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	<title>Terzadicopertina &#187; Timesnewroman</title>
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	<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 15:02:03 +0000</pubDate>
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		<title>L&#8217;uomo che conservava i ricordi</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 16:31:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Timesnewroman]]></category>

		<category><![CDATA[memoria]]></category>

		<category><![CDATA[morte]]></category>

		<category><![CDATA[ricordi]]></category>

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		<description><![CDATA[Poi c'era l'uomo che i ricordi li conservava. Li metteva in una stanza, facendo dei mucchietti con dei fogli delle stesse dimensioni.
Era un uomo vecchio e di cose ne aveva viste tante, così tante che parecchie le aveva dimenticate. Ma le persone non le dimenticava. Quelle importanti, almeno. Non che ne avesse avute così tante, ma quelle dieci persone a cui aveva voluto bene le teneva in grande considerazione.

Lui faceva così. Ogni volta che incontrava qualcuno prendeva qualche appunto su un foglietto...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poi c&#8217;era l&#8217;uomo che i ricordi li conservava. Li metteva in una stanza, facendo dei mucchietti con dei fogli delle stesse dimensioni.<br />
Era un uomo vecchio e di cose ne aveva viste tante, così tante che parecchie le aveva dimenticate. Ma le persone non le dimenticava. Quelle importanti, almeno. Non che ne avesse avute così tante, ma quelle dieci persone a cui aveva voluto bene le teneva in grande considerazione.</p>
<p>Lui faceva così. Ogni volta che incontrava qualcuno prendeva qualche appunto su un foglietto, &#8220;<em>piuttosto dimagrita</em>&#8220;, &#8220;<em>riso insieme di quel Gianni del bar</em>&#8220;, &#8220;<em>bevuto Martini prima di cena</em>&#8220;. Poi tornava a casa e cercava la mattonella giusta. Succedeva che sopra la mattonella ci fosse sempre un foglietto con un ricordo precedente, allora lui lo strappava e ci metteva quello nuovo, ben stirato, a rinfrescare i ricordi.</p>
<p>Quella stanza era piena di ricordi, ma alcuni erano più vecchi e non cambiavano mai. Nei suoi mille anni ne aveva conosciute di persone, e quelle che meritavano un ricordo avevano una mattonella nella sua stanza con un foglietto sopra. Erano quasi tutte piccole cose, &#8220;<em>cenato insieme</em>&#8220;, &#8220;<em>preoccupati per quel malanno</em>&#8220;, &#8220;<em>riso tanto, poi tornati in autobus</em>&#8220;. Alcuni di quei fogli erano bianchi e stirati, altri erano ingialliti dal tempo. Questi ultimi li riguardava sempre con attenzione, perché quelli eran ricordi che ricordava da parecchio tempo. Erano fogli che stavano lì da anni, da decenni, e non si muovevano.</p>
<p>Erano ricordi che ricordava a memoria.</p>
<p>Succedeva poi che quando incontrava qualcuno, magari dopo molto tempo, un po&#8217; se ne dispiaceva, perché già si figurava di dover tornare a casa e buttar via un ricordo che aveva resistito per anni, per far spazio a quello nuovo. Fu così per anni, un continuo sostituir foglietti. Fino a quando decise di non voler più cancellare nessun ricordo.<br />
Si chiuse in casa e non volle vedere più nessuno. Non sapeva più quando la gente moriva, se c&#8217;era qualcuno che era partito per chissà dove, se altri l&#8217;avevano semplicemente dimenticato. I suoi ricordi eran tutti lì, solidi e certi, senza più nessuna probabilità di essere sostituiti. Entrava nella sua stanza e tornava a incontrare i suoi vecchi amici d&#8217;infanzia, non come vecchi, ma per come se li ricordava, a correr dietro a un pallone, e incontrava suo padre, forte e sorridente come non sarebbe potuto essere un vecchio di 100 anni, e la sua ragazza di quand&#8217;aveva 18 anni, con un culettino da vespa che gli faceva immaginare solo cose belle.</p>
<p>Poi quell&#8217;uomo morì, morì felice, perché nessuno gli mancava e di nessuno aveva rimpianto. Con i suoi foglietti spiegazzati che controllava e ricontava con gli occhi. Morì senza un&#8217;esitazione, avendoli tutti lì con sé, come ricordi che non è possibile dimenticare, come persone a cui si è voluto così bene.</p>
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		<title>Non rubano le moto</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 22:44:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[For a better life]]></category>

		<category><![CDATA[Timesnewroman]]></category>

		<category><![CDATA[amore]]></category>

		<category><![CDATA[camioncini]]></category>

		<category><![CDATA[cleptomania]]></category>

		<category><![CDATA[decappottabili]]></category>

		<category><![CDATA[moto]]></category>

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		<description><![CDATA[Una cosa che io non capisco è perché la gente non ruba le moto.

