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	<title>Terzadicopertina &#187; Cattive intenzioni</title>
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	<description>utile come la</description>
	<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 11:17:51 +0000</pubDate>
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		<title>Giù, a far l&#8217;Italia e gli italiani</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 08:33:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cattive intenzioni]]></category>

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		<category><![CDATA[Mano sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[E sì, io vorrei fortissimamente che il vostro sapido testosterone potesse sgorgare, finalmente, sulla linea gotica di Roncobilaccio, sui guard-rail della A1 e sui bagni degli autogrill in cui Lunatrav fa pompini da favola.
E  che un&#8217;orda allucinata di commercialisti lombardi prendesse davvero le armi in cantina per discendere questa stupida escrescenza d&#8217;europa.
Sarebbe ora che Renzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E sì, io vorrei fortissimamente che il vostro sapido testosterone potesse sgorgare, finalmente, sulla linea gotica di Roncobilaccio, sui guard-rail della A1 e sui bagni degli autogrill in cui Lunatrav fa pompini da favola.</p>
<p>E  che un&#8217;orda allucinata di commercialisti lombardi prendesse davvero le armi in cantina per discendere questa stupida escrescenza d&#8217;europa.</p>
<p>Sarebbe ora che Renzo e Lucia la smettessero di tirare la pietra e nascondere la mano.  E che gli imprenditori trevigiani tirassero fuori le palle, abbandonando per un giorno le loro presse e i loro tapirulan all&#8217;occhio sfaticato dei capireparto magrebini.</p>
<p>Li voglio sulle rive dell&#8217;Arno, incazzati e violenti, a far prove di intifada. E allora sì che il ghigno deforme di Bossi acquisterebbe un valore eroico, allora sì che la incerta e sudata postura di Calderoli sarebbe degno presagio di un soqquadro epocale. Vorrei che squadracce di agricoltori brianzoli, insieme a  turgidi fornai subalpini, avanzassero inneggiando al Va&#8217; Pensiero dietro ad Olindi non più Romani, tirandosi dietro i fantocci di paglia di negri e cinesi da prendere a metaforiche e maschie vangate.</p>
<p>Vorrei che gruppi di figli di papà veneti avanzassero con i loro iPhone per rivendicare terra, terriccio e libertà, e che potessero saziarsi alle fontane di Firenze, pisciando contro i muri di campo di marte. E poi vorrei che potessero entrare nei borghi umbri rubando salsicce e salami, sbavando parolacce indicibili con desinenze in -accio, e poi scavalcare gli Appennini per far l&#8217;Italia  e gli italiani.</p>
<p>E poi li vorrei a Roma a piazza del Popolo, ubriachi di libertà, indecisi e frementi come un cane di fronte a una lucertola, pronti per far quello che hanno sempre voluto fare. Per far vedere loro chi è che mette sotto la padania, chi è che ci vuol prendere per il culo e rubarci i soldi.</p>
<p>E poi, al tramonto, finire i panini con la bresaola, farsi un&#8217;ultima pisciatina sulla fontana di Trevi, e tornare indietro nei loro paeselli senza sole. Stanchi e colmi di emozioni. A raccontare a Gianni il barista e a quella spugna di Bepin di quando son scesi giù al sud a sputar per terra e tirar giù i romani dai letti.</p>
<p>Di quella volta che gliel&#8217;han fatta vedere loro l&#8217;italia agli italiani.</p>
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		<title>L&#8217;uomo che si mostrava alla gente</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 16:39:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cattive intenzioni]]></category>

