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Poi c'era l'uomo

L’uomo che aveva visto il disco volante

Poi c’era l’uomo che diceva di aver visto il disco volante.
Lo diceva da anni e ormai tutti continuavano ad ascoltarlo come si ascolta Il cielo in una stanza, o l’inno della Champions league. Lo raccontava soprattutto a quelli che non conosceva, ai bambini, ai pochi turisti e a qualche matto.  Diceva di averlo visto, il disco, in una notte di settembre, una di quelle notti in cui non dormi perché l’estate è finita, e magari non dormi perché non ti va di ricominciare tutto, e lo diceva come se già questo fosse straordinario.
Diceva di aver sentito solo una specie di fischio, fuori dalla finestra, e di essersi affacciato per vedere, dato che non dormiva. E poi, diceva, aveva notato come un chiarore irreale, scendere giù verso la piana. Poi si era rimesso a letto, che tanto queste cose son sempre dei fuochi di paglia, va a finire che la mattina qualcuno dice che son stati i militari, o l’areonautica, con gli esperimenti che fanno loro. Ma invece la mattina, uscendo verso il campo per andare a togliere le lumache dai finocchi, nella piana c’era davvero qualcosa, c’era un disco volante, o che aveva volato, ed era lì, appoggiato sul grano arso. Era lucente e tondo, come una frittella appena tirata su dall’olio, e sembrava dovesse pesare molto, tutto di metallo com’era. E non c’era nessuno, perché lì non ci andava mai nessuno, da quando Ernesto aveva lasciato il campo agli stranieri. E allora, l’uomo che diceva di aver visto il disco volante, ci entrò in quel disco. Con la paura in spalla, ma ci entrò, perché se piove non è che lasci lì a marcir le rape. E dentro era come fuori, lucente e perfetto, come una scatoletta di tonno. E c’era un uomo del disco volante, strano, ma uomo.
Basso era basso, e anche particolare, ma non metteva paura. Era solo un’altra cosa, ma non una cosa tipo E.T. che ti vien voglia di sezionarla per vedere se ha il cuore. Quello ce l’aveva sicuro il cuore, magari diverso, ma ce l’aveva.
E allora lui si fece avanti, con i modi da contadino, a chiedere qualcosa, come l’avrebbe chiesto a un vu cumprà, con la giustificazione del contadino. E quello aveva pure risposto, ma non gli aveva detto niente di sorprendente, solo che era venuto a vedere, che loro erano lontani, ma che sapevano parecchie cose. E che sarebbe ripartito subito, il tempo di far delle cose a dei bottoni, perché non c’era mica tanto da scoprire, nella piana.
E allora, l’uomo che diceva di aver visto il disco volante, uscì e si mise ad aspettare sotto al disco, per non perdere nulla di quello che stava per raccontare.

Dopo una mezzoretta il disco cominciò a far rumore, e in due secondi era scomparso, in verticale, come i grilli nell’erba medica. Lui tolse le lumache dai finocchi e tornò a casa, a ripensare a quel che aveva visto. E pensò che questa cosa l’avrebbe raccontata per chissà quanto tempo, al bar. E che avrebbe detto di aver visto il disco volante, lui, e di averci parlato con l’uomo del disco volante. E avrebbe detto a tutti che quello gli aveva spiegato che non c’era mica tanto da fare qui nella piana.

E lui lo avrebbe detto a tutti, anche ai signori per strada, e ai sapientoni, che lui poi lo diceva da sempre, che qui sulla terra non c’era mica da far cose così incredibili, da darsi delle arie.
C’era solo da toglier lumache ai finocchi.

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Commenti

Un commento per “L’uomo che aveva visto il disco volante”

  1. Che ci faceva Berlusconi nel disco volante? Ah no… scusa, hai detto si che era basso, ma che aveva anche un cuore. Non poteva essere lui!

    Scritto da Quentin | Febbraio 18, 2009, 19:03

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