Voglio dire, le macchine no, perché rubar macchine è complicato, è roba da gente esperta, scassinare le portiere, avviare il motore con quei fili colorati, come nei film, è una cosa che uno normale non potrebbe mai fare così, per far qualcosa. Ma le moto.

Per dire, i motorini li legano ai pali, e le biciclette persino, quelle addirittura le annodano a certe ringhiere che dà pensiero solo a guardarle. Ma le moto. I cavalli! I cavalli li attaccano ai pali con delle funi resistentissime! Ma le moto.

Le moto le lasciano così, in bella vista senza nemmeno un legaccio. C'è una motocicletta blu...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una cosa che io non capisco è perché la gente non ruba le moto.</p>
<p>Voglio dire, le macchine no, perché rubar macchine è complicato, è roba da gente esperta, scassinare le portiere, avviare il motore con quei fili colorati, come nei film, è una cosa che uno normale non potrebbe mai fare così, per far qualcosa. Ma le moto.</p>
<p>Per dire, i motorini li legano ai pali, e le biciclette persino, quelle addirittura le annodano a certe ringhiere che dà pensiero solo a guardarle. Ma le moto.</p>
<p>I cavalli! I cavalli li attaccano ai pali con delle funi resistentissime! Ma le moto.</p>
<p>Le moto le lasciano così, in bella vista senza nemmeno un legaccio. C&#8217;è una motocicletta blu, vicino a dove io parcheggio la macchina, che sta sempre lì. Io ogni volta che ci passo davanti mi domando &#8220;ma non l&#8217;hanno ancora rubata?&#8221;, e così il giorno dopo, e l&#8217;altro ancora.</p>
<p>Una volta mi è venuto il dubbio che avesse delle radici per terra, per non farsi rubare. Ma no. Le moto le lasciano tutte in bella mostra, come se non fossero rubabili. Secondo me invece sono proprio facili da rubare, le moto.</p>
<p>Allora stasera, mentre aspettavo davanti ad uno spiazzo con tre moto, pensavo: ma se uno arriva con un camioncino e se le porta via? Chi se ne accorge? Secondo me nessuno ci pensa che le stai rubando, e ti lascerebbero fare. Magari ti metti una tuta blu con un scritta. Ma comunque, anche senza, nessuno direbbe niente. E magari, se va bene, il giorno dopo noleggi un autotreno e fai il giro della città. Ti carichi tutte le moto della città. Il giorno dopo, sui giornali, la notizia che in città son scomparse, tutt&#8217;a un tratto, 761 motociclette. Gialle, rosse, grandi e piccole. Nemmeno una moto in città.</p>
<p>Forse allora gli verrebbe il dubbio, alla gente, che le moto mica si lasciano così, senza riguardo. Mica per altro, ma è perché magari, il giorno dopo, potrebbero scomparire tutti quelli con i capelli rossi, e il giorno dopo tutti quelli che si chiamano Giorgio. Sai che casino.</p>
<p>Le cose incustodite son facili da rubare, se non sono attaccate a qualcosa. Può succedere che un camioncino passi e le porti via. Le moto, e le donne dagli occhi belli, son facili da caricare su dei camioncini, e da portar via.</p>
<p>Ma mai quanto le decappottabili. Quelle dan proprio sui nervi.</p>
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		<title>Fa niente</title>
		<link>http://www.terzadicopertina.com/2008/fa-niente/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 20:10:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cattive intenzioni]]></category>

		<category><![CDATA[Timesnewroman]]></category>

		<category><![CDATA[fannulloni]]></category>

		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Non fa nulla. Aspetta l'ora di uscire e il che suo orologio, appoggiato sul tavolo, faccia il suo lavoro. Nella scrivania ci sono le solite cose, e lui ormai le ignora. Il collega ce l'ha di fronte e nemmeno lo vede. Niente, non fa niente. Nemmeno si annoia.

Si dice che dio il mondo l'abbia creato per noia e che poi, come un bambino viziato lo abbia abbandonato in un angolo.

Lui il mondo nemmeno l'avrebbe pensato.

