Il Black Friday è diventato un’usanza diffusa anche in Europa, ma è l’Italia il paese in cui riscuote più successo, con una propensione all’acquisto e un budget di spesa ipotizzato superiore al resto d’Europa, e in crescita anno dopo anno. L’annuale indagine di Idealo evidenzia infatti come il 65,6% degli acquirenti online italiani sia interessato ad acquistare un prodotto durante il Black Friday. E non solo il giorno stesso, ma l’intero weekend è segnato dalle super offerte. Anzi, si allunga anche l’intero periodo, tanto che ormai si parla di novembre come il Black Month.

Il budget per il Venerdì Nero

Secondo Idealo il budget medio degli italiani online per gli acquisti durante il Black Friday è di 273 euro. La media del budget di spesa previsto è più alta per gli uomini (294 euro) rispetto alle donne (240 euro), e aumenta con l’età, più basso per i giovani tra i 18 e 24 anni (212 euro) e più alto per gli adulti tra i 55 e 64 anni (356 euro). Gli sconti del Black Friday non si palesano però solo l’ultimo venerdì di novembre, spesso cominciano già a inizio mese, tanto che gli esperti del settore parlano ormai di Black Month. Per questo è importante controllare le offerte online e offline con un certo anticipo.

I più propensi agli acquisti sono i giovani

Lo scorso anno più della metà dei consumatori italiani online (58,2%) ha dichiarato di aver acquistato un prodotto online durante il Black Friday 2020 e, tra questi, la maggior parte sono giovani. Tra gli utenti tra 18 e 24 anni, sia uomini che donne, la percentuale è infatti pari al 66,3%. Anche secondo un’indagine Shopify i più propensi agli acquisti sono soprattutto i giovani, seguita da quella 35-54 anni (92%) e dagli over 55 (78%). La Generazione Z e i Millennials faranno shopping soprattutto da mobile (66%), tramite app per lo shopping (24%) e social media (17%), in particolare, su Instagram (57%) e Facebook (46%).

La corsa ai regali di Natale
Per quanto riguarda i prodotti, oltre a quelli di elettronica anche le console di gioco sono tra i prodotti più ‘attesi durante le giornate di sconti e promozioni, con un interesse online aumentato del +50,4% nell’ultima settimana. Gli italiani hanno anche imparato a pianificare in anticipo gli acquisti: il 69,2% dei consumatori online dichiara di prepararsi al Black Friday facendo una lista dei prodotti che interessano o prendendo nota dei prezzi. Il 35,4% degli italiani dichiara inoltre di voler acquistare regali di Natale durante Black Friday. Secondo una ricerca promossa da Sitecore, riporta Ansa, il 40% degli italiani con meno di 44 anni effettuerà gli acquisti di Natale prevalentemente o totalmente online e il 73% prevede di acquistare almeno un regalo durante il Black Friday.

Oltre 688 milioni di pagine indicizzate, quasi 7 milioni di like e follower sui social, più di 50 milioni di recensioni e 450mila strutture ricettive osservate: sono i numeri generati dalle regioni italiane relative alla reputazione turistica delle destinazioni, sintetizzati dal Regional Tourism Reputation Index 2021 dell’istituto di ricerca Demoskopica. Ed è il Trentino-Alto Adige a confermare la prima posizione nella classifica generale della reputazione turistica, seguito da Toscana ed Emilia-Romagna. 
Quanto all’Appeal dei portali turistici è sempre il Trentino-Alto Adige a confermarsi la destinazione più social d’Italia, seguita da Marche e Toscana. Con oltre 1,4 milioni di like e follower sulle pagine ufficiali di Instagram, Facebook, Twitter e Youtube il Trentino-Alto Adige ottiene infatti la visibilità più rilevante. A non investire ancora sulle reti social sono invece tre destinazioni, Molise, con 5,4mila like e follower rilevati, Campania (14,5mila) e Calabria (32,6mila).

