E così un giorno ti ritrovi che ti sembra di non aver mai visto nulla del genere, tornando a casa, con la busta della Coop. Roba di anni di lavoro artigiano. Bella come le fragole il 18 maggio, con il Giro d’Italia alla tivvù. E poi lucente, illuminata, scolpita da curve e fendenti con un coltello a lama liscia. E allora la avvicini e ci provi nei modi più incredibile che conosci. Le dici, ma signorina, ma com’è bella, ma chi l’ha fatta così. Le chiedi se esiste, e se la sua pelle è edificabile, se digerisce all’ingiù, e lei ti dice che sì, c’è sempre stata, ma da un’altra parte, e tu non la vedevi. E così la porti a cena, e le racconti tante cose, le dici che avresti potuto parlarle di Anassimandro, dello strutturalismo e di quell’ottimo brodetto di pesce. E poi lei ci sta, ti elegge, hai la schiacciante maggioranza della totalità delle sue parti, e tu ci credi, vai avanti e la fai tua, che stronzata questa di far propria la gente. La schianti con orgasmi da avanspettacolo e millanti organi riproduttivi con interlinee non di questo mondo. E lei ci sta, e tu la apposti, e le chiedi ma sei tu? ma davvero non ti avevo vista? Ma dov’eri che io eran dieci anni che ti cercavo? E lei sì, son qui, ci siamo semplificati come tre e meno tre e tanti zeri a questionare, e scopiamo che a far l’amore son bravi tutti. E la porti con te, allora, e la digerisci, e la massacri di cose belle, e la circumnavighi con la tua spocchia di amante amato. E lei ti ama, non sai quanto, e lei ti ama, le vedi negli occhi e nel rosa delle mani che ti ama per elezione, come un popolo di un paese ancora memore della dominazione, ti ama come il boom economico, come la seicento, e tu ti mangi tutto il suo amore, e il tuo, nello stesso piatto.
E così lei svanisce, perché diventa come il tuo intestino, o un piede. “Siamo parte della stessa cosa” le dici, siamo un corpo solo. E lei ti dice che sì, che lei c’è sempre stata. E tu allora un giorno torni a casa, con due buste della Coop, e la guardi, e le fai cenno con un sorriso qualsiasi, ma signorina, mi scusi, devo essermi sbagliato.
il punto è che, a legerti, sei molto più bello tu!
ecco la g!
grazie per la bontà e per la G
chapeau!
giuro! chapeau!!!
io credo che tu potresti scrivere anche una ricetta medica per la faringite e riusciretsi a scriverla così bene da emozionare chi la legge
Una deve donna essere cotta al vapore per essere digerita. Quelle fritte le sconsiglio dopo le 23 e nei giorni dispari. Le buste della coop fanno sempre in tempo a ritornare singole… te lo giuro!
Io ti voglio come testimone di nozze. E non aggiungere altro, ti prego.