La visita senologica è un tipo di esame del seno che viene effettuato dallo specialista senza l’ausilio di alcun tipo di strumento medico, semplicemente osservando e palpando le mammelle, la zona delle ascelle, la zona dei solchi sottomammari e quella sotto la clavicola.  

Lo scopo di una visita senologica è quello di andare a verificare o meno l’insorgere di problematiche che possano interessare le mammelle. Nel caso in cui dalla visita dovessero emergere degli elementi dubbi, lo specialista può decidere di far effettuare alla paziente degli esami di approfondimento, stavolta di tipo strumentale, per poter sciogliere ogni dubbio ed evidenziare in maniera inconfutabile ogni problematica.

Sebbene sia necessario effettuare questo tipo di visita periodicamente, e comunque almeno una volta l’anno superati i 30 anni di età, è altresì importante effettuare autonomamente l’autopalpazione.

Tramite l’autopalpazione è infatti possibile andare ad individuare eventuali noduli e dunque poter far presente questo problema al medico di fiducia in maniera tempestiva, così da poter prendere le adeguate contromisure.

Come prepararsi ad una visita senologica?

La paziente che raggiunge lo specialista per effettuare una visita senologica fa bene a portare anche l’esito di eventuali esami che sono stati effettuati in precedenza, relativamente chiaramente a problemi senologici.

Per quel che riguarda il momento migliore, è consigliabile svolgere una visita senologica nel periodo che va tra il settimo ed il quattordicesimo giorno successivi al ciclo mestruale. È consigliabile infatti effettuarla successivamente all’arrivo delle mestruazioni in quanto durante queste il tessuto mammario può subire delle fluttuazioni ormonali che sono caratteristiche di questo periodo.

Il rischio è infatti quello che non si vadano a riscontrare eventuali noduli in realtà presenti o che possano addirittura verificarsi dei falsi positivi.

Ci sono eventuali limitazioni o controindicazioni?

La visita senologica non ha particolari controindicazioni dato che non è dolorosa ne invasiva, ma semplicemente una indagine che viene effettuata senza alcun tipo di strumento. Per questo motivo non esistono particolari controindicazioni o precauzioni da seguire.

Tutti possono dunque effettuarla anche a partire dalla giovane età, semplicemente a livello di prevenzione.

Esami di approfondimento

Nel caso in cui il senologo dovesse avere dei dubbi o comunque individuare qualcosa di sospetto, può richiedere di effettuare principalmente due tipi di esami strumentali: l’ecografia mammaria e la mammografia.

  • L’ecografia mammaria altro non è che un particolare tipo di esame, ad ultrasuoni, che va ad analizzare le strutture del seno riuscendo a distinguere i noduli solidi da quelli liquidi. Se lo specialista dovesse avere dei dubbi nel corso della visita senologica, una ecografia mammaria è in grado di confermare o escludere i suoi dubbi e dunque fornire una diagnosi ancora più precisa.
  • La mammografia è invece una radiografia dei seni, che è perfetta per andare a scovare anche quei noduli che sono particolarmente piccoli, così come delle piccole calcificazioni. In questo caso dunque sono i raggi-x ad attraversare i tessuti delle mammelle realizzando una dettagliata immagine radiografica. Questo strumento è in grado di andare a sscovare quasi il 90% dei tumori addirittura prima che questi siano effettivamente palpabili.

Nel caso in cui anche il risultato diagnostico strumentale non offra delle risposte che siano esaurienti al 100%, è possibile andare a prelevare un campione di tessuto tramite un particolare ago (detto comunemente “agoaspirato”) così da farlo esaminare e andare a stabilire con assoluta certezza la natura di quel tessuto.

Ancora una volta evidenziamo dunque l’importanza e la necessità di fare prevenzione e dunque di sottoporsi ad una visita senologica almeno una volta l’anno, così da poter scoprire in anticipo il formarsi di eventuali noduli o altre problematiche.

Quando si necessita di installare delle cassette postali in un edificio, possono esserci dei dubbi che vengono in mente circa la tipologia da acquistare e l’esatta collocazione. Le cassette dovrebbero essere tutti uguali? Che dimensioni dovrebbero avere? Devono essere fissate al muro? Dove vanno posizionate? 

Pertanto, in questo post ti aiuteremo a conoscere i requisiti e le peculiarità di ogni modello di casella di posta, che dovrai tenere a mente per capire come installarle correttamente in condominio o altro tipo di edificio.