La Toscana è la destinazione più cliccata

Con 53,4 milioni di pagine indicizzate, il territorio toscano ottiene il massimo punteggio nella classifica dell’indicatore Ricerca della destinazione, ottenuto conteggiando le pagine indicizzate su Google della keyword ‘vacanze’ seguita da ‘nome destinazione 2021’. Sul podio si piazzano anche due new entry, Emilia-Romagna e Lombardia, rispettivamente con 52,1 milioni e 48,8 milioni di pagine indicizzate. Piazzamento anche per Veneto, con 47,8 milioni di risultati, Piemonte, con 47,2 milioni di risultati, Lazio (40,9 milioni), Liguria (39,5 milioni), Sicilia (36,1 milioni), e Trentino-Alto Adige (35,5 milioni).

Popolarità sul web, la Toscana fa il bis

Quanto al confronto della popolarità delle destinazioni, nelle prime posizioni dell’indicatore sono sei le realtà territoriali. Digitando il nome di ciascun territorio regionale su Google Trends in uno stesso periodo categorizzato per il filtro ‘viaggi’, è stato possibile monitorare la tendenza della destinazione e confrontarne il livello medio di popolarità. Il dettaglio dei risultati colloca la Toscana in vetta alla classifica, seguita da Sardegna, Sicilia, Calabria, Liguria, e Puglia.

Valutazioni: alla Basilicata il primato del sistema ricettivo più apprezzato

Con 108,1 punti, la Basilicata, conquista il primo posto, quale sistema ricettivo più apprezzato del Belpaese. Il risultato è stato ottenuto riparametrando le performance dei punteggi delle graduatorie parziali emerse dai siti di ranking utilizzati, ovvero, con il maggior numero di recensioni totalizzate su TripAdvisor, e di valutazioni positive sul totale delle strutture rilevate su Booking, Expedia e Google Travel.  Rispetto all’anno precedente, passa dal terzo al secondo posto il Trentino-Alto Adige, la Liguria conquista il terzo posto, e salgono di posizione anche Puglia e Veneto. L’analisi particolareggiata dell’apprezzamento dell’offerta ricettiva si muove dal presupposto che i consumatori tendano ad avere maggiore fiducia nelle loro decisioni quando si accorgono che una destinazione è caratterizzata da un insieme rilevante di recensioni positive dei viaggiatori. In questo caso, la relazione appare chiara: più recensioni e valutazioni positive significano più attenzione verso un determinato luogo o territorio.

La maggior parte di noi la vive come una consuetudine acquisita, un aspetto normale della vita quotidiana, ma per molti non è ancora così: per molti, troppi italiani l’accesso al web è ancora un miraggio. Addirittura, sarebbero 4,3 milioni gli italiani che non hanno una connessione Internet. Lo rivela un nuovo rapporto del Censis che, in collaborazione con Lenovo, ha stilato “La digital life degli italiani”, un report che fotografa lo stato attuale dell’uso della tecnologia nel nostro Paese.

Connessioni lente per oltre 13 milioni di persone

I numeri evidenziati dal report sono preoccupanti: risulta infatti che sono ben 13,2 milioni gli italiani che devono fare i conti con connessioni domestiche lente o zoppicanti, mentre sono addirittura 22,7 milioni quelli che comunque registrano delle difficoltà a casa durante le attività on line. In particolare, le cause dei disagi sono le stanze sovraffollate (14,7 milioni) o la necessità di condividere i dispositivi con i loro familiari (12,4 milioni). “Siamo all’alba di una nuova transizione digitale. Ora serve un progetto di società pienamente inclusiva, che possa dare risposta alla domanda ancora insoddisfatta di dispositivi, connessioni, competenze, e superare le diversità di accesso” ha spiegato Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis.

Abbiamo ancora molto da imparare

Il rapporto mette in luce anche altri aspetti in merito al rapporto fra italiani e web, dati che fanno sicuramente riflettere. Come riporta Ansa, oggi ci sono 24 milioni di nostri connazionali che non si sentono pienamente a loro agio nell’ecosistema digitale: 9 milioni riscontrano difficoltà con le piattaforme di messaggistica istantanea, 8 milioni con la posta elettronica, altrettanti con i social network e 7 milioni con la navigazione sui siti web e con le piattaforme che consentono di vedere in streaming eventi sportivi. 5 milioni non sanno eseguire un pagamento online e 4 milioni non hanno dimestichezza con l’uso delle app e delle piattaforme per le videochiamate e i meeting virtuali. Ma per chi riesce a navigare senza troppi problemi, i benefici nell’uso di smartphone e PC sono tangibili: 9 intervistati su 10 si dicono soddisfatti dei dispositivi che usano, considerati in linea con le attività svolte giornalmente.

