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Questa categoria contiene 41 articoli

L’Effimera

Certe volte mi sembra di essere circondato da scemi. E non questo o quello, un’eccezione, no: tutti. Ma poi la cosa che mi fa incazzare di più è che un momento prima sembra che il mondo abbia preso una sua piega normale e poi, un momento dopo, ammerda tutto. La signorina Giulia, che di solito è brava, poi succede, che ne so, che mia zia dice che devo chiudere le tapparelle e andare a dormire e zac, pure la signorina Giulia si rimbecillisce e le dà ragione.
Nel Quattrocento per proteggere i raccolti la Chiesa scomunicò i parassiti delle piante.
Quando l’ho detto a mia zia mi ha detto che mi invento le cose. Mia zia è stupida come la merda.

Sante aveva un sorriso

Sante aveva un sorriso.
Sante aveva un sorriso strano.
Sante andava in giro e pensava ai fatti suoi, lo vedevi ed era distratto, svagato, con quel ghigno strano; qualche volta sembrava proprio svanito. Gli amici avevano smesso di chiedergli cosa, e perché. Lo sopportavano, da lontano, come un dubbio poco pericoloso. Sante però […]

Le cose che uno non scrive

Le cose che uno non scrive poi vanno tutte in un posto, che per comodità chiameremo il posto in cui vanno le cose che uno non scrive, e si alleano tra loro per nuocere a quell’uno che non le ha scritte. Le cose che uno non scrive, infatti, sono tutte in fila, […]

Una parola definitiva su Teofilo Sànsciain

Teofilo Sànsciain era un malfattore assassinava i figli delle signore e rubava i borsellini. E una e due e sette volte. Ma non aveva fatto i conti con la severa signora Nikitična.
Teofilo Sànsciain assassinò il figlio della signora Nikitična con un pugnale e una pistola, e rubò una borsa, una collana, un bracciale con inciso […]

L’uomo che credeva nei numeri

Poi c’era l’uomo che credeva ciecamente nei numeri. Credeva nella statistica e nelle probabilità. I numeri superpiccoli gli piacevano tantissimo perché non finivano mai, attaccati a quegli zeri dopo la virgola come un lombrico alle curve mollicce della sua inconsistenza. Da piccolo, andando a scuola, contava i passi fino all’ingresso, 1791, e ogni cento metri calcolava le proiezioni per sapere a che ora sarebbe arrivato. Ne saltava solo alcuni, di centro metri, per vedere se ci prendeva. Ci prendeva, quasi sempre. Se sgarrava era perché si distraeva, con una macchinina gialla o con un vecchio che bestemmiava gutturale.
O come quella volta che doveva vincere dieci milioni al concorso della gazzetta dello sport.
Aveva partecipato a una specie di tombola […]

Genealogia della crisi

La signora Maria era sposata con il signor Mario, contadino dai calli gommosi.

Il signor Mario raccoglieva zucchine, finocchi e pomodori, la signora Maria lavava casa e faceva dei lavori a uncinetto che vendeva al mercato, il sabato, lavori di un giallino tenue, come la sua pelle. Avevano un cane intelligentissimo, Folco, che faceva la guardia ai polli e alle galline. I bambini della signora Maria e del signor Mario erano Gianluca e Francesca. Gianluca era pigro e riflessivo, Francesca era sveglia e simpatica. Francesca fece l’università perché voleva fare il medico. Gianluca fece il meccanico. […]

Ma signorina ma com’è bella

E così un giorno ti ritrovi che ti sembra di non aver mai visto nulla del genere, tornando a casa, con la busta della Coop. Roba di anni di lavoro artigiano. Bella come le fragole il 18 maggio, con il Giro d’Italia alla tivvù. E poi lucente, illuminata, scolpita da curve e fendenti con un coltello a lama liscia. E allora la avvicini e ci provi nei modi più incredibile che conosci. Le dici, ma signorina, ma com’è bella, ma chi l’ha fatta così. Le chiedi se esiste, e se la sua pelle è edificabile, se digerisce all’ingiù, e lei ti dice che sì, c’è sempre stata, ma da un’altra parte, e tu non la vedevi. E così la porti a cena, e le racconti tante cose, le dici che avresti potuto parlarle di Anassimandro, dello strutturalismo e di quell’ottimo brodetto di pesce. E poi lei ci sta, ti elegge, hai la schiacciante maggioranza della totalità delle sue parti, e tu ci credi, vai avanti e la fai tua, che stronzata questa di far propria la gente… […]

L’uomo che aveva visto il disco volante

Poi c’era l’uomo che diceva di aver visto il disco volante.
Lo diceva da anni e ormai tutti continuavano ad ascoltarlo come si ascolta Il cielo in una stanza, o l’inno della Champions league. Lo raccontava soprattutto a quelli che non conosceva, ai bambini, ai pochi turisti e a qualche matto.  Diceva di averlo visto, il […]

La guerra, la fame e il pesce sperso

Mia nonna era povera e quando cucinava non aveva mai niente da mettere nel sugo.
La carne era un lusso delle feste, il pesce era una cosa viva che stava nel fiume e, forse, nel mare. Però mia nonna aveva una ricetta che tirava fuori quando il solito sugo diventava ripetitivo: era la ricetta del “pesce […]

La matta

Quando ero piccolo c’era nel mio quartiere una ragazza, Lorella si chiamava, che non era normale. Era matta, semplicemente, e io ero andato a vedere sull’enciclopedia di che cos’era matta.

Era una malattia che le aveva riempito il cervello di chiazze rosse e gialle, tipo peperoni, mentre il cervello di noi normali era rosa pallido. Lorella era sempre con noi quando giocavamo, e ci seguiva ovunque. Seguiva me, in particolare, e mi chiamava sempre, tanto che io la sentivo anche da dentro casa a volte. Cantava delle canzonette che sentiva in giro e al posto delle parole vere ci metteva i nostri nomi, e il mio quasi sempre…

Ultimi commenti

  • st patricks day shirts calgary: pregancy is quite critical and also requires more of your time so...
  • menta: Ciao popolo del formaggio no. Io rispetto chi lo mangia ma anche chi non lo ritiene cibo...
  • Giulio: Ciao a tutti. Volevo chiedere una cosa un pò particolare, a me i formaggi stagionati non...

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