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	<title>Terzadicopertina &#187; Mano sinistra</title>
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	<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 17:34:35 +0000</pubDate>
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		<title>Giù, a far l&#8217;Italia e gli italiani</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 08:33:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[E sì, io vorrei fortissimamente che il vostro sapido testosterone potesse sgorgare, finalmente, sulla linea gotica di Roncobilaccio, sui guard-rail della A1 e sui bagni degli autogrill in cui Lunatrav fa pompini da favola.
E  che un&#8217;orda allucinata di commercialisti lombardi prendesse davvero le armi in cantina per discendere questa stupida escrescenza d&#8217;europa.
Sarebbe ora che Renzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E sì, io vorrei fortissimamente che il vostro sapido testosterone potesse sgorgare, finalmente, sulla linea gotica di Roncobilaccio, sui guard-rail della A1 e sui bagni degli autogrill in cui Lunatrav fa pompini da favola.</p>
<p>E  che un&#8217;orda allucinata di commercialisti lombardi prendesse davvero le armi in cantina per discendere questa stupida escrescenza d&#8217;europa.</p>
<p>Sarebbe ora che Renzo e Lucia la smettessero di tirare la pietra e nascondere la mano.  E che gli imprenditori trevigiani tirassero fuori le palle, abbandonando per un giorno le loro presse e i loro tapirulan all&#8217;occhio sfaticato dei capireparto magrebini.</p>
<p>Li voglio sulle rive dell&#8217;Arno, incazzati e violenti, a far prove di intifada. E allora sì che il ghigno deforme di Bossi acquisterebbe un valore eroico, allora sì che la incerta e sudata postura di Calderoli sarebbe degno presagio di un soqquadro epocale. Vorrei che squadracce di agricoltori brianzoli, insieme a  turgidi fornai subalpini, avanzassero inneggiando al Va&#8217; Pensiero dietro ad Olindi non più Romani, tirandosi dietro i fantocci di paglia di negri e cinesi da prendere a metaforiche e maschie vangate.</p>
<p>Vorrei che gruppi di figli di papà veneti avanzassero con i loro iPhone per rivendicare terra, terriccio e libertà, e che potessero saziarsi alle fontane di Firenze, pisciando contro i muri di campo di marte. E poi vorrei che potessero entrare nei borghi umbri rubando salsicce e salami, sbavando parolacce indicibili con desinenze in -accio, e poi scavalcare gli Appennini per far l&#8217;Italia  e gli italiani.</p>
<p>E poi li vorrei a Roma a piazza del Popolo, ubriachi di libertà, indecisi e frementi come un cane di fronte a una lucertola, pronti per far quello che hanno sempre voluto fare. Per far vedere loro chi è che mette sotto la padania, chi è che ci vuol prendere per il culo e rubarci i soldi.</p>
<p>E poi, al tramonto, finire i panini con la bresaola, farsi un&#8217;ultima pisciatina sulla fontana di Trevi, e tornare indietro nei loro paeselli senza sole. Stanchi e colmi di emozioni. A raccontare a Gianni il barista e a quella spugna di Bepin di quando son scesi giù al sud a sputar per terra e tirar giù i romani dai letti.</p>
<p>Di quella volta che gliel&#8217;han fatta vedere loro l&#8217;italia agli italiani.</p>
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		<title>Eraclio</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 08:49:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Mano sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[A parte il fatto che non dovete crederci per forza, io vi dico solo che questa cosa qua è successa, forse decine di anni fa, e ora io ho trovato occasione di dirvela.
Io non sono uno che crede alle cose.
Però quando ho trovato quel foglietto giallo, lì dalle parti di San Michele, ho pensato che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A parte il fatto che non dovete crederci per forza, io vi dico solo che questa cosa qua è successa, forse decine di anni fa, e ora io ho trovato occasione di dirvela.</p>
<p>Io non sono uno che crede alle cose.</p>
<p>Però quando ho trovato quel foglietto giallo, lì dalle parti di San Michele, ho pensato che magari a qualcuno poteva interessare, anche se ormai di parenti ce ne saranno pochi da cercare. Poi da qui non saprei nemmeno che corriera prendere, e poi io che cosa potrei dire. Ma magari voi che avete studiato, magari conoscete qualcuno che possa fare delle ricerche, anche per studio e curiosità vostra. Io vi assicuro solo che questa cosa qua è vera, io non ho inventato niente, vi assicuro che questa cosa l&#8217;ho trovata lì al bordo della strada, mentre mi fermavo per sedermi un attimo a rifiatare, era accartocciata ma si vedeva che c&#8217;era scritta della roba, gialla e nera, di colori vecchi. E allora l&#8217;ho sbirciata, magari è una lettera di una donna al suo amante, mi son detto, cose private, per curiosità mica per cattiveria. Così l&#8217;ho presa su e ho letto, e c&#8217;era scritta questa cosa che non m&#8217;era mai capitata, perché uno i messaggi così se li immagina dentro le bottiglie, nelle rive dei mari con le palme, non qui al bordo di questa strada vecchia e polverosa. Così l&#8217;ho tenuta per anni, senza farci niente, nel cassetto del mobile della sala. Poi giorni fa eravamo a pranzo con il cognato che è uno bravo, avvocato praticante, ed è venuta fuori questa cosa, parlando degli anni miei, e così gliel&#8217;ho fatta vedere. E lui m&#8217;ha spiegato che significa quella parola lì, <em>latore</em>, che a quel punto ho capito che ero io.<br />