		<category><![CDATA[Poi c'era l'uomo]]></category>

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		<description><![CDATA[Poi c'era l'uomo che si mostrava alla gente. Ma non era uno di quelli da film, con l'impermeabile bianco sporco e i mocassini marroni, no, e non sceglieva nemmeno i parchi o i parcheggi, per mostrarsi. Lui andava sui treni, o in metro, in tram, dovunque la gente fosse in movimento, e lo faceva con particolare attenzione. Non gli importava chi ci fosse di fronte, o vicino, lui si mostrava, non era lì semplicemente per farsi vedere. Amava i momenti morti, quelli in cui il vecchio posa la settimana enigmistica, o il venerdì di repubblica, sul sedile del posto vicino, o la studentessa controlla gli sms sul cellulare...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poi c&#8217;era l&#8217;uomo che si mostrava alla gente. Ma non era uno di quelli da film, con l&#8217;impermeabile bianco sporco e i mocassini marroni, no, e non sceglieva nemmeno i parchi o i parcheggi, per mostrarsi. Lui andava sui treni, o in metro, in tram, dovunque la gente fosse in movimento, e lo faceva con particolare attenzione. Non gli importava chi ci fosse di fronte, o vicino, lui si mostrava, non era lì semplicemente per farsi vedere. Amava i momenti morti, quelli in cui il vecchio posa la settimana enigmistica, o il venerdì di repubblica, sul sedile del posto vicino, o la studentessa controlla gli sms sul cellulare. E non faceva gesti eclatanti, niente seghe o striptease, robe da clown, semplicemente si mostrava, come si fa allo specchio del bagno, con un&#8217;occhiata superflua dopo aver pisciato.Si slacciava delicatamente i pantaloni, si abbassava quel tanto che basta la lampo, e liberava un cazzo anonimo con la punta di prugna di due giorni. Questa cosa gli era già costata delle grane, soprattutto con certe signore dalle borse sgargianti. Più di una volta l&#8217;avevano portato al comando dei carabinieri, e se l&#8217;era cavata con qualche ammonimento e qualche colpo sordo all&#8217;addome.</p>
<p>Lui si mostrava, per quel poco che si poteva vedere tra le pieghe dei pantaloni di lino, e un calore benigno gli saliva al cervello. Era come in certi film, quando nelle scene clou i colori diventano più carichi e caldi, come nella scena finale di saranno famosi. E lui allora si guardava intorno per controllare che colore avesse, questa volta, il suo pubblico, e dopo qualche secondo, era già pronto per ricevere la sua acclamazione, saltando giù svelto alla prima fermata disponibile. Sgattaiolava giù, con la camicia a coprire le feritoie delle dita che lasciavano scorgere ancora qualche piega rammucchiata del suo cazzo, incerto tra dentro e fuori. A volte lo seguiva qualche insulto generico, e qualche &#8220;ma guarda cosa tocca vedere&#8221;, di signori troppo seduti per rimostranze più virili.<br />
Quella mattina l&#8217;uomo che si mostrava alla gente salì sul vagone finale della linea rossa, a San Babila, e si sistemò in un posto esterno, con la spalla appoggiata al finestrino. In due minuti era già pronto per entrare in scena, con il suo sacchetto molliccio dentro al pugno, che faceva capolino in pochi istanti con un movimento confuso delle dita, come il corpo di una medusa. La voce metallica annunciava già Palestro, e lui era già pronto al balzo verso l&#8217;uscita, quando scorse l&#8217;impossibile ghigno di una ragazzina slavata che gli sedeva di fronte.</p>
<p>L&#8217;uomo che si mostrava alla gente si risistemò al suo posto e provò a sollevare per un attimo la camicia, in un gesto interrogativo, e con il cazzetto che gli era scomparso tra le dita sudate. La ragazzina, borsetta rossa e una camicina abbottonata sul niente,  non aveva riposto il sorrisino, anzi sembrava volerlo rassicurare, con due occhiate alla proprie ginocchia. L&#8217;uomo, allora, avanzò sul palcoscenico dalle linee di retrovia spingendosi fin dove poteva vedere il suo pubblico, come un monologhista americano, e lasciò cadere il suo cazzo rincuorato lungo il declivio delle sue cosce secche. Fu allora che si spinse a fare quello che un grande attore non dovrebbe mai fare, guardare in faccia gli spettatori, oltre l&#8217;abbaglio dei fari di scena, e vide chiaramente che la ragazzina aveva abbassato di qualche centimetro il bordo a molla dei suo calzoni, mostrando il ciuffetto improbabile di una fica presunta.  L&#8217;uomo e la ragazzina saltarono via a Porta Venezia sgusciando in direzioni opposte, senza regalarsi un inchino.<br />
I giorni seguenti l&#8217;uomo tornò là, per il suo rituale, e per una conferma, e la ragazzina c&#8217;era, anche lei, al medesimo posto, con il ritmo devoto delle ballerine di fila. L&#8217;uomo e la ragazzina perfezionarono il pezzo, in prove sempre più perfette, con la dedizione di teatranti da operetta, limando il superfluo e improvvisando con degli inserti a sorpresa, un capezzolino rosa ribelle, o un sorriso con i denti a vista.</p>
<p>Il giorno della prima, l&#8217;uomo, ormai preparato con cura ogni dettaglio, arrivò sul posto con qualche minuto di anticipo, e prese il suo posto. Con l&#8217;emozione del perfezionista, l&#8217;eccitazione delle grandi cose, il timore delle storie decisive.</p>
<p>Due giorni dopo, al commissariato, l&#8217;uomo che si mostrava alla gente, come dal dentista, si sciacquò per la terza volta la bocca sputando sangue e saliva schiumosa, e ripetendo che no, non l&#8217;aveva fatto per sesso, e che a lui non interessavano le ragazzine. E che no, il fatto che con lei ci fosse anche  il suo ragazzo non l&#8217;aveva intimorito nemmeno un pochino, e che anzi, lui nemmeno l&#8217;aveva visto quel tipo. E poi sì, lo aveva fatto altre volte, era tutto vero, ma era per un fatto suo, e lei non c&#8217;entrava niente. Non c&#8217;entrava un cazzo nessuno. Vaffanculo.</p>
<p>Tre giorni dopo tornò al suo posto, sulla solita Linea rosso carne, e andò a sedersi come sempre. La ragazzina era là, con gli occhi abbassati. E un&#8217;amica che faceva tante di quelle mosse con le mani. Lui non fece nulla, nemmeno un cenno e prese a fissarle. La ragazzina non alzò gli occhi se non per dare a vedere che non voleva guardare. L&#8217;amica continuava a gesticolare e a fare facce da &#8220;guarda, non ci crederai&#8221;. Porta Venezia. L&#8217;uomo che si mostrava alla gente si alzò per uscire, nello stesso istante fece per muoversi anche la ragazzina. L&#8217;amica si sistemò i jeans per teenrli in bilico esattamente sul taglio del culo, e poi si alzò, lanciando in avanscoperta le tette grasse e le sopracciglia a punta per darle in pasto al mondo, che le aspettava senza emozione.<br />
L&#8217;uomo e la ragazzina incrociarono solo per un attimo lo sguardo, appena fuori, sulle scale. L&#8217;amica li guardò entrambi, con la fretta delle dive annoiate, poi tornò a scappare. L&#8217;uomo e la ragazzina, nello stesso momento, si portarono le mani sul ventre, e si coprirono i pantaloni allacciati, con le mani, con la camicia, la maglia, cristo, la madonna e il bambino, e altre mille cose che non ci stavano dentro. Imbarazzati e increduli, in mezzo a quella moltitudine ribollente di depravati stranieri.</p>
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		<title>Una mattina mi son svegliato</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 13:08:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Asides]]></category>

