Come se la cavano i ragazzi in competenze digitali e in comprensione di quello che leggono o vedono online? Rispondere a questa domanda è l’obiettivo del primo report su “La competenza digitale degli studenti della scuola secondaria di I e II grado”, pubblicato da Università di Milano-Bicocca, Fastweb e una rete di scuole, curato da Marco Gui, professore associato di Sociologia dei media, Tiziano Gerosa e Alessandra Vitullo, assegnisti di ricerca del dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell’ateneo milanese. Lo scopo di questa analisi, che ha coinvolto oltre 1.200 ragazzi di scuole superiori di tutta Italia, è esplorare il delicato rapporto fra giovani e mondo digitale. E quanto ne emerge è sorprendente: innanzitutto, si scopre che i ragazzi sono forti in Communication (la corretta interazione con gli altri e condivisione di risorse negli ambienti digitali), ma deboli in Information & Literacy (la capacità di valutazione, selezione e comprensione dei contenuti sulla rete). Non si differenziano per genere ma per anno scolastico di appartenenza e livello di istruzione della famiglia di provenienza. E complessivamente, il loro livello di competenza digitale, negli ultimi tre anni, è aumentato.

Più ferrati in Communication

Tra le dimensioni della competenza digitale, Communication è la più forte (83 punti), a fronte dei 71 punti di Creation e dei 70 di Safety. L’area Information & Literacy, invece, emerge come la più debole (61 punti), indicando un problema di capacità di valutazione dei contenuti incontrati in rete da parte degli studenti.La performance nell’area della comunicazione, secondo i ricercatori, “mostra una generazione di studenti che sembra avere in media una buona infarinatura rispetto alle norme di interazione negli ambienti digitali per la socialità. Questo buon risultato potrebbe essere dovuto sia a processi di apprendimento informale sia formale: da un lato, l’uso pervasivo degli ambienti social da parte degli studenti potrebbe averli resi più consapevoli delle dinamiche che vi si creano; dall’altra, il forte investimento da parte della scuola italiana nella lotta al cyberbullismo potrebbe aver diffuso tra gli studenti di oggi una certa conoscenza di quali sono i comportamenti corretti e responsabili nelle interazioni sociali online”.

Poche differenze di genere

Non si registrano invece differenze significative tra studenti e studentesse, tranne che per una lieve superiorità delle ragazze nell’area Communication (87,2 per le femmine contro 83,6 per i maschi), a fronte di punteggi lievemente più bassi, ma non in modo significativo, nelle altre aree. Rilevanti differenze emergono invece guardando al livello di istruzione dei genitori, soprattutto in Information & Literacy, dove il distacco tra i figli di diplomati e laureati e i figli di genitori dotati al massimo di un titolo professionale, biennale o triennale, è di ben 8,2 punti percentuali (64,2 contro 56).

Il Black Friday è diventato un’usanza diffusa anche in Europa, ma è l’Italia il paese in cui riscuote più successo, con una propensione all’acquisto e un budget di spesa ipotizzato superiore al resto d’Europa, e in crescita anno dopo anno. L’annuale indagine di Idealo evidenzia infatti come il 65,6% degli acquirenti online italiani sia interessato ad acquistare un prodotto durante il Black Friday. E non solo il giorno stesso, ma l’intero weekend è segnato dalle super offerte. Anzi, si allunga anche l’intero periodo, tanto che ormai si parla di novembre come il Black Month.

Il budget per il Venerdì Nero

Secondo Idealo il budget medio degli italiani online per gli acquisti durante il Black Friday è di 273 euro. La media del budget di spesa previsto è più alta per gli uomini (294 euro) rispetto alle donne (240 euro), e aumenta con l’età, più basso per i giovani tra i 18 e 24 anni (212 euro) e più alto per gli adulti tra i 55 e 64 anni (356 euro). Gli sconti del Black Friday non si palesano però solo l’ultimo venerdì di novembre, spesso cominciano già a inizio mese, tanto che gli esperti del settore parlano ormai di Black Month. Per questo è importante controllare le offerte online e offline con un certo anticipo.

