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	<title>Terzadicopertina &#187; Cattive intenzioni</title>
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	<description>utile come la</description>
	<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 15:02:03 +0000</pubDate>
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		<title>L&#8217;avvelenato</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 15:53:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cattive intenzioni]]></category>

		<category><![CDATA[Mano sinistra]]></category>

		<category><![CDATA[baldracche]]></category>

		<category><![CDATA[Napolitano]]></category>

		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<category><![CDATA[Ratzinger]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è parlato di pompini, di papi e di Napolitani, tutte cose che andrebbero nominate solo  con cento euro in mano e con la mano sulla nuca di qualche nuova migrante. Ma a Piazza Navona, su di un palco, non sia mai, non si fa. Perché così si alimenta l'antipolitica, si dà una brutta immagine dell'Italia, si fa caciara da trattoria. Veltroni, che è il massimo del progressismo di questo paese (che non a caso è fatto a stivale), ha avuto male al pancino a sentir dire tutte quelle cosacce. Perché così non si vince, così si fa il gioco di Berlusconi, così si allontanano i cattolici e i moderati. Io per la politca non esisto, ed è per questo che non esisto. Perché io allontano, divido, faccio turpiloquio e non concilio. Strappo, mi incazzo, offendo e ho pure la puzza sotto il naso...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è parlato di pompini, di papi e di Napolitani, tutte cose che andrebbero nominate solo  con cento euro in mano e con la mano sulla nuca di qualche nuova migrante. Ma a Piazza Navona, su di un palco, non sia mai, non si fa. Perché così si alimenta l&#8217;antipolitica, si dà una brutta immagine dell&#8217;Italia, si fa caciara da trattoria. Veltroni, che è il massimo del progressismo di questo paese (che non a caso è fatto a stivale), ha avuto male al pancino a sentir dire tutte quelle cosacce. Perché così non si vince, così si fa il gioco di Berlusconi, così si allontanano i cattolici e i moderati. Io per la politca non esisto, ed è per questo che non esisto. Perché io allontano, divido, faccio turpiloquio e non concilio. Strappo, mi incazzo, offendo e ho pure la puzza sotto il naso.</p>
<p>E&#8217; che sarei di sinistra. Ma il condizionale in cui mi ha relegato questo paese mafioso fa sì che io non possa prendermela con nessuno. Cosa posso dire a Veltroni? Che ha la dignità di un pompino frettoloso? No, non ce l&#8217;ha e non è lui a dovermi rappresentare. Che dico ai santi cattolici e apostolici indignati che si fanno le seghe con le mani degli altri perché a loro fa senso? Loro non sono la mia religione. Non dovrei nemmeno parlarci. E alla destra? Ai liberali? Ai ricchi? Alle puttane della TV? Alla Parietti? Cosa dovrei dire alla Parietti che fa l&#8217;opinionista in tivvù? Nulla, per loro, a maggior ragione, sono solo un&#8217;eccezione, un&#8217;anomalia. Non esisto, e loro non possono esistere per me.</p>
<p>Non ci sono, e quando passo borbottando come un vecchio incazzato loro non mi sentono. E allora lo dico per me, per vederlo scritto, come nei cessi degli autogrill: <em>Tamara trans, pompini da sballo - 339846865</em>. Napolitano è un vecchio deficiente, un coglione che davanti al nome non ha un Sig. e nemmeno un Dott., ha un Ex. Un vecchio con la sua stupida idea di unità nazionale, di valori condivisi, di dialogo. Di stocazzo, ché qui l&#8217;unica cosa che ci unisce è la fotosintesi clorofilliana.</p>
<p>Proprio sopra le piastrelle azzurrine scrivo che il fatto che la Carfagna sia diventata ministro grazie ad un pompino non è un demerito, perché Alfano è sicuramente meno bravo a succhiare cazzi. Eppure.</p>
<p>E scrivo anche che Ratzinger no, non voglio che vada all&#8217;inferno, perché lì troverebbe quanto meno Hitler, o Mussolini, o anche il tipo abbronzato che fa la pubblicità delle suonerie su italiauno, e non mi piace l&#8217;idea che dei nazisti passino l&#8217;eternità a scambiarsi affettuosi bacini sul collo e suonerie. <em>Samantha bocca d&#8217;ora chiamami 3407656541</em>. In paradiso piuttosto, un paradiso proprio come se lo immagina lui, con i santi e con i preti. A prenderlo in culo per sempre da grassi cardinali sudati.</p>
<p>E scrivo pure che Berlusconi non è peggio di quelli che lo considerano un cattivo politico. Quelli che lo stanno a sentire e che ne parlano nei paginoni dei quotidiani, spiegando che il suo difetto è di curare i suoi affari. Non è diverso da loro, perché sono proprio loro l&#8217;affare principale di Berlusconi. La carne umana. <em>Troia disponibile 338765765 dopo le 22</em>. Berlusconi, ma anche Casini, Bossi, Gasparri e la Carfagna, pescate a piene mani dal calderone, non sono cattivi politici, sono merda. E della merda non serve parlare negli editoriali, basta tirare lo sciacquone. E non dico merda nel senso di brutte persone, di gente con la quale non vorrei aver nulla a che fare, no, parlo proprio di merda. Quella con i grumi. Bicolore, molle, liquida o secca. Di una cosa che non ha nessuna dignità da poter salvare, di una cosa che se non esistesse sarebbe meglio, di una cosa per la quale il fatto che non stia sotto terra è un&#8217;aggravante. L&#8217;aggravante di una cattiva destinazione d&#8217;uso. Come per Fini, che avrebbe dovuto fare i tortellini spadellabili, non il presidente della camera.</p>
<p>Io odio la stupidità, non la compatisco. Gli stupidi non dovrebbero esistere, perché solo gli stupidi possono essere delinquenti. La mafia è tremendamente stupida. Gli imprenditori figli di papà sono incredibilmente coglioni, dei buoni a nulla. I politici che si fingono di sinistra sono stupidi, non in malafede, solo stupidi. E soprattutto i furbi sono stupidi. Che muoiano tutti i furbi. E vada affanculo anche chi li piange. Perché un furbo non dovrebbe avere amici, familiari o portaborse. E se li ha si tratta sicuramente di altri stupidi. Quelli che poi li votano con le loro dita corte e con il raziocinio di un appuntamatite. Che muoiano anche loro. <em>Jessica culo da sballo 333876899</em>. Così non si vince, perché la gente vuole serenità e fiducia. I deficienti vogliono che si dica loro che ci sono possibilità per tutti. E invece no. Alla stupidità non c&#8217;è rimedio, è una condanna eterna e irrevocabile. Anzi, lo scrivo proprio sopra lo scarico del cesso: sei stupido, è finita.</p>
<p>Sei cattolico, sei fascista, sei arrivista e coglione. Non hai letto Wittgenstein, magari, pur avendo centinaia di suonerie e una macchina lunga e nera. Lo so, così non vincerò mai nulla, figuriamoci le elezioni, non governerò niente e nessuno, sarò sfruttato, odiato e allontanato. Ma non scenderò mai a patti con la vostra grassa stupidità. Semmai chiamate Jessica, o la Carfagna, culo da favola, non han problemi loro a inginocchiarsi, dopo le 22. Io sarò da qualche parte, tranquilli. Perdente e ininfluente, tutto preso a pisciare per terra.</p>
<p>A pisciare per terra per sporcarvi il mondo.</p>
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		<title>Fa niente</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 20:10:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cattive intenzioni]]></category>