Un po&#8217; adesso mi dispiace, perché magari dovevo fare qualcosa per avvertire i parenti, di questo disgraziato che s&#8217;è preso la briga pure di ringraziarmi, senza nemmeno avermi mai incontrato. Anche se, adesso è diverso, ma quei tempi per uno che c&#8217;era, due non si trovavano.</p>
<p>Mia moglie poi mi ha detto che secondo lei di queste cose qui ce ne sono migliaia qui da queste parti, e che poi magari è pure una cosa scritta per scherzo da qualche ragazzetto delle scuole, e che non ci si deve giocare coi nomi e i cognomi della gente, e con la morte.</p>
<p>Però a me, la cosa che mi lascia ancora pensare è che questo benedetto ragazzo, se mai è esistito, sembra che sapesse proprio di dover morire, un giorno ormai vicino, da lì a quando, qualcuno che non conosce, per speranze che non capisce, non lo troverà.</p>
<p><em>&#8220;Sono il giovane Cappannini Eraclio prigioniero dei tedeschi. Chi trova il presente è pregato di farlo avere alla mia famiglia, sfollata da lesi a Serradeiconti presso il contadino Carbini. Cari Genitori e Parenti tutti, non piangete per me, vi sarò sempre vicino, vi amerò sempre anche fuori dal mondo terreno; voi sarete la mia sola consolazione. Siate forti come lo sono stato io. Salutatemi tutti i miei conoscenti.<br />
Ringrazio perennemente il latore. </em></p>
<p><em>Vostro per l&#8217;eternità, Eraclio.<br />
5 maggio 1944&#8243; </em></p>
<p>********</p>
<p><em>Questo post, insieme a <strong><a href="http://www.terzadicopertina.com/2007/una-mattina-mi-son-svegliato/">quest&#8217;altro</a></strong>, è inserito in <a href="http://www.miomarito.it/barabba/schegge_di_liberazione.pdf"><strong>Schegge di Liberazione</strong></a>, l’ebook  che contiene molti altri post bellissimi tutti dedicati alla Liberazione dai figli di puttana. Un plauso fragoroso a <a href="http://barabba-log.blogspot.com/2010/04/schegge-di-liberazione-un-ebook.html">Marco Manicardi</a> per il prezioso lavoro di cura del tutto.</em></p>
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		<title>La guerra, la fame e il pesce sperso</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 21:17:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Mia nonna era povera e quando cucinava non aveva mai niente da mettere nel sugo.
La carne era un lusso delle feste, il pesce era una cosa viva che stava nel fiume e, forse, nel mare. Però mia nonna aveva una ricetta che tirava fuori quando il solito sugo diventava ripetitivo: era la ricetta del &#8220;pesce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mia nonna era povera e quando cucinava non aveva mai niente da mettere nel sugo.<br />
La carne era un lusso delle feste, il pesce era una cosa viva che stava nel fiume e, forse, nel mare. Però mia nonna aveva una ricetta che tirava fuori quando il solito sugo diventava ripetitivo: era la ricetta del &#8220;pesce sperso&#8221;, una ricetta che qualcuno in Abruzzo ancora se la ricorda. Faceva  un sugo timido e lo trattava come se dentro avesse dovuto cuocerci un pesce. E ci metteva il prezzemolo e l&#8217;aglio e tutte quelle cose profumate da pesce. E allora l&#8217;odore ricordava quello di un sugo vero, di mare, e magari qualcuno per qualche istante immaginava pure di mangiarselo, il pesce.</p>
<p>In Vietnam, invece, qualche anno più tardi, durante la guerra, la povertà era diversa.  Lì la gente moriva più per altre cose, e quindi non moriva molto per fame. Però spesso le famiglie si ritrovavano a dover stare nascoste nella boscaglia per cercare almeno di morire di fame, invece che di bombe e di marines. Nella boscaglia di certo pesci non ce n&#8217;erano, ma si racconta che le nonne e le mamme vietnamite usavano una ricetta simile a quella di mia nonna: facevano la loro zuppetta, ché lì il sugo non andava molto, e, per evocare il ricordo del pesce, ci mettevano sopra un pescetto di legno. Era sperso anche lì il pesce, però faceva fare un bel figurone quando lo portavi in tavola ai bimbetti vietcong.<br />
Non so davvero come abbia fatto mia nonna a spiegare la ricetta alle signore vietnamite, perché mia nonna non aveva mica la patente e non è mai andata fin laggiù; probabilmente alle persone povere viene in mente questa cosa del pesce, non so, ma comunque poi in Italia le cose da mangiare sono aumentate, nel sugo han preferito metterci gli animali veri e la gente ha imparato a morire in altri modi.<br />
In Vietnam invece è terminata la guerra, e il Vietnam ha pure vinto. Peccato che poi mia nonna sia morta e che anche lì non siano riusciti a morir tutti di fame, altrimenti adesso magari a Gaza non dovrebbero arrangiarsi con quel sugo che non sa di niente. Lì che poi son davvero  sfortunati perché c&#8217;è pure tanta polvere, anche lì ci avrebbe pensato mia nonna col prezzemolo, l&#8217;aglio e tutte quelle cose profumate da pesce.</p>
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		<title>Un sacco di gente migliore</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 17:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[E così ieri c'è stata la grande manifestazione del Piddì. Un sacco di gente e un bel discorso di Veltroni. C'era pure il sole.