I più propensi agli acquisti sono i giovani

Lo scorso anno più della metà dei consumatori italiani online (58,2%) ha dichiarato di aver acquistato un prodotto online durante il Black Friday 2020 e, tra questi, la maggior parte sono giovani. Tra gli utenti tra 18 e 24 anni, sia uomini che donne, la percentuale è infatti pari al 66,3%. Anche secondo un’indagine Shopify i più propensi agli acquisti sono soprattutto i giovani, seguita da quella 35-54 anni (92%) e dagli over 55 (78%). La Generazione Z e i Millennials faranno shopping soprattutto da mobile (66%), tramite app per lo shopping (24%) e social media (17%), in particolare, su Instagram (57%) e Facebook (46%).

La corsa ai regali di Natale
Per quanto riguarda i prodotti, oltre a quelli di elettronica anche le console di gioco sono tra i prodotti più ‘attesi durante le giornate di sconti e promozioni, con un interesse online aumentato del +50,4% nell’ultima settimana. Gli italiani hanno anche imparato a pianificare in anticipo gli acquisti: il 69,2% dei consumatori online dichiara di prepararsi al Black Friday facendo una lista dei prodotti che interessano o prendendo nota dei prezzi. Il 35,4% degli italiani dichiara inoltre di voler acquistare regali di Natale durante Black Friday. Secondo una ricerca promossa da Sitecore, riporta Ansa, il 40% degli italiani con meno di 44 anni effettuerà gli acquisti di Natale prevalentemente o totalmente online e il 73% prevede di acquistare almeno un regalo durante il Black Friday.

Oltre 688 milioni di pagine indicizzate, quasi 7 milioni di like e follower sui social, più di 50 milioni di recensioni e 450mila strutture ricettive osservate: sono i numeri generati dalle regioni italiane relative alla reputazione turistica delle destinazioni, sintetizzati dal Regional Tourism Reputation Index 2021 dell’istituto di ricerca Demoskopica. Ed è il Trentino-Alto Adige a confermare la prima posizione nella classifica generale della reputazione turistica, seguito da Toscana ed Emilia-Romagna. 
Quanto all’Appeal dei portali turistici è sempre il Trentino-Alto Adige a confermarsi la destinazione più social d’Italia, seguita da Marche e Toscana. Con oltre 1,4 milioni di like e follower sulle pagine ufficiali di Instagram, Facebook, Twitter e Youtube il Trentino-Alto Adige ottiene infatti la visibilità più rilevante. A non investire ancora sulle reti social sono invece tre destinazioni, Molise, con 5,4mila like e follower rilevati, Campania (14,5mila) e Calabria (32,6mila).

La Toscana è la destinazione più cliccata

Con 53,4 milioni di pagine indicizzate, il territorio toscano ottiene il massimo punteggio nella classifica dell’indicatore Ricerca della destinazione, ottenuto conteggiando le pagine indicizzate su Google della keyword ‘vacanze’ seguita da ‘nome destinazione 2021’. Sul podio si piazzano anche due new entry, Emilia-Romagna e Lombardia, rispettivamente con 52,1 milioni e 48,8 milioni di pagine indicizzate. Piazzamento anche per Veneto, con 47,8 milioni di risultati, Piemonte, con 47,2 milioni di risultati, Lazio (40,9 milioni), Liguria (39,5 milioni), Sicilia (36,1 milioni), e Trentino-Alto Adige (35,5 milioni).

Popolarità sul web, la Toscana fa il bis

Quanto al confronto della popolarità delle destinazioni, nelle prime posizioni dell’indicatore sono sei le realtà territoriali. Digitando il nome di ciascun territorio regionale su Google Trends in uno stesso periodo categorizzato per il filtro ‘viaggi’, è stato possibile monitorare la tendenza della destinazione e confrontarne il livello medio di popolarità. Il dettaglio dei risultati colloca la Toscana in vetta alla classifica, seguita da Sardegna, Sicilia, Calabria, Liguria, e Puglia.