		<category><![CDATA[Timesnewroman]]></category>

		<category><![CDATA[fannulloni]]></category>

		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Non fa nulla. Aspetta l'ora di uscire e il che suo orologio, appoggiato sul tavolo, faccia il suo lavoro. Nella scrivania ci sono le solite cose, e lui ormai le ignora. Il collega ce l'ha di fronte e nemmeno lo vede. Niente, non fa niente. Nemmeno si annoia.

Si dice che dio il mondo l'abbia creato per noia e che poi, come un bambino viziato lo abbia abbandonato in un angolo.

Lui il mondo nemmeno l'avrebbe pensato.

Perchè la noia richiede fatica e chi ce l'ha la sua parte l'ha già fatta. Lui no, lui non lavora, non si stanca e non si annoia.
Persiste, si direbbe. Come una lampadina spenta...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non fa nulla. Aspetta l&#8217;ora di uscire e che il  suo orologio, appoggiato sul tavolo, faccia il suo lavoro. Nella scrivania ci sono le solite cose, e lui ormai le ignora. Il collega ce l&#8217;ha di fronte e nemmeno lo vede. Niente, non fa niente. Nemmeno si annoia.</p>
<p>Si dice che dio il mondo l&#8217;abbia creato per noia e che poi, come un bambino viziato, lo abbia abbandonato in un angolo.</p>
<p>Lui il mondo nemmeno l&#8217;avrebbe pensato.</p>
<p>Perchè la noia richiede fatica e chi ce l&#8217;ha la sua parte l&#8217;ha già fatta. Lui no, lui non lavora, non si stanca e non si annoia.<br />
Persiste, si direbbe. Come una lampadina spenta.</p>
<p>E poi arriva il momento di andare. Non ne è felice, perché non ha nulla da abbandonare. Semplicemente si alza, prende la sua vecchia borsa di cuoio consumato, saluta e se ne va.<br />
Senza aver fatto nulla, senza un ricordo di qualcosa, di qualcuno, di una incazzatura. Se ne va come una placenta, uscendo di scena nel cestino di una sala parto.</p>
<p>Si dice che sia furbo. E bastardo. Che non gliene freghi niente dei suoi colleghi, del suo ufficio, di nulla. Che fuori faccia un mucchio di cose, di cui non parla con nessuno. Che abbia donne, soldi e che si aggiri di sera in quartieri strani.<br />
Ma nessuno ci metterebbe la mano sul fuoco.<br />
E se anche provi a fargli un cenno, a provocarlo, addirittura a farlo irritare, lui non risponde veramente. Dice le cose che deve dire, senza pensarle. Mec-ca-ni-ca-men-te. E va a finire che ti ci incazzi, che lo mandi affanculo, che se lo incontri davanti alla macchinetta del caffé gli fai anche facce strane. E sbuffi, insoddisfatto.<br />
Come si farebbe da bambini, come si fa con un male minore.<br />
E lui ti guarda senza guardarti, bonariamente. Come una lampadina spenta.</p>
<p>E se prendi coraggio prova anche a parlargli davvero. Fallo come faresti con un malato. Prova a dirgli se va bene, la vita, se è felice.<br />
Prova a sfiorarlo, a scuoterlo, sulla spalla. Gli cadrà il caffè sulla camicia in quattro gocce di sospensione. Tu avrai speso un gesto di imbarazzo, lui ti risponderà &#8220;fa niente&#8221;. Non fa niente.</p>
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		<item>
		<title>Il male del male</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2008 20:16:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cattive intenzioni]]></category>

		<category><![CDATA[medicina]]></category>

		<category><![CDATA[omeopatia]]></category>

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		<description><![CDATA[In Italia molti, e molti di più ultimamente, continuano a morire dopo la sospensione di cure prescritte dal medico. Questa cosa è stupefacente.

