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La ballata della corruzione

Guarda quel cappio. Se il soffitto non fosse così grigio e anonimo sarebbe un pezzo di design nemmeno da poco. Se il muro non fosse così spoglio sarebbe anche bello lasciarlo lì a penzolare, come un macabro amuleto. Ma tu guarda quel cappio, e immagina i segni blu sul collo dopo che l’avranno staccato,  con […]

L’avvelenato

Si è parlato di pompini, di papi e di Napolitani, tutte cose che andrebbero nominate solo con cento euro in mano e con la mano sulla nuca di qualche nuova migrante. Ma a Piazza Navona, su di un palco, non sia mai, non si fa. Perché così si alimenta l’antipolitica, si dà una brutta immagine dell’Italia, si fa caciara da trattoria. Veltroni, che è il massimo del progressismo di questo paese (che non a caso è fatto a stivale), ha avuto male al pancino a sentir dire tutte quelle cosacce. Perché così non si vince, così si fa il gioco di Berlusconi, così si allontanano i cattolici e i moderati. Io per la politca non esisto, ed è per questo che non esisto. Perché io allontano, divido, faccio turpiloquio e non concilio. Strappo, mi incazzo, offendo e ho pure la puzza sotto il naso…

Con il mal di denti

Come un pluriomicida che, con ancora la puzza di cadavere addosso, si ferma per strada a litigare con un passante per la precedenza e si fa arrestare. Così il comintern di Rifondazione Comunista è riuscito alla svelta, e con grande arguzia, a rielaborare il lutto: come fosse quello degli altri.
Si sono riuniti per capire chi fosse stato l’ultimo a ricevere la scopa e potergli dare la colpa e si sono ritrovati a sostenere mozioni contrapposte in tributo a modelli di partito così tanto diversi da meritare un titolo. Sì, perché in un partito del 3% esistono anche le correnti: “L’Ernesto”, “Essere comunista”, “I Bertinottiani” e via dividendo. E con 16 correnti sono riusciti a dare la colpa al simbolo, all’arcobaleno, ai salotti, alla erre moscia, a Trefoloni, ma nessuno che abbia pensato di avere un minimo di responsabilità per la mancanza assoluta di idee, per la incapacità di capire il mondo e di sperimentare nuove soluzioni, per la saccenza con la quale si sono date per scontate teorie ereditate da gente che, a differenza loro, quelle teorie le aveva inventate […]

Astronave sociale

Da qualche tempo Veltroni va ripetendo che bisogna rimettere in moto l’ascensore sociale. Prima ha detto che l’educazione è essa stessa paragonabile a detto ascensore. Poi che la crescita della ricchezza e della produzione ne sono il presupposto. Soro per la verità ha aggiunto, sornione, che questa è la vera novità politica e che le discussioni sulla lotta di classe sono roba vecchia e puzzona.

Va bene tutto.

Ma che cosa sarebbe questo benedetto ascensore sociale?

Io a casa non ho l’ascensore. Ne uso uno per andare al lavoro, ma non ci ho mai visto niente di così filantropico dentro. L’ascensore è una cosa che serve per far andare le persone su e giù per i palazzi. Per attraversare piani altrimenti difficilmente valicabili con il solo sudore dei piedi. Una trovata per far meno fatica, insomma. […]

