E così ieri c’è stata la grande manifestazione del Piddì. Un sacco di gente e un bel discorso di Veltroni. C’era pure il sole.
Io invece stamattina ero al bar a fare colazione. C’era poca gente e di fianco al mio tavolino, c’erano due carabinieri, un uomo e una donna. Io, da par mio, facevo l’intellettuale leggendo i voti di siena-catania sulla gazzetta dello sport, i militari invece si attardavano in chiacchiericcio. Lei era una zoccola, un’evidente e lampanbte zoccola. Non che io abbia nulla contro le zoccole, ma lei lo era con sufficienza, e la sufficienza mi dà fastidio. Non per niente stavo leggendo i voti di siena-catania sulla gazzetta dello sport. Il carabiniere, da galante sottoproletario, sciorniava battutine sottili e garibaldine, al cospetto di una carabiniera che di garibaldino avrebbe tranquillamente apprezzato i paracarri dei mille…
Poi c’era un uomo bruttissimo, un deforme. Era l’uomo che al posto delle doppie aveva uno spazio. Non era infelice, aveva imparato a dimenticare quel suo difet o. Viveva in una pic ola casa, usciva di rado e di rado incontrava qualcuno. Viveva normalmente, acquistava pane e pasta, faceva tante cose, usando tantis ime let […]
A 8 anni ho cominciato a prendere lezioni di chitarra. Come una macchina, perché quello ero a 8 anni. Solfeggiavo e arpeggiavo senza nemmeno sentire la musica. Suonavo con le dita e con il dovere, aspettavo che arrivasse il mio maestro, con la sua Uno bianca, e poi suonavo, senza parlare, come un treno regionale. […]
Quando esci in strada hai paura, hai paura che ti ammazzino. Magari per qualche motivo di cui non sai niente, per qualche affronto fatto per caso, senza coscienza. E allora avanzi in fretta, giri nei vicoli e salti il ritmo del passo. Ti volti. Ti volti spesso e vedi cento facce che potrebbero aver ragioni […]
Poi c’era l’uomo che i ricordi li conservava. Li metteva in una stanza, facendo dei mucchietti con dei fogli delle stesse dimensioni.
Era un uomo vecchio e di cose ne aveva viste tante, così tante che parecchie le aveva dimenticate. Ma le persone non le dimenticava. Quelle importanti, almeno. Non che ne avesse avute così tante, ma quelle dieci persone a cui aveva voluto bene le teneva in grande considerazione.
Lui faceva così. Ogni volta che incontrava qualcuno prendeva qualche appunto su un foglietto…
Di questi tempi cadere nel nulla eterno o bere uno spritz al bar centrale è, grosso modo, una vicenda di pari dignità ontologica. Buchi neri ci insidiano così come noi abbiamo insidiato buchi neri ai nostri debitori. E non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
In Svizzera, terra da tempo dedicata alla ricerca di metodi di sterminio biologici, si è giunti finalmente ad un risultato: il 10 settembre il mondo, per così dire, finirà.
E sti grandissimi cazzi.
Come se la fine del mondo fosse stata programmata per prendere per il culo tutte le coppie di torri newyorkesi e le loro anguste ricorrenze. Nessun 11 settembre per il mondo, si andrà tutti a far la tabellina del pi greco ben prima di cena, e un saluto ai marinai. La tentazione sarebbe di cacarsi dignitosamente sotto. E invece no. Spieghiamoci…
La sinistra nasce con il popolo. Con il terzo stato. Nasce con le rivendicazioni di chi non aveva nulla da perdere, se non la propria prole e la propria vita. La sinistra è in un certo senso l’atto stesso della rivendicazione, della protesta, della ribellione contro le sopraffazioni dei (pre)potenti di ogni epoca. Di sinistra […]
Una cosa che io non capisco è perché la gente non ruba le moto.
Voglio dire, le macchine no, perché rubar macchine è complicato, è roba da gente esperta, scassinare le portiere, avviare il motore con quei fili colorati, come nei film, è una cosa che uno normale non potrebbe mai fare così, per far qualcosa. Ma le moto.
Per dire, i motorini li legano ai pali, e le biciclette persino, quelle addirittura le annodano a certe ringhiere che dà pensiero solo a guardarle. Ma le moto. I cavalli! I cavalli li attaccano ai pali con delle funi resistentissime! Ma le moto.
Le moto le lasciano così, in bella vista senza nemmeno un legaccio. C’è una motocicletta blu…
Si è parlato di pompini, di papi e di Napolitani, tutte cose che andrebbero nominate solo con cento euro in mano e con la mano sulla nuca di qualche nuova migrante. Ma a Piazza Navona, su di un palco, non sia mai, non si fa. Perché così si alimenta l’antipolitica, si dà una brutta immagine dell’Italia, si fa caciara da trattoria. Veltroni, che è il massimo del progressismo di questo paese (che non a caso è fatto a stivale), ha avuto male al pancino a sentir dire tutte quelle cosacce. Perché così non si vince, così si fa il gioco di Berlusconi, così si allontanano i cattolici e i moderati. Io per la politca non esisto, ed è per questo che non esisto. Perché io allontano, divido, faccio turpiloquio e non concilio. Strappo, mi incazzo, offendo e ho pure la puzza sotto il naso…
Boh, è che l’evoluzione, l’ultima piega che ha preso, no, non mi convince affatto.
Cominciare aveva cominciato bene, pesci, rettili, homo sapiens, Brescia… sembrava che ci fosse un piano, una direzione, un senso… Per dire, non è che dopo il plancton son venuti subito i divani dell’Ikea, è stata una cosa graduale. Condivisibile, tra l’altro, per chi ci crede, l’idea di dio di creare le rotelle di liquirizia solo dopo avere creato l’uomo.
Ma da un po’ di tempo sono confuso, questa chiarezza d’intenti non è più così lampante, tutto è contorto, ambiguo; dice che i lavavetri marocchini son feccia, sì, ma son venuti dopo, che so, il grande Torino. E’ come se la linea dell’evoluzione si sia spezzata e abbia cominciato a creare vie di fuga alternative, a tornare indietro, a disegnare ghirigori schizofrenici nel piano transeunte del tempo.
E vogliamo parlare dei rumeni? Beh, dite quello che volete, ma per quanto io possa ricordare, son venuti ben dopo l’idrolitina…