La Relazione sullo Stato della Green Economy, presentata in apertura degli Stati Generali della Green Economy, ha fatto il punto sul percorso italiano verso la sostenibilità. E se in Italia questa transizione presenta ancora molte criticità, ma qualche eccellenza, soprattutto per rinnovabili, riciclo dei rifiuti, agricoltura e capitale naturale. Lo studio ha individuato 9 tematiche strategiche per valutare l’andamento dei Paesi. In particolare, emissioni di gas serra, risparmio ed efficienza energetica, fonti rinnovabili, economia circolare e uso efficiente delle risorse, eco-innovazione, agricoltura, territorio e capitale naturale, mobilità sostenibile e green city.

Aumentano le emissioni di gas serra e il consumo energetico cresce più del Pil

Per quanto riguarda le emissioni di gas serra, riporta Askanews, nel 2018 non accennano a diminuire, attestandosi intorno alle 426 MtCO2eq. Anche i dati del primo semestre del 2019 indicano un aumento, e responsabile è il settore dei trasporti. Inoltre, nel 2018 il consumo lordo di energia è cresciuto più del Pil: a fronte di un +0,9% di Pil è aumentano del 2%, con un conseguente aumento di intensità energetica e di bolletta energetica. Nel 2018 anche i consumi finali hanno registrato un aumento dell’1,5%. Trainanti i trasporti, con un aumento del 3,2% dei consumi finali, il tasso di crescita più alto del settore degli ultimi vent’anni.

Fonti rinnovabili, economia circolare, ecoinnovazione e digitalizzazione

La quota di rinnovabili è cresciuta di un solo punto percentuale in 5 anni, ma l’Italia resta prima fra i Paesi europei per fonti rinnovabili. Che con circa 22 Mtep soddisfano il 18,3% del fabbisogno energetico interno, contro il 17,5% della media europea. Questo, anche se nei trasporti l’uso delle rinnovabili è ancora marginale, e la produzione di biometano è triplicata nel 2018. Inoltre peggiora il tasso di circolarità, dove l’Italia si classifica al terzo posto dopo Francia e Regno Unito. Per il riciclo dei rifiuti, invece si colloca al secondo posto dietro alla Germania e supera di due punti percentuali la media UE, mentre per spesa ambientale è al 22° posto in Europa in R&S, e per digitalizzazione al 24°.

Agricoltura, territorio e capitale naturale, mobilità sostenibile e green city

Con un valore aggiunto dell’agricoltura pari a 32,2 miliardi di euro, l’Italia si trova al vertice  della classifica europea 2018, mentre in termini di valore della produzione è seconda solo alla Francia. Le superfici coltivate col metodo biologico ammontano nel 2017 a quasi 12,6 milioni di ettari, con un incremento di circa il 25% rispetto al 2012. Ma nel 2018 sono ancora 51 i chilometri quadrati di territorio consumati, e nelle 14 città metropolitane si concentra più di un quinto del suolo artificiale. Inoltre, l’Italia è il Paese europeo col tasso più alto di auto, 644 per 1.000 abitanti, e nei primi otto mesi del 2019 le emissioni medie delle nuove auto immatricolate sono aumentate del 5,5% rispetto al 2018. Quanto alla green city, la maggior parte dei bus pubblici è molto anziana ed è alimentata ancora a diesel. Gli e-bus sono presenti solo a Milano, Torino, Bergamo e Cagliari.

Il mercato italiano del Cloud nel 2019 vale 2,77 miliardi di euro. Un’accelerazione superiore alla media internazionale, in crescita del 21%, che registra un valore di 153 miliardi di dollari. In Italia il Cloud è diventato il modello preferibile nello sviluppo di progetti digitali nel 42% delle grandi imprese, e l’unica scelta possibile nel 11% dei casi. Un cambiamento di paradigma che si conferma nelle più ampie strategie per l’evoluzione del sistema informativo aziendale, che vedono già nel 54% delle organizzazioni una situazione ibrida, e nel 21% un approccio ormai totalmente Cloud.

Il 24% delle aziende possiede un team dedicato alla gestione della nuvola

Oggi il 24% delle aziende italiane possiede un team dedicato alla gestione della “nuvola” (era solo il 10% nel 2018). Ma per sei aziende su 10 è difficile reperire le figure professionali necessarie sul mercato.Tra le Pmi, ancora solo una su tre (30%) adotta soluzioni in Cloud, anche se il loro approccio strategico alla nuvola (Cloud-First o Cloud-Only) è in linea con quello delle grandi aziende.

Tra le imprese che non possiedono un centro di eccellenza, il 22% ha inserito comunque specialisti dedicati all’interno della Direzione IT, e un ulteriore 17% ha intenzione di creare un team specifico in futuro.

Manifatturiero, bancario, Telco e Media i primi tre settori per rilevanza

Da quanto emerge dall’Osservatorio Cloud Transformation promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano i primi tre settori per rilevanza nell’utilizzo del Cloud si confermano il Manifatturiero (25% del mercato Public & Hybrid Cloud), il settore Bancario (20%) e Telco e Media (15%). Seguono servizi (10%), utility (9%), PA e sanità (8%), Retail e GDO (8%) e Assicurazioni (5%).

“Ancora poche le realtà che promuovono la Cloud Transformation”

Se quindi il Cloud si conferma come piattaforma abilitante per la trasformazione digitale “sono ancora troppo poche le realtà che hanno iniziato a promuovere la Cloud Transformation attribuendole rilevanza anche dal punto di vista organizzativo”, dichiara Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Cloud Transformation.

L’82% delle imprese ha ormai compreso che il Cloud abilita una maggiore agilità dell’IT aziendale, “tuttavia – prosegue Piva – l’utilizzo di metodologie specifiche è ancora molto limitato. Il 58% delle organizzazioni inoltre dichiara difficoltà di diverso tipo, che vanno dalla capacità di comprendere i nuovi profili professionali necessari, a quella di reperirli sul mercato e formarli”. Se dunque, da un punto di vista tecnologico, la Cloud Transformation è ormai avviata, con percentuali di adozione che raggiungono l’84% dei casi, “le modalità con cui accompagnare le persone in un percorso che permetta di raggiungere gli obiettivi desiderati – sottolinea Piva – è ancora da progettare”.