		<category><![CDATA[Cattive intenzioni]]></category>

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		<category><![CDATA[25aprile]]></category>

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		<description><![CDATA[Una mattina mi son svegliato e ho ascoltato la liturgia della pacificazione, mi son svegliato, una mattina, e ho pensato a questa pace , a questa concordia, a questa riconciliazione. Mi son svegliato e ho visto dei signori uscire dalla chiesa alle 11 di mattina e avere sotto braccio un fucile a canne mozze, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una mattina mi son svegliato e ho ascoltato la liturgia della pacificazione, mi son svegliato, una mattina, e ho pensato a questa pace , a questa concordia, a questa riconciliazione. Mi son svegliato e ho visto dei signori uscire dalla chiesa alle 11 di mattina e avere sotto braccio un fucile a canne mozze, a forma di borsello. Quella mattina mi son svegliato e ho visto persone fare la fila davanti al tribunale per vedere uscire l&#8217;imputato, per vedersi vedere l&#8217;imputato. E la legge del &#8220;chi avrebbe potuto immaginarlo&#8221; con lui. Ho visto, una mattina, appena alzato, buttar via parole come fossero bucce di banana, e dire democrazia per intendere la legge del &#8220;comunque&#8221; e dire noi per significare proprio &#8220;noi&#8221;. E basta. Una mattina mi son svegliato e ho trovato preti  assolti con un ave maria. Assolti dall&#8217;aver violentato anche quel che resta di un cristo da sagrestia. Un cristo ingrassato come un maiale.<br />
Mi son svegliato e ho visto squadre di ragazzi passeggiare felici con i loro vestiti firmati, ho visto quei ragazzi grattarsi proprio all&#8217;altezza di quelle firme, marchiate sulla loro pelle di vacche. Una mattina mi son svegliato e ho trovato centinaia di morti sulle strade, ho sentito maledire le strade e i morti stessi, dall&#8217;autoradio di una porsche. Mi son svegliato, una mattina, e  ho visto un milione di persone alle frontiere, e un contadino sudato rinforzare lo steccato del pollaio. Ho visto anche tante persone per bene quella mattina, in attesa del pranzo della domenica, passeggiare nei viali del peggiore dei mondi possibili. Una mattina mi son svegliato e ho trovato i malati bestemmiare la morte, e non la vita. <strong>Mi son svegliato e ho pensato si trattasse di un giorno come gli altri, e invece era la liberazione</strong>. Libertà dal fascismo e dal nazismo, libertà dalla gente e dalla loro stupidità. E dai sorrisi a mezza bocca.</p>
<p>Mi son svegliato e si festeggiava la liberazione, qualcuno era d&#8217;accordo, qualcuno no, ma tutti erano lì a considerare la bellezza di quella giornata di sole, ormai si poteva uscire anche solo con la camicia. Una mattina mi son svegliato e ho visto anziani ricordare quei giorni di guerra e di sangue e poi voltarsi per trovare il pacco da centomila euro. <strong>Ho visto la distrazione della storia e il compromesso dell&#8217;eccezione</strong>, la crudeltà del buon senso e l&#8217;inutilità di ogni pur minima forma di parziale felicità. Una mattina mi son svegliato e ho sentito parlare di riconciliazione, di Stato e di benessere. Di vittime o di carnefici, mai di entrambi. <strong>Ho visto la natura umana e tutto lo schifo che contiene</strong>. Ho visto gente commossa ascoltare i racconti dei morti, asciugandosi le lacrime con la pelle di quei morti.  Ho sentito di uguaglianza di fronte alla morte, e di disuguaglianza di fronte alla vita.</p>
<p>Una mattina mi son svegliato e sono andato a pisciare. Il rumore di quella liberazione, goccia a goccia sul fondo, non era un bel rumore e puzzava di piscio.<br />
Perchè quella mattina io mi son svegliato. E ho trovato l&#8217;invasor.</p>
<p>*******************************************************<br />
<strong>Un post per riscoprire le nostre <a href="http://www.mondine.it/radici-resistenti/">Radici Resistenti<br />
</a></strong></p>
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		<title>Ma signorina ma com&#8217;è bella</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 09:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cattive intenzioni]]></category>

		<category><![CDATA[Timesnewroman]]></category>

		<category><![CDATA[amore]]></category>

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		<category><![CDATA[storie]]></category>

