E sì, io vorrei fortissimamente che il vostro sapido testosterone potesse sgorgare, finalmente, sulla linea gotica di Roncobilaccio, sui guard-rail della A1 e sui bagni degli autogrill in cui Lunatrav fa pompini da favola.
E che un’orda allucinata di commercialisti lombardi prendesse davvero le armi in cantina per discendere questa stupida escrescenza d’europa.
Sarebbe ora che Renzo […]
Poi c’era l’uomo che si mostrava alla gente. Ma non era uno di quelli da film, con l’impermeabile bianco sporco e i mocassini marroni, no, e non sceglieva nemmeno i parchi o i parcheggi, per mostrarsi. Lui andava sui treni, o in metro, in tram, dovunque la gente fosse in movimento, e lo faceva con particolare attenzione. Non gli importava chi ci fosse di fronte, o vicino, lui si mostrava, non era lì semplicemente per farsi vedere. Amava i momenti morti, quelli in cui il vecchio posa la settimana enigmistica, o il venerdì di repubblica, sul sedile del posto vicino, o la studentessa controlla gli sms sul cellulare…
Una mattina mi son svegliato e ho ascoltato la liturgia della pacificazione, mi son svegliato, una mattina, e ho pensato a questa pace , a questa concordia, a questa riconciliazione. Mi son svegliato e ho visto dei signori uscire dalla chiesa alle 11 di mattina e avere sotto braccio un fucile a canne mozze, a […]
E così un giorno ti ritrovi che ti sembra di non aver mai visto nulla del genere, tornando a casa, con la busta della Coop. Roba di anni di lavoro artigiano. Bella come le fragole il 18 maggio, con il Giro d’Italia alla tivvù. E poi lucente, illuminata, scolpita da curve e fendenti con un coltello a lama liscia. E allora la avvicini e ci provi nei modi più incredibile che conosci. Le dici, ma signorina, ma com’è bella, ma chi l’ha fatta così. Le chiedi se esiste, e se la sua pelle è edificabile, se digerisce all’ingiù, e lei ti dice che sì, c’è sempre stata, ma da un’altra parte, e tu non la vedevi. E così la porti a cena, e le racconti tante cose, le dici che avresti potuto parlarle di Anassimandro, dello strutturalismo e di quell’ottimo brodetto di pesce. E poi lei ci sta, ti elegge, hai la schiacciante maggioranza della totalità delle sue parti, e tu ci credi, vai avanti e la fai tua, che stronzata questa di far propria la gente… […]
Guarda quel cappio. Se il soffitto non fosse così grigio e anonimo sarebbe un pezzo di design nemmeno da poco. Se il muro non fosse così spoglio sarebbe anche bello lasciarlo lì a penzolare, come un macabro amuleto. Ma tu guarda quel cappio, e immagina i segni blu sul collo dopo che l’avranno staccato, con […]
E così ieri c’è stata la grande manifestazione del Piddì. Un sacco di gente e un bel discorso di Veltroni. C’era pure il sole.
Io invece stamattina ero al bar a fare colazione. C’era poca gente e di fianco al mio tavolino, c’erano due carabinieri, un uomo e una donna. Io, da par mio, facevo l’intellettuale leggendo i voti di siena-catania sulla gazzetta dello sport, i militari invece si attardavano in chiacchiericcio. Lei era una zoccola, un’evidente e lampanbte zoccola. Non che io abbia nulla contro le zoccole, ma lei lo era con sufficienza, e la sufficienza mi dà fastidio. Non per niente stavo leggendo i voti di siena-catania sulla gazzetta dello sport. Il carabiniere, da galante sottoproletario, sciorniava battutine sottili e garibaldine, al cospetto di una carabiniera che di garibaldino avrebbe tranquillamente apprezzato i paracarri dei mille…
Poi c’era un uomo bruttissimo, un deforme. Era l’uomo che al posto delle doppie aveva uno spazio. Non era infelice, aveva imparato a dimenticare quel suo difet o. Viveva in una pic ola casa, usciva di rado e di rado incontrava qualcuno. Viveva normalmente, acquistava pane e pasta, faceva tante cose, usando tantis ime let […]
Si è parlato di pompini, di papi e di Napolitani, tutte cose che andrebbero nominate solo con cento euro in mano e con la mano sulla nuca di qualche nuova migrante. Ma a Piazza Navona, su di un palco, non sia mai, non si fa. Perché così si alimenta l’antipolitica, si dà una brutta immagine dell’Italia, si fa caciara da trattoria. Veltroni, che è il massimo del progressismo di questo paese (che non a caso è fatto a stivale), ha avuto male al pancino a sentir dire tutte quelle cosacce. Perché così non si vince, così si fa il gioco di Berlusconi, così si allontanano i cattolici e i moderati. Io per la politca non esisto, ed è per questo che non esisto. Perché io allontano, divido, faccio turpiloquio e non concilio. Strappo, mi incazzo, offendo e ho pure la puzza sotto il naso…
Non fa nulla. Aspetta l’ora di uscire e il che suo orologio, appoggiato sul tavolo, faccia il suo lavoro. Nella scrivania ci sono le solite cose, e lui ormai le ignora. Il collega ce l’ha di fronte e nemmeno lo vede. Niente, non fa niente. Nemmeno si annoia.
Si dice che dio il mondo l’abbia creato per noia e che poi, come un bambino viziato lo abbia abbandonato in un angolo.
Lui il mondo nemmeno l’avrebbe pensato.
Perchè la noia richiede fatica e chi ce l’ha la sua parte l’ha già fatta. Lui no, lui non lavora, non si stanca e non si annoia.
Persiste, si direbbe. Come una lampadina spenta…
In Italia molti, e molti di più ultimamente, continuano a morire dopo la sospensione di cure prescritte dal medico. Questa cosa è stupefacente.
Da sempre il medico è il “dottore”, etimologicamente “colui che insegna”, che può insegnare perché è a conoscoscenza di cose, di rimedi, che le persone comuni non sanno. In genere ci si affida al medico come ad un grembo materno: un sospiro e via, ad assumere tutte le schifezze al sapor di big babol scritte sulla ricetta. Adesso invece la gente non crede più al medico e va dall’omeopata. L’omeopata, un signore dagli argentei capelli e dallo sguardo profetico, che, oltre a suonare molto fico, è una persona che ti fa sentire dalla parte della natura. La medicina invece, e la scienza farmaceutica, appaiono sempre più come il male, come un rimedio demoniaco che funziona, quando funziona, “nonostante” le sante disposizioni del creato. E questo sembra valere anche di più nel caso di malattie terribile e terminali, per le quali il male è talmente sovrabbondante da apparire come la pena per un tradimento della culla naturale…