Valutazioni: alla Basilicata il primato del sistema ricettivo più apprezzato

Con 108,1 punti, la Basilicata, conquista il primo posto, quale sistema ricettivo più apprezzato del Belpaese. Il risultato è stato ottenuto riparametrando le performance dei punteggi delle graduatorie parziali emerse dai siti di ranking utilizzati, ovvero, con il maggior numero di recensioni totalizzate su TripAdvisor, e di valutazioni positive sul totale delle strutture rilevate su Booking, Expedia e Google Travel.  Rispetto all’anno precedente, passa dal terzo al secondo posto il Trentino-Alto Adige, la Liguria conquista il terzo posto, e salgono di posizione anche Puglia e Veneto. L’analisi particolareggiata dell’apprezzamento dell’offerta ricettiva si muove dal presupposto che i consumatori tendano ad avere maggiore fiducia nelle loro decisioni quando si accorgono che una destinazione è caratterizzata da un insieme rilevante di recensioni positive dei viaggiatori. In questo caso, la relazione appare chiara: più recensioni e valutazioni positive significano più attenzione verso un determinato luogo o territorio.

La maggior parte di noi la vive come una consuetudine acquisita, un aspetto normale della vita quotidiana, ma per molti non è ancora così: per molti, troppi italiani l’accesso al web è ancora un miraggio. Addirittura, sarebbero 4,3 milioni gli italiani che non hanno una connessione Internet. Lo rivela un nuovo rapporto del Censis che, in collaborazione con Lenovo, ha stilato “La digital life degli italiani”, un report che fotografa lo stato attuale dell’uso della tecnologia nel nostro Paese.

Connessioni lente per oltre 13 milioni di persone

I numeri evidenziati dal report sono preoccupanti: risulta infatti che sono ben 13,2 milioni gli italiani che devono fare i conti con connessioni domestiche lente o zoppicanti, mentre sono addirittura 22,7 milioni quelli che comunque registrano delle difficoltà a casa durante le attività on line. In particolare, le cause dei disagi sono le stanze sovraffollate (14,7 milioni) o la necessità di condividere i dispositivi con i loro familiari (12,4 milioni). “Siamo all’alba di una nuova transizione digitale. Ora serve un progetto di società pienamente inclusiva, che possa dare risposta alla domanda ancora insoddisfatta di dispositivi, connessioni, competenze, e superare le diversità di accesso” ha spiegato Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis.

Abbiamo ancora molto da imparare

Il rapporto mette in luce anche altri aspetti in merito al rapporto fra italiani e web, dati che fanno sicuramente riflettere. Come riporta Ansa, oggi ci sono 24 milioni di nostri connazionali che non si sentono pienamente a loro agio nell’ecosistema digitale: 9 milioni riscontrano difficoltà con le piattaforme di messaggistica istantanea, 8 milioni con la posta elettronica, altrettanti con i social network e 7 milioni con la navigazione sui siti web e con le piattaforme che consentono di vedere in streaming eventi sportivi. 5 milioni non sanno eseguire un pagamento online e 4 milioni non hanno dimestichezza con l’uso delle app e delle piattaforme per le videochiamate e i meeting virtuali. Ma per chi riesce a navigare senza troppi problemi, i benefici nell’uso di smartphone e PC sono tangibili: 9 intervistati su 10 si dicono soddisfatti dei dispositivi che usano, considerati in linea con le attività svolte giornalmente.

