Attualmente l’impatto mediatico del Metaverso è maggiore rispetto a quello economico: lo ha sottolineato in occasione del Milano Marketing Festival, Sir Martin Sorrell, già fondatore di WPP nonché ceo di S4 Capital. Eppure è un dato di fatto che le Big Tech, come Facebook o Microsoft stiano concentrando sempre più attenzioni e investimenti nello sviluppo di mondi virtuali. O, per l’appunto, di metaversi. E questi, quando si diffonderanno, cambieranno concretamente il modo di lavorare. È possibile pensare al Metaverso come a una rete di mondi virtuali tridimensionali, all’interno dei quali gli avatar (e ogni persona che vi accederà avrà un avatar) potranno interagire tra loro. Parlare, discutere di un nuovo progetto, condividere informazioni o fare affari.

Rimodellare il concetto di lavoro a distanza

In un mondo in cui lo smart working è ormai parte della ‘normalità’, il Metaverso può rimodellare il concetto stesso di lavoro a distanza, creando nuove forme immersive di collaborazione. Il Metaverso, però, non si creerà e non si svilupperà da solo: parallelamente al suo impatto sul mondo del lavoro, questo nuovo universo virtuale impatterà anche sul mercato del lavoro, con l’aumento importante delle ricerche di figure ben definite.
“Non si tratterà della nascita da zero di nuove figure professionali – spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, società internazionale di selezione del personale – quanto invece della specializzazione di figure già esistenti”.

Costruire gli spazi virtuali e i prodotti che li comporranno

“Prima di tutto – prosegue l’head hunter – serviranno professionisti in grado di costruire sia gli spazi virtuali sia i prodotti che li comporranno. Ecco allora che le aziende attive nel Metaverso avranno la necessità di poter contare su sviluppatori, ingegneri, designer e creatori digitali, tutti profili che nei prossimi anni saranno quindi ancora più ricercati di quanto avviene oggi”.
Il mondo virtuale del Metaverso non deve però essere unicamente creato, deve essere anche gestito e protetto, soprattutto dalle minacce esterne.
Ecco quindi che il Metaverso incrementerà ulteriormente le ricerche di esperti di cyber security, “capaci di ridurre al minimo le falle degli spazi virtuali, per mettere al sicuro sia i dati dei singoli utenti del Metaverso sia quelli delle imprese”, sottolinea Adami.

Nel futuro architetti di sale meeting virtuali e consulenti di viaggio virtuali

“Sarebbe infine sbagliato pensare al Metaverso unicamente come a un luogo per ottimizzare il lavoro da remoto – puntualizza ancora Carola Adami -. Ci saranno conseguenze importanti anche nel mondo della socialità, del gaming e persino del turismo. Non è fantascienza: tra qualche anno potremmo effettivamente essere alla ricerca di architetti per la realizzazione di sale meeting virtuali, e allo stesso tempo, di consulenti di viaggio virtuali”. 

Il 5G sta crescendo più velocemente di tutte le precedenti generazioni di tecnologie mobili. Per raggiungere il traguardo del miliardo di abbonati il 4G ha impiegato sei anni, mentre il 5G raggiungerà un miliardo di abbonamenti nel 2022, due anni in meno. Solo nel primo trimestre 2022 si sono aggiunti circa 70 milioni, ma i margini sono ancora enormi. A quanto emerge dal Mobility Report di Ericsson, oggi solo un quarto della popolazione mondiale ha accesso potenziale alle reti 5G, attraverso cui passa circa il 10% del traffico mobile globale. Ma entro il 2027 tre quarti della popolazione sarà coperta dalla tecnologia, il 60% del traffico sarà gestito da reti 5G e gli abbonamenti saranno 4,4 miliardi, quasi la metà di tutte le sottoscrizioni.

Il traffico raddoppia ogni due anni

In Europa occidentale a fine 2021 gli abbonamenti erano 31 milioni, in decisa crescita rispetto ai 5 milioni di fine 2020, e nel 2023 sfioreranno 150 milioni.
E se il 4G rappresenta circa l’80% delle sottoscrizioni tenderà a perdere quota a partire dal prossimo anno, e tra cinque anni il 5G avrà una penetrazione dell’82%. Le reti più efficienti sono la condizione base per lo sviluppo di servizi più complessi e la fruizione di prodotti più ‘pesanti’ (streaming, videogiochi, alta definizione). Non sorprende, quindi, che la diffusione di 4G e 5G vada di pari passo con la crescita del traffico dati, raddoppiato negli ultimi due anni.