Io invece stamattina ero al bar a fare colazione. C'era poca gente e di fianco al mio tavolino, c'erano due carabinieri, un uomo e una donna. Io, da par mio, facevo l'intellettuale leggendo i voti di siena-catania sulla gazzetta dello sport, i militari invece si attardavano in chiacchiericcio. Lei era una zoccola, un'evidente e lampanbte zoccola. Non che io abbia nulla contro le zoccole, ma lei lo era con sufficienza, e la sufficienza mi dà fastidio. Non per niente stavo leggendo i voti di siena-catania sulla gazzetta dello sport. Il carabiniere, da galante sottoproletario, sciorniava battutine sottili e garibaldine, al cospetto di una carabiniera che di garibaldino avrebbe tranquillamente apprezzato i paracarri dei mille...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E così ieri c&#8217;è stata la grande manifestazione del Piddì. Un sacco di gente e un bel discorso di Veltroni. C&#8217;era pure il sole.</p>
<p align="left">Io invece stamattina ero al bar a fare colazione. C&#8217;era poca gente e di fianco al mio tavolino, c&#8217;erano due carabinieri, un uomo e una donna. Io, da par mio, facevo l&#8217;intellettuale leggendo i voti di siena-catania sulla gazzetta dello sport, i militari invece si attardavano in chiacchiericcio. Lei era una zoccola, un&#8217;evidente e lampante zoccola. Non che io abbia nulla contro le zoccole, ma lei lo era con sufficienza, e la sufficienza mi dà fastidio. Non per niente stavo leggendo i voti di siena-catania sulla gazzetta dello sport. Il carabiniere, da galante sottoproletario, sciorinava battutine sottili e garibaldine, al cospetto di una carabiniera che di garibaldino avrebbe tranquillamente apprezzato i paracarri dei mille. Dopo un buon quarto d&#8217;ora di pinzillachere finto-saputelle il militare ha avanzato l&#8217;attacco con le sue ferraglie tardo-risorgimentali: &#8220;e alla cena stasera che ti metterai?&#8221; &#8220;e con Elena ti sei già messa d&#8217;accordo?&#8221; &#8220;e magari ci vediamo un po&#8217; prima per l&#8217;aperitivo, vi porto io&#8221;. E la volgare femmina, a ribadir fregnaccia : &#8220;sì, anzi adesso mando un messaggio <em>alla </em>Elena&#8221;, e dopo l&#8217;armeggiar di dita, esplode un impareggiabile &#8220;ma come si scrive &#8216;<em>sommelié</em>&#8220;? E l&#8217;impavido: &#8220;&#8230;<em>sommelié</em>??&#8221; La vacca: &#8220;sì, per dirle che ci fai tu da sommelier, da autista!&#8221;.</p>
<p>Non che mi aspettassi un sette per Maccarone, o la sinistra, ma cazzo.</p>
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		<title>Avanti popolo?</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 06:43:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Mano sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[La sinistra nasce con il popolo. Con il terzo stato. Nasce con le rivendicazioni di chi non aveva nulla da perdere, se non la propria prole e la propria vita. La sinistra è in un certo senso l&#8217;atto stesso della rivendicazione, della protesta, della ribellione contro le sopraffazioni dei (pre)potenti di ogni epoca. Di sinistra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La sinistra nasce con il popolo. Con il terzo stato. Nasce con le rivendicazioni di chi non aveva nulla da perdere, se non la propria prole e la propria vita. La sinistra è in un certo senso l&#8217;atto stesso della rivendicazione, della protesta, della ribellione contro le sopraffazioni dei (pre)potenti di ogni epoca. Di sinistra può dirsi dunque ogni rivolta volta alla ridistribuzione delle ricchezze, ogni moto, personale o sociale, di insurrezione contro i privilegi. Perché la sinistra è democratica per sua stessa natura, dovendo badare a contrastare e bonificare ogni accumulo di potere, di ricchezza, di diritti non bilanciati da doveri.<br />
La sinistra è sempre stata popolare, perché in ogni epoca è sempre stato il popolo a subire la sopraffazione da parte di pochi: re, tiranni, aristocratici, oligarchi. Ma può ancora dirsi popolare la sinistra? E non parlo dei nostri poveri partiti di sinistra, arrancanti dietro a logiche di potere e a braccioli di poltrone vitalizie, parlo della sinistra come luogo della politica, come archetipo ideale e riferimento di valori.<br />
E&#8217; ancora popolare la rivendicazione dei valori della sinistra?<br />
Libertà, uguaglianza, solidarietà. La sinistra è abituata ad usare questi concetti come fossero strumenti e non invece la sostanza stessa della politica, il suo fine. Proviamo allora ad accostare questi valori al popolo e valutiamone l&#8217;attrito e la reazione.</p>
<p><span style="font-weight: bold">Libertà.  </span><br />
Liberi siam liberi, mi pare. Possiamo, in linea di massima, fare ciò che vogliamo: andare in giro, avere delle idee, professare un credo religioso, metterci a correre in strada. Possono farlo quasi tutti, può farlo il popolo. Certo, ci sono i limiti materiali di chi non ha niente, ma <span style="font-weight: bold">ormai chi non ha niente non è più popolo</span>, i veri poveri, quelli che non possono permettersi un telefonino o un piatto di pasta, sono pochi e molto silenziosi. Le masse in Italia sono ormai liberate, libere di una libertà che permette di fare, molto meno di essere. Libere di guardare la TV e di spendere la pensione dei nonni in vacanze low cost e libri di Moccia.<br />
<span style="font-weight: bold">Libere di non sapere che farci con la libertà</span>.<br />
Nessuno tra i nuovi Geremia del ventunesimo secolo si lamenterebbe della mancanza di libertà, tutti presi come sono a lamentare il caro-tasse, il caro-vita, la rumorosità dei condomini e il proliferare di quei bastardi di rumeni. Nessuno avrebbe di che protestare perché le città si vanno trasformando in camere iperbariche, o magari perché la massima aspirazione dei nuovi diciassettenni è di fare la troia o il Corona in tv.<br />
Anzi. La libertà popolare è proprio quella. Son libero e faccio il cazzo che mi pare - ecco la libertà. Con i miei soldi - faccio quello che voglio. Con la mia vita. Con la mia furbizia. E la politica, lo Stato, le istituzioni badino a non impicciarsi. Siano &#8220;liberali&#8221;, ecco, &#8220;liberali&#8221;, che va anche così di moda esserlo. E mi facciano godere la libertà di essere schiavo. Della moda, delle tendenze, di ciò che dice vespa a Porta a Porta, di ogni minimo segno di potere.<br />