Chi si connette, come lo fa e… gli altri

Nel rapporto del Censis emerge che il 73% del campione intervistato dichiara di vivere in una famiglia in cui ogni membro si connette con un proprio strumento, senza doverlo condividere. Un altro 67,9% risiede in abitazioni in cui ciascuno ha uno spazio dedicato alla propria ‘vita digitale’ e il 69,4% si sente sicuro quando effettua pagamenti o altre operazioni finanziarie online. Il 55% degli italiani è convinto che la vita di coppia abbia tratto beneficio dalle opportunità offerte dai dispositivi digitali. Ma se il 42,7% dimostra una grande fiducia nel partner, sono 7 milioni quelli che rivelano di essersi sentiti gelosi a causa delle interazioni social dell’altro e 6 milioni che ne spiano le attività online.

Durante la pandemia, e in particolare, nei periodi di lockdown, gli italiani hanno approfittato per dedicarsi a piccole riparazioni e lavori domestici, con il 50% di loro che ha dato nuova vita ai mobili di casa, modificandoli e rendendoli adatti a stili e usi diversi. Il 65% poi si è scoperto molto più attento al riutilizzo degli oggetti. E da questo punto vista Roma batte Milano, con il 69% dei “riciclatori” contro il 54% di Milano, e le donne battono gli uomini, con una quota del 71% contro il 58%.
Si tratta di alcuni dati emersi dallo studio Gli italiani e il Diy, commissionato da TaskRabbit, la piattaforma di problem solving nel fai da te, e condotto da Mps Research.

Qual è la vite migliore per un mobile ben fatto? Solo il 34% lo sa

Quando è stato chiesto agli intervistati di nominare la vite migliore per un mobile ben fatto solo il 34% conosceva la risposta corretta, ovvero, la vite a brugola, il tipo più utilizzato per i complementi di arredo. Il 36% degli italiani poi ha dichiarato che se un elettrodomestico si rompe lo cambia senza pensare a una possibile riparazione, e se il 30% afferma che in caso di rottura preferisce buttare il mobile il 33% preferisce sostituirlo se non gli piace più.

I Millennial preferiscono acquistare prodotti ecosostenibili per i lavori in casa

Quanto ai Millennial, il 54% di loro preferisce acquistare prodotti ecosostenibili per i lavori fai-da-te. I maschi, con il 58%, sono più sensibili delle femmine (44%) all’ecosostenibilità nel fai da te, e adottano più volentieri soluzioni per aumentare il risparmio energetico domestico (63%).Risultano alte anche le attenzioni dei Millennial per gli oggetti e i mobili realizzati con materiali naturali o da aziende che rispettano la natura, al 54% contro il 49% del dato nazionale. E se il 45% degli intervistati si affida a un amico o a un parente per i traslochi i Millennial preferiscono avvalersi di un professionista in caso di guasti elettrici (56%).

Riparazioni elettriche per gli uomini, giardinaggio per le donne

Se durante il lockdown gli italiani si sono ‘arrangiati’, le attività che hanno preferito variano da uomo a donna. In testa, per gli uomini, le riparazioni elettriche (52%), quasi a pari merito con il montaggio mobili (51%). Le donne invece hanno scelto il giardinaggio (54%). Secondo il sondaggio, inoltre, il 55% delle donne si sente a proprio agio nello sfoggiare le proprie abilità con il fai-da-te e per mettersi al lavoro ha bisogno solo dell’aiuto dei tutorial di YouTube.

Tutti desiderano la casa ideale, quella dei sogni, ma non tutti riescono ad averla. E se abitiamo in case che non ci soddisfano completamente per migliorarle ci accontentiamo di piccoli aggiustamenti piuttosto che effettuare cambiamenti radicali. Ma come sarebbe la nostra casa dei sogni? Un italiano su 2 (49%), vorrebbe un terrazzo con la zona barbecue, il tavolo per mangiare insieme ai propri cari e sdraio per rilassarsi all’aperto. Magari anche un’ampia cabina armadio con gli opportuni spazi dedicati a vestiti, borse e scarpe, desiderata da quasi una persona su 2 (46%), soprattutto dalle donne, che raggiungono una percentuale del 58% rispetto al 32% degli uomini. Secondo quanto emerge dal sondaggio di YouGov per ManoMano, l’e-commerce europeo del fai da te, giardinaggio e arredo casa, un italiano su 4 (26%) dichiara però di vivere già nella casa dei sogni. Un luogo che nella maggior parte dei casi prevede spazi da dedicare al divertimento, al relax, ma anche al lavoro.