Verso smartphone da 120 dollari

Anche le vendite di dispositivi 5G sono più che raddoppiate tra il 2020 e il 2021, e molto dipende dagli smartphone. Emergono infatti dispositivi 5G di fascia media, non più solo di gamma da oltre mille euro. E in futuro la connettività di nuova generazione approderà anche alle fasce più economiche, con un prezzo stimato di 120 dollari. Occhiali e visori per la realtà aumentata poi beneficeranno di una connettività che assicura prestazioni migliori, ma la loro diffusione è ancora limitata. La quinta generazione, inoltre, sta favorendo l’emergere di nuovi ‘pacchetti’: a dominare è ancora quello tradizionale, basato su una quantità limitata di dati, ma con il traffico in aumento potrebbe crearsi un ‘tappo’ alla diffusione del 5G.

Abbonamenti: il prezzo cambia in base alla velocità

Le dimensioni delle offerte attuali, riporta AGI, spesso di poche decine di giga, non sono infatti tagliate su prodotti che richiedono un dispendio di dati ben più consistente.   Per lo stesso motivo, fornire a tutti abbonamenti illimitati da centinaia o migliaia di giga potrebbe essere complicato. Ecco allora il modello emergente: un pacchetto dati illimitato, ma solo per alcuni servizi. Il prezzo dell’abbonamento potrebbe quindi cambiare in base al livello di velocità. Per accedere a servizi ‘leggeri’ non è necessario spingere il 5G al limite delle sue capacità, ma chi desidera immagini in altissima definizione e tempi di latenza ridotti potrebbe essere disposto a pagare di più.

In uno studio condotto in 5 Paesi, Italia, UK, Francia, Germania e Spagna Eumetra ha analizzato il rapporto della Gen Z con il mondo finanziario. E ha scoperto forti differenze sia all’interno della Gen Z stessa sia tra Paese e Paese. Nel rapporto con la scolarizzazione e il lavoro, ad esempio, italiani e spagnoli studiano a lungo e ottengono titoli di studio mediamente più alti, ma il loro accesso al lavoro full time è risibile: 11% per gli italiani contro 31% in UK, 35% in Germania e 28% in Francia.
Anche l’accesso al reddito è diverso: solo il 4% degli italiani e il 6% degli spagnoli dichiara di accedere a più di 1.500 euro al mese, a fronte del 28% in UK e 20% in Germania.

Opportunità e fattori di rischio

Ma come possono collocarsi le banche in tale contesto? Ci sono elementi di opportunità e fattori di rischio. Tra le opportunità, i giovanissimi tendono a risparmiare perché hanno, o dichiarano di avere, una progettualità di vita. Quanto ai rischi, i giovanissimi dichiarano di non conoscere particolarmente bene il settore bancario. La ‘consapevole ignoranza’ implica un ruolo di maggior rilevanza della cerchia di influenzatori (famiglia, amici…), che risultano più ‘influenti’ in Italia, Spagna e Francia, dove meno del 30% dichiara di essere autonomo nell’acquisto di prodotti finanziari. Al contrario, tedeschi e inglesi mostrano maggiore indipendenza.

Gli acquisti finanziari sono influenzati dai genitori

Di fatto, gli acquisti finanziari dei giovani sono influenzati dai genitori. Inoltre, i giovanissimi italiani ammettono di conoscere poco i brand, e 4 su 10 dichiarano di essere a conoscenza di 3 big player come Unicredit, Intesa Sanpaolo e Poste. Tra i brand su cui i giovani dichiarano meno ignoranza fanno capolino sia banche con una spiccata immagine ‘conversazionale’, come BPER e Banco Mediolanum, sia player come Satispay. Inoltre, i giovani italiani ‘iperdigitalizzati’ usano ancora il denaro contante (1 su 2) e la carta di credito (43%) seguita da PayPal (42%). Le app come Apple Pay o Samsung Pay convincono solo un giovane su 5.

