, 2009, 02:30
  3. Massimo, stamane ti ho tumblerato selvaggiamente un pezzo, poi lì da me è passato Marchino, che cura il tumblr mia nonna [ http://nonne.tumblr.com/ ] a farmi notare che questo post sarebbe perfetto da ripubblicare lì: ce lo dai, il permesso? hai mica voglia di dare assenso o dissenso via mail, a me oppure a lui (la sua mail la trovi all’url precedente)

    grazie ed un abbraccio
    Nicola

    Scritto da nikink | Gennaio 14, 2009, 17:24
  4. bellissimo come al solito ;)

    Scritto da elisa | Gennaio 14, 2009, 21:39
  5. That’s a brilliant answer to an inteiestrng question

    Scritto da Bertie | Gennaio 21, 2016, 04:12

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