Spazio per la fruizione dell’intrattenimento

Molto spazio, concreto o ideale, è per la fruizione dell’intrattenimento. Adesso che la casa è diventata uno spazio multifunzione gli italiani sembrano infatti orientati verso un intrattenimento fai da te. Tra le soluzioni dei sogni spiccano una sala cinema con maxischermo e comode poltrone (28%), oppure una sala giochi con tavolo da biliardo/da carte o adatto ai giochi di società (21%). O ancora, la creazione di una stanza segreta, come quelle che siamo abituati a vedere nei film, nascosta dietro una libreria per avere del tempo per sé stessi e le proprie passioni (24%).

Un centro benessere domestico

Se sono soprattutto uomini e giovani (18-35 anni) a prediligere le stanze dedicate e progettate per svago e intrattenimento, per il 40% degli italiani, di cui il 45% donne e il 35% uomini, sarebbe un vero e proprio sogno potersi dedicare a sessioni di relax nella spa casalinga con sauna, idromassaggio e bagno turco. Il tempo trascorso in casa e l’impossibilità di praticare attività sportiva all’aperto ha spinto poi i giovani tra i 18 e i 35 anni a desiderare anche una palestra attrezzata con tutto il necessario per allenarsi (33%) e tornare in forma dopo i lockdown.

Non solo divertimento e relax

Ma nella casa dei sogni non ci sono solo divertimento e relax, riporta Ansa. Oltre una persona su 4 (27%) vorrebbe infatti poter contare su un ufficio/studio, chiaro segno di come la DAD e lo smart working abbiano influito sulla riorganizzazione degli spazi abitativi. Questi desideri sono in parte il frutto di come la pandemia abbia influito sul modo di abitare la propria casa. In particolare, l’uso della cucina è aumentato per una persona su 3 (33%), soprattutto tra chi ha oltre 55 anni (42%). Così come è aumentato il tempo che si trascorre nelle zone all’aperto della propria casa, come balcone, terrazzo o giardino (29%).

A più di un anno di distanza dall’inizio dell’emergenza sanitaria le scuole hanno riaperto, e anche grazie all’adozione del green pass per il personale scolastico gli studenti sono ritornati in aula riprendendo le lezioni in presenza. Ma cosa ne pensano gli italiani dell’attuale sistema scolastico? Secondo il report Gli italiani e la scuola, condotto da Ipsos per conto di #FragilItalia – l’Osservatorio di AreaStudi Legacoop, gli italiani promuovono il sistema scolastico per un soffio. Con un voto medio di 6,3 indicano come problemi principali i programmi di studio obsoleti, le dotazioni tecnologiche inadeguate, la scarsa motivazione dei docenti, l’edilizia scolastica, e le classi sovraffollate. Inoltre, lo ritengono incapace di fornire competenze adeguate al mercato del lavoro, e ne ravvisano le differenze qualitative tra le diverse aree del Paese e tra grandi città e provincia.

Le carenze principali? Programmi di studio obsoleti

Se la valutazione media complessiva del sistema scolastico italiano si attesta a un valore di poco superiore alla sufficienza (6,3), esistono variazioni relative ai diversi livelli di istruzione. Il voto più alto va all’Università (6,6) seguita dalla scuola dell’infanzia (6,5) e dalle scuole elementari (6,4), mentre gli asili nido ottengono un 6,2, e il voto più basso, 6, va alle scuole medie e alle scuole superiori. Le principali carenze della scuola vengono riscontrate nei programmi di studio obsoleti e troppo teorici (52%), nelle dotazioni tecnologiche inadeguate (50%), nella scarsa motivazione dei docenti (50%), nell’edilizia scolastica (47%), e nelle classi sovraffollate (39%).