Il passaparola è la prima fonte di informazione

Quindi, come farsi conoscere dai giovanissimi? Il passaparola, fisico e digitale, di genitori e amici è la prima fonte di informazione. La conoscenza del sistema di influenza è quindi centrale per intercettarli.
I mezzi da cui attendono comunicazione sono prevalentemente online, ma non necessariamente social, che piacciono ma non discriminano per categoria merceologica. Quanto ai contenuti di comunicazione attesi invece devono mostrare il vantaggio economico e mostrare quali risultati si possono ottenere
In altre parole, non dimentichiamo che sono una generazione pragmatica e razionale, più di quanto agli adulti, più emotivi e impulsivi, piace ammettere.

Sono tantissimi gli utenti di tutto il mondo, italiani compresi, che sostituiscono spesso i loro device. In particolare, è lo smartphone l’oggetto tecnologico che viene cambiato più di sovente. D’altronde questo apparecchio – che è un vero proprio mondo piuttosto che un telefono – è sempre meno soggetto anche alle logiche di brand. Lo sottolinea uno studio condotto da GWI e TEADS, che afferma che oggi gli utenti sono meno fedeli al marchio e più propensi a cambiare brand di smartphone, in particolare valorizzando aspetti come le prestazioni del device e privilegiando smartphone innovativi e funzionali.

I prodotti di punta in Italia

In Italia uno dei marchi più apprezzati è Xiaomi, il terzo brand per numeri di vendita dopo Samsung e Apple secondo i dati di Strategy Analytics, un marchio in forte crescita a livello globale e sempre più forte anche in Spagna e in molti paesi dell’America Latina come il Messico e il Brasile. Eppure, se da un lato molte persone vogliono cambiare telefono e optare per soluzioni più efficienti e adatte alle proprie esigenze, dall’altro una delle principali difficoltà è il trasferimento dati. Passare i dati dal vecchio telefono al nuovo smartphone non è semplicissimo, soprattutto quando il trasferimento dati deve essere effettuato con alcune marche di device mobile che non facilitano questo processo. In alcuni casi esistono delle applicazioni native dei brand, oppure dei servizi di terze parti, tuttavia spesso questi programmi presentano delle limitazioni che non consentono di realizzare un trasferimento dati veloce, sicuro e completo tra due smartphone. Fortunatamente, però, oggi esistono delle soluzioni che permettono di risolvere questo problema in modo efficiente.

Come trasferire i dati

Quando si acquista un telefono nuovo, sia che si utilizzi un sistema operativo Android sia iOs,  occorre necessariamente trasferire i dati dal vecchio telefono al nuovo dispositivo. Per farlo, in totale sicurezza e con la garanzia di non perdere nulla, ci si può appoggiare anche a dei software altamente specializzati. Come riporta Adnkronos, per  agevolare questa operazione è possibile utilizzare Wondershare MobileTrans, un moderno software che consente di trasferire dati, effettuare backup e ripristinare dati tra telefoni in maniera facile, rapida e sicura.

I nuovi nomadi digitali 2.0, per i quali il Parlamento ha appena disegnato un ‘visto’ di soggiorno apposito, sono cresciuti. Non sono più ventenni, single, freelance della tecnologia al lavoro da qualche remota località asiatica. Oggi in prevalenza sono esperti di marketing e comunicazione over 35, si spostano con il partner e non disdegnano di soggiornare oltre 3 mesi in Italia, meglio se in una delle regioni del Sud. Il 46% dei lavoratori da remoto intervistati dal Secondo Rapporto sul nomadismo digitale in Italia, condotto dall’Associazione italiana nomadi digitali e da Airbnb, ha già fatto esperienze di nomadismo digitale, mentre il restante 54% dichiara di volerlo fare nel prossimo futuro.

E se il fenomeno interessa maggiormente le donne, che rappresentano il 54% degli intervistati, l’età di riferimento è quella dai 25 ai 44 anni (67%).

Cade lo stereotipo del giovane freelance

A livello professionale cade quindi lo stereotipo del giovane freelance che lavora in ambito tecnologico: il nuovo remore worker è un dipendente o collaboratore (52%), impiegato principalmente nei settori del marketing e comunicazione (27%) e presenta in media un alto livello di istruzione. Il 42% ha una laurea e il 31% un master o un dottorato. Questo tipo di esperienza poi non è più ad appannaggio dei single: chi la sceglie, infatti, preferisce la compagnia del proprio partner (44%) o della famiglia (23%).