Perchè la noia richiede fatica e chi ce l'ha la sua parte l'ha già fatta. Lui no, lui non lavora, non si stanca e non si annoia.
Persiste, si direbbe. Come una lampadina spenta...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non fa nulla. Aspetta l&#8217;ora di uscire e che il  suo orologio, appoggiato sul tavolo, faccia il suo lavoro. Nella scrivania ci sono le solite cose, e lui ormai le ignora. Il collega ce l&#8217;ha di fronte e nemmeno lo vede. Niente, non fa niente. Nemmeno si annoia.</p>
<p>Si dice che dio il mondo l&#8217;abbia creato per noia e che poi, come un bambino viziato, lo abbia abbandonato in un angolo.</p>
<p>Lui il mondo nemmeno l&#8217;avrebbe pensato.</p>
<p>Perchè la noia richiede fatica e chi ce l&#8217;ha la sua parte l&#8217;ha già fatta. Lui no, lui non lavora, non si stanca e non si annoia.<br />
Persiste, si direbbe. Come una lampadina spenta.</p>
<p>E poi arriva il momento di andare. Non ne è felice, perché non ha nulla da abbandonare. Semplicemente si alza, prende la sua vecchia borsa di cuoio consumato, saluta e se ne va.<br />
Senza aver fatto nulla, senza un ricordo di qualcosa, di qualcuno, di una incazzatura. Se ne va come una placenta, uscendo di scena nel cestino di una sala parto.</p>
<p>Si dice che sia furbo. E bastardo. Che non gliene freghi niente dei suoi colleghi, del suo ufficio, di nulla. Che fuori faccia un mucchio di cose, di cui non parla con nessuno. Che abbia donne, soldi e che si aggiri di sera in quartieri strani.<br />
Ma nessuno ci metterebbe la mano sul fuoco.<br />
E se anche provi a fargli un cenno, a provocarlo, addirittura a farlo irritare, lui non risponde veramente. Dice le cose che deve dire, senza pensarle. Mec-ca-ni-ca-men-te. E va a finire che ti ci incazzi, che lo mandi affanculo, che se lo incontri davanti alla macchinetta del caffé gli fai anche facce strane. E sbuffi, insoddisfatto.<br />
Come si farebbe da bambini, come si fa con un male minore.<br />
E lui ti guarda senza guardarti, bonariamente. Come una lampadina spenta.</p>
<p>E se prendi coraggio prova anche a parlargli davvero. Fallo come faresti con un malato. Prova a dirgli se va bene, la vita, se è felice.<br />
Prova a sfiorarlo, a scuoterlo, sulla spalla. Gli cadrà il caffè sulla camicia in quattro gocce di sospensione. Tu avrai speso un gesto di imbarazzo, lui ti risponderà &#8220;fa niente&#8221;. Non fa niente.</p>
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		<title>Sanremo residence</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2008 20:20:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[For a better life]]></category>

		<category><![CDATA[Timesnewroman]]></category>

		<category><![CDATA[cantanti]]></category>

		<category><![CDATA[Sanremo]]></category>

		<category><![CDATA[società]]></category>

		<category><![CDATA[televisione]]></category>

		<category><![CDATA[vip]]></category>

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		<description><![CDATA[Mietta! Miettaaa! Cazzo ti ho detto mille volte di non chiamarmi così qua fuori! Dai, va bene, Daniela, Da-nie-la, muoviti che sennò non facciamo in tempo... prendi quel cazzo di osso per il brodo e scappiamo, dai che sono le sette... ci chiudono fuori anche stavolta! Maledetta troia, e poi è proprio necessario vestirsi come una baldracca ogni volta che esci?? Sei fosforescente come una rumena! Coglione... ecco ho fatto, andiamo... domani ci mandiamo Little Tony, com'è vero Iddio, mi sono rotta le palle di fare la sguattera... sì brava, incazzati, così l'anno prossimo ti mandano via e fanno salire Ivana Spagna... ah ah ah... Ivanaspàgna al posto di Mietta, sai che spasso... testa di cazzo... se dico Amededominghi a voce alta non si gira neanche il cane, ecco guarda: amedeomìnghi! Ecco, c'hai un nome famoso come una pisciata... dai monta su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mietta! Miettaaa! Cazzo ti ho detto mille volte di non chiamarmi così qua fuori! Dai, va bene, Daniela, Da-nie-la, muoviti che sennò non facciamo in tempo&#8230; prendi quel cazzo di osso per il brodo e scappiamo, dai che sono le sette&#8230; ci chiudono fuori anche stavolta! Maledetta troia, e poi è proprio necessario vestirsi come una baldracca ogni volta che esci?? Sei fosforescente come una rumena! Coglione&#8230; ecco ho fatto, andiamo&#8230; domani ci mandiamo Little Tony, com&#8217;è vero Iddio, mi sono rotta le palle di fare la sguattera&#8230; sì brava, incazzati, così l&#8217;anno prossimo ti mandano via e fanno salire Ivana Spagna&#8230; ah ah ah&#8230; <em>Ivanaspàgna </em>al posto di Mietta, sai che spasso&#8230; testa di cazzo&#8230; se dico Amededominghi a voce alta non si gira neanche il cane, ecco guarda: amedeomìnghi! Ecco, c&#8217;hai un nome famoso come una pisciata&#8230; dai monta su che guido io stasera. Ma dici che c&#8217;hanno riconosciuto prima al banco? Ma no, non credo, e poi anche se fosse&#8230; non sanno mica dove andiamo, magari avranno pensato che abbiamo lo stesso produttore, lo stesso manager, cose del genere&#8230; vabbè, per sicurezza fa il giro largo&#8230; comunque &#8217;sta storia del dover uscire ogni giorno comincia a stancarmi&#8230; i patti non erano questi&#8230; sì, ma se vuoi mangiare&#8230; prima o poi ci riconoscono e ci sbattono su visto, su donna moderna e cronaca vera, ci fanno un culo come un balcone, e vaffanculo pure sanremo&#8230; ma poi dici che serve a qualcosa stare lì rinchiusi come dei bigattini? see, brava la mia cantantessa della minchia, e tu c&#8217;avresti il coraggio di andare in giro come se niente fosse? dico, al bar,   al supermercato, con la faccia tua&#8230; tutti i giorni&#8230; se qualcuno ti chiede che gli dici?? io quando mi succedeva ci rimanevo come una merda secca&#8230; &#8220;<em>c&#8217;ho un concerto ad avellino il mese prossimo</em>&#8220;&#8230; &#8220;<em>vado da Rispoli a novembre.</em>.&#8221;, non ci crede più NES-SU-NO! e poi ormai comincerebbero a farti domande precise&#8230; e prima o poi ti sgamano definitivamente&#8230; e ti sputtanano. E vedessi i bambini. I quindicenni adesso ti prendono per il culo come dei giornalisti del sole24ore, e le nonne, per farli contenti, li lasciano fare. Uno una volta ha fatto finta di salutarmi e m&#8217;ha sputato in faccia. Sai che spettacolo. Così almeno nessuno sa niente, e si immaginano quello che vogliono. Penseranno che stiamo tutti all&#8217;estero a fare concerti per gli emigrati in Canada e in Uruguay&#8230; Mino Reitano lo diceva fino a due mesi prima di schiattare&#8230; se chiedi in giro la gente ci crede ancora&#8230; se lo immaginano lì&#8230; boh, vabbè&#8230; scendi dai. Mettila dietro, chiamo Aleandro e gli dico di aprire&#8230; comunque stasera Orietta la tieni tu, ieri sera m&#8217;ha scacazzato sulla gonna, che merda! Io dopo cena finisco le asole e vado a dormire. E non venire a rompermi il cazzo, se voglio scopare vado dai miei amici nel salento; non mi serve un pupazzo tinto come un  coglione epatico, e non mi mandare Toto Cutugno che mi fa senso. Non la faccio la carità io qua dentro.  Anzi, fate finta che sono morta.  Fino a febbraio. Facciamo finta che siamo morti.</p>
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		<title>La vecchia</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Oct 2007 21:28:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Featured]]></category>