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		<description><![CDATA[E così un giorno ti ritrovi che ti sembra di non aver mai visto nulla del genere, tornando a casa, con la busta della Coop. Roba di anni di lavoro artigiano. Bella come le fragole il 18 maggio, con il Giro d'Italia alla tivvù. E poi lucente, illuminata, scolpita da curve e fendenti con un coltello a lama liscia. E allora la avvicini e ci provi nei modi più incredibile che conosci. Le dici, ma signorina, ma com'è bella, ma chi l'ha fatta così. Le chiedi se esiste, e se la sua pelle è edificabile, se digerisce all'ingiù, e lei ti dice che sì, c'è sempre stata, ma da un'altra parte, e tu non la vedevi. E così la porti a cena, e le racconti tante cose, le dici che avresti potuto parlarle di Anassimandro, dello strutturalismo e di quell'ottimo brodetto di pesce. E poi lei ci sta, ti elegge, hai la schiacciante maggioranza della totalità delle sue parti, e tu ci credi, vai avanti e la fai tua, che stronzata questa di far propria la gente... [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E così un giorno ti ritrovi che ti sembra di non aver mai visto nulla del genere, tornando a casa, con la busta della Coop. Roba di anni di lavoro artigiano. Bella come le fragole il 18 maggio, con il Giro d&#8217;Italia alla tivvù. E poi lucente, illuminata, scolpita da curve e fendenti con un coltello a lama liscia. E allora la avvicini e ci provi nei modi più incredibile che conosci. Le dici, <strong>ma signorina, ma com&#8217;è bella</strong>, ma chi l&#8217;ha fatta così. Le chiedi se esiste, e se la sua pelle è edificabile, se digerisce all&#8217;ingiù, e lei ti dice che sì, c&#8217;è sempre stata, ma da un&#8217;altra parte, e tu non la vedevi. E così la porti a cena, e le racconti tante cose, le dici che avresti potuto parlarle di Anassimandro, dello strutturalismo e di quell&#8217;ottimo brodetto di pesce. E poi lei ci sta, ti elegge, hai la schiacciante maggioranza della totalità delle sue parti, e tu ci credi, vai avanti e la fai tua, che stronzata questa di far propria la gente. La schianti con orgasmi da avanspettacolo e millanti organi riproduttivi con interlinee non di questo mondo. E lei ci sta, e tu la apposti, e le chiedi ma sei tu? ma davvero non ti avevo vista? Ma dov&#8217;eri che io eran dieci anni che ti cercavo? E lei sì, son qui, ci siamo semplificati come tre e meno tre e tanti zeri a questionare, e scopiamo che a far l&#8217;amore son bravi tutti. E la porti con te, allora, e la digerisci, e la massacri di cose belle, e la circumnavighi con la tua spocchia di amante amato. E lei ti ama, non sai quanto, e lei ti ama, le vedi negli occhi e nel rosa delle mani che ti ama per elezione, come un popolo di un paese ancora memore della dominazione, ti ama come il boom economico, come la seicento, e tu ti mangi tutto il suo amore, e il tuo, nello stesso piatto.</p>
<p>E così lei svanisce, perché diventa come il tuo intestino, o un piede. &#8220;Siamo parte della stessa cosa&#8221; le dici, siamo un corpo solo. E lei ti dice che sì, che lei c&#8217;è sempre stata. E tu allora un giorno torni a casa, con due buste della Coop, e la guardi, e le fai cenno con un sorriso qualsiasi, <strong>ma signorina, mi scusi, devo essermi sbagliato.</strong><strong><br />
</strong></p>
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		<title>La ballata della corruzione</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 18:29:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cattive intenzioni]]></category>

		<category><![CDATA[Poi c'era l'uomo]]></category>

		<category><![CDATA[corruzione]]></category>

		<category><![CDATA[morte]]></category>

		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<category><![CDATA[tangenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Guarda quel cappio. Se il soffitto non fosse così grigio e anonimo sarebbe un pezzo di design nemmeno da poco. Se il muro non fosse così spoglio sarebbe anche bello lasciarlo lì a penzolare, come un macabro amuleto. Ma tu guarda quel cappio, e immagina i segni blu sul collo dopo che l&#8217;avranno staccato,  con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Guarda quel cappio. Se il soffitto non fosse così grigio e anonimo sarebbe un pezzo di design nemmeno da poco. Se il muro non fosse così spoglio sarebbe anche bello lasciarlo lì a penzolare, come un macabro amuleto. Ma tu <strong>guarda quel cappio</strong>, e immagina i segni blu sul collo dopo che l&#8217;avranno staccato,  con il gesto di quando si separa la crosta dalla porchetta, e la carne di diversi colori, intorno.</p>
<p>Guardalo, ma con convinzione, come si guarda la porta della metro che si apre, con una composta naturalezza. Te la immaginavi più spessa la corda, come nei film western, nodosa e consumata, come se avesse già sopportato tante di quelle pene penzolanti. E invece è un filo, una cinta, un cavo. Senza poesia. <strong>Morte di uso quotidiano</strong>.<br />
Non hai ammazzato, non che tu sappia, non hai massacrato, non hai sparato, non hai sotterrato cadaveri con la vanga. Solo cose di uso quotidiano, qualche mila euro, qualche telefonata, quel tuo amico, quell&#8217;appalto. La tua macchina nuova, in garage, la guiderà tuo figlio tra due anni. Non sarà nemmeno più nuova allora. Le cose invecchiano e passano, ti ricordi forse dei soldi che ti son passati per mano? Sui dollari non cambiano mica le facce sulle banconote, no, son sempre quelle. Nell&#8217;euro le hanno tolte proprio, han messo monumenti, simboli. <strong>La gente non deve distinguere ogni singolo foglietto di carta</strong>. I soldi son tutti uguali, ognuno è lo stesso. Passano di mano e sembrano tanti, ma sono come le mutande, te le rigiri e te le cambi, ma poi son sempre quelle che <strong>tornano a riscaldarti il culo</strong>.<br />
Non hai fatto altro che andare avanti con le solite cose, la famiglia, la casa, la vacanza in Messico, l&#8217;anno scorso. Tutti quei pranzi di lavoro. I pranzi di lavoro sono una di quelle cose che ti fanno sentire importante, perché quando mangi per guadagnare non sei come gli agricoltori o gli operai, che facevano il contrario, sei come dio. Impasti la creta, con il tuo sputo. Tutti quei pranzi poi diventano tutti uguali, pure loro. Chiacchiere e <em>stavolta-pago-io</em> lasciati sul tavolo.</p>
<p><strong>Tu non hai mai pagato</strong>, avresti dovuto pensarci.</p>
<p>E&#8217; vero, le cose scorrono senza che ce ne accorgiamo. Le cose, semplicemente, <em>accadono</em>. Le costruisci con piccoli dettagli inessenzali, con rapide premure e parole inappropriate. E se, quando accadono, accadono bene, allora le lasci fare, ché non si dice di no alla fortuna.  E <strong>non sei il solo, sono tutti</strong>. Ora ci ripensi che quella volta tu l&#8217;avevi detto,  e ti prendevano per fesso, pavido, per femminiello. Avevi avuto come una soffiata dalla paura, ma hai lasciato fare. Un presentimento, di quelli che ti colgono al buio.</p>
<p><strong>Siamo uomini, si sbaglia</strong>.</p>
<p>E&#8217; vero. Per questo devi essere risoluto e pensare a tutto, questa volta.<br />
Guarda quel cappio, guardalo bene. Sei tu che comandi, non è lui. Sei tu che dovrai averlo voluto, quando sarai sull&#8217;articolo del Corriere. Ogni singolo segno sul collo, ogni tratto deformato del volto.</p>
<p>Sei un pezzo di carne che pende, da sempre; sei un fatto che è sucesso, una storia poco interessante, un nome su un verbale. Devi solo accadere. I fatti accadono, e gli uomini, e le vite.</p>
<p><strong>Siamo uomini, si muore.</strong></p>
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		<title>Un sacco di gente migliore</title>
		<link>http://www.terzadicopertina.com/2008/un-sacco-di-gente-migliore/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 17:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[E così ieri c'è stata la grande manifestazione del Piddì. Un sacco di gente e un bel discorso di Veltroni. C'era pure il sole.

