Non fa nulla. Aspetta l’ora di uscire e il che suo orologio, appoggiato sul tavolo, faccia il suo lavoro. Nella scrivania ci sono le solite cose, e lui ormai le ignora. Il collega ce l’ha di fronte e nemmeno lo vede. Niente, non fa niente. Nemmeno si annoia.
Si dice che dio il mondo l’abbia creato per noia e che poi, come un bambino viziato lo abbia abbandonato in un angolo.
Lui il mondo nemmeno l’avrebbe pensato.
Perchè la noia richiede fatica e chi ce l’ha la sua parte l’ha già fatta. Lui no, lui non lavora, non si stanca e non si annoia.
Persiste, si direbbe. Come una lampadina spenta…
In Italia molti, e molti di più ultimamente, continuano a morire dopo la sospensione di cure prescritte dal medico. Questa cosa è stupefacente.
Da sempre il medico è il “dottore”, etimologicamente “colui che insegna”, che può insegnare perché è a conoscoscenza di cose, di rimedi, che le persone comuni non sanno. In genere ci si affida al medico come ad un grembo materno: un sospiro e via, ad assumere tutte le schifezze al sapor di big babol scritte sulla ricetta. Adesso invece la gente non crede più al medico e va dall’omeopata. L’omeopata, un signore dagli argentei capelli e dallo sguardo profetico, che, oltre a suonare molto fico, è una persona che ti fa sentire dalla parte della natura. La medicina invece, e la scienza farmaceutica, appaiono sempre più come il male, come un rimedio demoniaco che funziona, quando funziona, “nonostante” le sante disposizioni del creato. E questo sembra valere anche di più nel caso di malattie terribile e terminali, per le quali il male è talmente sovrabbondante da apparire come la pena per un tradimento della culla naturale…
Non stava mai in casa Joseph.
Uno di quei cretinetti sfacciati che sembrano nascere come figli d’altri. Giù urla, corse e risse con gli amici. Un vulcano. Non stava mai in casa. Anche fargli fare i compiti era una fatica, così esuberante e vivace, sembrava avesse preso il peperoncino già dalla pancia della mamma. Non stava mai in casa.
Finché, di punto in bianco, smise di uscire.
Così, senza motivo. Non usciva mai Joseph. In paese cominciarono a girare voci strane. Che il padre lo picchiasse. Che la madre non lo facesse uscire per odio nei confronti dei vicini. Che fosse malato. Molto malato. Sempre in casa. Ma Joseph stava bene, stava in camera sua, ma stava bene. Almeno fino a quando la cosa non gli sfuggì di mano. Allora non riuscì più a controllarsi, una vera droga. Invasato. Ne aveva sentito parlare…
Come un pluriomicida che, con ancora la puzza di cadavere addosso, si ferma per strada a litigare con un passante per la precedenza e si fa arrestare. Così il comintern di Rifondazione Comunista è riuscito alla svelta, e con grande arguzia, a rielaborare il lutto: come fosse quello degli altri.
Si sono riuniti per capire chi fosse stato l’ultimo a ricevere la scopa e potergli dare la colpa e si sono ritrovati a sostenere mozioni contrapposte in tributo a modelli di partito così tanto diversi da meritare un titolo. Sì, perché in un partito del 3% esistono anche le correnti: “L’Ernesto”, “Essere comunista”, “I Bertinottiani” e via dividendo. E con 16 correnti sono riusciti a dare la colpa al simbolo, all’arcobaleno, ai salotti, alla erre moscia, a Trefoloni, ma nessuno che abbia pensato di avere un minimo di responsabilità per la mancanza assoluta di idee, per la incapacità di capire il mondo e di sperimentare nuove soluzioni, per la saccenza con la quale si sono date per scontate teorie ereditate da gente che, a differenza loro, quelle teorie le aveva inventate […]
No, non mi fa né caldo né freddo il periodico ricorso alla simbolica bellica dei leghisti. Non mi fa paura il loro menar di mani né la plateale adunata contro le angherie di Roma ladrona. Non mi fa più nemmeno pena.
Piuttosto ormai mi fa rabbia, e non per la minaccia di qualcosa che si dice di voler fare, quanto perché so bene che non lo faranno mai. E io vorrei fortissimamente che il loro testosterone si sfogasse finalmente, sulla linea gotica di Roncobilaccio, sui guard-rail della A1 e sui bagni degli autogrill.
Che un’orda incazzata di commercialisti lombardi prendesse davvero le armi in cantina per discendere la penisola.
Io, dovete perdonarmi, me lo sogno di notte questo momento. Non ne posso più di audaci minacce buone solo per dar titoli al Giornale di Feltri.
Questa inarrestabile vocazione all’autonomia di popoli spesso noti solo come anagramma di calciatori ukraini mi lascia perplesso.
Che il glorioso popolo abkhazo (sic!) debba legittimamente aspirare ad una storica separazione dalla Georgia è fatto che di per sé meriterebbe un approfondimento sociologico e politico, per quanto l’afflato autonomista avrà indiscutibilmente solide radici e giuste cause storiche. […]
Bisogna scegliere parole appropriate per raccontare la shoah.
La memoria, si dice, è necessaria per non ripetere gli orrori del passato. Ma come può la memoria raccontare di cose che la stessa storia non è riuscita a mettere in fila in un racconto accettabile? E’ una questione di parole, di accuratezza nelle scelte, per rispetto di tutti i protagonisti di quel disastro da ricordare, per rispetto dei morti.
Cominci a provare “oppressione”, ma ti rimane sulla lingua quel puzzo di carne cotta e allora ti sposti su “strage”. Strage ti rende giustizia, ma solo fino a quando non ricordi del sorriso dei kapò, e allora ti vien voglia di chiamarlo “massacro”, perché tra la C e la R i denti ti stridono in bocca. E ti si presenta quel treno che frena sul binario coperto dalla neve. E proprio la neve ti sussurra all’orecchio che forse dovresti dire “ingiustizia”, ma è perché la neve non sa dire cose che durano.
[!Attenzione post estremista!]
Io non sono mai stato presidente della Repubblica.
Ma se dovessi diventarlo non esitate a spararmi in faccia. Perché è evidente che al quirinale ci si rimbecillisce velocemente. Uno dice, cazzo, per la prima volta un comunista diventa presidente, mi aspetto almeno che dica qualcosa […]
A Perugia ci sono le streghe. Si fuma, si scopa, si ammazza, e son le streghe a farlo. E’ la notte e sono i vicoli bui. Tutti ormai hanno visto quanto male si è sedimentato a Perugia. Strati di cattiveria e di immoralità, come un millefoglie di sangue e sperma. A Perugia è arrivato il […]
L’uomo è un animale evoluto.
Evoluto perché ha saputo superare, adeguandosi, le molteplici prove dell’evoluzione naturale. Ha saputo adeguarsi all’ambiente, alla coabitazione con altri uomini, al mutamento delle condizioni sociali, a qualsiasi cosa in definitiva.
E come animale evoluto ce lo ritroviamo dopo milioni di anni stranamente capace di scandalizzarsi e di subire shock da situazioni impreviste. […]