		<category><![CDATA[Timesnewroman]]></category>

		<category><![CDATA[vecchia]]></category>

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		<description><![CDATA[Fino a qualche anno fa andavamo a pranzo dalla vecchia.
La vecchia era vecchia   ontologicamente, più che nell&#8217;età, era la cuoca di un ristorante piccolo dai muri   ingialliti e il televisore mivar fissato troppo in alto, sotto il soffitto. Ci   andavamo nella pausa pranzo in gruppi da cinque, sei persone. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fino a qualche anno fa andavamo a pranzo dalla vecchia.<br />
La vecchia era vecchia   ontologicamente, più che nell&#8217;età, era la cuoca di un ristorante piccolo dai muri   ingialliti e il televisore mivar fissato troppo in alto, sotto il soffitto. Ci   andavamo nella pausa pranzo in gruppi da cinque, sei persone. La vecchia ci   faceva le focacce e l&#8217;imbrecciata, la coratella e le salsicce. La pizza no, ché   lì si andava per mangiare, mica a pettinare le bambole. Ne uscivamo che la pausa   pranzo era bella che finita, puzzolenti come una latrina, intrisi di fritto,   vapori e vinaccio nero. Ne uscivamo quasi sempre ubriachi, pronti per mirabolanti   riunioni pomeridiane a far la faccia seria, a fronte di una leggerezza   preadamitica e incosciente.<br />
Al momento del conto la vecchia ci faceva un   sorrisino a mezza bocca e sparava una cifra rotonda, da clienti abituali e   molesti. &#8220;<span style="font-style: italic">Su, cinquanta euro</span>&#8221; - e si rinsaldava quel patto di coesistenza: noi   con la puzza di pancetta, lei con quei rompicoglioni sboccati al tavolo lungo.</p>
<p>Per anni poi non ci siamo più andati dalla vecchia, pur conservandola come una   certezza tra le opzioni del pranzo, come l&#8217;opzione finale, quella delle grandi   occasioni.</p>
<p>Giorni fa, passeggiando su quella stessa via, ho visto la vecchia con   la coda dell&#8217;occhio. Dentro una pizzeria.<br />
Ora fa pizze al taglio, in un locale   piccolo e pulito. Le hanno messo un cappello in testa, blu come il colore degli   sgabbelli. Il sorriso a mezza bocca lo fa ancora, lo fa a tutti, anche ai   passanti che scorge da dietro il bancone. Un sorriso che non sa di niente, che   non puzza di fritto.</p>
<p>E non sembra più nemmeno vecchia, la vecchia, che magari   prima era vecchia, ma vecchia in cifra tonda, vecchia di ere e decenni. Sembra   aver dato via quella millenaria antichità per un gruzzolo di mesi e giorni,   volgari come quelli che invecchiano i giornali e i ricordi. Magari vecchia, ma   senza più il giallo dei muri.<br />
Adesso la vecchia dà il resto contando anche i   centesimi. Sembra una parete da cui lascia cadere frammenti di intonaco, bianco   come nuovo, ma sbriciolato. Frammenti inessenziali, come il resto a un euro.</p>
<p>Adesso i conti non può più farli pari, la vecchia, le cifre tonde non ci stanno   dentro una pizzetta con i wurstel.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nella perfezione di un mondo concluso. Tributo a Jean Baudrillard</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jun 2007 17:02:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Timesnewroman]]></category>