Chi si connette, come lo fa e… gli altri

Nel rapporto del Censis emerge che il 73% del campione intervistato dichiara di vivere in una famiglia in cui ogni membro si connette con un proprio strumento, senza doverlo condividere. Un altro 67,9% risiede in abitazioni in cui ciascuno ha uno spazio dedicato alla propria ‘vita digitale’ e il 69,4% si sente sicuro quando effettua pagamenti o altre operazioni finanziarie online. Il 55% degli italiani è convinto che la vita di coppia abbia tratto beneficio dalle opportunità offerte dai dispositivi digitali. Ma se il 42,7% dimostra una grande fiducia nel partner, sono 7 milioni quelli che rivelano di essersi sentiti gelosi a causa delle interazioni social dell’altro e 6 milioni che ne spiano le attività online.

Durante la pandemia, e in particolare, nei periodi di lockdown, gli italiani hanno approfittato per dedicarsi a piccole riparazioni e lavori domestici, con il 50% di loro che ha dato nuova vita ai mobili di casa, modificandoli e rendendoli adatti a stili e usi diversi. Il 65% poi si è scoperto molto più attento al riutilizzo degli oggetti. E da questo punto vista Roma batte Milano, con il 69% dei “riciclatori” contro il 54% di Milano, e le donne battono gli uomini, con una quota del 71% contro il 58%.
Si tratta di alcuni dati emersi dallo studio Gli italiani e il Diy, commissionato da TaskRabbit, la piattaforma di problem solving nel fai da te, e condotto da Mps Research.

Qual è la vite migliore per un mobile ben fatto? Solo il 34% lo sa

Quando è stato chiesto agli intervistati di nominare la vite migliore per un mobile ben fatto solo il 34% conosceva la risposta corretta, ovvero, la vite a brugola, il tipo più utilizzato per i complementi di arredo. Il 36% degli italiani poi ha dichiarato che se un elettrodomestico si rompe lo cambia senza pensare a una possibile riparazione, e se il 30% afferma che in caso di rottura preferisce buttare il mobile il 33% preferisce sostituirlo se non gli piace più.

I Millennial preferiscono acquistare prodotti ecosostenibili per i lavori in casa

Quanto ai Millennial, il 54% di loro preferisce acquistare prodotti ecosostenibili per i lavori fai-da-te. I maschi, con il 58%, sono più sensibili delle femmine (44%) all’ecosostenibilità nel fai da te, e adottano più volentieri soluzioni per aumentare il risparmio energetico domestico (63%).Risultano alte anche le attenzioni dei Millennial per gli oggetti e i mobili realizzati con materiali naturali o da aziende che rispettano la natura, al 54% contro il 49% del dato nazionale. E se il 45% degli intervistati si affida a un amico o a un parente per i traslochi i Millennial preferiscono avvalersi di un professionista in caso di guasti elettrici (56%).

Riparazioni elettriche per gli uomini, giardinaggio per le donne

Se durante il lockdown gli italiani si sono ‘arrangiati’, le attività che hanno preferito variano da uomo a donna. In testa, per gli uomini, le riparazioni elettriche (52%), quasi a pari merito con il montaggio mobili (51%). Le donne invece hanno scelto il giardinaggio (54%). Secondo il sondaggio, inoltre, il 55% delle donne si sente a proprio agio nello sfoggiare le proprie abilità con il fai-da-te e per mettersi al lavoro ha bisogno solo dell’aiuto dei tutorial di YouTube.

Tutti desiderano la casa ideale, quella dei sogni, ma non tutti riescono ad averla. E se abitiamo in case che non ci soddisfano completamente per migliorarle ci accontentiamo di piccoli aggiustamenti piuttosto che effettuare cambiamenti radicali. Ma come sarebbe la nostra casa dei sogni? Un italiano su 2 (49%), vorrebbe un terrazzo con la zona barbecue, il tavolo per mangiare insieme ai propri cari e sdraio per rilassarsi all’aperto. Magari anche un’ampia cabina armadio con gli opportuni spazi dedicati a vestiti, borse e scarpe, desiderata da quasi una persona su 2 (46%), soprattutto dalle donne, che raggiungono una percentuale del 58% rispetto al 32% degli uomini. Secondo quanto emerge dal sondaggio di YouGov per ManoMano, l’e-commerce europeo del fai da te, giardinaggio e arredo casa, un italiano su 4 (26%) dichiara però di vivere già nella casa dei sogni. Un luogo che nella maggior parte dei casi prevede spazi da dedicare al divertimento, al relax, ma anche al lavoro.