Da sempre il medico è il "dottore", etimologicamente "colui che insegna", che può insegnare perché è a conoscoscenza di cose, di rimedi, che le persone comuni non sanno. In genere ci si affida al medico come ad un grembo materno: un sospiro e via, ad assumere tutte le schifezze al sapor di big babol scritte sulla ricetta. Adesso invece la gente non crede più al medico e va dall'omeopata. L'omeopata,  un signore dagli argentei capelli e dallo sguardo profetico, che, oltre a suonare molto fico, è una persona che ti fa sentire dalla parte della natura. La medicina invece, e la scienza farmaceutica, appaiono sempre più come il male, come un rimedio demoniaco che funziona, quando funziona, "nonostante" le sante disposizioni del creato. E questo sembra valere anche di più nel caso di malattie terribile e terminali, per le quali il male è talmente sovrabbondante da apparire come la pena per un tradimento della culla naturale... ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia molti, <a href="http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/insulina-diabetica/insulina-diabetica/insulina-diabetica.html?ref=search">e molti di più ultimamente</a>, continuano a morire dopo la sospensione di cure prescritte dal medico. Questa cosa è stupefacente.</p>
<p>Da sempre il medico è il &#8220;dottore&#8221;, etimologicamente &#8220;<em>colui che insegna</em>&#8220;, che può insegnare perché è a conoscenza di cose, di rimedi, che le persone comuni non sanno. In genere ci si affida al medico come ad un grembo materno: un sospiro e via, ad assumere tutte le schifezze al sapor di big babol scritte sulla ricetta. Adesso invece la gente non crede più al medico e va dall&#8217;omeopata. L&#8217;omeopata,  un signore dagli argentei capelli e dallo sguardo profetico, che, oltre a suonare molto fico, è una persona che ti fa sentire dalla parte della natura. La medicina invece, e la scienza farmaceutica, appaiono sempre più come il male, come un rimedio demoniaco che funziona, quando funziona, &#8220;nonostante&#8221; le sante disposizioni del creato. E questo sembra valere anche di più nel caso di malattie terribile e terminali, per le quali il male è talmente sovrabbondante da apparire come la pena per un tradimento della culla naturale.</p>
<p>L&#8217;omeopatia invece no.</p>
<p>L&#8217;omeopata non ti dà cose che si chiamano <em>acido ursodesossicolico</em>, ma ti prescrive piuttosto estratto di fragola ed essenza di cipolla. E già ti fa sentire meglio, in pace con il mondo delle marmotte e dei teletubbies.<br />
L&#8217;essere umano è davvero uno strano essere.<br />
Migliaia di anni per cavar fuori dalla natura qualcosa che servisse alla vita per poi buttarsi a capofitto in pratiche che cercano di mostrare quanto il male sia un punto di vista del bene, una sua temporanea deviazione. Ti fa male lo stomaco? lascia perdere il maalox e prendi un decotto di calendula, vedrai che meraviglia. L&#8217;omeopatia si basa sul concetto che se ti fa male qualcosa devi prendere una minima dose di quel qualcosa per guarire. Ti lacrimano gli occhi? e tu mettici qualche goccettina di cipolla e vedrai che tornerai a sorridere come il culo di un bambino. Un po&#8217; come se per rimediare ad un pio colpo di pistola il medico ti portasse la pallottola e te lo appoggiasse delicatamente sul cuoricino.</p>
<p>La verità è che l&#8217;uomo non è riuscito a superare lo sgomento per l&#8217;assenza in natura dello yogurt ai frutti di bosco.</p>
<p>Allora cerca di riavvcinarsi, per come può, alla gonna di madre natura. Saltando mille anni magari. E la chimica. D&#8217;altra parte la calendula, per mitica che possa sembrare, puoi risucire ad immaginartela come una cosa creata dalla calda pietà del signore. Ma l&#8217;acido acetilsalicilico proprio no. Vagli a spiegare che dentro c&#8217;è il salice. Che è un albero, mica una batteria del nokia. Però suona male, e non ti metti a pensare che magari centinaia di chimici senza sonno ci hanno messo una vita a cercare di tirar fuori l&#8217;aspirina da un albero. E ci sono riusciti più e meglio di dio, che, fosse per lui, dentro al tubicino dell&#8217;aspirina oggi avremmo pezzetti di corteccia e un bigliettino con scritto &#8220;chupa!&#8221;.</p>
<p>E così la gente muore. Muore perché il male non si cura da sé, perché il solito padreterno ha creato sì le fragoline di bosco, ma anche le vesciche e le pustole. E non c&#8217;è modo di farle star bene insieme. Possiamo solo sperare che non le abbia create lo stesso giorno. E che, nel caso, si sia lavato le mani.</p>
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		<title>La dignità degli uomini. Inchiesta su Joseph</title>
		<link>http://www.terzadicopertina.com/2008/la-dignita-degli-uomini-inchiesta-su-joseph/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 May 2008 20:35:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cattive intenzioni]]></category>

		<category><![CDATA[Nemmeno un dio per pisciare]]></category>

		<category><![CDATA[onanismo]]></category>

		<category><![CDATA[papa]]></category>

		<category><![CDATA[Ratzinger]]></category>

		<category><![CDATA[sesso]]></category>

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		<description><![CDATA[Non stava mai in casa Joseph.

Uno di quei cretinetti sfacciati che sembrano nascere come figli d'altri. Giù urla, corse e risse con gli amici. Un vulcano. Non stava mai in casa. Anche fargli fare i compiti era una fatica, così esuberante e vivace, sembrava avesse preso il peperoncino già dalla pancia della mamma. Non stava mai in casa.

Finché, di punto in bianco, smise di uscire.

