Il mio di amore, ne sapete un cazzo voi, è una cosa che ti ferma per strada, e tu non sai perché, come un masso che precipita dal sesto piano di un palazzo di tre piani, e ti sbarra la strada e ti ferma. E tu non puoi scegliere di far finta di niente, che lui ti sbarra la strada e ti mette tra parentesi, tra lui e il traffico, la gente, il resto del mondo, la rivoluzione francese, le paste al cioccolato, la madonna e il santo rosario. Il mio amore è divisibile per sette e non dà resto.
E’ implacabile il mio amore. E’ una di quelle equazioni lunghissime che le vedi e non sai proprio come risolvere…
Poi c’era un uomo bruttissimo, un deforme. Era l’uomo che al posto delle doppie aveva uno spazio. Non era infelice, aveva imparato a dimenticare quel suo difet o. Viveva in una pic ola casa, usciva di rado e di rado incontrava qualcuno. Viveva normalmente, acquistava pane e pasta, faceva tante cose, usando tantis ime let […]
Una cosa che io non capisco è perché la gente non ruba le moto.
Voglio dire, le macchine no, perché rubar macchine è complicato, è roba da gente esperta, scassinare le portiere, avviare il motore con quei fili colorati, come nei film, è una cosa che uno normale non potrebbe mai fare così, per far qualcosa. Ma le moto.
Per dire, i motorini li legano ai pali, e le biciclette persino, quelle addirittura le annodano a certe ringhiere che dà pensiero solo a guardarle. Ma le moto. I cavalli! I cavalli li attaccano ai pali con delle funi resistentissime! Ma le moto.
Le moto le lasciano così, in bella vista senza nemmeno un legaccio. C’è una motocicletta blu…
Poi c’è questa cosa che i ragazzi hanno preso a chiamarsi tutti “amò” e “tesò”. Una volta l’amore si esprimeva con “amatissima”, “vita mia” e “madamigella del mio cuor”. Oggi è tutto un “amò dove sei?” “sono in bagno tesò”, e “amò sono dall’estetista” “ci sentiamo dopo tesò”. Io non so da cosa dipenda […]