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		<description><![CDATA[[su Artico, n.7/2007]
Fissate un tramonto, un paesaggio, una strada. E poi tornate indietro, procedendo a ritroso. Dalle curve delle colline o delle onde alla linea ideale che li unisce al confine visivo del vostro corpo, e di là fino alle palpebre e poi agli occhi. Quindi afferrate le vostre cornee e cominciate a scavare. Lì [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[su <a href="http://www.artdigg.it/ArticoDownload/ARTICO7web.pdf">Artico,</a> <span style="font-style: italic">n.7/2007</span>]</p>
<p>Fissate un tramonto, un paesaggio, una strada. E poi tornate indietro, procedendo a ritroso. Dalle curve delle colline o delle onde alla linea ideale che li unisce al confine visivo del vostro corpo, e di là fino alle palpebre e poi agli occhi. Quindi afferrate le vostre cornee e cominciate a scavare. Lì in fondo non troverete nulla che ricordi quel tramonto, quel paesaggio o quella strada, ma piuttosto tessuti nervosi e vasi sanguigni, come appigli inutilizzabili per immagini impossibili da tener ferme.</p>
<p>Quello di Jean Baudrillard è un mondo di occhi che guardano, come in certi quadri, altri occhi da cui sono guardati, in un gioco paranoico di fantasmi che svaniscono alla ricerca del momento esatto in cui trovarsi su di un&#8217;unica, solida, rappresentazione confrontabile. Un mondo in cui non si può rivendicare nessuna buonuscita da alienazione, poiché non vi è più modo di essersi estranei, privati ormai di ogni aldilà da sé, quell&#8217;altrove segreto in cui un tempo ci si poteva rifugiare al caldo della propria stiracchiata soggettività penitente.</p>
<p>Nel mondo oltremoderno di Baudrillard la profezia migliore di tutta la vicenda moderna, quella della fine dell’alienazione, si è realizzata. Non per il meglio, ma per il peggio. Si è passati dall’Altro al Medesimo, dall’alienazione all’identificazione, nell&#8217;utopia compiuta del soggetto perfetto, il soggetto senza altro, il soggetto senza se stesso.</p>
<p>E in questo mondo, che è il nostro, nulla è più irreale, perchè la realtà ci sopravvive, sopravvive al nostro bisogno calcolante di comprensione. E&#8217; il mondo all&#8217;epoca della simulazione, nel quale le guerre non accadono, i morti non muoiono, il reale non esiste se non illuminato dall&#8217;immagine simulata di esso.</p>
<p>Che ci si affidi alla storia, alla società o al pensiero,  non sarà comunque possibile trovare alcuna scintilla di senso in un sistema che ha finito per digerire ogni minimo rudimento di coscienza, in uno slargo di oggettività che basta a se stessa e che esclude qualsiasi tentativo di dominio razionale.<br />
Non è la verità ad annullare e assorbire la  sua simulazione, non è la vita a generare lo spettacolo delle cose e dei fatti, ma è la simulazione a fagocitare la realtà, secernendo il mondo reale come suo prodotto, un prodotto scadente eppure così perfettamente funzionante.</p>
<p>Se continuate a fissare quel tramonto, in esso troverete la premonizione di una catastrofe già compiuta, di una storia già accaduta e ormai spenta, di immagini incomprensibili come ideogrammi di una lingua indecifrabile. E in quella mancanza di senso è la traccia stessa di quella storia, di quel tramonto, di quella immagine,  perfetti ciascuno  nella propria inverificabile oggettività. E se provate a fermare quell&#8217;immagine la troverete distrutta. Perchè il mondo svelato da Jean Baudrillard era proprio così, come certi tramonti o come certi sogni, che paiono disegnati a china solo per ingannarvi con la loro improbabile geometria, talmente osceni e inconsistenti da farvi dubitare che davvero abbiate potuto farne parte.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Saddam va alla morte</title>
		<link>http://www.terzadicopertina.com/2006/saddam-va-alla-morte/</link>
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		<pubDate>Sat, 30 Dec 2006 20:58:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[For a better life]]></category>