Le scuole migliori sono al Nord 

Netta la valutazione sulla qualità del sistema scolastico in relazione ai diversi contesti geografici e demografici. Per il 59% degli intervistati le scuole migliori sono al Nord (con punte del 92% tra gli intervistati de Nord Est e dell’82% tra quelli del Nord Ovest), mentre solo il 5% si esprime a favore delle scuole del Sud (per il 25% non ci sono differenze). Inoltre, per il 52% le scuole migliori sono nelle grandi città (con punte del 60% tra gli under 30 e nel Nord Ovest), mentre solo il 15% opta per la provincia (per il 33% non ci sono differenze).

I percorsi formativi che offrono maggiori opportunità di lavoro

I giudizi critici si estendono anche alla capacità del sistema scolastico di fornire competenze adeguate al mercato del lavoro. In testa alle preferenze per i percorsi formativi che offrono maggiori opportunità di lavoro si collocano informatica e telecomunicazioni (45%), seguite dal percorso sanitario (29%) e dal percorso meccanica, meccatronica ed energia (26%). Fanalino di coda gli indirizzi artistico e musicale, moda e umanistico. Per migliorare la capacità di favorire l’ingresso nel mondo del lavoro, gli intervistati indicano, per la scuola superiore, l’opportunità di attivare gli scambi culturali con le scuole dell’UE, prevedere corsi specifici per l’accesso al lavoro, effettuare stage presso le imprese. E per l’Università, gli stage presso le imprese si collocano al primo posto, seguiti dalla possibilità di svolgere studi all’estero e da presentazioni aziendali.

L’Italia dice addio a quasi un frutto su quattro per il crollo di oltre il 27% della produzione nazionale. In un 2021 segnato in media da quasi sei eventi estremi al giorno, tra siccità, bombe d’acqua, violente grandinate e gelo, che hanno compromesso pesantemente i raccolti, il clima pazzo sconvolge la natura. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti dal titolo: 2021, l’anno nero della frutta Made in Italy, diffusa in occasione del Macfrut di Rimini, il grande salone della frutta e verdura Made in Italy, sulla base della banca dati dell’European Severe Weather Database (Eswd).

Una situazione drammatica per i produttori colpiti dalle calamità

Con l’inverno bollente, il gelo in primavera e una estate divisa tra caldo africano, siccità e violenti temporali, l’andamento climatico anomalo, sottolinea la Coldiretti, ha prima danneggiato le fioriture e poi i frutti, con i raccolti Made in Italy scesi al minimo da inizio secolo. Secondo l’analisi della Coldiretti rispetto alla media dei cinque anni precedenti, il risultato è un calo che riguarda tutti i prodotti, dalle mele (-12%) alle pere (-69%), dalle susine (-33%) ai kiwi (-29%), dalle albicocche (-37%) alle pesche (-48%) fino alle ciliegie (-20%). 
Una situazione drammatica per i produttori colpiti dalle calamità che in molti casi hanno perso un intero anno di lavoro, ma che riguarda anche i consumatori, che hanno dovuto affrontare un carrello della spesa più costoso.

Il settore ortofrutticolo garantisce 440 mila posti di lavoro

Il settore ortofrutticolo nazionale, spiega la Coldiretti, garantisce all’Italia 440 mila posti di lavoro, pari al 40% del totale in agricoltura, con un fatturato di 15 miliardi di euro all’anno tra fresco e trasformato grazie all’attività di oltre 300 mila aziende agricole su più di un milione di ettari coltivati in Italia. L’Italia della frutta vanta ben 113 prodotti ortofrutticoli Dop e Igp, e primeggia in Europa con molte produzioni importanti, dalle mele alle pere, dalle ciliegie alle uve da tavola, dai kiwi alle nocciole fino alle castagne.Ma il nostro paese primeggia anche per molte verdure e ortaggi tipici della dieta mediterranea, come pomodori, melanzane, carciofi, cicoria fresca, indivie, sedano e finocchi.

