Aldilà digitale: perchè cresce la preoccupazione per l’eredità online?

Con l’aumento delle interazioni online e l’espansione delle presenze digitali le preoccupazioni legate alla privacy, all’eredità digitale e all’uso etico delle identità diventano sempre più rilevanti. Basti pensare che tra luglio 2023 e luglio 2024 sono state create 282 milioni di nuove identità digitali, e secondo i dati del Digital 2024 Global Overview Report di Kepios, il 95% degli utenti Internet utilizza i social media ogni mese.

In Italia, poi, più della metà dei consumatori ritiene che le identità dei defunti siano vulnerabili al furto. E se molti italiani ritengono accettabile ricreare la propria presenza online utilizzando l’AI, altri sono contrari, evidenziando le preoccupazioni legate alla privacy e al rispetto nel mondo digitale.
È quanto emerge dallo studio di Kaspersky, dal titolo ‘Entusiasmo, superstizione e grande insicurezza. Come gli utenti di tutto il mondo si confrontano con l’universo digitale’.

I defunti hanno diritto alla privacy. O no? 

La maggioranza dei consumatori italiani (55%) percepisce le identità dei defunti particolarmente a rischio di furto, soprattutto perché spesso non c’è più nessuno che monitori le informazioni pubblicate online. Ma la stessa percentuale di italiani ritiene ammissibile ricreare la presenza online di persone decedute tramite l’AI, e il 28% degli intervistati considera accettabile creare un’identità digitale di una persona non più in vita attraverso foto, video o altri ricordi, mentre il 45% non è d’accordo.

La soluzione è il testamento virtuale

È interessante notare che in Italia la maggior parte degli utenti (68%) crede che vedere immagini o storie di persone decedute possa turbare chi era vicino a loro. Tuttavia, il 29% pensa che non ci sia un limite di tempo per raccogliere tutte le immagini, i video o le registrazioni vocali mai pubblicate online relative a una persona specifica.

Considerando che probabilmente l’unico modo per controllare la propria ‘presenza digitale’ dopo la morte sarebbe quello di includere istruzioni nel testamento, il 66% degli italiani concorda sul fatto che chiunque abbia account online dovrebbe specificare cosa fare dei propri dati e profili social.

I social e i furti d’identità

“Il problema della gestione della propria presenza digitale è spesso trascurato nelle attività online quotidiane – commenta Anna Larkina, Web Content Analysis Expert di Kaspersky. -. Tuttavia, i risultati del sondaggio sottolineano un punto critico: un numero significativo di intervistati è consapevole del fatto che le identità rubate possono causare immensi problemi personali agli utenti o ai loro cari. Alla luce di questi rischi, è prudente adottare misure proattive per migliorare la privacy e salvaguardare le identità digitali. Così facendo, gli utenti possono assicurarsi che la loro presenza online rimanga sicura e rispettabile, in ogni caso”.