Così, senza motivo. Non usciva mai Joseph. In paese cominciarono a girare voci strane. Che il padre lo picchiasse. Che la madre non lo facesse uscire per odio nei confronti dei vicini. Che fosse malato. Molto malato. Sempre in casa. Ma Joseph stava bene, stava in camera sua, ma stava bene. Almeno fino a quando la cosa non gli sfuggì di mano. Allora non riuscì più a controllarsi, una vera droga. Invasato. Ne aveva sentito parlare...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non stava mai in casa Joseph.</p>
<p>Uno di quei cretinetti sfacciati che sembrano nascere come figli d&#8217;altri. Giù urla, corse e risse con gli amici. Un vulcano. Non stava mai in casa. Anche fargli fare i compiti era una fatica, così esuberante e vivace, sembrava avesse preso il peperoncino già dalla pancia della mamma. Non stava mai in casa.</p>
<p>Finché, di punto in bianco, smise di uscire.</p>
<p>Così, senza motivo. Non usciva mai Joseph. In paese cominciarono a girare voci strane. Che il padre lo picchiasse. Che la madre non lo facesse uscire per odio nei confronti dei vicini. Che fosse malato. Molto malato. Sempre in casa. Ma Joseph stava bene, stava in camera sua, ma stava bene. Almeno fino a quando la cosa non gli sfuggì di mano. Allora non riuscì più a controllarsi, una vera droga. Invasato. Ne aveva sentito parlare, a scuola qualche compagno più grande addirittura se ne vantava. In qualche modo possiamo pensare che si fosse anche preparato, per quanto possa esser previdente un moccioso. Eppure la cosa aveva finito per travolgerlo. Un treno in corsa sui suoi pensieri vuoti di fanciullo. La madre -  <em>che donna!</em> - sembrava averlo seguito in un cunicolo di tristezza, e lo lasciava fare, fingendo di non sapere niente. Fingendo di non vedere, per lasciarlo sfogare. All&#8217;inizio pensò fosse normale, un passaggio inevitabile e naturale. Sembrò quasi incoraggiarlo.</p>
<p>Ma una domenica capì tutto. Joseph non riusciva più a farne a meno. Non era come gli altri ragazzini. Non era una di quelle fissazioni che passano con una partita di pallone o con una scazzottata. Per Joseph era diverso. Lui non riusciva a smettere. Non riusciva più a pensare ad altro. Sempre chiuso in camera. Quelli che erano stati suoi amici cominciarono presto a prenderlo in giro. Di che cattiveria son capaci i ragazzini! Era diventato &#8216;<em>Joseph il panda</em>&#8216;, per  via di quelle occhiaie sempre stampate sul viso. Gli tiravano sassi sul vetro della finestra. E giù tutti a ridere e a sbeffeggiarlo. E la madre a piangere piano, in cucina.</p>
<p>Cambiò scuola. E quartiere.</p>
<p>Decise il padre. Decise che era ora di smetterla, di prender decisioni dure, per il suo bene. Lo mandarono in seminario, lo nascosero a tutti. E dissero che aveva avuto la vocazione, per quello era così cambiato.</p>
<p>Per anni nessuno ne sentì più parlare a Marktl. &#8216;<em>Joseph il prete</em>&#8216;, così lo liquidarono quei zoticoni.</p>
<p>Oggi non sta mai in casa, Joseph. E&#8217; vecchio e potente, ma il vizio non gli è mica passato. Solo che ha imparato a conviverci. E dice in giro che bisogna fuggirlo, come volesse far capire al mondo intero di non far la sua fine. Di non sfidare il destino.<br />
Poi quando è in casa a volte lo chiama dio. Quando non può resistere lo chiama dio. <em>Mein Gott!</em> Con degli urletti da vecchio, soffocati.<br />
E poi, stremato, lo chiama peccato. Lo chiama peccato, come gli hanno insegnato in seminario. Ma non lo fa più. Se lo fa fare.</p>
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		<title>Con il mal di denti</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 17:16:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cattive intenzioni]]></category>

		<category><![CDATA[Mano sinistra]]></category>

		<category><![CDATA[comunisti]]></category>

		<category><![CDATA[elezioni]]></category>

		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Come un pluriomicida che, con ancora la puzza di cadavere addosso, si ferma per strada a litigare con un passante per la precedenza e si fa arrestare. Così il comintern di Rifondazione Comunista è riuscito alla svelta, e con grande arguzia, a rielaborare il lutto: come fosse quello degli altri.
Si sono riuniti per capire chi fosse stato l'ultimo a ricevere la scopa e potergli dare la colpa e si sono ritrovati a sostenere mozioni contrapposte in tributo a modelli di partito così tanto diversi da meritare un titolo. Sì, perché in un partito del 3% esistono anche le correnti: "L'Ernesto", "Essere comunista", "I Bertinottiani" e via dividendo. E con 16 correnti sono riusciti a dare la colpa al simbolo, all'arcobaleno, ai salotti, alla erre moscia, a Trefoloni, ma nessuno che abbia pensato di avere un minimo di responsabilità per la mancanza assoluta di idee, per la incapacità di capire il mondo e di sperimentare nuove soluzioni, per la saccenza con la quale si sono date per scontate teorie ereditate da gente che, a differenza loro, quelle teorie le aveva inventate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come un pluriomicida che, con ancora la puzza di cadavere addosso, si ferma per strada a litigare con un passante per la precedenza e si fa arrestare. Così il comintern di Rifondazione Comunista è riuscito alla svelta, e con grande arguzia, a rielaborare il lutto: come fosse quello degli altri.<br />
Si sono riuniti per capire chi fosse stato l&#8217;ultimo a ricevere la scopa e potergli dare la colpa e si sono ritrovati a sostenere mozioni contrapposte in tributo a modelli di partito così tanto diversi da meritare un titolo. Sì, perché in un partito del 3% esistono anche le correnti: &#8220;L&#8217;Ernesto&#8221;, &#8220;Essere comunista&#8221;, &#8220;I Bertinottiani&#8221; e via dividendo. E con 16 correnti sono riusciti a dare la colpa al simbolo, all&#8217;arcobaleno, ai salotti, alla erre moscia, a Trefoloni, ma nessuno che abbia pensato di avere un minimo di responsabilità per la mancanza assoluta di idee, per la incapacità di capire il mondo e di sperimentare nuove soluzioni, per la saccenza con la quale si sono date per scontate teorie ereditate da gente che, a differenza loro, quelle teorie le aveva inventate.</p>
<p>Ma se, comunista col sonno tranquillo, dopo aver annientato la sinistra credi di poterti concedere il lusso di disquisire tra mozioni e distinguo, evidentemente consideri la politica un esercizio di stile, e te ne freghi sontuosamente di ogni obiettivo reale. La sinistra deve servire a cambiare il mondo. Punto. Se il mondo ti sta bene così com&#8217;è, non puoi essere di sinistra. E&#8217; facile. E dire il mondo non significa immaginarsi il Rwanda o il Darfur, ché di quelle povere disperazioni esotiche in realtà non frega un tubo a nessuno. Il mondo è l&#8217;ufficio, il supermercato, la scuola di tuo figlio, la domenica mattina, la pettinatura della Iolanda, la Panda e il motorino. E se vuoi cambiare il mondo devi cambiare questo, la tua vita, i tuoi valori, i tuoi obiettivi. E non devi cambiare nell&#8217;intimo, nella tua anima, come dicono quelli a cui non hanno mai fatto male i denti, no, devi cambiare il fuori, tutto il tuo fuori. Se vuoi cambiare il mondo, perché sei di sinistra, non hai una vita privata in cui rifugiarti, perchè il mondo da cambiare è anche in essa. E invece questi poderosi comunisti mi danno l&#8217;idea di avere sempre un altrove fatto di ristorantini e figli maschi in cui andarsi a riposare, un rifugio in collina pieno di borghesissime gioie incomunicabili e lontane almeno un brunovespa dalla disperazione di un mondo che fa vomitare.  Che non ti fa dormire, proprio come il mal di denti.  Ed io una cosa che sia chiama &#8220;L&#8217;Ernesto&#8221;, il comintern non me ne voglia, non riesco a immaginarmela con il mal di denti.</p>
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		<item>
		<title>Giù, a far l&#8217;Italia e gli italiani</title>
		<link>http://www.terzadicopertina.com/2008/giu-a-far-litalia-e-gli-italiani/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Apr 2008 19:33:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cattive intenzioni]]></category>