Io invece stamattina ero al bar a fare colazione. C'era poca gente e di fianco al mio tavolino, c'erano due carabinieri, un uomo e una donna. Io, da par mio, facevo l'intellettuale leggendo i voti di siena-catania sulla gazzetta dello sport, i militari invece si attardavano in chiacchiericcio. Lei era una zoccola, un'evidente e lampanbte zoccola. Non che io abbia nulla contro le zoccole, ma lei lo era con sufficienza, e la sufficienza mi dà fastidio. Non per niente stavo leggendo i voti di siena-catania sulla gazzetta dello sport. Il carabiniere, da galante sottoproletario, sciorniava battutine sottili e garibaldine, al cospetto di una carabiniera che di garibaldino avrebbe tranquillamente apprezzato i paracarri dei mille...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E così ieri c&#8217;è stata la grande manifestazione del Piddì. Un sacco di gente e un bel discorso di Veltroni. C&#8217;era pure il sole.</p>
<p align="left">Io invece stamattina ero al bar a fare colazione. C&#8217;era poca gente e di fianco al mio tavolino, c&#8217;erano due carabinieri, un uomo e una donna. Io, da par mio, facevo l&#8217;intellettuale leggendo i voti di siena-catania sulla gazzetta dello sport, i militari invece si attardavano in chiacchiericcio. Lei era una zoccola, un&#8217;evidente e lampante zoccola. Non che io abbia nulla contro le zoccole, ma lei lo era con sufficienza, e la sufficienza mi dà fastidio. Non per niente stavo leggendo i voti di siena-catania sulla gazzetta dello sport. Il carabiniere, da galante sottoproletario, sciorinava battutine sottili e garibaldine, al cospetto di una carabiniera che di garibaldino avrebbe tranquillamente apprezzato i paracarri dei mille. Dopo un buon quarto d&#8217;ora di pinzillachere finto-saputelle il militare ha avanzato l&#8217;attacco con le sue ferraglie tardo-risorgimentali: &#8220;e alla cena stasera che ti metterai?&#8221; &#8220;e con Elena ti sei già messa d&#8217;accordo?&#8221; &#8220;e magari ci vediamo un po&#8217; prima per l&#8217;aperitivo, vi porto io&#8221;. E la volgare femmina, a ribadir fregnaccia : &#8220;sì, anzi adesso mando un messaggio <em>alla </em>Elena&#8221;, e dopo l&#8217;armeggiar di dita, esplode un impareggiabile &#8220;ma come si scrive &#8216;<em>sommelié</em>&#8220;? E l&#8217;impavido: &#8220;&#8230;<em>sommelié</em>??&#8221; La vacca: &#8220;sì, per dirle che ci fai tu da sommelier, da autista!&#8221;.</p>
<p>Non che mi aspettassi un sette per Maccarone, o la sinistra, ma cazzo.</p>
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		<title>L&#8217;uomo che al posto delle doppie aveva uno spazio</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 17:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cattive intenzioni]]></category>

