Il Superbonus al 110% introdotto dal Decreto Rilancio per favorire e agevolare gli interventi in ambito di efficienza energetica sta influenzando le scelte di investimento degli italiani. Tre italiani su 4 hanno deciso di investire in servizi per migliorare l’efficienza energetica della propria abitazione, e rispetto al 2019, le richieste sono il 17% in più, per un budget che può raggiungere i 26.970 euro a famiglia. Il Superbonus ha determinato inoltre anche una crescita importante della domanda di professionisti impiegati in questo settore. ProntoTrends, l’Osservatorio di ProntoPro sull’evoluzione e le tendenze nel mercato dei servizi, rileva un interesse più moderato per la domotica, categoria di servizi richiesta da 1 italiano su 10, e intesa soprattutto come automazione dei cancelli di accesso alla propria casa. La sicurezza raccoglie invece il 20% delle richieste relative all’ammodernamento del proprio immobile, focalizzate soprattutto sull’installazione di porte blindate.
Gli interventi per migliorare l’efficienza energetica

Alcuni italiani si stanno rivolgendo ai professionisti del settore per una consulenza in merito alle migliorie da apportare alla propria abitazione per accedere alle agevolazioni del Superbonus 110%. Per gli italiani efficientamento energetico fa rima soprattutto con un buon isolamento della propria casa, grazie all’installazione di finestre di qualità, un servizio richiesto, per questa categoria di interventi, da 1 persona su 2. In grande crescita l’installazione di pannelli solari, servizio che fa registrare un aumento di domanda rispetto allo scorso anno del 19%. Il terzo intervento più richiesto per migliorare l’efficienza energetica dell’abitazione è la realizzazione di un nuovo tetto, seguito dal rifacimento delle facciate.

Quanto costano gli interventi?
Sommando il costo medio di ognuno dei 5 servizi più richiesti per questa categoria, l’efficientamento energetico della propria abitazione può richiedere un investimento a famiglia fino a 26.970 euro. L’intervento su una singola facciata di circa 50 mq può costare infatti in media 840 euro, e comprende la pulizia della facciata, il rifacimento dell’intonaco, e altri interventi relativi a problematiche murali non strutturali. L’installazione di un impianto fotovoltaico da 3kw può richiedere invece un investimento fino a 5.500 euro, mentre il rifacimento del tetto per migliorarne le prestazioni di isolamento termico ha un costo che si aggira in media intorno ai 18.000 euro per una superficie di 100 metri quadrati.

In Lombardia i costi sono maggiori

L’installazione di nuove finestre che garantiscano un migliore isolamento della casa può richiedere un investimento di 2500 euro, un prezzo calcolato su tre finestre di buona qualità con struttura mista in legno e alluminio. E la consulenza di un esperto in riqualificazione energetica si aggira in media su una spesa di 130 euro. I preventivi raccolti su ProntoPro mostrano che la Lombardia è la regione in cui questo tipo di migliorie ha un costo maggiore, i prezzi possono raggiungere un +24% rispetto alla media nazionale. In Calabria invece si trovano le tariffe più vantaggiose, che possono risultare anche dimezzate rispetto alla media italiana.

Il fatturato dell’industria a maggio recupera, e segna un deciso incremento rispetto al mese precedente. Secondo le stime Istat, al netto dei fattori stagionali, l’aumento infatti è del 41,9%, Anche gli ordinativi destagionalizzati a maggio registrano un balzo congiunturale del 42,2%, che segue la caduta del 31,6% rilevata in corrispondenza del mese precedente,

Su base trimestrale invece l’Istat rileva un calo del 36,3%. Stessa dinamica per il fatturato, che nella media del trimestre marzo-maggio vede l’indice complessivo diminuire del 33,0% rispetto alla media del trimestre precedente.