Mezzogiorno e le isole le destinazioni preferite

Il Mezzogiorno e le isole sono destinazioni gradite complessivamente da 3 intervistati su 4 (76%). Le attività che vorrebbero maggiormente sperimentare, e che interessano più remote worker e nomadi digitali, sono gli eventi culturali e quelli enogastronomici (60%), seguiti da attività a contatto con la natura (51%), esperienze originali e caratteristiche del territorio (40%) e attività di socializzazione con la comunità locale (37%). Durata del soggiorno? L’esperienza per molti potrebbe andare da 1 a 3 mesi (42%), oppure da 3 a 6 (25%). Complessivamente, per quasi un nomade digitale 1 su 2, la permanenza potrebbe durare oltre 3 mesi e fino a 1 anno (45%).

Qualità della connessione e costi della vita devono essere adeguati

Gli aspetti più rilevanti e irrinunciabili per i remote worker che vorrebbero vivere un’esperienza di nomadismo digitale in Italia, e che influenzano la scelta della loro destinazione, sono qualità della connessione (65%), costi della vita adeguati alle loro esigenze (61%), attività culturali (40%) e possibilità di sperimentare le tradizioni locali (37%). Di fatto, scrive Adnkronos, a marzo 2022, con il decreto ‘Sostegni-ter’, è stata approvata una norma che introduce nel nostro ordinamento la figura dei nomadi digitali, definiti come “cittadini di un Paese terzo, che svolgono attività lavorativa altamente qualificata attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici che consentono di lavorare da remoto in via autonoma ovvero per un’impresa anche non residente nel territorio dello Stato italiano”.

Le richieste degli utenti non solo si sono fatte sentire, ma sono anche state ascoltate: Instagram ha adottato un sistema di feed che permette di scegliere fra diversi tipi di visualizzazione. Sostanzialmente ora gli utenti possono personalizzare il feed, decidendo se privilegiare le persone seguite oppure i contenuti prediletti. Le due nuove opzioni, che sono appunto Preferiti e Seguiti, danno molta più autonomia agli utenti, lasciando più spazio alle loro preferenze. D’altronde, una maggiore flessibilità era quasi d’obbligo, visto che gli iscritti a Instagram hanno raggiunto i due miliardi di persone.

Cronologia e altro

Meta, la società titolare del social, fa sapere che l’obiettivo delle nuove feature è “dare alle persone la possibilità di personalizzare ancora di più la propria esperienza su Instagram e fare in modo che possano trovare facilmente i contenuti più interessanti”. Preferiti e Seguiti: cosa sono? “Il feed di Instagram – spiega la nota della società, ripresa da Agi – è un mix di foto e video delle persone seguite, di post suggeriti e altro ancora. Stiamo lavorando per aggiungere ulteriori post suggeriti in base agli interessi, mentre le nuove opzioni Preferiti e Seguiti che annunciamo oggi costituiscono un nuovo modo per scoprire i post più recenti delle persone che seguiamo”. 

Preferiti e seguiti

Scegliendo la modalità “Preferiti”, verranno mostrati i post più recenti dei profili aggiunti in una lista precedentemente creata, ad esempio i migliori amici o i creator preferiti. Inoltre, i post degli account Preferiti saranno visualizzati più in alto anche nel feed tradizionale. Scegliendo la modalità “Seguiti”, invece, verranno mostrati i post delle persone che seguiamo. Sia la modalità Preferiti sia quella Seguiti mostreranno i post in ordine cronologico, così da rimanere sempre aggiornati sulle ultime novità degli account che più ci interessano. Per scegliere tra le due diverse modalità basta toccare il logo Instagram in alto a sinistra e scegliere quale visualizzare. 

La lista dei preferiti

Come riferisce ancora Agi, “Per vedere i post più recenti dei profili aggiunti alla lista dei preferiti, basta selezionare Preferiti. Alla lista si possono aggiungere fino a 50 account ed è possibile apportare modifiche in qualsiasi momento. Le persone non verranno avvisate quando vengono aggiunte o rimosse da questa lista”. I post dei profili della lista Preferiti saranno visualizzati più in alto anche nel feed della home, in quello della modalità “Seguiti” e saranno identificabili da un’icona a forma di stella.