		<category><![CDATA[For a better life]]></category>

		<category><![CDATA[Mano sinistra]]></category>

		<category><![CDATA[bossi]]></category>

		<category><![CDATA[lega]]></category>

		<category><![CDATA[padania]]></category>

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		<description><![CDATA[No, non mi fa né caldo né freddo il periodico ricorso alla simbolica bellica dei leghisti. Non mi fa paura il loro menar di mani né la plateale adunata contro le angherie di Roma ladrona. Non mi fa più nemmeno pena.

Piuttosto ormai mi fa rabbia, e non per la minaccia di qualcosa che si dice di voler fare, quanto perché so bene che non lo faranno mai. E io vorrei fortissimamente che il loro testosterone si sfogasse finalmente, sulla linea gotica di Roncobilaccio, sui guard-rail della A1 e sui bagni degli autogrill.

Che un'orda incazzata di commercialisti lombardi prendesse davvero le armi in cantina per discendere la penisola.

Io, dovete perdonarmi, me lo sogno di notte questo momento. Non ne posso più di audaci minacce buone solo per dar titoli al Giornale di Feltri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No, non mi fa né caldo né freddo il periodico ricorso alla simbolica bellica dei leghisti. Non mi fa paura il loro menar di mani né la plateale adunata contro le angherie di Roma ladrona. Non mi fa più nemmeno pena.</p>
<p>Piuttosto ormai mi fa rabbia, e non per la minaccia di qualcosa che si dice di voler fare, quanto perché so bene che non lo faranno mai. E io vorrei fortissimamente che il loro testosterone si sfogasse finalmente, sulla linea gotica di Roncobilaccio, sui guard-rail della A1 e sui bagni degli autogrill.</p>
<p>Che un&#8217;orda incazzata di commercialisti lombardi prendesse davvero le armi in cantina per discendere la penisola.</p>
<p>Io, dovete perdonarmi, me lo sogno di notte questo momento. Non ne posso più di audaci  minacce buone solo per dar titoli al Giornale di Feltri.</p>
<p>Sarebbe ora che Renzo e Lucia la smettessero di tirare la pietra e nascondere la mano.  E che gli imprenditori trevigiani tirassero fuori le palle, abbandonando per un giorno le loro presse e i loro tapirulan all&#8217;occhio sfaticato dei capireparto magrebini.</p>
<p>Li voglio sulle rive dell&#8217;Arno, incazzati e violenti, a far prove di intifada. E allora sì che il ghigno deforme di Bossi acquisterebbe un valore eroico, allora sì che la incerta e sudata postura di Calderoli sarebbe degno presagio di un soqquadro epocale. Vorrei che squadracce di agricoltori brianzoli, insieme a  turgidi fornai subalpini, avanzassero inneggiando al Va&#8217; Pensiero dietro ad Olindi non più Romani, tirandosi dietro i fantocci di paglia di negri e cinesi da prendere a metaforiche e maschie vangate.</p>
<p>Vorrei che gruppi di figli di papà veneti avanzassero con i loro iPhone per rivendicare terra, terriccio e libertà, e che potessero saziarsi alle fontane di Firenze, pisciando contro i muri di campo di marte. E poi vorrei che potessero entrare nei borghi umbri rubando salsicce e salami, sbavando parolacce indicibili con desinenze in -accio, e poi scavalcare gli Appennini per far l&#8217;Italia  e gli italiani.</p>
<p>E poi li vorrei a Roma a piazza del Popolo, ubriachi di libertà, indecisi e frementi come un cane di fronte a una lucertola, pronti per far quello che hanno sempre voluto fare. Per far vedere loro chi è che mette sotto la padania, chi è che ci vuol prendere per il culo e rubarci i soldi.</p>
<p>E poi, al tramonto, finire i panini con la bresaola, farsi un&#8217;ultima pisciatina sulla fontana di Trevi, e tornare indietro nei loro paeselli senza sole. Stanchi e colmi di emozioni. A raccontare a Gianni il barista e a quella spugna di Bepin di quando son scesi giù al sud a sputar per terra e tirar giù i romani dai letti.</p>
<p>Di quella volta che gliel&#8217;han fatta vedere loro l&#8217;italia agli italiani.</p>
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		<title>La libertà dagli altri</title>
		<link>http://www.terzadicopertina.com/2008/la-liberta-dagli-altri/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2008 19:24:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cattive intenzioni]]></category>

