Teofilo Sànsciain era un malfattore assassinava i figli delle signore e rubava i borsellini. E una e due e sette volte. Ma non aveva fatto i conti con la severa signora Nikitična.
Teofilo Sànsciain assassinò il figlio della signora Nikitična con un pugnale e una pistola, e rubò una borsa, una collana, un bracciale con inciso un nome di figlio. La signora Nikitična pianse, si addolorò, pianse ancora, rinvenne.
Indossò il colbacco e inforcò la borsa non rubata, e camminò per nove mesi.
Nel ghiaccio, nel sole, nei prati, nei vagoni. Camminò ancora. Trovò finalmente Teofilo Sànsciain, in una bettola, a mangiare fagioli neri, non aveva fatto denari con la borsa, la collana , il bracciale. Lo afferrò per il colletto e gli disse cose incomprensibili per dei minuti.
Teofilo Sànsciain se le fece dire senza fare niente. La signora Nikitična, senza staccarsi dal colletto, uscì dalla bettola, e lo trascinò con sé. Fino a casa. Il ritorno dei viaggi tristi è sempre più breve. Lo fece accomodare nella camera del figlio e gli disse ora sei tu. Gli insegnò a suonare il violino, a ridere a tempo, a rendere omaggio alla vicina paralitica, ad accarezzare il cane, ad accarezzare.
Fu così che Teofilo Sànsciain diventò il figlio della signora Nikitična, che d’ora in avanti, disse a tutti, non avrebbe pianto che in orari prestabiliti, come chi un figlio ce l’ha.
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