Punti salienti relativi alle cassette postali condominiali:

  1. Le cassette postali devono essere posizionate in un luogo ben visibile, luminoso e ben fissate al muro o al pavimento, per evitare che possano essere facilmente spostate.
  2. Ci devono essere tante cassette postali quanti sono gli appartamenti. Inoltre, devono essere ordinate da sinistra verso destra per piano e porte, e riportare la corrispondente identificazione dell’abitazione di appartenenza (il cognome delle persone che vi abitano).
  3. I cognomi dovrebbero essere segnati con etichette autoadesive che siano durevoli.
  4. Le cassette postali devono essere raggruppate in un’area comune con facile accesso dalla strada in modo che il postino possa entrare e trovarle senza difficoltà.
  5. Il postino dovrebbe passare al massimo  attraverso una porta per accedere alle cassette postali.

Sebbene le cassette postali siano elementi comuni in un condominio, ogni proprietario è responsabile della propria cassetta e del fatto che le informazioni su di essa riportate siano corrette e di facile lettura.

Quali sono gli obblighi del condominio relativamente alle cassette postali?

Il condominio deve conoscere e applicare le regole di base sul come e dove installare le cassette postali, per garantire che tutto avvenga nel modo corretto. Inoltre, ha la responsabilità di fare in modo che le cassette siano sempre in perfette condizioni. Nello specifico bisogna:

  1. Installare le caselle di posta tenendo conto che ogni proprietario deve avere la sua. 
  2. Coprire i costi di installazione di nuove cassette postali, se quelle esistenti vengono danneggiate. 
  3. Occuparsi di eventuali riparazioni previa approvazione dell’assemblea.

L’eventualità per la quale le cassette postali vengano installate in modo errato, danneggiate o siano prive di informazioni, può causare la perdita della corrispondenza da parte del proprietario. Per questo consigliamo di avere le cassette postali sempre in buono stato e nel rispetto delle normative.

Cosa succede se la cassetta non è a norma?

Nel caso in cui la cassetta postale non rechi il cognome del titolare, o nel caso in cui questa sia collocata in un punto difficile da raggiungere per il postino all’interno del condominio, ad esempio all’interno di una stanza con porta chiusa a chiave, in questo caso il postino avrà delle oggettive difficoltà relative alla consegna e andrà ad emettere un avviso di giacenza. Ciò significa che il ritiro della busta o corrispondenza avverrà direttamente presso l’ufficio postale. Per questo motivo è bene sempre fare attenzione affinché le cassette postali siano sempre idonee e rispettino tutti i requisiti richiesti, così da non avere problemi in futuro.

Cosa prevede la legge?

La legge prevede, relativamente alle cassette postali, che le stesse debbano essere collocate in un punto facilmente accessibile al portalettere. È inoltre previsto che le cassette debbano avere forma e dimensioni tali da consentire di ospitare facilmente le missive e piccole buste, così come una apertura che permetta di introdurre la posta senza difficoltà.

Dunque ci sono alcune cose di cui il condominio deve tenere conto nel momento in cui va a posizionare le nuove cassette della posta. I diversi modelli esistenti in commercio consentono certamente di trovare una soluzione che bene si adegua anche allo stile architettonico e ai colori presenti nell’ambiente in cui questa viene collocata.

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Gli interventi che hanno lo scopo di migliorare l’efficienza energetica di un appartamento consentono di ridurre notevolmente i consumi e dunque abbattere i costi in bolletta e migliorare al tempo stesso il comfort percepito.

Si tratta di un tema molto importante non solo in ambito domestico ma anche soprattutto in tema di ambiente, dato che i dispositivi elettronici più moderni incidono molto meno sull’inquinamento prodotto rispetto quelli di vecchia generazione.

Questo è il motivo per il quale facciamo bene a sostituire gradualmente tutti i vecchi elettrodomestici e dispositivi elettronici che abbiamo in casa con quelli più moderni ad alta efficienza energetica.

Avere una migliore efficienza energetica significa riuscire a garantire prestazioni migliori con dei consumi più bassi, il che è davvero un connubio perfetto per ogni consumatore. Ciò è vero in particolar modo per quegli elettrodomestici che solitamente consumano di più e dunque hanno bisogno di più energia per funzionare.

È questo ad esempio il caso dei condizionatori d’aria, considerando che i vecchi condizionatori possono consumare anche 1300kWh a differenza di quelli moderni che si attestano sugli 800kWh.

Il bonus fiscale per in condizionatori d’aria

A tal proposito va ricordato che è disponibile un bonus fiscale che consente ai consumatori di acquistare un nuovo condizionatore d’aria con uno sconto del 50%, un’ottima agevolazione grazie alla quale chi decide di installare o sostituire un condizionatore d’aria può risparmiare concretamente usufruendo di questa interessante possibilità.