<span style="font-weight: bold">Libertà del popolo è di non sentirsi popolo</span>, di alzarsi di una spanna al di sopra degli altri, dei vicini di casa come dei colleghi al lavoro. Per affermarsi vivi e protagonisti di una vita per altri versi standardizzata. E allora è legittimo spendersi qualche mese di stipendio per avere quel cavallo in più sul bolide parcheggiato sul marciapiede, quello che ti permette di far rodere il culo a chi, come te, costruisce traiettorie lineari tra il pianerottolo e il bar all&#8217;angolo.<br />
Il popolo è fatto oggi da milioni di oligarchi mancati, di aristocratici del vanity fair e del weekend fuori porta.  Di uomini comuni che lottano ogni giorno per affermare la propria normalità e la propria esistenza liberandosi dall&#8217;anonimato della massa, come deportati travestiti da pagliacci avviati in buon ordine verso i tornelli di Birkenau, tutti assolutamente unici e tutti paradossalmente identici.<br />
<span style="font-weight: bold">La libertà</span>, diceva Camus, <span style="font-weight: bold">è solo una possibilità di essere migliori</span>. La schiavitù, aggiungeva, è la certezza di essere peggiori.</p>
<p><span style="font-weight: bold">Uguaglianza. </span><br />
E perché mai? <span style="font-weight: bold">L&#8217;uguaglianza è la morte di un&#8217;equazione, mentre la gente vuol perdersi festante tra le operazioni a più incognite</span>: il lavoro, il successo, la botta di culo. L&#8217;uguaglianza ti inchioda alla tua vita, alla tua volontà, a te stesso, mentre la gente vuol fantasticare dietro a speranze di riducibile diversità.<br />
<span style="font-weight: bold">L&#8217;uguaglianza è la meno popolare tra le parole della sinistra</span>.<br />
Gli esseri umani, quegli esseri sopravvissuti alla mutazione antropologica degli anni 80, hanno vitale necessità di sentire la propria condizione come un termine di confronto, un braccio della bilancia. Se pende da una parte si consolano nell&#8217;invidia sognante di  semidei da rotocalco, se pende dall&#8217;altra si struggono nell&#8217;assenzio dell&#8217;amor proprio e dell&#8217;ostentazione.<br />
L&#8217;uguaglianza è un purgatorio. Da uguali non ci si sente nemmeno respirare nel frastuono commerciale delle nostre città. <span style="font-weight: bold">Senza termini di paragone non esistiamo</span>. Senza la troppofiga e senza il tropporicco non avremmo di che porre obiettivi di rivalsa. E senza rivalsa non avremmo da giustificare i fallimenti e le prepotenze di vite identiche e non eguali, comunque tutte senza valore.</p>
<p><span style="font-weight: bold">Solidarietà. </span><br />
Fraternità è meno solenne di solidarietà. Fraternità vincola ad una parentela, se non di fatto, almeno di intenzione. Meno solenne e meno popolare. <span style="font-weight: bold">La solidarietà invece è la valvola di sfogo del popolo: è l&#8217;alternativa alla perfetta giustizia sociale </span>ed è quel cantuccio caldo e rassicurante in cui ciascuno prova a sentirsi buono, talmente buono da ammettere deroghe alla proprietà privata del sentimento. Essere solidali lascia un sapore zuccherino in bocca e mette di buon umore. Essere solidali avvicina a tutte le vittime dei serial killer di provincia, dei morti ammazzati nonostante il cancello automatico, nonostante il cane da guardia, nonostante quell&#8217;odore di arbre magique.<br />
La solidarietà avvicina alle omelie del papa, al cordoglio dei presidenti della repubblica, alle sentite indignazioni dei commentatori di seconda serata. La solidarietà ti consente di vederti dal di fuori, di compiacerti mentre allunghi 5 euro al lavavetri e di schernirti ritroso mentre butti là una lacrima per le vittime di Nassirya. La solidarietà usa lo stesso carburante di quella cosa che ti fa esultare perché la nazionale vince i mondiali, e lo stesso dopobarba del barbiere con cui parli male di sanremo.<br />
<span style="font-weight: bold">La solidarietà, quella specie di beneficienza che ne rimane</span>,  per un italiano, è indispensabile come il buco del culo per un orrendo grassone: non ne usa molta, ma, quando succede, si strapperebbe la lingua piuttosto che ammettere di averci provato anche gusto.</p>
<p>Libertà, uguaglianza, solidarietà, sono le fondamenta della sinistra. Non più del popolo.<br />
Il popolo è ormai  sensibile a piccoli privilegi da pianerottolo più che a qualche sporadico barlume di dignità. Il popolo non arriva alla fine del mese. E per fortuna. Ché se ci arrivasse sputtanerebbe anche quei cento euro in previsioni per il lotto e ricariche vodafone.<br />
Questo popolo non capisce più le parole della sinistra. E meno male.<br />
Perché se le capisse vorrebbe dire che la sinistra avrebbe imparato la lingua del dominio.<br />
<span style="font-weight: bold">L&#8217;Italia vive la più grande crisi culturale dalla sua nascita</span>. I poveri non invidiano  la ricchezza, invidiano i ricchi. Gli ignoranti non ambiscono alla conoscenza, ma ad avere una figlia con la quarta e gli occhi azzurri.<br />
L&#8217;ignoranza stessa non è più una mancanza, ma pressoché una scelta, fatta da chi sente di doversi emancipare a colpi di Visa.<br />
Leggendo libri non si fanno soldi e con la storia non ci rende degna una vita.<br />
<span style="font-weight: bold">La sinistra non è più popolare perché il mondo, al popolo, va bene così com&#8217;è</span>.<br />
Forse mi illudo pensando che alla sinistra alla quale ancora mi sento di appartenere siano sufficenti solo due cose, due piccoli rimedi per niente costosi: <span style="font-weight: bold">una lingua ostinata che ripeta all&#8217;infinito le sue incomprensibili parole </span>fino ad insinuare un filo di dubbio in coscienze e intelligenze intorpidite e poi uno scalpello come quelli che usano i muratori. Per cominciare a tirar via la crosta caramellata dalla enorme montagna di merda che ci circonda.</p>
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		<title>L&#8217;avvelenato</title>