		<category><![CDATA[For a better life]]></category>

		<category><![CDATA[confini]]></category>

		<category><![CDATA[libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa inarrestabile vocazione all&#8217;autonomia di popoli spesso noti solo come anagramma di calciatori ukraini mi lascia perplesso.
Che il glorioso popolo abkhazo (sic!) debba legittimamente aspirare ad una storica separazione dalla Georgia è fatto che di per sé meriterebbe un approfondimento sociologico e politico, per quanto l&#8217;afflato autonomista avrà indiscutibilmente solide radici e giuste cause storiche. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa inarrestabile vocazione all&#8217;autonomia di popoli spesso noti solo come anagramma di calciatori ukraini mi lascia perplesso.</p>
<p>Che il glorioso popolo abkhazo (sic!) debba legittimamente aspirare ad una storica separazione dalla Georgia è fatto che di per sé meriterebbe un approfondimento sociologico e politico, per quanto l&#8217;afflato autonomista avrà indiscutibilmente solide radici e giuste cause storiche. E che dire dell&#8217;Ossezia? Non avrà anche lei diritto ad una commovente indipendenza dall&#8217;occupante caucasico? Non ne dubito.</p>
<p>E li rispetto tutti. Così come rispetto il Kosovo, i Paesi Baschi e la Catalogna. La libertà dall&#8217;invasore non si nega a nessuno, figurarsi a piccoli paesi dalla romantica collocazione geografica e dalla auspicabile partecipazione alle batterie dei 400m alle Olimpiadi. Son paesi che, se lasciati liberi, finiscono poi per avere bandiere coloratissime e marcette arrembanti come inno nazionale. D&#8217;altra parte prima di loro anche l&#8217;Italia ha faticato parecchio per affrancarsi da occupazioni diverse, e come l&#8217;Italia quasi tutti gli Stati del mondo. Prima o poi chiunque si è trovato nella necessità di doversi liberare da vincoli esterni.  Chi per evidenti costrizioni e limitazioni della libertà, chi per vantaggi economici, chi per diversità di etnia. Così il Kosovo si è reso autonomo dalla Serbia, e prima ancora l&#8217;Ucraina dalla Russia, l&#8217;India dalla Gran Bretagna.</p>
<p>E il signor Rossi dalla signora Luisa.</p>
<p>Divisi da un pianerottolo di valori, irriducibili nella loro insanabile diversità. Chi perché il fiume ci separa e ci sarà un motivo, chi perché le Alpi non sbagliano,  chi solo perché a star da soli ci si sente grandi e importanti. E magari si crede pure che quella cosa che ogni tanto in testa fa rumore sia una cosa davvero unica, una cosa che è di chi l&#8217;ha sentita per prima.  Si crede anche che &#8220;noi siamo un popolo&#8221; e che &#8220;noi ci conosciamo tutti &#8220;, mentre no, basterà un tratto di confine, uno sguardo strano e anche la signora Luisa penserà che solo sua è la terra, solo suo è quel pensiero e che quella vita, invero,  è unica.</p>
<p>E lotterà per la libertà, anche lei per la sua libertà. E perderà.  Ché da soli è dura lottare per la libertà dagli altri.</p>
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		<title>Le parole infelici della memoria</title>
		<link>http://www.terzadicopertina.com/2008/le-parole-infelici-della-memoria/</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Jan 2008 20:39:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cattive intenzioni]]></category>

		<category><![CDATA[memoria]]></category>

		<category><![CDATA[shoah]]></category>

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		<description><![CDATA[Bisogna scegliere parole appropriate per raccontare la shoah.<br />
La memoria, si dice, è necessaria per non ripetere gli orrori del passato. Ma come può la memoria raccontare di cose che la stessa storia non è riuscita a mettere in fila in un racconto accettabile? E' una questione di parole, di accuratezza nelle scelte, per rispetto di tutti i protagonisti di quel disastro da ricordare, per rispetto dei morti.