C’è un bel clima quest’anno

E tu mi hai copiato il programma. E non che non te l’ho copiato. Ma io l’ho scritto prima, lo sanno tutti. Ok, allora se vinco io le tasse le abbasso io, se vinci tu le abbassi tu, ok? Col cazzo. Ma perché? Perché l’ho detto prima io, tu mi hai rubato l’idea. Vabbè, ma che c’entra, tanto le tasse le abbasso pure io, sarai contento lo stesso, no?! Ma se le abbassi tu non vale. Ma perché?? Io le abbasso meglio. Allora dimmi tu come vuoi abbassarle e io le abbasso uguale. Ahh! Vedi che mi copi! Turgida vacca! Sei malato di mente. Io? E tu? Che gli dici a Padoa Schioppa per non farlo mettere di spigolo? Sono affari miei, e poi io mica devo vincere per forza, tu sì. E allora dì che non abbassi le tasse, tanto che ti frega? Già, così poi se le abbassi tu dici che è merito tuo. Non se ne parla. Vabbè, io vado a dire in giro che tu mi copi. Fa come ti pare, tanto ci fai la figura dell’invidioso. Hai sentito? Dice che noi copiamo il suo programma. E faglielo dire, tanto siamo in recupero. Sì, ma adesso non dice più che abbassa le tasse. Tanto l’ha già detto, l’hanno sentito tutti. Già. […]

Con le scale sporche

Non c’è che dire. Uno fa di tutto per rendersi utile, uno vota per decenni democristiani di ogni sorta pur di assecondare una illuminata strategia di alleanze, si tura il naso per dar fiducia a Prodi, finisce per far finta di credere anche alla necessità di dialogo con folcloristiche confraternite di cattolici e alla fine cosa ottiene? Un paese orgogliosamente, totalmente, inesorabilmente di destra. Una Salò senza nemmeno alleati alle porte, un bagaglino a forma di stivale con pippofranchi e brunovespa a guidare la carovana.
E dire che la sinistra di cose ne ha fatte nel tempo. Ed anche di buone.
Ma le ha fatte tutte quando non c’era nemmeno l’ipotesi risibile di avere qualche tipo di potere. La sinistra ha condizionato la politica e la società italiana per mezzo secolo senza avere nemmeno un sottosegretario. Ha portato l’Italia a dire sì al divorzio, all’aborto alle rivendicazioni sindacali, all’estensione dei diritti. Senza poter comandare niente a nessuno. Senza una scrivania o un ficus sotto la finestra.
E in questi anni non è riuscita a fare altro che rimettere in ordine i conti e dare 20€ di aumento ad operai e ferrotranvieri.
Come un buon amministratore di condominio… […]

Digestioni

Ma quanto bisogno di semplificazione nella scena politica attuale! Prima il Partito Demcocratico, poi la Sinistra, poi la Destra, infine il Partito del popolo italiano della libertà. Per tutti sono state grandi elaborazioni, complesse concettualizzazioni, tortuosi percorsi di riflessione. Tutti hanno dovuto fare i conti col proprio passato e digerire storie scomode e ingombranti […]

Politica senza coscienza

Si parla spesso di diversità, e se ne parla quasi sempre come di una ricchezza, come di un valore da tutelare, come di un capitale da non disperdere. Se ne parla spesso in opposizione ad una presunta normalità. Il diverso viene tirato in ballo quando si tratta di difendere la specificità di qualche gruppo etnico…  […]

Piccola città

venerdì 26 maggio
ore 18.30. La partenza
Poco prima del canonico orario di uscita dal lavoro. Spengo il PC e, quatto quatto, vado a casa, seguito dagli sguardi interrogativi dei colleghi. Valigia carica di calzini e mutande
Solita Panda, 95000 Km sul groppone. Il consumismo da queste parti si è arrestato poco oltre il limite naturale del […]

Controriforma

Io ricordo che da bambino vedevo in tv le elezioni. una miriade di simboletti e di numerini. Da una parte l’Italia, così com’era ed era sempre stata, dall’altra qualcosa che non c’era mica, un nome fatto di tanti altri nomi, tutti immaginari. La sinistra. PCI, PDSIUP, DP… Il partito dei partiti per i quali le […]

Ultimi commenti

  • st patricks day shirts calgary: pregancy is quite critical and also requires more of your time so...
  • menta: Ciao popolo del formaggio no. Io rispetto chi lo mangia ma anche chi non lo ritiene cibo...
  • Giulio: Ciao a tutti. Volevo chiedere una cosa un pò particolare, a me i formaggi stagionati non...

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