A 8 anni ho cominciato a prendere lezioni di chitarra. Come una macchina, perché quello ero a 8 anni. Solfeggiavo e arpeggiavo senza nemmeno sentire la musica. Suonavo con le dita e con il dovere, aspettavo che arrivasse il mio maestro, con la sua Uno bianca, e poi suonavo, senza parlare, come un treno regionale. […]
Quando esci in strada hai paura, hai paura che ti ammazzino. Magari per qualche motivo di cui non sai niente, per qualche affronto fatto per caso, senza coscienza. E allora avanzi in fretta, giri nei vicoli e salti il ritmo del passo. Ti volti. Ti volti spesso e vedi cento facce che potrebbero aver ragioni […]
Poi c’era l’uomo che i ricordi li conservava. Li metteva in una stanza, facendo dei mucchietti con dei fogli delle stesse dimensioni.
Era un uomo vecchio e di cose ne aveva viste tante, così tante che parecchie le aveva dimenticate. Ma le persone non le dimenticava. Quelle importanti, almeno. Non che ne avesse avute così tante, ma quelle dieci persone a cui aveva voluto bene le teneva in grande considerazione.
Lui faceva così. Ogni volta che incontrava qualcuno prendeva qualche appunto su un foglietto…
Una cosa che io non capisco è perché la gente non ruba le moto.
Voglio dire, le macchine no, perché rubar macchine è complicato, è roba da gente esperta, scassinare le portiere, avviare il motore con quei fili colorati, come nei film, è una cosa che uno normale non potrebbe mai fare così, per far qualcosa. Ma le moto.
Per dire, i motorini li legano ai pali, e le biciclette persino, quelle addirittura le annodano a certe ringhiere che dà pensiero solo a guardarle. Ma le moto. I cavalli! I cavalli li attaccano ai pali con delle funi resistentissime! Ma le moto.
Le moto le lasciano così, in bella vista senza nemmeno un legaccio. C’è una motocicletta blu…
Non fa nulla. Aspetta l’ora di uscire e il che suo orologio, appoggiato sul tavolo, faccia il suo lavoro. Nella scrivania ci sono le solite cose, e lui ormai le ignora. Il collega ce l’ha di fronte e nemmeno lo vede. Niente, non fa niente. Nemmeno si annoia.
Si dice che dio il mondo l’abbia creato per noia e che poi, come un bambino viziato lo abbia abbandonato in un angolo.
Lui il mondo nemmeno l’avrebbe pensato.
Perchè la noia richiede fatica e chi ce l’ha la sua parte l’ha già fatta. Lui no, lui non lavora, non si stanca e non si annoia.
Persiste, si direbbe. Come una lampadina spenta…
Mietta! Miettaaa! Cazzo ti ho detto mille volte di non chiamarmi così qua fuori! Dai, va bene, Daniela, Da-nie-la, muoviti che sennò non facciamo in tempo… prendi quel cazzo di osso per il brodo e scappiamo, dai che sono le sette… ci chiudono fuori anche stavolta! Maledetta troia, e poi è proprio necessario vestirsi come una baldracca ogni volta che esci?? Sei fosforescente come una rumena! Coglione… ecco ho fatto, andiamo… domani ci mandiamo Little Tony, com’è vero Iddio, mi sono rotta le palle di fare la sguattera… sì brava, incazzati, così l’anno prossimo ti mandano via e fanno salire Ivana Spagna… ah ah ah… Ivanaspàgna al posto di Mietta, sai che spasso… testa di cazzo… se dico Amededominghi a voce alta non si gira neanche il cane, ecco guarda: amedeomìnghi! Ecco, c’hai un nome famoso come una pisciata… dai monta su […]
Fino a qualche anno fa andavamo a pranzo dalla vecchia.
La vecchia era vecchia ontologicamente, più che nell’età, era la cuoca di un ristorante piccolo dai muri ingialliti e il televisore mivar fissato troppo in alto, sotto il soffitto. Ci andavamo nella pausa pranzo in gruppi da cinque, sei persone. […]
[su Artico, n.7/2007]
Fissate un tramonto, un paesaggio, una strada. E poi tornate indietro, procedendo a ritroso. Dalle curve delle colline o delle onde alla linea ideale che li unisce al confine visivo del vostro corpo, e di là fino alle palpebre e poi agli occhi. Quindi afferrate le vostre cornee e cominciate a scavare. Lì […]
Sanpietro: “Nome, cognome e qualifica… su veloci, che ce ne andiamo tutti a mangiare lo zampone…”
Saddamhussein: “Saddam, Hussein, …capo di stato”
Sanpietro: “qualcosa da dichiarare?”
Saddamhussein: ” mah… m’hanno ucciso stamattina… so’ irakeno… boh…basta”
Sanpietro: “dai su, qua leggo che hai ammazzato un casino di gente…curdi per lo più… che dici?”
Saddamhussein: “Sì vabbè, un migliaio, ma si usava […]
Prendete un bel libro. Bello grosso. Diciamo Il Castello di Kafka.
Poi scegliete una voce importante, immaginiamo quella di Gollum del Signore degli anelli, oppure dell’arcivescovo Gilday del Padrino p.te III, e convincetela a riassumere il libro in 10 righe.
Ecco, grazie a PIù Blog e al premio Emozioni tra le righe io l’ho fatto.
Il risultato […]