Aumenti per il mercato interno e per quello estero

La dinamica congiunturale del fatturato riflette aumenti su entrambi i mercati, ovvero +45,7% il mercato interno e +35,2% quello estero. In maniera analoga, l’incremento congiunturale degli ordinativi risente di un più ampio incremento delle commesse provenienti dal mercato interno (+55,9%) rispetto a quelle provenienti dall’estero (+26,2%). Gli indici destagionalizzati del fatturato mostrano aumenti congiunturali diffusi in tutti i raggruppamenti principali di industrie. I beni strumentali segnano un incremento del 61,1%, i beni intermedi del 42,1%, l’energia del 34,1% e i beni di consumo del 30,0%.

A livello tendenziale tutti i settori del manufatturiero registrano variazioni negative

In termini tendenziali, e corretto per gli effetti del calendario (i giorni lavorativi sono stati 20 contro i 22 di maggio 2019), il fatturato totale diminuisce del 25,9%, con cali di ampiezza simile nei due mercati, -25,8% il mercato interno e -26,2% quello estero. Con riferimento al comparto manufatturiero, tutti i settori registrano variazioni negative. Le flessioni sono meno marcate per il settore farmaceutico (-5,1%) e per quello alimentare (-5,8%), molto più ampie nei rimanenti: dall’industria della gomma (-19,9%) fino ai risultati dell’industria dei mezzi di trasporto (-43,7%) e delle raffinerie di petrolio (-53,0%).

Cali meno marcati nelle industrie farmaceutica, del legno e della carta

In termini tendenziali l’indice grezzo degli ordinativi diminuisce del 34,7% (-34,4% quello interno e -35,2% quello estero), mostrando riduzioni in tutti i settori. I cali meno marcati si registrano nelle industrie farmaceutica (-10,8%) e del legno e della carta (-27,3%), mentre i peggiori risultati si rilevano nei settori tessile e dell’abbigliamento (-46,5%) e dei mezzi di trasporto (-48,3%).

Nel corso della fase di rilevazione dei dati per il mese di maggio non vi è stata alcuna riduzione del tasso di risposta delle imprese a causa dell’emergenza sanitaria. L’Istat conferma però che sono state messe in atto azioni in fase di elaborazione dei dati per gestire in modo adeguato le variazioni eccezionali presenti in questo periodo.

All’ottimismo dello scrittore e psicologo Adam Grant, che dalle pagine dell’Economist si dice convinto che dopo la pandemia boss e company faranno scelte più etiche, si contrappongono i manuali di auto aiuto per dipendenti vessati dai capi. Fra questi, il nuovo Capi, colleghi, carriere. Questi sconosciuti, scritto dall’esperto di finanza Marco Morelli e del fumettista Lelio Bonaccorso. Il testo di Morelli spiega che i capi non sono tutti uguali, e ne tratteggia 7 figure tipiche. Dal boss vulcanico all’introverso, dall’amico di tutti allo chef, ognuno ha i suoi punti di forza e debolezza, che diventano vere proprie istruzioni per l’uso.

Il boss visionario e l’arrogante

Per il boss visionario il bicchiere è sempre mezzo pieno. Guarda sempre avanti, e riesce a creare team con i quali si comporta da guida spirituale. Ma tende a essere dispersivo, soffre le regole, e rischia di mandarvi in tilt. Con lui bisogna seguire i suoi input cogliendone spunti di vera novità, e riportarlo con i piedi per terra con riflessioni ponderate, riferisce Ansa. L’arrogante, invece, non sbaglia mai. È presuntuoso e altezzoso, si sente infallibile e lascia poco spazio agli altri. E impulsivo e accetta solo pochissimi eletti tra i suoi subordinati. Come fare? L’arroganza nasconde spesso timidezza e incapacità. Mantenetevi fuori dal suo radar, attivatevi solo su sua richiesta, ma il vostro lavoro deve essere sempre impeccabile. Questa l’unica arma per contenere chi è meno capace di voi.