Spazio per la fruizione dell’intrattenimento

Molto spazio, concreto o ideale, è per la fruizione dell’intrattenimento. Adesso che la casa è diventata uno spazio multifunzione gli italiani sembrano infatti orientati verso un intrattenimento fai da te. Tra le soluzioni dei sogni spiccano una sala cinema con maxischermo e comode poltrone (28%), oppure una sala giochi con tavolo da biliardo/da carte o adatto ai giochi di società (21%). O ancora, la creazione di una stanza segreta, come quelle che siamo abituati a vedere nei film, nascosta dietro una libreria per avere del tempo per sé stessi e le proprie passioni (24%).

Un centro benessere domestico

Se sono soprattutto uomini e giovani (18-35 anni) a prediligere le stanze dedicate e progettate per svago e intrattenimento, per il 40% degli italiani, di cui il 45% donne e il 35% uomini, sarebbe un vero e proprio sogno potersi dedicare a sessioni di relax nella spa casalinga con sauna, idromassaggio e bagno turco. Il tempo trascorso in casa e l’impossibilità di praticare attività sportiva all’aperto ha spinto poi i giovani tra i 18 e i 35 anni a desiderare anche una palestra attrezzata con tutto il necessario per allenarsi (33%) e tornare in forma dopo i lockdown.

Non solo divertimento e relax

Ma nella casa dei sogni non ci sono solo divertimento e relax, riporta Ansa. Oltre una persona su 4 (27%) vorrebbe infatti poter contare su un ufficio/studio, chiaro segno di come la DAD e lo smart working abbiano influito sulla riorganizzazione degli spazi abitativi. Questi desideri sono in parte il frutto di come la pandemia abbia influito sul modo di abitare la propria casa. In particolare, l’uso della cucina è aumentato per una persona su 3 (33%), soprattutto tra chi ha oltre 55 anni (42%). Così come è aumentato il tempo che si trascorre nelle zone all’aperto della propria casa, come balcone, terrazzo o giardino (29%).

A più di un anno di distanza dall’inizio dell’emergenza sanitaria le scuole hanno riaperto, e anche grazie all’adozione del green pass per il personale scolastico gli studenti sono ritornati in aula riprendendo le lezioni in presenza. Ma cosa ne pensano gli italiani dell’attuale sistema scolastico? Secondo il report Gli italiani e la scuola, condotto da Ipsos per conto di #FragilItalia – l’Osservatorio di AreaStudi Legacoop, gli italiani promuovono il sistema scolastico per un soffio. Con un voto medio di 6,3 indicano come problemi principali i programmi di studio obsoleti, le dotazioni tecnologiche inadeguate, la scarsa motivazione dei docenti, l’edilizia scolastica, e le classi sovraffollate. Inoltre, lo ritengono incapace di fornire competenze adeguate al mercato del lavoro, e ne ravvisano le differenze qualitative tra le diverse aree del Paese e tra grandi città e provincia.

Le carenze principali? Programmi di studio obsoleti

Se la valutazione media complessiva del sistema scolastico italiano si attesta a un valore di poco superiore alla sufficienza (6,3), esistono variazioni relative ai diversi livelli di istruzione. Il voto più alto va all’Università (6,6) seguita dalla scuola dell’infanzia (6,5) e dalle scuole elementari (6,4), mentre gli asili nido ottengono un 6,2, e il voto più basso, 6, va alle scuole medie e alle scuole superiori. Le principali carenze della scuola vengono riscontrate nei programmi di studio obsoleti e troppo teorici (52%), nelle dotazioni tecnologiche inadeguate (50%), nella scarsa motivazione dei docenti (50%), nell’edilizia scolastica (47%), e nelle classi sovraffollate (39%).