		<category><![CDATA[Poi c'era l'uomo]]></category>

		<category><![CDATA[Timesnewroman]]></category>

		<category><![CDATA[amore]]></category>

		<category><![CDATA[racconti]]></category>

		<category><![CDATA[sesso]]></category>

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		<description><![CDATA[Poi c&#8217;era un uomo bruttissimo, un deforme. Era l&#8217;uomo che al posto delle doppie aveva uno spazio. Non era infelice, aveva imparato a dimenticare quel suo difet o. Viveva in una pic ola casa, usciva di rado e di rado incontrava qualcuno. Viveva normalmente, acquistava pane e pasta, faceva tante cose, usando tantis ime let [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poi c&#8217;era un uomo bruttissimo, un deforme. Era l&#8217;uomo che al posto delle doppie aveva uno spazio. Non era infelice, aveva imparato a dimenticare quel suo difet o. Viveva in una pic ola casa, usciva di rado e di rado incontrava qualcuno. Viveva normalmente, acquistava pane e pasta, faceva tante cose, usando tantis ime let ere, parole di ogni tipo e frasi che suonavano bene. Il suo problema lo incontrava solo quel e volte in cui avreb e voluto dire qualcosa di importante, tipo l&#8217;amore. O il ses o. Il ses o, soprat u t o,  gli riusciva male, perché farlo con quel a sincope in mez o non è mica facile, tut o  sbilanciato sul e finali, orgasmi senza continuità, poveri di enfasi,  dimez ati.  Come con un postino che ti citofona proprio quando sei nel a fase delle volgarità.</p>
<p>L&#8217;uomo che al posto delle dop ie aveva uno spazio, un giorno, uscì di casa con un&#8217;intenzione, con una volontà precisa, e andò da tut e le don e che aveva amato. A ciascuna lasciò un fiore, e un bigliet o. Ogni fiore era diverso, ma sul bigliet o c&#8217;era scrit a la stes a cosa: quel a cosa che ti chiedevo, io non l&#8217;ho mai chiamata ses o, perché non ho dop ie io, e non son capace,  io,  quel o,  lo chiamavo fiore.</p>
<p>Lo chiamavo fiore, stupida puttana.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;avvelenato</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 15:53:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cattive intenzioni]]></category>

		<category><![CDATA[Mano sinistra]]></category>

		<category><![CDATA[baldracche]]></category>

		<category><![CDATA[Napolitano]]></category>

		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<category><![CDATA[Ratzinger]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è parlato di pompini, di papi e di Napolitani, tutte cose che andrebbero nominate solo  con cento euro in mano e con la mano sulla nuca di qualche nuova migrante. Ma a Piazza Navona, su di un palco, non sia mai, non si fa. Perché così si alimenta l'antipolitica, si dà una brutta immagine dell'Italia, si fa caciara da trattoria. Veltroni, che è il massimo del progressismo di questo paese (che non a caso è fatto a stivale), ha avuto male al pancino a sentir dire tutte quelle cosacce. Perché così non si vince, così si fa il gioco di Berlusconi, così si allontanano i cattolici e i moderati. Io per la politca non esisto, ed è per questo che non esisto. Perché io allontano, divido, faccio turpiloquio e non concilio. Strappo, mi incazzo, offendo e ho pure la puzza sotto il naso...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è parlato di pompini, di papi e di Napolitani, tutte cose che andrebbero nominate solo  con cento euro in mano e con la mano sulla nuca di qualche nuova migrante. Ma a Piazza Navona, su di un palco, non sia mai, non si fa. Perché così si alimenta l&#8217;antipolitica, si dà una brutta immagine dell&#8217;Italia, si fa caciara da trattoria. Veltroni, che è il massimo del progressismo di questo paese (che non a caso è fatto a stivale), ha avuto male al pancino a sentir dire tutte quelle cosacce. Perché così non si vince, così si fa il gioco di Berlusconi, così si allontanano i cattolici e i moderati. Io per la politca non esisto, ed è per questo che non esisto. Perché io allontano, divido, faccio turpiloquio e non concilio. Strappo, mi incazzo, offendo e ho pure la puzza sotto il naso.</p>
<p>E&#8217; che sarei di sinistra. Ma il condizionale in cui mi ha relegato questo paese mafioso fa sì che io non possa prendermela con nessuno. Cosa posso dire a Veltroni? Che ha la dignità di un pompino frettoloso? No, non ce l&#8217;ha e non è lui a dovermi rappresentare. Che dico ai santi cattolici e apostolici indignati che si fanno le seghe con le mani degli altri perché a loro fa senso? Loro non sono la mia religione. Non dovrei nemmeno parlarci. E alla destra? Ai liberali? Ai ricchi? Alle puttane della TV? Alla Parietti? Cosa dovrei dire alla Parietti che fa l&#8217;opinionista in tivvù? Nulla, per loro, a maggior ragione, sono solo un&#8217;eccezione, un&#8217;anomalia. Non esisto, e loro non possono esistere per me.</p>
<p>Non ci sono, e quando passo borbottando come un vecchio incazzato loro non mi sentono. E allora lo dico per me, per vederlo scritto, come nei cessi degli autogrill: <em>Tamara trans, pompini da sballo - 339846865</em>. Napolitano è un vecchio deficiente, un coglione che davanti al nome non ha un Sig. e nemmeno un Dott., ha un Ex. Un vecchio con la sua stupida idea di unità nazionale, di valori condivisi, di dialogo. Di stocazzo, ché qui l&#8217;unica cosa che ci unisce è la fotosintesi clorofilliana.</p>
<p>Proprio sopra le piastrelle azzurrine scrivo che il fatto che la Carfagna sia diventata ministro grazie ad un pompino non è un demerito, perché Alfano è sicuramente meno bravo a succhiare cazzi. Eppure.</p>
<p>E scrivo anche che Ratzinger no, non voglio che vada all&#8217;inferno, perché lì troverebbe quanto meno Hitler, o Mussolini, o anche il tipo abbronzato che fa la pubblicità delle suonerie su italiauno, e non mi piace l&#8217;idea che dei nazisti passino l&#8217;eternità a scambiarsi affettuosi bacini sul collo e suonerie. <em>Samantha bocca d&#8217;ora chiamami 3407656541</em>. In paradiso piuttosto, un paradiso proprio come se lo immagina lui, con i santi e con i preti. A prenderlo in culo per sempre da grassi cardinali sudati.</p>
<p>E scrivo pure che Berlusconi non è peggio di quelli che lo considerano un cattivo politico. Quelli che lo stanno a sentire e che ne parlano nei paginoni dei quotidiani, spiegando che il suo difetto è di curare i suoi affari. Non è diverso da loro, perché sono proprio loro l&#8217;affare principale di Berlusconi. La carne umana. <em>Troia disponibile 338765765 dopo le 22</em>. Berlusconi, ma anche Casini, Bossi, Gasparri e la Carfagna, pescate a piene mani dal calderone, non sono cattivi politici, sono merda. E della merda non serve parlare negli editoriali, basta tirare lo sciacquone. E non dico merda nel senso di brutte persone, di gente con la quale non vorrei aver nulla a che fare, no, parlo proprio di merda. Quella con i grumi. Bicolore, molle, liquida o secca. Di una cosa che non ha nessuna dignità da poter salvare, di una cosa che se non esistesse sarebbe meglio, di una cosa per la quale il fatto che non stia sotto terra è un&#8217;aggravante. L&#8217;aggravante di una cattiva destinazione d&#8217;uso. Come per Fini, che avrebbe dovuto fare i tortellini spadellabili, non il presidente della camera.</p>
<p>Io odio la stupidità, non la compatisco. Gli stupidi non dovrebbero esistere, perché solo gli stupidi possono essere delinquenti. La mafia è tremendamente stupida. Gli imprenditori figli di papà sono incredibilmente coglioni, dei buoni a nulla. I politici che si fingono di sinistra sono stupidi, non in malafede, solo stupidi. E soprattutto i furbi sono stupidi. Che muoiano tutti i furbi. E vada affanculo anche chi li piange. Perché un furbo non dovrebbe avere amici, familiari o portaborse. E se li ha si tratta sicuramente di altri stupidi. Quelli che poi li votano con le loro dita corte e con il raziocinio di un appuntamatite. Che muoiano anche loro. <em>Jessica culo da sballo 333876899</em>. Così non si vince, perché la gente vuole serenità e fiducia. I deficienti vogliono che si dica loro che ci sono possibilità per tutti. E invece no. Alla stupidità non c&#8217;è rimedio, è una condanna eterna e irrevocabile. Anzi, lo scrivo proprio sopra lo scarico del cesso: sei stupido, è finita.</p>
<p>Sei cattolico, sei fascista, sei arrivista e coglione. Non hai letto Wittgenstein, magari, pur avendo centinaia di suonerie e una macchina lunga e nera. Lo so, così non vincerò mai nulla, figuriamoci le elezioni, non governerò niente e nessuno, sarò sfruttato, odiato e allontanato. Ma non scenderò mai a patti con la vostra grassa stupidità. Semmai chiamate Jessica, o la Carfagna, culo da favola, non han problemi loro a inginocchiarsi, dopo le 22. Io sarò da qualche parte, tranquilli. Perdente e ininfluente, tutto preso a pisciare per terra.</p>
<p>A pisciare per terra per sporcarvi il mondo.</p>
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		<title>Fa niente</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 20:10:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cattive intenzioni]]></category>