Cominci a provare "oppressione", ma ti rimane sulla lingua quel puzzo di carne cotta e allora ti sposti su "strage". Strage ti rende giustizia, ma solo fino a quando non ricordi del sorriso dei kapò, e allora ti vien voglia di chiamarlo "massacro", perché tra la C e la R i denti ti stridono in bocca. E ti si presenta quel treno che frena sul binario coperto dalla neve. E proprio la neve ti sussurra all'orecchio che forse dovresti dire "ingiustizia", ma è perché la neve non sa dire cose che durano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bisogna scegliere parole appropriate per raccontare la shoah.<br />
La memoria, si dice, è necessaria per non ripetere gli orrori   del passato. Ma come può la memoria raccontare di cose che la   stessa storia non è riuscita a mettere in fila in un   racconto accettabile? E&#8217;   una questione di parole, di accuratezza nelle scelte, per   rispetto di tutti i protagonisti di quel disastro da   ricordare, per rispetto dei morti.</p>
<p>Cominci a provare  &#8220;<span style="font-weight: bold">oppressione</span>&#8220;, ma ti rimane sulla lingua quel puzzo di carne   cotta e allora ti sposti su &#8220;<span style="font-weight: bold">strage</span>&#8220;. Strage ti rende giustizia,   ma solo fino a quando non ricordi del sorriso dei kapò, e   allora ti vien voglia di chiamarlo &#8220;<span style="font-weight: bold">massacro</span>&#8220;, perché tra la C   e la R i denti ti stridono in bocca. E ti si presenta quel   treno che frena sul binario coperto dalla neve. E proprio la   neve ti sussurra all&#8217;orecchio che forse dovresti dire   &#8220;<span style="font-weight: bold">ingiustizia</span>&#8220;, ma è perché la neve non sa dire cose che   durano. E l&#8217;ingiustizia è una parola che si scioglie dopo   qualche risentimento, non dura, e non appaga. Restano le   &#8220;<span style="font-weight: bold">vittime</span>&#8220;, quelle sempre vive nella memoria di chi le   ricorda, ma troppo sfuggenti per restare quando non sono   altro che cenere e polpa per saponi. E nell&#8217;imbarazzo della   tua impotenza ti verrebbe voglia di chiamarlo &#8220;<span style="font-weight: bold">olocausto</span>&#8220;, ma   qui non c&#8217;è nessun dio davanti al capro sgozzato, nessun   scarificio, non per mancanza di sangue, ma per povertà di   altare.</p>
<p>Allora ti alzi dalla tua sedia e provi a staccare un   po&#8217;, provi a bere, e l&#8217;acqua ti scende nella gola come un   olio medicinale, liquido e impastato, e ti ricordi di aver   visto immagini di tutti i tipi a riguardo, ma tutte grigie,   come per voler far da sfondo a quelle casacche a strisce   cadenti. Bianco e nero, come colori non ancora sintetizzati   nella cenere di quel grigio. Nella nebbia. &#8220;<span style="font-weight: bold">Nebbia</span>&#8221; potrebbe dire   qualcosa a riguardo, la nebbia dovrebbe poter raccontare,   mischiata al fumo delle torri fumanti e all&#8217;umidità   dell&#8217;inverno polacco. Ma la nebbia svanisce e non sa   custodire memoria. Può trasportarla, la memoria, ma al primo   sole sbiadito la fa cadere su di un qualche campanile di paese, su un mercato o sull&#8217;ultimo dei cani randagi.<br />
Che   loro, i cani, non ce l&#8217;hanno mica un dio  a cui affidare ossi   e a cui domandare la strada, e così non glielo puoi levare.   Ma chi ce l&#8217;aveva un dio, di certo l&#8217;avrebbe immaginato di   miele e di vino, come un banchetto di sposi, per poi   ritrovarselo come zolfo nelle narici, come un aguzzino che   guarda altri aguzzini ammazzare, e si mordicchia le unghie,   per dissimulare uno sbadiglio, per  non essere stato in grado   di essere almeno lui a sparare.<br />
Non è &#8220;<span style="font-weight: bold">dio</span>&#8221; la parola.<br />
Ma   forse può aiutare a formare l&#8217;addio, quello dei bambini alle   madri e delle madri ai bambini, addii di chi sa che il saluto   è un&#8217;offesa se non serve che a giustificarsi per l&#8217;ultima   volta. Per quell&#8217;ultima volta. Forse l&#8217;&#8221;<span style="font-weight: bold">addio</span>&#8221; ci è d&#8217;aiuto. Dura per sempre l&#8217;addio,   e non c&#8217;è memoria che possa redimerlo. Neppure ad avere l&#8217;età   di dio si può dimenticare un addio.    Ma non lo si ricorda   mai del tutto, come il rumore di un cancello che sbatte. Il   suono, il volume, il rumore, cambiano continuamente, ma quel   colpo che batte ritorna implacabile come un dolore soffocato.   E tu sai che quello sbattere è sempre lo stesso, ma non   riesci a fissarne la frequenza, non puoi descriverlo o   provare a riprodurlo. E&#8217; come la memoria. Non si può avere   memoria della morte, la morte sarà sempre avvenuta   quand&#8217;anche la si provi a ricordare.<br />
La morte ci precede, ma   non è &#8220;<span style="font-weight: bold">morte</span>&#8221; la parola, perché questa è una morte che non   consola.</p>
<p>Per raccontare la storia di ciò che non si può ricordare   bisogna esser bravi con le parole, scegliere termini felici,   espressioni appropriate, non lasciare niente alla   sbadataggine della memoria. Ma ci puoi provare con tutte le   parole che ti vengono in mente, sbatti due volte le palpebere   per non farti confondere dalle immagini della carne bruciata,   e non ci riesci comunque. No, non ci sono termini felici   nella memoria, in quello schifo di cimitero ambulante che è   la &#8220;<span style="font-weight: bold">memoria</span>&#8220;, ma solo parole, le più infelici tra le parole,   che ti guardano fisse nel cervello.<br />
E non parlano più.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Dall&#8217;altra parte della felicità</title>
		<link>http://www.terzadicopertina.com/2007/dallaltra-parte-della-felicita/</link>
		<comments>http://www.terzadicopertina.com/2007/dallaltra-parte-della-felicita/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 Dec 2007 20:26:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cattive intenzioni]]></category>