Le scuole migliori sono al Nord 

Netta la valutazione sulla qualità del sistema scolastico in relazione ai diversi contesti geografici e demografici. Per il 59% degli intervistati le scuole migliori sono al Nord (con punte del 92% tra gli intervistati de Nord Est e dell’82% tra quelli del Nord Ovest), mentre solo il 5% si esprime a favore delle scuole del Sud (per il 25% non ci sono differenze). Inoltre, per il 52% le scuole migliori sono nelle grandi città (con punte del 60% tra gli under 30 e nel Nord Ovest), mentre solo il 15% opta per la provincia (per il 33% non ci sono differenze).

I percorsi formativi che offrono maggiori opportunità di lavoro

I giudizi critici si estendono anche alla capacità del sistema scolastico di fornire competenze adeguate al mercato del lavoro. In testa alle preferenze per i percorsi formativi che offrono maggiori opportunità di lavoro si collocano informatica e telecomunicazioni (45%), seguite dal percorso sanitario (29%) e dal percorso meccanica, meccatronica ed energia (26%). Fanalino di coda gli indirizzi artistico e musicale, moda e umanistico. Per migliorare la capacità di favorire l’ingresso nel mondo del lavoro, gli intervistati indicano, per la scuola superiore, l’opportunità di attivare gli scambi culturali con le scuole dell’UE, prevedere corsi specifici per l’accesso al lavoro, effettuare stage presso le imprese. E per l’Università, gli stage presso le imprese si collocano al primo posto, seguiti dalla possibilità di svolgere studi all’estero e da presentazioni aziendali.

L’Italia dice addio a quasi un frutto su quattro per il crollo di oltre il 27% della produzione nazionale. In un 2021 segnato in media da quasi sei eventi estremi al giorno, tra siccità, bombe d’acqua, violente grandinate e gelo, che hanno compromesso pesantemente i raccolti, il clima pazzo sconvolge la natura. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti dal titolo: 2021, l’anno nero della frutta Made in Italy, diffusa in occasione del Macfrut di Rimini, il grande salone della frutta e verdura Made in Italy, sulla base della banca dati dell’European Severe Weather Database (Eswd).

Una situazione drammatica per i produttori colpiti dalle calamità

Con l’inverno bollente, il gelo in primavera e una estate divisa tra caldo africano, siccità e violenti temporali, l’andamento climatico anomalo, sottolinea la Coldiretti, ha prima danneggiato le fioriture e poi i frutti, con i raccolti Made in Italy scesi al minimo da inizio secolo. Secondo l’analisi della Coldiretti rispetto alla media dei cinque anni precedenti, il risultato è un calo che riguarda tutti i prodotti, dalle mele (-12%) alle pere (-69%), dalle susine (-33%) ai kiwi (-29%), dalle albicocche (-37%) alle pesche (-48%) fino alle ciliegie (-20%). 
Una situazione drammatica per i produttori colpiti dalle calamità che in molti casi hanno perso un intero anno di lavoro, ma che riguarda anche i consumatori, che hanno dovuto affrontare un carrello della spesa più costoso.

Il settore ortofrutticolo garantisce 440 mila posti di lavoro

Il settore ortofrutticolo nazionale, spiega la Coldiretti, garantisce all’Italia 440 mila posti di lavoro, pari al 40% del totale in agricoltura, con un fatturato di 15 miliardi di euro all’anno tra fresco e trasformato grazie all’attività di oltre 300 mila aziende agricole su più di un milione di ettari coltivati in Italia. L’Italia della frutta vanta ben 113 prodotti ortofrutticoli Dop e Igp, e primeggia in Europa con molte produzioni importanti, dalle mele alle pere, dalle ciliegie alle uve da tavola, dai kiwi alle nocciole fino alle castagne.Ma il nostro paese primeggia anche per molte verdure e ortaggi tipici della dieta mediterranea, come pomodori, melanzane, carciofi, cicoria fresca, indivie, sedano e finocchi.

Necessario promuovere strumenti di gestione del rischio

Per difendere questo patrimonio nazionale dagli effetti dei cambiamenti climatici, e tutelare le imprese e le famiglie, è strategico promuovere l’applicazione e la diffusione di misure di gestione del rischio. “Sostenere l’adesione delle aziende agricole a questi strumenti è un’esigenza imprescindibile, considerato che a oggi meno del 20% della produzione lorda vendibile agricola nazionale risulta assicurata – afferma il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini – questo, nonostante la maggiore frequenza e intensità di eventi climatici estremi ai quali si aggiunge la volatilità dei prezzi che caratterizza il mercato globalizzato. Con la collaborazione fra Stato e Regioni – aggiunge Prandini – è necessario promuovere strumenti di gestione del rischio moderni, riguardanti sia la difesa attiva sia passiva delle colture, e volti a tutelare le imprese e i loro redditi”.