Il coccodrillo e l’amicone

Poco esposto, il coccodrillo sta soprattutto chiuso nella sua stanza e quando gira per le postazioni lo fa in silenzio, osservando tutto. Riaffiora all’improvviso, convoca riunioni a sorpresa in cui interroga più che condividere. Forte e tenace, non tollera e annienta chi lavora con lui. Come interagire? Schivate i colpi che potrebbero disintegrare l’autostima, state a debita distanza e agite seguendo i suoi ritmi, assimilando forza, resilienza e resistenza. L’amicone invece si presenta come alleato e confidente, ed è anche simpatico. Può sembrare superficiale, ma non lo è. Non sottovalutatelo. La sua empatia spesso nasconde il desiderio di evitare critiche. Il segreto con lui è non andarci a pranzo, ma allinearsi al suo stile comunicativo, presentando idee e proposte, o lamentele, solo nei momenti non formali.

Agonista, chef stellato, o incapace?

L’agonista primeggia in tutto. Esige ordine, disciplina e metodo. Se non arriva sul podio entra in uno stato di autocommiserazione, e dubita di tutto e di tutti.

Siate reattivi e allenati, e quando dopo l’euforia è colto da delusioni dategli supporto e dettagli per programmare l’attività. Lo chef stellato si considera un vero artista, ricerca l’originalità. Convinto delle sue idee, il team deve seguire i suoi input: mai modificare gli ingredienti. Però è anche un capo riconoscente, e se avete cucinato bene, vi valorizzerà. Con lui mettete da parte le ambizioni, solo così potrete proporre nuove idee. E l’incapace? Il mondo ne è pieno: a qualcuno fanno comodo. Dovete solo dare una mano e sperare che cambi.

Con la quarantena i milioni di italiani costretti a casa hanno dovuto cambiare le proprie abitudini di consumo e acquisto. Se prima del Covid per fare la spesa in molti preferivano i grandi supermercati e i centri commerciali ora sono più di 8,6 milioni coloro che hanno riscoperto i piccoli negozi sotto casa. Si tratta di una delle evidenza emerse dall’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca mUp Research, in collaborazione con Norstat. Ma secondo l’indagine emerge anche il boom di donazioni e volontariato generato proprio dall’emergenza Coronavirus. Se sono quasi 1,4 milioni (3,2%) gli italiani che in qualche modo hanno aderito a enti o associazioni impegnate nell’emergenza il 14,8% (6.500.000) si è offerto di fare la spesa al posto di anziani o persone in difficoltà.

Negozi di quartiere vs grandi supermercati

Più in particolare, è il 19,7% degli italiani (pari a 8.655.000 persone) ad avere modificato le proprie abitudini di acquisto scegliendo i market sotto casa anziché i centri commerciali o i grandi supermercati. Questo, soprattutto i residenti nei grandi comuni (23,6% fra chi vive nelle città con oltre 250.000 abitanti), al Sud e le Isole (24%), e con età compresa tra i 55 e i 64 anni (24,3%). Quasi un intervistato su 5, il 18,3% (pari a più di 8 milioni), ha cercato di sostenere i negozi del proprio quartiere attraverso le consegne a domicilio, percentuale che sale al 24% fra coloro di età superiore a 54 anni. Ovvero una fetta della popolazione corrispondente a poco meno di 3.150.000 persone.

Boom di donazioni e volontariato

L’indagine ha messo in evidenza come durante la quarantena gli italiani si siano dedicati a sostenere chi era in difficoltà, e lo abbiano fatto in modi diversi, tramite donazioni o volontariato.

Il 17% (7.450.000 individui circa) invece ha contribuito economicamente a raccolte fondi promosse da enti pubblici o soggetti privati, mente il 13,6% (5.945.000) ha donato cibo o beni di prima necessità direttamente alle persone in difficoltà. In particolare, a fare la spesa per chi si è trovato in difficoltà sono state soprattutto le donne (17,9% vs 11,6% uomini) e gli appartenenti alla fascia di età 45-54 anni (18,3%).
Mettere a disposizione le competenze professionali

Il 10,5% (più di 4,6 milioni di individui) ha invece dichiarato di aver contribuito a rendere più leggera la situazione mettendo a disposizione le proprie competenze personali o professionali. In particolare, i liberi professionisti, di cui il 16,4% ha offerto le proprie competenze, ovviamente a distanza. E c’è chi ha fatto ripetizioni via chat, idraulici che hanno guidato via web chi aveva bisogno di riparare rubinetti, o elettricisti che sono riusciti a risolvere piccoli e grandi problemi tramite videochiamata.