Necessario promuovere strumenti di gestione del rischio

Per difendere questo patrimonio nazionale dagli effetti dei cambiamenti climatici, e tutelare le imprese e le famiglie, è strategico promuovere l’applicazione e la diffusione di misure di gestione del rischio. “Sostenere l’adesione delle aziende agricole a questi strumenti è un’esigenza imprescindibile, considerato che a oggi meno del 20% della produzione lorda vendibile agricola nazionale risulta assicurata – afferma il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini – questo, nonostante la maggiore frequenza e intensità di eventi climatici estremi ai quali si aggiunge la volatilità dei prezzi che caratterizza il mercato globalizzato. Con la collaborazione fra Stato e Regioni – aggiunge Prandini – è necessario promuovere strumenti di gestione del rischio moderni, riguardanti sia la difesa attiva sia passiva delle colture, e volti a tutelare le imprese e i loro redditi”.

La visita senologica è un tipo di esame del seno che viene effettuato dallo specialista senza l’ausilio di alcun tipo di strumento medico, semplicemente osservando e palpando le mammelle, la zona delle ascelle, la zona dei solchi sottomammari e quella sotto la clavicola.  

Lo scopo di una visita senologica è quello di andare a verificare o meno l’insorgere di problematiche che possano interessare le mammelle. Nel caso in cui dalla visita dovessero emergere degli elementi dubbi, lo specialista può decidere di far effettuare alla paziente degli esami di approfondimento, stavolta di tipo strumentale, per poter sciogliere ogni dubbio ed evidenziare in maniera inconfutabile ogni problematica.

Sebbene sia necessario effettuare questo tipo di visita periodicamente, e comunque almeno una volta l’anno superati i 30 anni di età, è altresì importante effettuare autonomamente l’autopalpazione.

Tramite l’autopalpazione è infatti possibile andare ad individuare eventuali noduli e dunque poter far presente questo problema al medico di fiducia in maniera tempestiva, così da poter prendere le adeguate contromisure.

Come prepararsi ad una visita senologica?

La paziente che raggiunge lo specialista per effettuare una visita senologica fa bene a portare anche l’esito di eventuali esami che sono stati effettuati in precedenza, relativamente chiaramente a problemi senologici.

Per quel che riguarda il momento migliore, è consigliabile svolgere una visita senologica nel periodo che va tra il settimo ed il quattordicesimo giorno successivi al ciclo mestruale. È consigliabile infatti effettuarla successivamente all’arrivo delle mestruazioni in quanto durante queste il tessuto mammario può subire delle fluttuazioni ormonali che sono caratteristiche di questo periodo.

Il rischio è infatti quello che non si vadano a riscontrare eventuali noduli in realtà presenti o che possano addirittura verificarsi dei falsi positivi.

Ci sono eventuali limitazioni o controindicazioni?

La visita senologica non ha particolari controindicazioni dato che non è dolorosa ne invasiva, ma semplicemente una indagine che viene effettuata senza alcun tipo di strumento. Per questo motivo non esistono particolari controindicazioni o precauzioni da seguire.

Tutti possono dunque effettuarla anche a partire dalla giovane età, semplicemente a livello di prevenzione.

Esami di approfondimento

Nel caso in cui il senologo dovesse avere dei dubbi o comunque individuare qualcosa di sospetto, può richiedere di effettuare principalmente due tipi di esami strumentali: l’ecografia mammaria e la mammografia.

