Teofilo Sànsciain era un malfattore assassinava i figli delle signore e rubava i borsellini. E una e due e sette volte. Ma non aveva fatto i conti con la severa signora Nikitična.
Teofilo Sànsciain assassinò il figlio della signora Nikitična con un pugnale e una pistola, e rubò una borsa, una collana, un bracciale con inciso […]
Quando avevo diciassette anni ascoltavo i Dire Straits. E mi piacevano. Tra le canzoni che più mi piacevano c’era questa, che si chiama Brothers in Arms. Mi piaceva la musica, e, secondo me, anche le parole, anche se non le capivo, perché al liceo facevo francese. Mi piacevano a orecchio, le parole. E c’era questo […]
Sono tempi senza dio.
Quelli di una chiesa tutta preoccupata a salvare il quorum dei credenti dalla deriva laicista e, orrore orrore, islamica. Quella di pastori d’anime ridotti a legare le pecore tra loro con cordoni nodosi e consunti e tutte insieme ad un palo, mentre i cani inseguono lucertole ed essi stessi si aggirano nervosi […]
Poi c’era l’uomo che si mostrava alla gente. Ma non era uno di quelli da film, con l’impermeabile bianco sporco e i mocassini marroni, no, e non sceglieva nemmeno i parchi o i parcheggi, per mostrarsi. Lui andava sui treni, o in metro, in tram, dovunque la gente fosse in movimento, e lo faceva con particolare attenzione. Non gli importava chi ci fosse di fronte, o vicino, lui si mostrava, non era lì semplicemente per farsi vedere. Amava i momenti morti, quelli in cui il vecchio posa la settimana enigmistica, o il venerdì di repubblica, sul sedile del posto vicino, o la studentessa controlla gli sms sul cellulare…
TA-DA-TA-DAAA- Buongiorno, prima edizione del tiggicinque eccetera eccetera - Ok è mattina, dimentica quello che stavi facendo nell’ultimo sogno - Assicurati che l’ultimo sogno non abbia lasciato segni indelebili nel tuo cervello - Assicurati che l’ultimo sogno non abbia coinvolto passanti - Assicurati, soprattutto, che l’ultimo sogno non abbia coinvolto il tuo coinquilino - Girati […]
Poi c’era l’uomo che credeva ciecamente nei numeri. Credeva nella statistica e nelle probabilità. I numeri superpiccoli gli piacevano tantissimo perché non finivano mai, attaccati a quegli zeri dopo la virgola come un lombrico alle curve mollicce della sua inconsistenza. Da piccolo, andando a scuola, contava i passi fino all’ingresso, 1791, e ogni cento metri calcolava le proiezioni per sapere a che ora sarebbe arrivato. Ne saltava solo alcuni, di centro metri, per vedere se ci prendeva. Ci prendeva, quasi sempre. Se sgarrava era perché si distraeva, con una macchinina gialla o con un vecchio che bestemmiava gutturale.
O come quella volta che doveva vincere dieci milioni al concorso della gazzetta dello sport.
Aveva partecipato a una specie di tombola […]
Imbecilli. Se dio è onnipotente può fare ciò che vuole. E può assumere l’aspetto che vuole. Del vecchio, del triangolo, di Visnù, o del niente. Volete che ci sia? e lui non c’è. Toh. Arrivate lì, e dopo aver passato una vita a rimettere i debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e vi trovate con un niente, un cazzo di niente. Immaginatevi un paradiso vuoto, bianco e con un profumo di vernel. E l’eternità. Eterna eternità eterna, una vera sega insomma. Una vera sega.
Se dio è onnipotente, può fare anche questo. E voi provate a dare il dono dell’onnipotenza a uno al quale avete massacrato le palle per migliaia di anni con spocchiose e certissime fedi, con indagini dottissime sulla sua esistenza, e capirete che probabilmente, quel che può fare, lo farà.
O peggio. […]
La signora Maria era sposata con il signor Mario, contadino dai calli gommosi.
Il signor Mario raccoglieva zucchine, finocchi e pomodori, la signora Maria lavava casa e faceva dei lavori a uncinetto che vendeva al mercato, il sabato, lavori di un giallino tenue, come la sua pelle. Avevano un cane intelligentissimo, Folco, che faceva la guardia ai polli e alle galline. I bambini della signora Maria e del signor Mario erano Gianluca e Francesca. Gianluca era pigro e riflessivo, Francesca era sveglia e simpatica. Francesca fece l’università perché voleva fare il medico. Gianluca fece il meccanico. […]
E così un giorno ti ritrovi che ti sembra di non aver mai visto nulla del genere, tornando a casa, con la busta della Coop. Roba di anni di lavoro artigiano. Bella come le fragole il 18 maggio, con il Giro d’Italia alla tivvù. E poi lucente, illuminata, scolpita da curve e fendenti con un coltello a lama liscia. E allora la avvicini e ci provi nei modi più incredibile che conosci. Le dici, ma signorina, ma com’è bella, ma chi l’ha fatta così. Le chiedi se esiste, e se la sua pelle è edificabile, se digerisce all’ingiù, e lei ti dice che sì, c’è sempre stata, ma da un’altra parte, e tu non la vedevi. E così la porti a cena, e le racconti tante cose, le dici che avresti potuto parlarle di Anassimandro, dello strutturalismo e di quell’ottimo brodetto di pesce. E poi lei ci sta, ti elegge, hai la schiacciante maggioranza della totalità delle sue parti, e tu ci credi, vai avanti e la fai tua, che stronzata questa di far propria la gente… […]
Poi c’era l’uomo che diceva di aver visto il disco volante.
Lo diceva da anni e ormai tutti continuavano ad ascoltarlo come si ascolta Il cielo in una stanza, o l’inno della Champions league. Lo raccontava soprattutto a quelli che non conosceva, ai bambini, ai pochi turisti e a qualche matto. Diceva di averlo visto, il […]