E’ il web il “motore dell’informazione: lo rivela il 16° Rapporto Censis, evidenziando che sia il mezzo televisivo sia la tv conquistano nuova forza proprio grazie alla rete. Qualche dato particolarmente significativo: nel 2019 il numero di utenti che guarda la tv è rimasto stabile, ma con delle differenze. Calano infatti i fruitori della tv tradizionale (il digitale terrestre: -2,5% in un anno), mentre resta salda l’utenza della tv satellitare (-0,1%) e aumentano in maniera sostenuta sia la tv via internet  (web tv e smart tv al 34,5% di utenza, +4,4% in un anno) e quella mobile, che segna un 28,2% di spettatori con un incremento del 2,3% in un solo anno. In particolare, il Rapporto evidenzia quando sia diventato “normale” per gli utenti combinare su misura programmazione classica e palinsesti personali.

La radio tra i media più dinamici

La radio, da sempre tra i media più all’avanguardia, continua a conservare in Italia un numero stabile di ascoltatori, uguale di anno in anno: sono il 79,4% dei nostri connazionali. Quello che cambia, anche in questo caso, è la modalità di fruizione: calano infatti gli ascoltatori che usano l’apparecchio tradizionale (-5,3%), quelli che preferiscono l’autoradio sono costanti (+0,3% sul 2018) mentre aumentano le persone che sentono le trasmissioni radio via pc (+0,3% per un totale del 17,3% degli italiani). Ma il segmento che in assoluto registra i maggiori incrementi è quello degli utenti via smartphone: sono il 21,3% della popolazione, con un +0,6% sull’anno precedente.

Sempre più Internet

Il Rapporto sottolinea poi, come era inevitabile, un costante aumento degli utilizzatori di Internet: dal 78,4% al 79,3% della popolazione, con una differenza positiva di quasi un punto percentuale in un anno. Gli italiani che utilizzano gli smartphone salgono dal 73,8% al 75,7% (con una crescita dell’1,9%, quando ancora nel 2009 li usava solo il 15% della popolazione). I social network più popolari sono YouTube, utilizzato dal 56,7% degli italiani (il 76,1% tra i 14-29enni), Facebook dal 55,2% (il 60,3% dei giovani), Instagram dal 35,9% (il 65,6% degli under 30). E WhatsApp è utilizzato dal 71% degli italiani: il 3,5% in più in un anno, arrivando all’88,9% dei 30-44enni ma scendendo al 30,3% tra gli over 65.

Migliora la “salute” di carta stampata e libri

Infine, una buona notizia per i fan della carta stampata: rimane ferma la percentuale di lettori di quotidiani cartacei, al 37,3%, segnando la fine di un’emorragia costante degli ultimi anni. I lettori di libri, poi, sono sempre fermi alle stesse percentuali: chi dichiara di aver letto almeno un libro nel 2019 è pari al  41,9%, praticamente un dato identico al 2018.

Viaggiare sostenibile è un’esigenza sempre più sentita. E nel 2020 i viaggiatori si orienteranno ancora di più verso un turismo più consapevole, anche a costo di piccoli sacrifici. Secondo una ricerca di Booking.com condotta fra 22.000 viaggiatori di tutto il mondo, il 48% di essi afferma di essere disposto ad accettare qualche piccolo disagio, come ad esempio tempi di viaggio più lunghi o siti turistici chiusi a causa di un disastro naturale, se la propria visita potrebbe aiutare la ricostruzione della meta prescelta. Oltre un terzo (36%) dei viaggiatori a livello globale vuole infatti sforzarsi in maniera concreta di contribuire al benessere delle comunità visitate. Anche scegliendo mete di viaggio che non offrano solo l’opportunità di visitare posti meravigliosi, ma anche quella di aiutare l’economia locale a riprendersi da una forte battuta d’arresto.