  • L’ecografia mammaria altro non è che un particolare tipo di esame, ad ultrasuoni, che va ad analizzare le strutture del seno riuscendo a distinguere i noduli solidi da quelli liquidi. Se lo specialista dovesse avere dei dubbi nel corso della visita senologica, una ecografia mammaria è in grado di confermare o escludere i suoi dubbi e dunque fornire una diagnosi ancora più precisa.
  • La mammografia è invece una radiografia dei seni, che è perfetta per andare a scovare anche quei noduli che sono particolarmente piccoli, così come delle piccole calcificazioni. In questo caso dunque sono i raggi-x ad attraversare i tessuti delle mammelle realizzando una dettagliata immagine radiografica. Questo strumento è in grado di andare a sscovare quasi il 90% dei tumori addirittura prima che questi siano effettivamente palpabili.

Nel caso in cui anche il risultato diagnostico strumentale non offra delle risposte che siano esaurienti al 100%, è possibile andare a prelevare un campione di tessuto tramite un particolare ago (detto comunemente “agoaspirato”) così da farlo esaminare e andare a stabilire con assoluta certezza la natura di quel tessuto.

Ancora una volta evidenziamo dunque l’importanza e la necessità di fare prevenzione e dunque di sottoporsi ad una visita senologica almeno una volta l’anno, così da poter scoprire in anticipo il formarsi di eventuali noduli o altre problematiche.

Comoda potrebbe essere comoda, anche se effettivamente sono ancora poche le persone che già padroneggiano una qualsiasi forma di valuta digitale. Ma, nonostante questo, il 64% degli adulti sarebbe interessato a una valuta digitale nazionale. Lo rivela un recente report della società di deep tech Guardtime, svolto in dieci paesi, tra cui le principali economie europee e asiatiche, oltre agli Stati Uniti e agli Emirati Arabi Uniti. L’indagine afferma che ben il 64% dei cittadini sarebbe interessato a utilizzare una valuta digitale lanciata dalla banca centrale e dal governo del proprio paese. Solo il 10% degli intervistati ha dichiarato che non utilizzerebbe mai una valuta digitale della banca centrale (CBDC). Un terzo degli adulti intervistati sarebbe favorevole alla conversione dei propri risparmi in CBDC entro un mese e il 26% lo farebbe entro sei mesi. Solo l’11% afferma che non convertirebbe mai i risparmi in un CBDC. Ancora, riporta il rapporto ripreso da Adnkronos, per quanto riguarda lo stipendio, circa il 30% degli intervistati si mostra favorevole alla possibilità di riceverne il pagamento in CBDC entro un mese e un altro 27% sarebbe disponibile alla transizione nell’arco di sei mesi. Soltanto il 12% di chi ha partecipato al sondaggio ha detto che non accetterebbe mai di essere pagato in un CBDC.

La pandemia ha spinto verso i pagamenti digitali

Questo cambio di passo è probabilmente dovuto anche alla recente pandemia, che ha contribuito a digitalizzare l’economia e di conseguenza le persone mostrato una maggiore attenzione e un maggiore interesse anche nei confronti del lancio di valute digitali da parte delle banche centrali. E infatti l’86% delle istituzioni governative sta effettivamente studiando soluzioni in questo senso, il 60% sta già sperimentando la tecnologia e il 14% è già in fase di implementazione di un progetto pilota: lo dice una recente ricerca della Banca dei regolamenti internazionali. Probabile quindi che presto vedremo la nascita di valute digitali nazionali da parte delle banche centrali.

I vantaggi secondo gli utenti

Anche se i consumatori coinvolti nel report abbiano dichiarato di non voler necessariamente abbandonare i contanti, la maggioranza di loro si è detta disposta a effettuare più della metà delle loro transazioni tramite CBCD entro pochi mesi dal lancio della valuta digitale. Che, sempre secondo il sentiment degli utenti, viene percepita in grado di di rendere il commercio più efficiente, di garantire un maggiore accesso finanziario a milioni di persone e di ridurre la criminalità oltre all’evasione fiscale.