Quali sono le abitudini degli italiani in fatto di lavori domestici? La maggior parte pulisce la casa una volta a settimana, e bagno e cucina sono le stanze preferite. Tra gli intervistati della survey condotta dall’Osservatorio Polti su 500 #homelovers italiani, la stragrande maggioranza (76%) dichiara che l’arte delle pulizie l’ha imparata per esperienza personale.
Ma secondo l’Osservatorio, se gli italiani in fatto di pulizie sono precisi non sono altrettanto assidui: la frequenza più rappresentativa è di una volta alla settimana (50%), mentre solo il 18% afferma di pulire quotidianamente. Il 15% afferma invece di dedicarsi alle pulizie solo quando si presenta l’occasione, mentre l’11% solamente se si sente ispirato.

Meglio pulire a ritmo di musica

Il bagno è la stanza a cui si presta più attenzione (47%), salvo poi rimetterlo subito in disordine, visto che il 40% dice di farsi una doccia subito dopo aver concluso le faccende. Il 33% però si butta a riposare sul divano e il 22% si fa un caffè.

Anche la cucina (32%) è un ambiente curato, molto più del soggiorno (13%), della camera da letto (5%) e dello studio (3%).

E quando si pulisce, meglio farlo a ritmo di musica: il sottofondo musicale o radiofonico risulta la compagnia più gettonata (68%), mentre l’11% preferisce guardare la tv.  

I cinque profili degli homelovers italiani

Ma c’è chi pulisce con rigore e precisione perché l’igiene fa parte del suo piano per salvare il mondo: è il cosiddetto ‘invincibile’, che con uno schiacciante 34% è il profilo-tipo più rappresentativo emerso dalla survey. Sono infatti cinque i profili tratteggiati dallo psicologo Daniele Marchesi, del centro DM – Penso dunque sono, coinvolto dall’Osservatorio per tratteggiare un’analisi più corretta del rapporto tra gli italiani e le pulizie domestiche. Oltre all’invincibile, lo psicologo identifica ‘l’ineccepibile’ (31%), l’esteta’18%, ‘l’audace’ (12%), e, ultimo, ‘capitan domani’ 5%. Se il primo profilo, l’invincibile, “usa la razionalità per mantenere tutto in ordine”, sottolinea Marchesi, il secondo profilo, l’ineccepibile, tende a prendere le pulizie molto sul serio. “Un familiare sbadato, un amico inatteso o un cucciolo di casa ancora poco avvezzo alle regole sono nemici da cui proteggersi, portatori di germi ambulanti”, sostiene l’esperto.

Con gli alleati giusti le faccende domestiche possono diventare più piacevoli

Per il terzo profilo, l’esteta, gli oggetti devono essere in armonia tra loro, anche nel caos, mentre per l’audace, “la pulizia deve essere funzionale – commenta Marchesi – ma non sempre gli altri riescono a seguirlo”. 

C’è poi capitan domani, che considera le pulizie un atto da fare mentre si è intenti a vivere. “Se rientri in questo profilo – suggerisce Marchesi – non esagerare, non sfidarti. Scegli un piccolo compito, regalati un prodotto per la pulizia che ti intriga e divertiti a utilizzarlo”.

Una cosa è certa: qualunque sia il profilo in cui ci si rispecchia, con gli alleati giusti le faccende domestiche possono diventare più facili e piacevoli.

Instagram annuncia le novità per il 2022, e lo fa attraverso l’intervento su Twitter di Adam Mosseri, a capo del social network del gruppo Meta. Mosseri ha dichiarato: “Dovremo ripensare a cosa sia davvero Instagram, perché il mondo cambia velocemente e noi dobbiamo cambiare insieme a lui”.
Di fatto il focus di Instagram resta sui video anche per l’anno appena iniziato, un tipo di post su cui il social ha puntato molto nell’ultimo biennio. Questo, soprattutto per fronteggiare le app concorrenti, come TikTok, che sui video brevi ha fondato parte del suo successo.
Nel video messaggio su Twitter Mosseri ha poi spiegato che nel 2022 Instagram porterà la durata delle Stories da 15 a 60 secondi, oltre a ereditare una serie di funzioni proprio da TikTok, come i commenti nei Reel, i mini filmati simili alle storie ma ai quali l’app dedica un menu a sé, e la sintesi vocale del testo per i video.