Il turismo gioca un ruolo vitale nella crescita dell’economia locale

Il turismo gioca un ruolo vitale nell’aiutare una destinazione a rimettersi in piedi dopo un evento drammatico, poiché si accompagna alla crescita dell’economia, dell’occupazione e dello sviluppo in generale. Come appunto i luoghi colpiti da calamità naturali. In ogni caso, è importante che i viaggiatori rimangano sempre aggiornati sulle raccomandazioni dei governi, propri o dei Paesi che intendono visitare, e che inizino a pianificare il viaggio solo quando è considerato sicuro.

Fare la propria parte, ovunque ci si trovi

Nel 2020 i viaggi sostenibili, più che una scelta personale, diventeranno la norma. Così che per ognuno sia più facile fare la propria parte, ovunque si trovi.

Secondo i viaggiatori, tra i modi in cui si può avere meno impatto su una destinazione al primo posto figura la scelta di creare un itinerario che escluda le principali “trappole” per turisti (62%), al secondo la possibilità di conoscere i posti migliori in cui cercare un alloggio fuori del centro della città (60%), e al terzo quella di cercare attrazioni meno conosciute per evitare la folla (59%).

Soggiornare in strutture ricettive eco-compatibili

Il 51% dei viaggiatori intervistati dichiara inoltre di voler sostituire la meta di viaggio originale per un’alternativa meno conosciuta, ma simile, nello stesso Paese. Anche le strutture ricettive eco-compatibili rivestono un aspetto rilevante dei viaggi sostenibili. Tanto che più della metà dei viaggiatori intervistati da Booking.com (56%) pensa che sia importante prenderle in considerazione quando si prenota. Scegliere di soggiornare in una struttura che rispetti l’ambiente è indispensabile per chi vuole fare turismo sostenibile.

A ottobre di quest’anno il tasso di disoccupazione scende al 9,7%, segnando -0,2 punti percentuali, mentre il tasso di occupazione sale al 59,2% (+0,1 punti percentuali). A rilevarlo è l’Istat, che ha diffuso i dati provvisori di ottobre 2019 di occupati e disoccupati. Secondo l’Istituto di Statistica dopo la crescita dell’occupazione registrata nel primo semestre dell’anno, e il picco raggiunto a giugno, a partire da luglio l’andamento risulta altalenante, e nel mese di ottobre torna al livello massimo registrato quattro mesi prima. Con un aumento, rispetto a settembre, dovuto in particolare alla crescita dei lavoratori indipendenti. Contestualmente, aggiunge l’Istituto, si registra una diminuzione della disoccupazione e un aumento dell’inattività.

Un andamento che coinvolge tutte le classi d’età, tranne gli ultracinquantenni

Sempre nel mese di ottobre le persone in cerca di occupazione risultano in diminuzione del 1,7%, pari a -44mila unità. L’andamento della disoccupazione, spiega l’Istituto di Statistica, è sintesi di un marcato calo per gli uomini (-3,9%, pari a -52mila unità) e di un lieve aumento tra la donne (+0,7%, pari a +8mila unità) e coinvolge tutte le classi d’età tranne gli ultracinquantenni. A ottobre, inoltre, la stima degli occupati risulta in crescita (+0,2%, pari a +46 mila unità) rispetto a settembre. Il tasso di occupazione sale al 59,2% (+0,1 punti percentuali).  L’occupazione è in aumento per entrambe le componenti di genere, cresce tra gli over 35 (+49mila), cala lievemente tra i 25-34enni ed è stabile tra gli under 25. L’incremento dell’occupazione, spiega l’Istat, è dovuto alla crescita degli indipendenti (+38mila) e dei dipendenti a termine (+6mila), mentre risultano sostanzialmente stabili i dipendenti permanenti.