Anche le vacanze 2021 mostrano una netta preferenza degli italiani verso le mete nazionali, tanto che un italiano su tre, il 33%, passerà le proprie vacanze all’interno della regione di appartenenza, e sono solo il 6% coloro che prevedono di andare all’estero. È quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixè, che evidenzia come in questa l’estate 2021 saranno 33,5 milioni gli italiani che andranno in vacanza almeno per qualche giorno. Rispetto allo scorso anno, l’estate 2021 fa infatti registrare una sostanziale stabilità nelle partenze (-1%), anche se quest’anno in molti hanno scelto di ritardare il periodo vacanziero, concentrato nei mesi di luglio, e soprattutto di agosto.

Spiaggia meta preferita, ma piace anche la riscoperta dei piccoli borghi

Dall’analisi Coldiretti/Ixè emergono però anche i fattori che determinano la scelta o meno di andare in vacanza. E a pesare di più sulla decisione di non partire al primo posto rientrano le difficoltà economiche, seguite dalla paura del contagio e dai timori per il futuro. Per gli italiani che partiranno invece la spiaggia resta la meta preferita, spiega Coldiretti, ma tiene anche quest’anno il turismo in montagna e quello di prossimità, con la riscoperta dei piccoli borghi. A cambiare profondamente rispetto allo scorso anno è invece la presenza di turisti stranieri, con un balzo del 32% fra luglio e agosto secondo le proiezioni di Coldiretti su dati Isnart. 

Agriturismi molto gettonati, e tra gli svaghi ricerca di cibo e vino locali

La maggioranza degli italiani in viaggio ha scelto di riaprire le seconde case di proprietà, o di alloggiare in quelle di parenti e amici o in affitto, ma nella classifica delle preferenze ci sono le pensioni e gli alberghi, e molto gettonati risultano anche gli agriturismi. Tra gli svaghi preferiti, secondo l’analisi di Coldiretti, c’è la ricerca del cibo e del vino locali, diventata la prima voce del budget delle vacanze Made in Italy nel 2021, con circa un terzo della spesa per consumi al ristorante, street food, ma anche per l’acquisto di souvenir.

Il primato italiano nel turismo enogastronomico 

D’altronde, riporta una notizia Ansa, l’Italia è leader mondiale incontrastato nel turismo enogastronomico, grazie a 315 specialità a indicazione geografica riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, oltre a 5266 prodotti tradizionali regionali censiti lungo tutta la Penisola. L’Italia inoltre vanta il primato dell’agricoltura più green d’Europa, e con più di 80 mila operatori biologici l’Italia e la più grande rete mondiale di mercati di agricoltori e fattorie aderenti alla rete nazionale Campagna Amica.

In Italia, il 50% delle famiglie possiede un animale domestico. E l’11% di queste lo ha adottato nell’ultimo anno. Lo dice una recente indagine condotta online da BVA Doxa su un campione di 1.000 casi. 

La pandemia tra le ragioni del “sì”

Tra le principali motivazioni alla base delle adozioni ci sono innanzitutto l’allegria (36%) che portano in casa; la compagnia, che è considerata un vero e proprio conforto emotivo (33%); l’affetto incondizionato che riescono a trasmettere (29%). Un altro driver importante sono le richieste dei figli, che proprio grazie agli animali domestici diventano più responsabili e  riescono a colmare i tanti momenti di vuoto (21%) che hanno caratterizzato gli ultimi mesi. 
Anche lo smart working ha rappresentato un fattore importante nella scelta di adottare un animale domestico, convincendo gli eterni indecisi, innanzitutto grazie a una maggiore disponibilità di tempo. 

Gatto e cane i pet preferiti

In base alla ricerca di BVA Doxa, le adozioni si concentrano soprattutto su gatto e cane, scelti rispettivamente nel 50% e nel 46% dei casi (segnando un’inversione di tendenza rispetto al passato, quando il cane si affermava al primo posto). A grande distanza seguono gli uccelli, in particolare cardellini, canarini, pappagalli, e tartarughe, che arrivano a pari merito al 7%; criceti e conigli si attestano sul 5% mentre il pesce rosso entra a far parte del 4% delle famiglie italiane.