Più opportunità di monetizzazione e una migliore gestione della privacy  

Inoltre, nei prossimi mesi per i creatori di contenuti ci saranno maggiori opportunità di monetizzazione, ma ci sarà anche una migliore gestione della privacy. Quest’ultimo aspetto è una risposta ai problemi evidenziati nel corso del 2021 dovuti alle rilevazioni della ex product manager nel dipartimento di integrità civica di Facebook, Frances Haugen, e ai Facebook Papers, che hanno sollevato molti dubbi sul lavoro dei prodotti capitanati da Mark Zuckerberg nel preservare l’incolumità digitale e la salute dei più giovani. A riguardo, una prima mossa è stata l’introduzione su Instagram di ‘prendi una pausa’, la funzione per ridurre il tempo passato sull’app.

Arriva la funzione parental control

Mosseri, a fine novembre 2021, aveva infatti testimoniato dinanzi al Senato Usa, e poco dopo la società si era detta pronta a fornire maggiore trasparenza sui dati riguardo alle modalità d’uso della piattaforma da parte dei minori. Instagram nel 2022 introdurrà quindi la funzione parental control, per offrire ai genitori una visione più chiara delle attività dei figli online, riferisce Il Giorno.

Agli utenti più controllo sull’esperienza social

Mosseri ha proseguito dichiarando che un altro aspetto importante su cui l’azienda vuole lavorare è il sistema di messaggistica, il punto cardine della comunicazione tra aziende e creator.Ulteriore conferma arriva anche sull’imminente possibilità di scegliere un feed cronologico a scapito di quello algoritmico, e in generale sulla necessità di ridare agli utenti maggior controllo sull’esperienza social.
Insomma, si legge su hdblog.it, le novità di Instagram anticipate da Mosseri per il 2022 sono nella maggior parte dei casi più indicazioni e direzioni da prendere piuttosto che funzioni specifiche. Ma quello che emerge è la volontà di dare una ‘svecchiata’ al social, nell’ottica di restare il più possibile al passo con i tempi e le tendenze sempre in costante evoluzione.

Da quanto emerge dalla ricerca di Samsung Electronics Italia in collaborazione con GWI in fatto di regali di Natale gli italiani hanno le idee chiare, e tra le opzioni preferite ci sono gli articoli tecnologici. La tecnologia riscuote infatti più del 71% delle preferenze, soprattutto tra le fasce di età più giovani, come i ragazzi della Gen Z, che la indicano per oltre l’82%, in particolare per i maschi (82%). Tra le opzioni più apprezzate nella wishlist natalizia notano però anche i prodotti enogastronomici, da sempre grandi protagonisti dei classici cesti natalizi, con il 63,4% delle preferenze, mentre più in basso in classifica si posizionano i gioielli (36%) e le esperienze speciali, come eventi, degustazioni enogastronomiche o corsi ricreativi (46,9%).

I dispositivi tecnologici sono scelti dal 44% dei 25-34enni

Quanto ai dispositivi tecnologici, sono scelti dal 44% circa del campione. In particolare, questa tipologia di doni risulta la più scelta dal segmento 25-34 anni, con oltre il 39% delle preferenze.
Per il proprio partner, il 34% del campione sceglie invece gioielli o articoli di profumeria, opzione scelta da quasi il 46% dei Millennial.
Considerando invece gli affetti famigliari, i regali preferiti sono quelli tradizionali, come libri e prodotti editoriali (15,9% nel caso di un regalo ai genitori, 17% per i fratelli), mentre i prodotti tecnologici risultano i prediletti per i figli, con il 19% delle preferenze. Una scelta probabilmente influenzata dall’alta richiesta di console, videogiochi e device tech legati all’intrattenimento.E per gli amici? Per loro soprattutto libri (20% circa) e prodotti enogastronomici (16,4%), idee senza tempo sempre apprezzate da chi le riceve.