Nel confronto trimestrale l’occupazione risulta stabile

Nel trimestre agosto-ottobre l’occupazione nel complesso è sostanzialmente stabile rispetto al trimestre precedente, con una leggera crescita della componente femminile. Nello stesso periodo aumentano i dipendenti a termine (+1,2%, +38mila) e sono sostanzialmente stabili i permanenti, mentre risultano in calo gli indipendenti (-0,7%, -40mila). Si registrano, inoltre, segnali positivi per i 25-34enni e per gli over 50, negativi nelle altre classi. Oltre agli occupati, nel trimestre si rileva stabile anche il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni, mentre risultano in calo le persone in cerca di occupazione (-1,9%, pari a -50mila).

Su base annua variazione positiva trainata dai dipendenti permanenti

Su base annua, riporta Adnkronos, l’occupazione risulta in crescita (+0,9%, pari a +217 mila unità). L’espansione riguarda sia donne sia uomini e tutte le classi d’età, tranne i 35-49enni. Al netto della componente demografica la variazione è positiva per tutte le classi di età, e la crescita nell’anno è trainata dai dipendenti (+231mila unità nel complesso), in particolare. dai permanenti (+181mila). mentre calano gli indipendenti (-15mila). Nell’arco dei 12 mesi, la crescita degli occupati si accompagna a un calo sia dei disoccupati (-9,7%, pari a -269mila unità) sia degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,4%), pari a -49mila.

La Relazione sullo Stato della Green Economy, presentata in apertura degli Stati Generali della Green Economy, ha fatto il punto sul percorso italiano verso la sostenibilità. E se in Italia questa transizione presenta ancora molte criticità, ma qualche eccellenza, soprattutto per rinnovabili, riciclo dei rifiuti, agricoltura e capitale naturale. Lo studio ha individuato 9 tematiche strategiche per valutare l’andamento dei Paesi. In particolare, emissioni di gas serra, risparmio ed efficienza energetica, fonti rinnovabili, economia circolare e uso efficiente delle risorse, eco-innovazione, agricoltura, territorio e capitale naturale, mobilità sostenibile e green city.

Aumentano le emissioni di gas serra e il consumo energetico cresce più del Pil

Per quanto riguarda le emissioni di gas serra, riporta Askanews, nel 2018 non accennano a diminuire, attestandosi intorno alle 426 MtCO2eq. Anche i dati del primo semestre del 2019 indicano un aumento, e responsabile è il settore dei trasporti. Inoltre, nel 2018 il consumo lordo di energia è cresciuto più del Pil: a fronte di un +0,9% di Pil è aumentano del 2%, con un conseguente aumento di intensità energetica e di bolletta energetica. Nel 2018 anche i consumi finali hanno registrato un aumento dell’1,5%. Trainanti i trasporti, con un aumento del 3,2% dei consumi finali, il tasso di crescita più alto del settore degli ultimi vent’anni.

Fonti rinnovabili, economia circolare, ecoinnovazione e digitalizzazione

La quota di rinnovabili è cresciuta di un solo punto percentuale in 5 anni, ma l’Italia resta prima fra i Paesi europei per fonti rinnovabili. Che con circa 22 Mtep soddisfano il 18,3% del fabbisogno energetico interno, contro il 17,5% della media europea. Questo, anche se nei trasporti l’uso delle rinnovabili è ancora marginale, e la produzione di biometano è triplicata nel 2018. Inoltre peggiora il tasso di circolarità, dove l’Italia si classifica al terzo posto dopo Francia e Regno Unito. Per il riciclo dei rifiuti, invece si colloca al secondo posto dietro alla Germania e supera di due punti percentuali la media UE, mentre per spesa ambientale è al 22° posto in Europa in R&S, e per digitalizzazione al 24°.

