// archivi

Le parole infelici della memoria

Bisogna scegliere parole appropriate per raccontare la shoah.
La memoria, si dice, è necessaria per non ripetere gli orrori del passato. Ma come può la memoria raccontare di cose che la stessa storia non è riuscita a mettere in fila in un racconto accettabile? E’ una questione di parole, di accuratezza nelle scelte, per rispetto di tutti i protagonisti di quel disastro da ricordare, per rispetto dei morti.

Cominci a provare “oppressione”, ma ti rimane sulla lingua quel puzzo di carne cotta e allora ti sposti su “strage”. Strage ti rende giustizia, ma solo fino a quando non ricordi del sorriso dei kapò, e allora ti vien voglia di chiamarlo “massacro”, perché tra la C e la R i denti ti stridono in bocca. E ti si presenta quel treno che frena sul binario coperto dalla neve. E proprio la neve ti sussurra all’orecchio che forse dovresti dire “ingiustizia”, ma è perché la neve non sa dire cose che durano.

Ultimi commenti

  • ele: che bello, complimenti per il blog e per questo post
  • azael: @slacko: certo, il risultato era, ovviamente, 42
  • slacko: Ma l’equazione l’hai risolta poi?
  • vale: ca sa ruban pur i mutant sporchi ca tien addosso capisc stamm quawiat
  • alicia: bello, è un pensiero che hanno avuto tanti prima o poi, credo