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Cattive intenzioni

L’Effimera

Certe volte mi sembra di essere circondato da scemi. E non questo o quello, un’eccezione, no: tutti. Ma poi la cosa che mi fa incazzare di più è che un momento prima sembra che il mondo abbia preso una sua piega normale e poi, un momento dopo, ammerda tutto. La signorina Giulia, che di solito è brava, poi succede, che ne so, che mia zia dice che devo chiudere le tapparelle e andare a dormire e zac, pure la signorina Giulia si rimbecillisce e le dà ragione.
Nel Quattrocento per proteggere i raccolti la Chiesa scomunicò i parassiti delle piante.
Quando l’ho detto a mia zia mi ha detto che mi invento le cose. Mia zia è stupida come la merda. La signorina Giulia invece si è messa a ridere e mi ha detto che però avrei dovuto segnarmi tutte queste cose strane che mi piacciono e poi raccoglierle in un libro che avrei potuto pubblicare per fare dei soldi e comprarle una macchina nuova. La signorina Giulia mi prende in giro bene, lo sa fare, non mi urta, forse perché è giovane e bella. Le ragazze giovani e belle prendono in giro bene la gente perché sono abituate a prendere in giro le persone, con lo scopo di farsi fidanzare. Con me forse si allena, dato che, come le ho già anticipato, non possiamo fidanzarci poiché ho dodici anni. L’Effimera allo stato adulto vive poche ore, circa dodici. Una settimana vive una Pulce d’acqua, due-tre settimane le Mosche e i Moscerini della frutta. L’Effimera è una specie di zanzara-farfalla lunga che, dato che sa che deve morire subito, dopo qualche ora di vita si fa atrofizzare la bocca, per smettere di mangiare e di pensare alle cazzate. Secondo me fa bene.
Questa cosa che mi hanno messo nome Sebastiano non m’è mai piaciuta.
Zia, quando le dico che non voglio fare le cose, mi dice che devo farle perché cosa fatta capo ha. Secondo me non va bene. Intanto perché, quando devo fare le cose, tipo quella sulla cyclette, è evidente che queste cose capo non hanno, perché sennò non dovrei rifarle tutti i martedì e giovedì dalle 9.30 alle 11.30. Che è? Una cosa con più teste che ha un sacco di capi? Non funziona. È per questo che zia è zitella.
Stamattina siamo usciti tutti insieme, io, la signorina Giulia e la zia, per andare a prendere aria e muovere la testa per vedere le cose. Ho cercato di prendere più aria possibile, in modo da rientrare subito in camera, dato che avevo da fare delle ricerche al computer su certi parassiti delle rose. Allora, mentre mi portavano, ho tenuto la bocca aperta quasi tutto il tempo, per far entrare un sacco di aria tutta insieme. Il problema era che poi avrei dovuto immagazzinare l’aria senza lasciarla uscire subito. Ho provato a tenerla nelle guance, ma non c’era modo. Allora ho trovato una soluzione incredibile: dopo aver fatto entrare tutta l’aria possibile, la facevo uscire poco alla volta, soffiando delle piccole porzioni di aria ogni due-tre secondi circa. In questo modo, ho pensato, l’aria avrebbe avuto il tempo di entrare in ogni parte del corpo, e, rispetto al totale del tempo che avrei passato fuori, ne avrei sprecata meno. Chissà che fa l’aria quando entra. Non è come l’acqua o il cibo, che lasciano sostanze nutritive o umidità per idratare gli organi, probabilmente mi portano a prendere aria, ma in realtà è l’aria che ha bisogno di corpi in cui entrare a fare il ricambio. L’aria che entra nella signorina Giulia trova pulito.
A un certo punto, mentre ero concentrato in questa operazione dell’aria, abbiamo incontrato una coppia di cani bassotti. Mia zia ha insistito per fermarci a vedere. Ha chiesto alla donna che li teneva al guinzaglio se poteva farmeli accarezzare. Io allora ho sputato un sacco di aria tutta insieme per il nervoso. Odio i cani, e ancora di più quando me li fanno accarezzare, perché devono abbassarmi la sedia e farmi piegare su un lato, poi mi ci mettono la mano e spesso questi cani che mi fanno accarezzare hanno il pelo che sembra un tappeto di quelli che stanno a terra, con la polvere che indurisce il pelo. Fa anche abbastanza schifo. Poi questi erano bassotti della specie Basset Hound, ha detto la signora, e mi hanno sbavato sulla mano con il muso appeso di pelle cadente.
Poi siamo rientrati, perché ho frignato un po’ per fare in modo che mi portassero in camera.
Nel deserto dell’Etiopia, le formiche di una particolare specie ogni notte chiudono l’entrata del formicaio per difendersi dagli instancabili predatori notturni lasciando una sola formica all’esterno per nascondere l’apertura.
Poi quella, ovviamente, muore.
Io in camera ci ho fatto mettere un tabellone con le principali specie di insetti coi nomi in latino e un’immaginetta per ciascuna. Poi vabbè, mi ci hanno messo anche una specie di lampada che fa un gioco di colori nel muro, una pianta verde alta e un quadro con le foto della festa di compleanno di quattro anni fa. Con questa cosa dell’anno bisestile, quando faccio il compleanno si eccitano tutti. Ma io dico: se vi piaceva questo fatto, cioè di quando sono nato, potevate almeno non chiamarmi Sebastiano e mettermi un nome più nuovo.
Un nome che mi sarebbe piaciuto è Johan, come l’entomologo che ha scoperto la forbicina gigante, o Labidura herculeana.
Quando ti chiami bene, il più è fatto.
Quest’anno per il compleanno mia zia dice che organizziamo una festa davvero incredibile. Già mi immagino chemmerda, dato che organizza mia zia.
L’Effimera, se nasce di ventinove febbraio, a parte che non fa la festa perché per sera ha già smesso di pensare alle cazzate, ma poi non lo sa nemmeno che è un giorno diverso, tanto il giorno dopo non c’è più, figuriamoci dopo quattro anni.
Comunque stamattina, prima di uscire, ho detto alla signorina Giulia che per il mio compleanno dovrà regalarmi una sua fotografia di quando aveva la mia età, con l’autografo sopra. Lei si è messa un po’ a ridere, come ride lei, con le guance, e poi mi ha detto va bene. E allora io le ho detto di stare tranquilla perché la terrò nel cassetto dei libri, in modo che nessuno possa trovarla. Io starò di guardia, anche tutta la notte.

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