		<category><![CDATA[Poi c'era l'uomo]]></category>

		<category><![CDATA[Timesnewroman]]></category>

		<category><![CDATA[fannulloni]]></category>

		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Non fa nulla. Aspetta l'ora di uscire e il che suo orologio, appoggiato sul tavolo, faccia il suo lavoro. Nella scrivania ci sono le solite cose, e lui ormai le ignora. Il collega ce l'ha di fronte e nemmeno lo vede. Niente, non fa niente. Nemmeno si annoia.

Si dice che dio il mondo l'abbia creato per noia e che poi, come un bambino viziato lo abbia abbandonato in un angolo.

Lui il mondo nemmeno l'avrebbe pensato.

Perchè la noia richiede fatica e chi ce l'ha la sua parte l'ha già fatta. Lui no, lui non lavora, non si stanca e non si annoia.
Persiste, si direbbe. Come una lampadina spenta...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non fa nulla. Aspetta l&#8217;ora di uscire e che il  suo orologio, appoggiato sul tavolo, faccia il suo lavoro. Nella scrivania ci sono le solite cose, e lui ormai le ignora. Il collega ce l&#8217;ha di fronte e nemmeno lo vede. Niente, non fa niente. Nemmeno si annoia.</p>
<p>Si dice che dio il mondo l&#8217;abbia creato per noia e che poi, come un bambino viziato, lo abbia abbandonato in un angolo.</p>
<p>Lui il mondo nemmeno l&#8217;avrebbe pensato.</p>
<p>Perchè la noia richiede fatica e chi ce l&#8217;ha la sua parte l&#8217;ha già fatta. Lui no, lui non lavora, non si stanca e non si annoia.<br />
Persiste, si direbbe. Come una lampadina spenta.</p>
<p>E poi arriva il momento di andare. Non ne è felice, perché non ha nulla da abbandonare. Semplicemente si alza, prende la sua vecchia borsa di cuoio consumato, saluta e se ne va.<br />
Senza aver fatto nulla, senza un ricordo di qualcosa, di qualcuno, di una incazzatura. Se ne va come una placenta, uscendo di scena nel cestino di una sala parto.</p>
<p>Si dice che sia furbo. E bastardo. Che non gliene freghi niente dei suoi colleghi, del suo ufficio, di nulla. Che fuori faccia un mucchio di cose, di cui non parla con nessuno. Che abbia donne, soldi e che si aggiri di sera in quartieri strani.<br />
Ma nessuno ci metterebbe la mano sul fuoco.<br />
E se anche provi a fargli un cenno, a provocarlo, addirittura a farlo irritare, lui non risponde veramente. Dice le cose che deve dire, senza pensarle. Mec-ca-ni-ca-men-te. E va a finire che ti ci incazzi, che lo mandi affanculo, che se lo incontri davanti alla macchinetta del caffé gli fai anche facce strane. E sbuffi, insoddisfatto.<br />
Come si farebbe da bambini, come si fa con un male minore.<br />
E lui ti guarda senza guardarti, bonariamente. Come una lampadina spenta.</p>
<p>E se prendi coraggio prova anche a parlargli davvero. Fallo come faresti con un malato. Prova a dirgli se va bene, la vita, se è felice.<br />
Prova a sfiorarlo, a scuoterlo, sulla spalla. Gli cadrà il caffè sulla camicia in quattro gocce di sospensione. Tu avrai speso un gesto di imbarazzo, lui ti risponderà &#8220;fa niente&#8221;. Non fa niente.</p>
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		<item>
		<title>Il male del male</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2008 20:16:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cattive intenzioni]]></category>