Quale dispositivo scegliere? Lo smartphone, ma anche la smart TV

Se la tecnologia risulta tra le scelte privilegiate dai consumatori italiani quando si tratta di regali natalizi sono tanti i dispositivi tra cui decidere per un regalo gradito a sé o agli altri. Ma tra questi il preferito in assoluto è sempre lo smartphone, che raccoglie oltre il 52% delle preferenze.Iniziare il nuovo anno con un alleato tecnologico sempre in tasca rappresenta certamente una forte motivazione, ma anche la smart TV (41% circa) presenta un forte appeal, soprattutto per il target 35-44 anni (49,3%).

Il budget va da 200 euro a più di 1.000

Tra i dispositivi per la casa, riporta Italpress, il robot aspirapolvere vince su tutti (26,9%), specie per la fascia d’età 45-54, segue la lavatrice/asciugatrice smart (18,9%) e a sorpresa, dalla Generazione Z, con il 25,5% delle preferenze.  Quanto al budget, il 34% degli italiani dichiara di arrivare a investire tra i 200 e i 400 euro per soddisfare i desideri tecnologici. Solo il 7,7% spende tra i 600 e i 1.000 euro, e il 5,9% si impegna con cifre superiori ai 1.000 euro. Quest’ultima tendenza risulta particolarmente rilevante nel target 35-44 anni, che risultano concordi nell’11% dei casi.

Il Black Friday è diventato un’usanza diffusa anche in Europa, ma è l’Italia il paese in cui riscuote più successo, con una propensione all’acquisto e un budget di spesa ipotizzato superiore al resto d’Europa, e in crescita anno dopo anno. L’annuale indagine di Idealo evidenzia infatti come il 65,6% degli acquirenti online italiani sia interessato ad acquistare un prodotto durante il Black Friday. E non solo il giorno stesso, ma l’intero weekend è segnato dalle super offerte. Anzi, si allunga anche l’intero periodo, tanto che ormai si parla di novembre come il Black Month.

Il budget per il Venerdì Nero

Secondo Idealo il budget medio degli italiani online per gli acquisti durante il Black Friday è di 273 euro. La media del budget di spesa previsto è più alta per gli uomini (294 euro) rispetto alle donne (240 euro), e aumenta con l’età, più basso per i giovani tra i 18 e 24 anni (212 euro) e più alto per gli adulti tra i 55 e 64 anni (356 euro). Gli sconti del Black Friday non si palesano però solo l’ultimo venerdì di novembre, spesso cominciano già a inizio mese, tanto che gli esperti del settore parlano ormai di Black Month. Per questo è importante controllare le offerte online e offline con un certo anticipo.

I più propensi agli acquisti sono i giovani

Lo scorso anno più della metà dei consumatori italiani online (58,2%) ha dichiarato di aver acquistato un prodotto online durante il Black Friday 2020 e, tra questi, la maggior parte sono giovani. Tra gli utenti tra 18 e 24 anni, sia uomini che donne, la percentuale è infatti pari al 66,3%. Anche secondo un’indagine Shopify i più propensi agli acquisti sono soprattutto i giovani, seguita da quella 35-54 anni (92%) e dagli over 55 (78%). La Generazione Z e i Millennials faranno shopping soprattutto da mobile (66%), tramite app per lo shopping (24%) e social media (17%), in particolare, su Instagram (57%) e Facebook (46%).

La corsa ai regali di Natale
Per quanto riguarda i prodotti, oltre a quelli di elettronica anche le console di gioco sono tra i prodotti più ‘attesi durante le giornate di sconti e promozioni, con un interesse online aumentato del +50,4% nell’ultima settimana. Gli italiani hanno anche imparato a pianificare in anticipo gli acquisti: il 69,2% dei consumatori online dichiara di prepararsi al Black Friday facendo una lista dei prodotti che interessano o prendendo nota dei prezzi. Il 35,4% degli italiani dichiara inoltre di voler acquistare regali di Natale durante Black Friday. Secondo una ricerca promossa da Sitecore, riporta Ansa, il 40% degli italiani con meno di 44 anni effettuerà gli acquisti di Natale prevalentemente o totalmente online e il 73% prevede di acquistare almeno un regalo durante il Black Friday.