		<link>http://www.terzadicopertina.com/2008/lavvelenato/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 15:53:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Si è parlato di pompini, di papi e di Napolitani, tutte cose che andrebbero nominate solo  con cento euro in mano e con la mano sulla nuca di qualche nuova migrante. Ma a Piazza Navona, su di un palco, non sia mai, non si fa. Perché così si alimenta l'antipolitica, si dà una brutta immagine dell'Italia, si fa caciara da trattoria. Veltroni, che è il massimo del progressismo di questo paese (che non a caso è fatto a stivale), ha avuto male al pancino a sentir dire tutte quelle cosacce. Perché così non si vince, così si fa il gioco di Berlusconi, così si allontanano i cattolici e i moderati. Io per la politca non esisto, ed è per questo che non esisto. Perché io allontano, divido, faccio turpiloquio e non concilio. Strappo, mi incazzo, offendo e ho pure la puzza sotto il naso...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è parlato di pompini, di papi e di Napolitani, tutte cose che andrebbero nominate solo  con cento euro in mano e con la mano sulla nuca di qualche nuova migrante. Ma a Piazza Navona, su di un palco, non sia mai, non si fa. Perché così si alimenta l&#8217;antipolitica, si dà una brutta immagine dell&#8217;Italia, si fa caciara da trattoria. Veltroni, che è il massimo del progressismo di questo paese (che non a caso è fatto a stivale), ha avuto male al pancino a sentir dire tutte quelle cosacce. Perché così non si vince, così si fa il gioco di Berlusconi, così si allontanano i cattolici e i moderati. Io per la politca non esisto, ed è per questo che non esisto. Perché io allontano, divido, faccio turpiloquio e non concilio. Strappo, mi incazzo, offendo e ho pure la puzza sotto il naso.</p>
<p>E&#8217; che sarei di sinistra. Ma il condizionale in cui mi ha relegato questo paese mafioso fa sì che io non possa prendermela con nessuno. Cosa posso dire a Veltroni? Che ha la dignità di un pompino frettoloso? No, non ce l&#8217;ha e non è lui a dovermi rappresentare. Che dico ai santi cattolici e apostolici indignati che si fanno le seghe con le mani degli altri perché a loro fa senso? Loro non sono la mia religione. Non dovrei nemmeno parlarci. E alla destra? Ai liberali? Ai ricchi? Alle puttane della TV? Alla Parietti? Cosa dovrei dire alla Parietti che fa l&#8217;opinionista in tivvù? Nulla, per loro, a maggior ragione, sono solo un&#8217;eccezione, un&#8217;anomalia. Non esisto, e loro non possono esistere per me.</p>
<p>Non ci sono, e quando passo borbottando come un vecchio incazzato loro non mi sentono. E allora lo dico per me, per vederlo scritto, come nei cessi degli autogrill: <em>Tamara trans, pompini da sballo - 339846865</em>. Napolitano è un vecchio deficiente, un coglione che davanti al nome non ha un Sig. e nemmeno un Dott., ha un Ex. Un vecchio con la sua stupida idea di unità nazionale, di valori condivisi, di dialogo. Di stocazzo, ché qui l&#8217;unica cosa che ci unisce è la fotosintesi clorofilliana.</p>
<p>Proprio sopra le piastrelle azzurrine scrivo che il fatto che la Carfagna sia diventata ministro grazie ad un pompino non è un demerito, perché Alfano è sicuramente meno bravo a succhiare cazzi. Eppure.</p>
<p>E scrivo anche che Ratzinger no, non voglio che vada all&#8217;inferno, perché lì troverebbe quanto meno Hitler, o Mussolini, o anche il tipo abbronzato che fa la pubblicità delle suonerie su italiauno, e non mi piace l&#8217;idea che dei nazisti passino l&#8217;eternità a scambiarsi affettuosi bacini sul collo e suonerie. <em>Samantha bocca d&#8217;ora chiamami 3407656541</em>. In paradiso piuttosto, un paradiso proprio come se lo immagina lui, con i santi e con i preti. A prenderlo in culo per sempre da grassi cardinali sudati.</p>
<p>E scrivo pure che Berlusconi non è peggio di quelli che lo considerano un cattivo politico. Quelli che lo stanno a sentire e che ne parlano nei paginoni dei quotidiani, spiegando che il suo difetto è di curare i suoi affari. Non è diverso da loro, perché sono proprio loro l&#8217;affare principale di Berlusconi. La carne umana. <em>Troia disponibile 338765765 dopo le 22</em>. Berlusconi, ma anche Casini, Bossi, Gasparri e la Carfagna, pescate a piene mani dal calderone, non sono cattivi politici, sono merda. E della merda non serve parlare negli editoriali, basta tirare lo sciacquone. E non dico merda nel senso di brutte persone, di gente con la quale non vorrei aver nulla a che fare, no, parlo proprio di merda. Quella con i grumi. Bicolore, molle, liquida o secca. Di una cosa che non ha nessuna dignità da poter salvare, di una cosa che se non esistesse sarebbe meglio, di una cosa per la quale il fatto che non stia sotto terra è un&#8217;aggravante. L&#8217;aggravante di una cattiva destinazione d&#8217;uso. Come per Fini, che avrebbe dovuto fare i tortellini spadellabili, non il presidente della camera.</p>
<p>Io odio la stupidità, non la compatisco. Gli stupidi non dovrebbero esistere, perché solo gli stupidi possono essere delinquenti. La mafia è tremendamente stupida. Gli imprenditori figli di papà sono incredibilmente coglioni, dei buoni a nulla. I politici che si fingono di sinistra sono stupidi, non in malafede, solo stupidi. E soprattutto i furbi sono stupidi. Che muoiano tutti i furbi. E vada affanculo anche chi li piange. Perché un furbo non dovrebbe avere amici, familiari o portaborse. E se li ha si tratta sicuramente di altri stupidi. Quelli che poi li votano con le loro dita corte e con il raziocinio di un appuntamatite. Che muoiano anche loro. <em>Jessica culo da sballo 333876899</em>. Così non si vince, perché la gente vuole serenità e fiducia. I deficienti vogliono che si dica loro che ci sono possibilità per tutti. E invece no. Alla stupidità non c&#8217;è rimedio, è una condanna eterna e irrevocabile. Anzi, lo scrivo proprio sopra lo scarico del cesso: sei stupido, è finita.</p>
<p>Sei cattolico, sei fascista, sei arrivista e coglione. Non hai letto Wittgenstein, magari, pur avendo centinaia di suonerie e una macchina lunga e nera. Lo so, così non vincerò mai nulla, figuriamoci le elezioni, non governerò niente e nessuno, sarò sfruttato, odiato e allontanato. Ma non scenderò mai a patti con la vostra grassa stupidità. Semmai chiamate Jessica, o la Carfagna, culo da favola, non han problemi loro a inginocchiarsi, dopo le 22. Io sarò da qualche parte, tranquilli. Perdente e ininfluente, tutto preso a pisciare per terra.</p>
<p>A pisciare per terra per sporcarvi il mondo.</p>
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		<title>Con il mal di denti</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 17:16:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cattive intenzioni]]></category>