		<category><![CDATA[Timesnewroman]]></category>

		<category><![CDATA[morte]]></category>

		<category><![CDATA[saddam]]></category>

		<category><![CDATA[satire]]></category>

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		<description><![CDATA[Sanpietro: &#8220;Nome, cognome e qualifica&#8230; su veloci, che ce ne andiamo tutti a mangiare lo zampone&#8230;&#8221;
Saddamhussein: &#8220;Saddam, Hussein, &#8230;capo di stato&#8221;
Sanpietro: &#8220;qualcosa da dichiarare?&#8221;
Saddamhussein: &#8221; mah&#8230; m&#8217;hanno ucciso stamattina&#8230; so&#8217; irakeno&#8230; boh&#8230;basta&#8221;
Sanpietro: &#8220;dai su, qua leggo che hai ammazzato un casino di gente&#8230;curdi per lo più&#8230; che dici?&#8221;
Saddamhussein: &#8220;Sì vabbè, un migliaio, ma si usava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sanpietro: &#8220;Nome, cognome e qualifica&#8230; su veloci, che ce ne andiamo tutti a mangiare lo zampone&#8230;&#8221;<br />
Saddamhussein: &#8220;Saddam, Hussein, &#8230;capo di stato&#8221;<br />
Sanpietro: &#8220;qualcosa da dichiarare?&#8221;<br />
Saddamhussein: &#8221; mah&#8230; m&#8217;hanno ucciso stamattina&#8230; so&#8217; irakeno&#8230; boh&#8230;basta&#8221;<br />
Sanpietro: &#8220;dai su, qua leggo che hai ammazzato un casino di gente&#8230;curdi per lo più&#8230; che dici?&#8221;<br />
Saddamhussein: &#8220;Sì vabbè, un migliaio, ma si usava così&#8230; poi quelli morivano lo stesso&#8230;&#8221;<br />
Sanpietro: &#8220;hmm..&#8221;<br />
Saddamhussein: &#8220;Sì dai&#8230; tra l&#8217;altro all&#8217;epoca non s&#8217;è incazzato nessuno&#8230; anzi ho anche <span style="font-style: italic">favorito la pace</span>! Sì sì, scrivi così.. <span style="font-style: italic">la pace</span>&#8221;<br />
Sanpietro: &#8220;stai a fa&#8217; il coglione con me?&#8221;<br />
Saddamhussein: &#8220;no no figurati, vabbè ce so&#8217; rimasto un po&#8217; male quando ho trovato te quassù, sai si diceva di belle donne&#8230; di allah&#8230; cose così..&#8221;<br />
Sanpietro: &#8220;ma no, è uguale, le donne ci stanno, ma tanto gli tolgono il sesso quando arrivano&#8230; non ti ci diverti granché&#8230;&#8221;<br />
&#8220;poi allah è di là che <span style="font-style: italic">gioca a dadi </span>con einstein e dio&#8230; smadonna dalle tre perchè perde un sacco di soldi&#8230;&#8221;<br />
&#8220;ma senti&#8230; ti sei pentito? ti dispiace? Aggiungo qualcosa alla dichiarazione?&#8230; dai nun me fa scrive a mmè che poi ce metto le solite cose e il capo s&#8217;encazza&#8221;..<br />
Saddamhussein: &#8220;Scrivi che ero ricco e famoso, me so divertito tanto&#8230; insomma la vita m&#8217;è piaciuta proprio&#8230; e che vorrei che anche qui mi fosse dato un posticino tranquillo senza troppi cazzi&#8230;se possibile, s&#8217;intende&#8230;&#8221;<br />
Sanpietro: &#8220;Guarda te dico subito che il periodo non è buono&#8230; c&#8217;ho quasi tutto pieno di sopra al primo e qualcosina al secondo&#8230; ma è un casino perchè dopo di te ne so venuti no scatafascio..dovevi vedè&#8230; 70-100 tutti insieme&#8230; e dice che le previsioni danno &#8216;nsacco de morti per il weekend&#8221;<br />
Saddamhussein: &#8220;Ma no! quelli so irakeni! so morti proprio perchè hanno ucciso a mmè!&#8230; Quelli sbattili da n&#8217;altra parte che tanto poi ce parlo io&#8230; quelli me stanno a sentì&#8221;<br />
Sanpietro: &#8220;E no, qua funziona diversamente&#8230; è un po&#8217; strano, anch&#8217;io all&#8217;inizio c&#8217;ho messo un po&#8217; per abituarmici&#8230; qua quelli che &#8216;n contano &#8216;n cazzo vanno nei piani migliori&#8230; gli altri s&#8217;arrangiano&#8221;<br />
Saddamhussein: &#8220;che bordello&#8230;&#8221;<br />
Sanpietro: &#8221; Eh, lo so&#8230; ma nce posso fa gnente&#8221;<br />
Saddamhussein: &#8220;Ma senti&#8230; se parli col capo e je spieghi chi so&#8217; io&#8230; magari te sente&#8230;&#8221;<br />
Sanpietro: &#8220;mmm&#8230; quello è particolare&#8230; non ci si discute&#8230;è fatto a modo suo..:&#8221;<br />
Saddamhussein: &#8220;ma io so Saddam!&#8221;<br />
Sanpietro: &#8220;Eh, e io so sanpietro, ma quassù tutti e ddue nun semo &#8216; ncazzo, io &#8216;n c&#8217;ho manco la tredicesima&#8230; e quelli là se divertono&#8230;li vedi? Si so quelli che so arrivati dopo de te&#8230; già serviti e riveriti&#8230; e io a discute co ste teste de cazzo come te&#8230; ma dimmi, come t&#8217;hanno ammazzato?&#8221;<br />
Saddamhussein: &#8220;Eh, m&#8217;hanno impiccato&#8221;<br />
Sanpietro: &#8220;E chi t&#8217;ha impiccato?&#8221;<br />
Saddamhussein: &#8220;Gli americani, gli irakeni, un po&#8217; tutti, diciamo&#8230;&#8221;<br />
Sanpietro: &#8220;Eh, l&#8217;avrai fatti &#8216;ncazzà&#8230; ma comunque&#8230; qua se venimi prima o dopo era uguale, tanto sempre nei cessi annavi a finì&#8230; guarda pure tu.. c&#8217;è scritto &#8220;cessi&#8221; bello grande&#8230; già si sapeva&#8230; ma piuttosto, ma perchè ve ce mannano sempre prima di qua? Nun sete boni a aspettà il turno? Adesso è un casino&#8230;sai perchè? Perché adesso se riempie de povera gente e guarda che quelli i cessi li usano&#8230; Vorrà dì che li pulirete 5 volte al giorno invece che 4&#8230; Daje mo&#8217; pija la tessera, fatte da &#8216;no straccio e &#8216;na ramazza e va di sotto. Là chiedi di Hitler per la branda e nte fa più vedè&#8221;<br />
Saddamhussein: &#8220;E con chi me mettete?&#8221;<br />
Sanpietro: &#8221; Ah nte l&#8217;ho detto? Quà quelli che non so stati &#8216;bboni in vita dividono la branda con quelli che l&#8217;hanno ammazzati&#8221;<br />
Saddamhussein: &#8220;Ma a me m&#8217;hanno ammazzato l&#8217;americani!&#8221;<br />
Sanpietro: &#8220;Eh&#8230; caro Saddà&#8230; me sa che il collo che t&#8217;hanno allungato te lo dovrai fa strigne&#8230; quelli so tanti, sulla branda rischi de dormì maluccio&#8230; però consolati&#8230; sarete in tanti a spalà la merda&#8230;&#8221;<br />
Saddamhussein: &#8220;cazzo però&#8230; e per magnà a chi me devo rivolge?&#8221;<br />
Sanpietro: &#8220;Certo che voi ricchi, potenti e via dicendo siete rincojioniti per davvero&#8230; ma con la merda che spali dai cessi che pensi de dovecce fa????&#8221;</p>
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		<title>Il Castello di Gollum</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Dec 2006 17:38:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Timesnewroman]]></category>