Attenzione all’igiene

La presenza di un animale domestico con cui condividere tante ore della giornata porta con sé anche un cambio di abitudini e comporta una maggiore attenzione sia per quanto riguarda la pulizia e l’igiene della casa, sia verso quella dell’animale stesso. Infatti, il 28% dichiara di aver diversificato e aumentato l’utilizzo di prodotti per mantenere gli spazi igienizzati e gli animali puliti per garantire la reciproca protezione.

Soprattutto donne: l’identikit del “pet lover”

Che caratteristiche hanno le persone che negli ultimi mesi hanno adottato un animale domestico? Dalla ricerca emerge un gruppo con una maggioranza di donne e una concentrazione nella fascia di età medio – giovane, con il 40% tra i 25 e i 44 anni. Il livello di istruzione è medio, con il 60% di diplomate alla scuola media superiore. Tra le professioni, è forte la presenza di impiegate, ma anche di insegnanti, imprenditrici o commercianti, mentre le pensionate sono quasi assenti. Infine, i “new pet lovers” si trovano soprattutto in Centro Italia, con una maggiore concentrazione nel Lazio, in Toscana e Sardegna, e vivono solitamente in famiglie composte da quattro componenti.

In questi giorni si è parlato spesso di insetti quale elemento della dieta di tutti noi. In un momento in cui il numero di esseri umani sulla Terra aumenta esponenzialmente e al contempo le risorse naturali si riducono, diventa infatti essenziale essere pronti con un piano B. E gli insetti, presenti in grandissima quantità, potrebbero rivelarsi dei “super food” inaspettati. Ma come la mettiamo con l’approccio a un simile menù? Come lo vivrebbero i nostri connazionali? Tutto sommato, mica male. Stando a una recentissima indagine condotta da AstraRicerche su un campione di 834 italiani, tra i 18 e i 65 anni, poco meno di uno su tre è favorevole. Nel dettaglio,  il 28,8% degli italiani mostra interesse per prodotti che contengono cannadibiolo (ben il 43% dei 18-24enni) e il 18,2% si dichiara interessato a provare prodotti in cui la carne sia sostituita, in tutto o in parte, dagli insetti, magari nella forma di farina (la percentuale sale al 25% tra i 18-24enni).  Lo studio è stato presentato nell’ambito di ‘Trend Academy/See the Next’ della Camera di Commercio di Bari.

Il cibo della tradizione resta il preferito

Sebbene i nostri connazionali si dimostrino aperti alle novità, per quanto riguarda la tavola i piatti preferiti restano quelli legati alla tradizione, precisa ancora la ricerca. E questa convinzione riguarda anche i cibi del futuro: quello ideale sarà sempre connesso alla storia culinaria del nostro Paese (47,2% con percentuali più alte tra gli over 45). Tuttavia, non manca una buona fetta di popolazione che non storce il naso davanti alle novità, anzi: il 23,3% punta su cibi innovativi, fatti con ingredienti nuovi o poco utilizzati in Italia. Più aperti i giovani (18-24enni) tra i quali la percentuale sale al 32%.

Il valore della sostenibilità
Tra gli argomenti che vengano maggiormente citati spiccano la sostenibilità ambientale e sociale, tanto che più di tre intervistati su quattro si dichiarano disposti a spendere di più per un prodotto con garanzie di sostenibilità certificate da enti autorevoli (in particolare tra i giovani). L’apertura all’innovazione è evidente anche nell’ambito dei servizi legati al settore alimentare: il 40,6% degli italiani gradisce l’idea di una Subscription Box (consegna regolare, in abbonamento, di prodotti ordinati tramite e-commerce) dedicata ai prodotti lattiero-caseari, in particolare se a proporla è una singola marca del settore (piace l’idea al 57,2%, vorrebbe provarla il 54,3%). Nell’e-commerce per prodotti alimentari, sul podio delle preferenze al primo posto gli italiani mettono i gruppi di produttori locali che si riuniscono e fanno consegne di quello che producono (37%). Al secondo la spesa online con una catena di supermercati (25,2%).