		<category><![CDATA[Mano sinistra]]></category>

		<category><![CDATA[comunisti]]></category>

		<category><![CDATA[elezioni]]></category>

		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Come un pluriomicida che, con ancora la puzza di cadavere addosso, si ferma per strada a litigare con un passante per la precedenza e si fa arrestare. Così il comintern di Rifondazione Comunista è riuscito alla svelta, e con grande arguzia, a rielaborare il lutto: come fosse quello degli altri.
Si sono riuniti per capire chi fosse stato l'ultimo a ricevere la scopa e potergli dare la colpa e si sono ritrovati a sostenere mozioni contrapposte in tributo a modelli di partito così tanto diversi da meritare un titolo. Sì, perché in un partito del 3% esistono anche le correnti: "L'Ernesto", "Essere comunista", "I Bertinottiani" e via dividendo. E con 16 correnti sono riusciti a dare la colpa al simbolo, all'arcobaleno, ai salotti, alla erre moscia, a Trefoloni, ma nessuno che abbia pensato di avere un minimo di responsabilità per la mancanza assoluta di idee, per la incapacità di capire il mondo e di sperimentare nuove soluzioni, per la saccenza con la quale si sono date per scontate teorie ereditate da gente che, a differenza loro, quelle teorie le aveva inventate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come un pluriomicida che, con ancora la puzza di cadavere addosso, si ferma per strada a litigare con un passante per la precedenza e si fa arrestare. Così il comintern di Rifondazione Comunista è riuscito alla svelta, e con grande arguzia, a rielaborare il lutto: come fosse quello degli altri.<br />
Si sono riuniti per capire chi fosse stato l&#8217;ultimo a ricevere la scopa e potergli dare la colpa e si sono ritrovati a sostenere mozioni contrapposte in tributo a modelli di partito così tanto diversi da meritare un titolo. Sì, perché in un partito del 3% esistono anche le correnti: &#8220;L&#8217;Ernesto&#8221;, &#8220;Essere comunista&#8221;, &#8220;I Bertinottiani&#8221; e via dividendo. E con 16 correnti sono riusciti a dare la colpa al simbolo, all&#8217;arcobaleno, ai salotti, alla erre moscia, a Trefoloni, ma nessuno che abbia pensato di avere un minimo di responsabilità per la mancanza assoluta di idee, per la incapacità di capire il mondo e di sperimentare nuove soluzioni, per la saccenza con la quale si sono date per scontate teorie ereditate da gente che, a differenza loro, quelle teorie le aveva inventate.</p>
<p>Ma se, comunista col sonno tranquillo, dopo aver annientato la sinistra credi di poterti concedere il lusso di disquisire tra mozioni e distinguo, evidentemente consideri la politica un esercizio di stile, e te ne freghi sontuosamente di ogni obiettivo reale. La sinistra deve servire a cambiare il mondo. Punto. Se il mondo ti sta bene così com&#8217;è, non puoi essere di sinistra. E&#8217; facile. E dire il mondo non significa immaginarsi il Rwanda o il Darfur, ché di quelle povere disperazioni esotiche in realtà non frega un tubo a nessuno. Il mondo è l&#8217;ufficio, il supermercato, la scuola di tuo figlio, la domenica mattina, la pettinatura della Iolanda, la Panda e il motorino. E se vuoi cambiare il mondo devi cambiare questo, la tua vita, i tuoi valori, i tuoi obiettivi. E non devi cambiare nell&#8217;intimo, nella tua anima, come dicono quelli a cui non hanno mai fatto male i denti, no, devi cambiare il fuori, tutto il tuo fuori. Se vuoi cambiare il mondo, perché sei di sinistra, non hai una vita privata in cui rifugiarti, perchè il mondo da cambiare è anche in essa. E invece questi poderosi comunisti mi danno l&#8217;idea di avere sempre un altrove fatto di ristorantini e figli maschi in cui andarsi a riposare, un rifugio in collina pieno di borghesissime gioie incomunicabili e lontane almeno un brunovespa dalla disperazione di un mondo che fa vomitare.  Che non ti fa dormire, proprio come il mal di denti.  Ed io una cosa che sia chiama &#8220;L&#8217;Ernesto&#8221;, il comintern non me ne voglia, non riesco a immaginarmela con il mal di denti.</p>
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		<title>Astronave sociale</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Mar 2008 21:13:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Mano sinistra]]></category>

		<category><![CDATA[ascensore]]></category>

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		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<category><![CDATA[società]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche tempo Veltroni va ripetendo che bisogna rimettere in moto l'ascensore sociale. Prima ha detto che l'educazione è essa stessa paragonabile a detto ascensore. Poi che la crescita della ricchezza e della produzione ne sono il presupposto. Soro per la verità ha aggiunto, sornione, che questa è la vera novità politica e che le discussioni sulla lotta di classe sono roba vecchia e puzzona.

Va bene tutto.

Ma che cosa sarebbe questo benedetto ascensore sociale?