		<category><![CDATA[medicina]]></category>

		<category><![CDATA[omeopatia]]></category>

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		<description><![CDATA[In Italia molti, e molti di più ultimamente, continuano a morire dopo la sospensione di cure prescritte dal medico. Questa cosa è stupefacente.

Da sempre il medico è il "dottore", etimologicamente "colui che insegna", che può insegnare perché è a conoscoscenza di cose, di rimedi, che le persone comuni non sanno. In genere ci si affida al medico come ad un grembo materno: un sospiro e via, ad assumere tutte le schifezze al sapor di big babol scritte sulla ricetta. Adesso invece la gente non crede più al medico e va dall'omeopata. L'omeopata,  un signore dagli argentei capelli e dallo sguardo profetico, che, oltre a suonare molto fico, è una persona che ti fa sentire dalla parte della natura. La medicina invece, e la scienza farmaceutica, appaiono sempre più come il male, come un rimedio demoniaco che funziona, quando funziona, "nonostante" le sante disposizioni del creato. E questo sembra valere anche di più nel caso di malattie terribile e terminali, per le quali il male è talmente sovrabbondante da apparire come la pena per un tradimento della culla naturale... ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia molti, <a href="http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/insulina-diabetica/insulina-diabetica/insulina-diabetica.html?ref=search">e molti di più ultimamente</a>, continuano a morire dopo la sospensione di cure prescritte dal medico. Questa cosa è stupefacente.</p>
<p>Da sempre il medico è il &#8220;dottore&#8221;, etimologicamente &#8220;<em>colui che insegna</em>&#8220;, che può insegnare perché è a conoscenza di cose, di rimedi, che le persone comuni non sanno. In genere ci si affida al medico come ad un grembo materno: un sospiro e via, ad assumere tutte le schifezze al sapor di big babol scritte sulla ricetta. Adesso invece la gente non crede più al medico e va dall&#8217;omeopata. L&#8217;omeopata,  un signore dagli argentei capelli e dallo sguardo profetico, che, oltre a suonare molto fico, è una persona che ti fa sentire dalla parte della natura. La medicina invece, e la scienza farmaceutica, appaiono sempre più come il male, come un rimedio demoniaco che funziona, quando funziona, &#8220;nonostante&#8221; le sante disposizioni del creato. E questo sembra valere anche di più nel caso di malattie terribile e terminali, per le quali il male è talmente sovrabbondante da apparire come la pena per un tradimento della culla naturale.</p>
<p>L&#8217;omeopatia invece no.</p>
<p>L&#8217;omeopata non ti dà cose che si chiamano <em>acido ursodesossicolico</em>, ma ti prescrive piuttosto estratto di fragola ed essenza di cipolla. E già ti fa sentire meglio, in pace con il mondo delle marmotte e dei teletubbies.<br />
L&#8217;essere umano è davvero uno strano essere.<br />
Migliaia di anni per cavar fuori dalla natura qualcosa che servisse alla vita per poi buttarsi a capofitto in pratiche che cercano di mostrare quanto il male sia un punto di vista del bene, una sua temporanea deviazione. Ti fa male lo stomaco? lascia perdere il maalox e prendi un decotto di calendula, vedrai che meraviglia. L&#8217;omeopatia si basa sul concetto che se ti fa male qualcosa devi prendere una minima dose di quel qualcosa per guarire. Ti lacrimano gli occhi? e tu mettici qualche goccettina di cipolla e vedrai che tornerai a sorridere come il culo di un bambino. Un po&#8217; come se per rimediare ad un pio colpo di pistola il medico ti portasse la pallottola e te lo appoggiasse delicatamente sul cuoricino.</p>
<p>La verità è che l&#8217;uomo non è riuscito a superare lo sgomento per l&#8217;assenza in natura dello yogurt ai frutti di bosco.</p>
<p>Allora cerca di riavvcinarsi, per come può, alla gonna di madre natura. Saltando mille anni magari. E la chimica. D&#8217;altra parte la calendula, per mitica che possa sembrare, puoi risucire ad immaginartela come una cosa creata dalla calda pietà del signore. Ma l&#8217;acido acetilsalicilico proprio no. Vagli a spiegare che dentro c&#8217;è il salice. Che è un albero, mica una batteria del nokia. Però suona male, e non ti metti a pensare che magari centinaia di chimici senza sonno ci hanno messo una vita a cercare di tirar fuori l&#8217;aspirina da un albero. E ci sono riusciti più e meglio di dio, che, fosse per lui, dentro al tubicino dell&#8217;aspirina oggi avremmo pezzetti di corteccia e un bigliettino con scritto &#8220;chupa!&#8221;.</p>
<p>E così la gente muore. Muore perché il male non si cura da sé, perché il solito padreterno ha creato sì le fragoline di bosco, ma anche le vesciche e le pustole. E non c&#8217;è modo di farle star bene insieme. Possiamo solo sperare che non le abbia create lo stesso giorno. E che, nel caso, si sia lavato le mani.</p>
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