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		<description><![CDATA[Prendete un bel libro. Bello grosso. Diciamo Il Castello di Kafka.
Poi scegliete una voce importante, immaginiamo quella di Gollum del Signore degli anelli, oppure dell&#8217;arcivescovo Gilday del Padrino p.te III, e convincetela a riassumere il libro in 10 righe.
Ecco, grazie a PIù Blog e al premio Emozioni tra le righe io  l&#8217;ho fatto.
Il risultato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prendete un bel libro. Bello grosso. Diciamo <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=35&amp;c=IVPJ7X0M1ZSTE">Il Castello</a> di Kafka.<br />
Poi scegliete una voce importante, immaginiamo quella di Gollum del Signore degli anelli, oppure dell&#8217;arcivescovo Gilday del Padrino p.te III, e convincetela a riassumere il libro in 10 righe.<br />
Ecco, grazie a <a href="http://www.piublog.it">PIù Blog</a> e al premio <a href="http://www.piublog.it/emozioni.htm">Emozioni tra le righe </a>io  l&#8217;ho fatto.<br />
Il risultato è questo&#8230;<br />
<br />
Devo dire che sentir leggere una cosa scritta in silenzio e rimasta in silenzio fino ad allora è stato davvero emozionante.<br />
Grazie dunque all&#8217;<a href="http://www.piublog.it/credits.htm">organizzazione di Più Blog</a>  e a <a href="http://www.antoniogenna.net/doppiaggio/voci/vocifvai.htm">Francesco Vairano</a> per la magistrale interpretazione.</p>
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		<title>Fincipit</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Nov 2006 18:28:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Timesnewroman]]></category>