Io a casa non ho l'ascensore. Ne uso uno per andare al lavoro, ma non ci ho mai visto niente di così filantropico dentro. L'ascensore è una cosa che serve per far andare le persone su e giù per i palazzi. Per attraversare piani altrimenti difficilmente valicabili con il solo sudore dei piedi. Una trovata per far meno fatica, insomma. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche tempo Veltroni va ripetendo che bisogna rimettere in moto l&#8217;<em>ascensore sociale</em>. Prima ha detto che l&#8217;educazione è essa stessa paragonabile a detto ascensore. Poi che la crescita della ricchezza e della produzione ne sono il presupposto. Soro per la verità ha aggiunto, sornione, che questa è la vera novità politica e che le discussioni sulla lotta di classe sono roba vecchia e puzzona.</p>
<p>Va bene tutto.</p>
<p>Ma che cosa sarebbe questo benedetto ascensore sociale?</p>
<p>Io a casa non ho l&#8217;ascensore. Ne uso uno per andare al lavoro, ma non ci ho mai visto niente di così filantropico dentro. L&#8217;ascensore è una cosa che serve per far andare le persone su e giù per i palazzi. Per attraversare piani altrimenti difficilmente valicabili con il solo sudore dei piedi. Una trovata per far meno fatica, insomma. E io, a doverci vedere  dei simboli, ci vedo quelli di una società che si fonda sul sali-scendi. Sul sopra e sotto.</p>
<p>Ma io non ce l&#8217;ho mica con l&#8217;ascensore. Io ce l&#8217;ho con i piani.</p>
<p>Con i grattacieli. Con le torri. Con l&#8217;idea stessa che per reggere un 34esimo piano con vista sulla nuca di san pietro servano trentatre piani di merda con rilassante vista sullo spleen. Se pensi che l&#8217;ascensore sia un bene dai per scontato che dalla logica degli squilibri non si possa uscire. Se l&#8217;ascensore  ti commuove vuol dire che del sogno americano ti hanno fatto vedere sempre il sogno, mai l&#8217;americano.</p>
<p>Se proprio dev&#8217;esserci un ascensore , allora, facciamone uno che va sempre su.</p>
<p>Uno che non scende mai. Lo prendi al piano terra, con le buste della spesa e sali al 15esimo. E quello dopo di te ti supera e ti saluta dal 19esimo. Allora fai per scendere e invece sali ancora e ti piazzi al 31esimo. E tutti quelli che salgono, salgono ancora. E la vista è sempre più bella. E nessuno è invidioso degli altri perchè sa che alla prossima discesa salirà ancora, svettante sugli altri, esattamente come gli altri.</p>
<p>Ma questo è un sogno da gente del primo piano. Gente che ha sempre vissuto con il presentimento di far da tramite per la pisciata  del piano di sopra. E poi, non è mica un ascensore una cosa così, è un&#8217;astronave. Roba da marziani. E uno su marte ci si immagina il mondo che vuole, tanto i marziani, lo sanno tutti, non esistono mica.</p>
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		<title>C&#8217;è un bel clima quest&#8217;anno</title>
		<link>http://www.terzadicopertina.com/2008/ce-un-bel-clima-questanno/</link>
		<comments>http://www.terzadicopertina.com/2008/ce-un-bel-clima-questanno/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Feb 2008 20:44:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Mano sinistra]]></category>

		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>

		<category><![CDATA[elezioni]]></category>

		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<category><![CDATA[Veltroni]]></category>

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		<description><![CDATA[E tu mi hai copiato il programma. E non che non te l'ho copiato. Ma io l'ho scritto prima, lo sanno tutti. Ok, allora se vinco io le tasse le abbasso io, se vinci tu le abbassi tu, ok? Col cazzo. Ma perché? Perché l'ho detto prima io, tu mi hai rubato l'idea. Vabbè, ma che c'entra, tanto le tasse le abbasso pure io, sarai contento lo stesso, no?! Ma se le abbassi tu non vale. Ma perché?? Io le abbasso meglio. Allora dimmi tu come vuoi abbassarle e io le abbasso uguale. Ahh! Vedi che mi copi! Turgida vacca! Sei malato di mente. Io? E tu? Che gli dici a Padoa Schioppa per non farlo mettere di spigolo? Sono affari miei, e poi io mica devo vincere per forza, tu sì. E allora dì che non abbassi le tasse, tanto che ti frega? Già, così poi se le abbassi tu dici che è merito tuo. Non se ne parla. Vabbè, io vado a dire in giro che tu mi copi. Fa come ti pare, tanto ci fai la figura dell'invidioso. Hai sentito? Dice che noi copiamo il suo programma. E faglielo dire, tanto siamo in recupero. Sì, ma adesso non dice più che abbassa le tasse. Tanto l'ha già detto, l'hanno sentito tutti. Già. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E tu mi hai copiato il programma. E non che non te l&#8217;ho copiato. Ma io l&#8217;ho scritto prima, lo sanno tutti. Ok, allora se vinco io le tasse le abbasso io, se vinci tu le abbassi tu, ok? Col cazzo. Ma perché? Perché l&#8217;ho detto prima io, tu mi hai rubato l&#8217;idea. Vabbè, ma che c&#8217;entra, tanto le tasse le abbasso pure io, sarai contento lo stesso, no?! Ma se le abbassi tu non vale. Ma perché?? Io le abbasso meglio. Allora dimmi tu come vuoi abbassarle e io le abbasso uguale. Ahh! Vedi che mi copi! Turgida vacca! Sei malato di mente. Io? E tu? Che gli dici a Padoa Schioppa per non farlo mettere di spigolo? Sono affari miei, e poi io mica devo vincere per forza, tu sì. E allora dì che non abbassi le tasse, tanto che ti frega? Già, così poi se le abbassi tu dici che è merito tuo. Non se ne parla. Vabbè, io vado a dire in giro che tu mi copi. Fa come ti pare, tanto ci fai la figura dell&#8217;invidioso. Hai sentito? Dice che noi copiamo il suo programma. E faglielo dire, tanto siamo in recupero. Sì, ma adesso non dice più che abbassa le tasse. Tanto l&#8217;ha già detto, l&#8217;hanno sentito tutti. Già. Ma se poi non le abbassa? E se le alza?? Guarda che quello è furbo. Basta che non lo dice prima. Dici? Eh certo. Se lo dice poi i suoi elettori non li prendiamo più. Allora diciamolo prima noi! Lo anticipiamo! Sei un coglione, lo sai anche tu vero? Se lo diciamo noi poi lu ci copia e ci ruba i voti degli enti locali, dei camerieri e delle parrucchiere. Allora diciamolo noi per lui! Dai, pubblichiamo il suo programma su Repubblica, e ci mettiamo un bel commento di Scalfari. Facciamo una cosa: glielo pubblichiamo, ma diciamo che è nostro, così recuperiamo i voti dei metalmeccanici, dei pescatori e dei nepentecostali. Ma così glielo copiamo! Sì, ma prima che l&#8217;abbia detto lui. Geniale.  6&#215;3. Depliant. Pagine di Repubblica. Zerbini. Tasse della madonna? Si può fare. Tasse sui gelati? Si può fare. Tasse sulle tasse? E si può fare pure questo. E voi mi copiate il programma. Ma se l&#8217;abbiamo detto prima noi! L&#8217;abbiamo pure scritto. Non l&#8217;hai letto l&#8217;articolo di Scalfari? Ma io lo stavo per dire. E poi noi le tasse le alziamo di più. Tanto a noi che ci frega? Voi invece come glielo dite ai sindacati? Ma tanto noi mica vinciamo! Voi le dovete alzare, mica noi! Noi siamo dieci punti indietro. Macchè, solo sei. Sì, sì, quando ti fa comodo. Se voi le alzate io le abbasso. Anzi le tolgo del tutto. Niente tasse. Nemmeno per i parcheggi. Basta. Niente tasse, così non le dobbiamo abbassare e non le dobbiamo alzare. Tanto non ci sono. Voglio vedere come ci copiate adesso. Tanto se non diciamo niente vinciamo noi, siete voi che dovete recuperare. Ok stiamo tutti zitti. &#8230; Ah non parlate? Nemmeno noi. Anzi, noi abbassiamo i toni. Anche noi. Eh? No, niente. Ah. M&#8217;era sembrato.</p>
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		<title>Con le scale sporche</title>
		<link>http://www.terzadicopertina.com/2008/con-le-scale-sporche/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 18:38:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Mano sinistra]]></category>