		<category><![CDATA[comunismo]]></category>

		<category><![CDATA[Napolitano]]></category>

		<category><![CDATA[presidente]]></category>

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		<description><![CDATA[ [!Attenzione post estremista!]  
Io non sono mai stato presidente della Repubblica.
Ma se dovessi diventarlo non esitate a   spararmi in faccia. Perché è evidente che al quirinale ci si rimbecillisce velocemente.   Uno dice, cazzo, per la prima volta un comunista diventa presidente, mi aspetto almeno   che dica qualcosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gianfalco.it//" target="_blank"><img src="/public/napol_bush.jpg" align="left" hspace="3" /></a> <span style="color: #ff9900"><blink>[!Attenzione post estremista!]</blink>  </span></p>
<p>Io non sono mai stato presidente della Repubblica.<br />
Ma se dovessi diventarlo non esitate a   spararmi in faccia. Perché è evidente che al quirinale ci si rimbecillisce velocemente.   Uno dice, cazzo, per la prima volta un comunista diventa presidente, mi aspetto almeno   che dica qualcosa di rilevante, o anche che non dica nulla, che faccia qualcosa magari, che dia un segno di svolta. E invece &#8220;è necessario che si   lavori per la pace&#8221;, &#8220;e l&#8217;Europa deve operare per la sicurezza&#8221;, e poi &#8220;scommettete   sull&#8217;Italia e sulla sua vitalità&#8221;.<br />
La pace? La sicurezza? La vitalità? La vitalità???<br />
Ascolta.<br />
Hai 82 anni e vai per gli 83. Le noci non le apri più con i denti. Là sotto nulla di   apprezzabile si muove e intende muoversi. Quando eri giovane volevi un mondo migliore di   questo, o forse il comunismo te lo immaginavi così? Sei stato centanni a fare   il funzionario, il politicante, a far comizi, a far compromessi con i peggiori figuri che   un dna intrecciato sia riuscito ad assemblare. Hai consociuto Craxi, Andreotti e Cirino Pomicino.  Sei   stato in parlamento centosettant&#8217;anni.<br />
Ora sei presidente.<br />
Tutti ti rispettano e ti   considerano un simbolo come il tricolore o come gli spaghetti con le vongole. Potresti   dire qualsiasi cosa, fare qualsiasi cosa.<br />
Senti, ma che cazzo ti frega?<br />
Tra 5 anni, se   sei fortunato, sarai già un mucchietto di vermi. Ma manda tutti affanculo, no? Ti mandano   da Bush? E sputagli in faccia. Ti viene a trovare Berlusconi? E pisciagli in bocca,   cazzo. E diglielo al papa che tu con quelli come lui non c&#8217;entri niente. E dillo che questo mondo, di comunista, ha solo la rima con fascista. Con conformista, con opportunista. Dillo che   quest&#8217;Italia fa schifo, che è ormai un paese sottosviluppato e che non ha futuro.<br />
Dillo   che questo è il peggiore dei mondi possibili.<br />
Altrimenti la tua vita non sarà servita a   niente. Perché tu una possibilità l&#8217;hai avuta.<br />
Di cosa vuoi essere garanzia se ciò che   dev&#8217;essere garantito questo  mondo non l&#8217;ha mai visto? Cosa vuoi salvare se tutto ciò che è da salvare è rimasto nelle intenzioni di qualche visionario? Qui vecchio mio non c&#8217;è nulla da salvare.<br />
Non hai creduto nella possibilità   dell&#8217;uomo di cambiare tutto, e di capovolgere millenni di ingiustizie con qualche pensiero migliore? E allora due sono le cose: o pensi che queste persone, questi essere umani non   sono e non saranno mai in grado di cambiare se stessi ed il mondo, oppure ricordi loro a   cosa servono i loro gomiti e loro ginocchia. Gli ricordi che la vita, in sè, non vale   niente.<br />
E se invece pensi che gli uomini non riusciranno mai a modificare questo   vespasiano imbandito, allora fai un messaggio alla nazione, di quelli a reti unificate, di quelli belli, sontuosi, e dì che   da domani, popolo italiano, si va tutti a morire. E che tu sarai il primo, perché questa   vita è un insulto alla rabbia di chi c&#8217;è morto davvero per cambiarla. Un insulto a chi si spacca la schiena per poi trovarsi a pensare da briatore, a chi avrebbe voluto lottare ma non ha trovato le armi in cantina, un insulto a chi le cose belle le ha pensate e non ha trovato nessuno che le capisse,  a mio nonno e mia nonna che facevano mattoni per far mangiare i figli e facevano figli per non farsi mangiare dai mattoni.<br />
E dai appuntamento a tutti,   con le bandiere e con l&#8217;elmo di scipio, sotto il quirinale. Alle 11.<br />
Alle 11 l&#8217;italia finisce,   per sua scelta, e invita tutti gli altri popoli a fare lo stesso.<br />
Abbiamo fallito, hanno   fallito i nostri antenati, ha fallito la storia, e il mondo non è cambiato.<br />
E allora ti   accendi una sigaretta, tu che non fumi, ti gratti il collo, saluti i bambini in prima fila e giù, in picchiata dalla   finestra del quirinale, a spaccarti la faccia sui sampietrini. Un ammasso di ossa rotte e   di pelle vecchia e consumata. Un teorema di organi interni che sembreranno voler trovare l&#8217;uscita, finalmente.<br />
Finalmente tu, a far da garante per un paese in decomposizione.  A   rappresentarci tutti, finalmente, dall&#8217;altra parte di ciò che avresti voluto realizzare, nel nero dell&#8217;ombra della bandiera e della tua vita vecchia, dall&#8217;altra parte della felicità.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Le streghe</title>
		<link>http://www.terzadicopertina.com/2007/le-streghe/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2007 21:15:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cattive intenzioni]]></category>

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		<description><![CDATA[A Perugia ci sono le streghe. Si fuma, si scopa, si ammazza, e son le streghe a farlo. E&#8217; la notte e sono i vicoli bui. Tutti ormai hanno visto quanto male si &#232; sedimentato a Perugia. Strati di cattiveria e di immoralit&#224;, come un millefoglie di sangue e sperma. A Perugia &#232; arrivato il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Perugia ci sono le streghe. Si fuma, si scopa, si ammazza, e son le streghe a farlo. E&#8217; la notte e sono i vicoli bui. Tutti ormai hanno visto quanto male si &egrave; sedimentato a Perugia. Strati di cattiveria e di immoralit&agrave;, come un millefoglie di sangue e sperma. <br />A Perugia &egrave; arrivato il male&nbsp; ed &egrave; arrivato insieme a quei viziati di ragazzi, che oggi non sanno pi&ugrave; distinguere tra il bene e il male. Non hanno pi&ugrave; valori, non sanno pi&ugrave; darsi un verso. Si vivacchia a Perugia e si finisce per ammazzare a caso, per noia e per divertimento. Ci si droga perch&eacute; si ha tutto e si pu&ograve; far tutto. <br />Per troppa felicit&agrave;. <br />Perch&egrave; a Perugia quei ragazzi son tutti felici, come pasque. Chiedete a Meredith, ad Amanda, a Lumamba o a chi cazzo volete voi. Anche senza il microfono piumato del tg5. <br />Chiedete&nbsp; a tutti quei ragazzotti ubriachi all&#8217;uscita del pub, o a quelli che si succhiano a piacere sopra i letti in affitto a 500 euro al culo. Vi risponderanno tutti che sono contenti come matti. <br />Come matti. <br />E voi siete invidiosi, perch&eacute; verreste di corsa a scopare con le inglesine e a sfondarvi di rhum. E invece siete legati alle vostre tv e alla vostra residua maturit&agrave;, e non riuscite pi&ugrave; a muovere il culo. <br />Non siete in grando pi&ugrave; nemmeno di ammazzarvi quando vi state sul cazzo, quando la tipa non ve la d&agrave;, quando il capo vi toglie il lavoro.<br />Son venute le streghe a Perugia e hanno portato la felicit&agrave;, quello schifo di felicit&agrave; che puzza di sudore e di erba, non quella azzurra e serena delle domeniche mattina e tantomeno quella dei sorrisi ricambiati dei vecchi. <br />Una felicit&agrave; fatta per non durare, quella che non si pu&ograve; raccontare ai genitori e che non serve nemmeno ad occultare un cadavere. <br />Ad occultare un cadavere come dio comanda.</p>
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