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		<description><![CDATA[Fincipit. l&#8217;ultima follia da blogger.E io non mi sento in condizione morale di lasciar passare la cosa: inizi di romanzi, racconti, poesie, canzoni sintetizzati al punto da presagirne la fine. Alcune mie applicazioni:
Alessandro Manzoni- Il 5 maggio (esequie)Ei fu siccome immobile.Che gi&#224; puzzea de morto.
Alessandro Manzoni - I Promessi sposi (senilit&#224;)Quel ramo del lago di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fincipit. l&#8217;<a href="http://eiochemipensavo.diludovico.it/2006/11/23/ogni-inizio-e-una-fine/">ultima follia da blogger</a>.E io non mi sento in condizione morale di lasciar passare la cosa: inizi di romanzi, racconti, poesie, canzoni sintetizzati al punto da presagirne la fine. <br />Alcune mie applicazioni:</p>
<p>Alessandro Manzoni- <span style="font-weight: bold;">Il 5 maggio (esequie)</span><br />Ei fu siccome immobile.<br />Che gi&agrave; puzzea de morto.</p>
<p>Alessandro Manzoni - <span style="font-weight: bold;">I Promessi sposi (senilit&agrave;)</span><br />Quel ramo del lago di Como.<br />Insuppelculoteloschiantosennommiridailadentiera!</p>
<p>Giovanni Pascoli - <span style="font-weight: bold;">Canzone di marzo (quiete)</span><br />Che torbida notte di marzo!<br />Ma che mattinata tranquilla!<br />che cielo pulito! che sfarzo<br />di perle! Ogni stelo, una stilla<br />che ride: a volte, na sega&#8230;</p>
<p>Giovanni Pascoli - <span style="font-weight: bold;">La capinera (in tivv&ugrave;)</span><br />Il tempo si cambia: stasera<br />vuol l&rsquo;acqua venire a ruscelli.<br />Fortuna la cempions lig.</p>
<p>Dante - <span style="font-weight: bold;">Al cor gentil rempaira sempre amore (grossomodo)</span><br />Al cor gentil rempaira sempre amore<br />come l&#8217;ausello in selva a la verdura; <br />vabb&egrave;, tipo.</p>
<p>Dante - <span style="font-weight: bold;">Purgatorio XXIV (arrotino)</span><br />&laquo;I&#8217; mi son un che, quando<br />Amor mi spira,<br />donne, &egrave; arrivato l&#8217;arrotino&quot;</p>
<p>Pascoli - <span style="font-weight: bold;">La grande proletaria s&#8217;&egrave; mossa (l&#8217;occaso)</span><br />La grande proletaria s&#8217;&egrave; mossa<br />Si te movi j&#8217;enculamo la panchina</p>
<p>Bernard de Ventadorn - <span style="font-weight: bold;">Pois preyatz me (senza titolo)</span><br />Pois preyatz me, senhor,<br />qu&#8217;eu chan, eu chantarai.<br />Ehhhh?<br />Chuuuupa!</p>
<p>Marinetti - Z<span style="font-weight: bold;">ang Tumb Tumb (L&#8217;inculata)</span><br />Zang Tumb Tuuumb.<br />Vendesi scarpiera <span style="font-style: italic;">quasi </span>nuova.</p>
<p>M.Proust - <span style="font-weight: bold;">Alla ricerca del tempo perduto (tradimenti)</span><br /> A lungo, mi sono coricato di buonora. Qualche volta, appena spenta la candela, gli occhi mi si chiudevano cos&igrave; in fretta che non avevo il tempo di dire a me stesso: &ldquo;Mi addormento&rdquo;. Vai a pensare che il mignottone ci aveva l&rsquo;amante.</p>
<p>GG.Marquez - <span style="font-weight: bold;">Cent&rsquo;anni di solitudine (bei regali)</span><br /> Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre l&rsquo;aveva condotto a conoscere il ghiaccio. No dico, proprio ricercato come regalo di compleanno.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gloriae</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Nov 2006 11:26:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Timesnewroman]]></category>

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		<description><![CDATA[E gira che ti rigira ho ricevuto la menzione speciale dal premio &#8220;Fantascienza in una riga&#8221; per il milglior racconto fanta/horror. Son soddisfazioni. 
Ah&#8230;il racconto era questo:&#8220;E&#8217; come noi. Sembra un uomo, dentro&#8220;.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" src="/public/menzione.jpg" class="innerbox" alt="" />E gira che ti rigira ho ricevuto la menzione speciale dal premio &#8220;<a href="http://innovariblog.splinder.com/1164248308#9997863">Fantascienza in una riga</a>&#8221; per il milglior racconto fanta/horror. Son soddisfazioni. </p>
<p>Ah&#8230;il racconto era questo:<br />&#8220;<span style="font-style: italic; font-weight: bold;">E&#8217; come noi. Sembra un uomo, dentro</span>&#8220;.</p>
<p></p>
]]></content:encoded>
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