		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<category><![CDATA[sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[Non c'è che dire. Uno fa di tutto per rendersi utile, uno vota per decenni democristiani di ogni sorta pur di assecondare una illuminata strategia di alleanze, si tura il naso per dar fiducia a Prodi, finisce per far finta di credere anche alla necessità di dialogo con folcloristiche confraternite di cattolici e alla fine cosa ottiene? Un paese orgogliosamente, totalmente, inesorabilmente di destra. Una Salò senza nemmeno alleati alle porte, un bagaglino a forma di stivale con pippofranchi e brunovespa a guidare la carovana.
E dire che la sinistra di cose ne ha fatte nel tempo. Ed anche di buone.
Ma le ha fatte tutte quando non c'era nemmeno l'ipotesi risibile di avere qualche tipo di potere. La sinistra ha condizionato la politica e la società italiana per mezzo secolo senza avere nemmeno un sottosegretario. Ha portato l'Italia a dire sì al divorzio, all'aborto alle rivendicazioni sindacali, all'estensione dei diritti. Senza poter comandare niente a nessuno. Senza una scrivania o un ficus sotto la finestra.
E in questi anni non è riuscita a fare altro che rimettere in ordine i conti e dare 20€ di aumento ad operai e ferrotranvieri.
Come un buon amministratore di condominio... [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non c&#8217;è che dire. Uno fa di tutto per rendersi utile, uno vota per decenni democristiani di ogni sorta pur di assecondare una illuminata strategia di alleanze, si tura il naso per dar fiducia a Prodi, finisce per far finta di credere anche alla necessità di dialogo con folcloristiche confraternite di cattolici e alla fine cosa ottiene? Un paese orgogliosamente, totalmente, inesorabilmente di destra. Una Salò senza nemmeno alleati alle porte, un bagaglino a forma di stivale con pippofranchi e brunovespa a guidare la carovana.<br />
E dire che la sinistra di cose ne ha fatte nel tempo. Ed anche di buone.<br />
Ma le ha fatte tutte quando non c&#8217;era nemmeno l&#8217;ipotesi risibile di avere qualche tipo di potere. La sinistra ha condizionato la politica e la società italiana per mezzo secolo senza avere nemmeno un sottosegretario. Ha portato l&#8217;Italia a dire sì al divorzio, all&#8217;aborto alle rivendicazioni sindacali, all&#8217;estensione dei diritti. Senza poter comandare niente a nessuno. Senza una scrivania o un ficus sotto la finestra.<br />
E in questi anni non è riuscita a fare altro che rimettere in ordine i conti e dare 20€ di aumento ad operai e ferrotranvieri.<br />
Come un buon amministratore di condominio.<br />
Attento alla pulizia delle scale e alla manutenzione dell&#8217;ascensore. Senza un accenno di coraggio, senza un tentativo di rivincita. Ora i conti vanno meglio, e per i prossimi 5 anni non dovremo chieder prestiti a San Marino. Ma cosa abbiamo perso? A cosa abbiamo rinunciato per mantenere questa miserabile apparenza di stabilità? Ve lo dico io, abbiamo perso un obiettivo, uno scopo a cui fare riferimento. Non ci sono rivoluzioni da fare, né società da cambiare. E per amministrare quella che abbiamo, vi assicuro, sono più adatti gli altri, quelli che uno scopo ce l&#8217;hanno, ed è molto vicino al codice di controllo della loro Visa. Per sperare di contare ancora qualcosa dovremo rinunciare a tutto, per non aver più niente da pedere, spogliarci di ogni pur minimo vestito istituzionale e scendere di nuovo nelle strade. Magari le scale torneranno ad essere sporche, e l&#8217;ascensore ce lo dimenticheremo, ma avremo qualche parola, qualche idea, qualche porcamadonna da spendere quando tutto, all&#8217;improvviso, tornerà a sembrarci insopportabile.</p>
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