Agricoltura, territorio e capitale naturale, mobilità sostenibile e green city

Con un valore aggiunto dell’agricoltura pari a 32,2 miliardi di euro, l’Italia si trova al vertice  della classifica europea 2018, mentre in termini di valore della produzione è seconda solo alla Francia. Le superfici coltivate col metodo biologico ammontano nel 2017 a quasi 12,6 milioni di ettari, con un incremento di circa il 25% rispetto al 2012. Ma nel 2018 sono ancora 51 i chilometri quadrati di territorio consumati, e nelle 14 città metropolitane si concentra più di un quinto del suolo artificiale. Inoltre, l’Italia è il Paese europeo col tasso più alto di auto, 644 per 1.000 abitanti, e nei primi otto mesi del 2019 le emissioni medie delle nuove auto immatricolate sono aumentate del 5,5% rispetto al 2018. Quanto alla green city, la maggior parte dei bus pubblici è molto anziana ed è alimentata ancora a diesel. Gli e-bus sono presenti solo a Milano, Torino, Bergamo e Cagliari.

Il mercato italiano del Cloud nel 2019 vale 2,77 miliardi di euro. Un’accelerazione superiore alla media internazionale, in crescita del 21%, che registra un valore di 153 miliardi di dollari. In Italia il Cloud è diventato il modello preferibile nello sviluppo di progetti digitali nel 42% delle grandi imprese, e l’unica scelta possibile nel 11% dei casi. Un cambiamento di paradigma che si conferma nelle più ampie strategie per l’evoluzione del sistema informativo aziendale, che vedono già nel 54% delle organizzazioni una situazione ibrida, e nel 21% un approccio ormai totalmente Cloud.

Il 24% delle aziende possiede un team dedicato alla gestione della nuvola

Oggi il 24% delle aziende italiane possiede un team dedicato alla gestione della “nuvola” (era solo il 10% nel 2018). Ma per sei aziende su 10 è difficile reperire le figure professionali necessarie sul mercato.Tra le Pmi, ancora solo una su tre (30%) adotta soluzioni in Cloud, anche se il loro approccio strategico alla nuvola (Cloud-First o Cloud-Only) è in linea con quello delle grandi aziende.

Tra le imprese che non possiedono un centro di eccellenza, il 22% ha inserito comunque specialisti dedicati all’interno della Direzione IT, e un ulteriore 17% ha intenzione di creare un team specifico in futuro.

Manifatturiero, bancario, Telco e Media i primi tre settori per rilevanza

Da quanto emerge dall’Osservatorio Cloud Transformation promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano i primi tre settori per rilevanza nell’utilizzo del Cloud si confermano il Manifatturiero (25% del mercato Public & Hybrid Cloud), il settore Bancario (20%) e Telco e Media (15%). Seguono servizi (10%), utility (9%), PA e sanità (8%), Retail e GDO (8%) e Assicurazioni (5%).

“Ancora poche le realtà che promuovono la Cloud Transformation”

Se quindi il Cloud si conferma come piattaforma abilitante per la trasformazione digitale “sono ancora troppo poche le realtà che hanno iniziato a promuovere la Cloud Transformation attribuendole rilevanza anche dal punto di vista organizzativo”, dichiara Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Cloud Transformation.

L’82% delle imprese ha ormai compreso che il Cloud abilita una maggiore agilità dell’IT aziendale, “tuttavia – prosegue Piva – l’utilizzo di metodologie specifiche è ancora molto limitato. Il 58% delle organizzazioni inoltre dichiara difficoltà di diverso tipo, che vanno dalla capacità di comprendere i nuovi profili professionali necessari, a quella di reperirli sul mercato e formarli”. Se dunque, da un punto di vista tecnologico, la Cloud Transformation è ormai avviata, con percentuali di adozione che raggiungono l’84% dei casi, “le modalità con cui accompagnare le persone in un percorso che permetta di raggiungere gli obiettivi desiderati – sottolinea Piva – è ancora da progettare”.