Per quel che riguarda la necessità di ridurre i consumi è possibile dare un’occhiata ai migliori modelli di climatizzatori Samsung, i quali garantiscono un risparmio energetico notevole unito al miglior comfort in assoluto.

Prestazioni elevate e consumi contenuti dunque per questi dispositivi di nuova generazione che vantano la tecnologia Windfree, per la quale è possibile fare in modo che il classico getto d’aria che arriva in maniera diretta e fastidiosa possa invece trasformarsi in una brezza piacevole che viene diffusa in maniera uniforme grazie agli oltre 21000 microfori.

Se stai pensando dunque di sostituire il tuo vecchio condizionatore d’aria, questo potrebbe essere il momento giusto.

Optoprim è un’azienda con sede a Monza, nota per le sue capacità nell’ambito tecnologico e delle lavorazioni laser in particolare, nonché della fotonica. Tali tecnologie possono essere applicate ad esempio a settori quali quello industriale, ma non solo. Da oltre vent’anni questa importante realtà del settore offre supporto ai propri clienti e li aiuta ad individuare i componenti e gli strumenti migliori in grado di consentire loro di migliorare la qualità della produzione nonché di velocizzarla.

Innovazione e soluzioni sempre nuove

Alla base di tale successo e supremazia nel settore vi sono e continui studi e perfezionamenti che vengono continuamente apportati nell’apposito laboratorio, il quale vanta un gran numero di macchinari che consentono di sperimentare sempre nuove soluzioni o affinare quelle esistenti così da sviluppare e migliorare ogni giorno tali tecnologie, rispondendo in maniera sempre più idonea al richieste dei clienti.

All’interno del sito ufficiale Optoprim è possibile visionare una completa gamma di laser, spettrometri, componentistica optomeccanica e ottica nonchè strumenti che servono per la diagnostica di sorgenti luminose, tra l’altro.

Uno strumento che trova applicazione in ogni ambito

Tali soluzioni trovano dunque applicazione in ambito scientifico, industriale, medico e militare. Dal mercato aerospaziale a quello dell’automazione, passando per il settore energetico e quello estetico, tali soluzioni riescono a rendere più semplice ed efficace il lavoro negli ambiti più svariati e soprattutto consentire di ottenere in maniera più rapida gli effetti che precedentemente richiedevano operazioni più lunghe e complesse. Da qui dunque vi è il continuo ricorso ai laser industriali da parte delle realtà produttive più svariate, con notevoli benefici da ogni punto di vista non ultimo quello relativo ai costi di manodopera.

Sono stati selezionati i migliori fornitori in tutto il mondo, in base alla qualità dei loro prodotti e la capacità di innovare, il che è importantissimo per consentire ogni giorno a ciascun utilizzatore dei suddetti dispositivi di poter disporre della tecnologia più avanzata in grado di rappresentare un reale valore per l’ambito in cui opera.

All’interno di uffici e studi professionali di ogni tipo, vi è solitamente una sala d’attesa dove gli utenti sono invitati ad attendere il proprio turno. Considerando che l’attesa di ciascuno può durare pochi minuti così come un’ora o più, è bene fare in modo da rendere questo lasso di tempo il più possibile piacevole e confortevole. Offrire a tutti la possibilità di potersi dissetare è già un buon inizio, in quanto l’acqua può dare sollievo soprattutto nelle giornate afose o in tutte quelle occasioni in cui si avverte la necessità di bere. L’ufficio che decide di erogare questo servizio deve necessariamente tenere a mente i costi al litro dell’acqua (quella dei boccioni costa molto di più di quella di rubinetto) e la qualità della stessa. Non sempre però, preferire la soluzione più economica comporta necessariamente il dover rinunciare alla qualità, al contrario. È ad esempio questo il caso dei distributori d’acqua per ufficio proposti da IWM, che ha rivoluzionato il settore.

Grazie a questo dispenser di ultima generazione infatti, è possibile prelevare direttamente dalla rete idrica l’acqua da bere e trattarla opportunamente grazie al sistema ad osmosi inversa di cui è dotato. L’acqua sarà dunque ancora più salutare e pura dopo il trattamento, con il grande vantaggio di avere il costo basso che tutti sappiamo (l’acqua di rubinetto è decisamente più economica di quella in bottiglia o dei boccioni), ma non solo. Gli innovativi distributori d’acqua IWM consentono anche di personalizzare l’acqua in base ai propri gusti per quel che riguarda la temperatura, il che è davvero eccezionale, così come il poterla bere gasata e magari accompagnata da qualche cubetto di ghiaccio. È una soluzione sempre più adottata all’interno di uffici di ogni tipo, sia per la sua convenienza che per l’assoluta tranquillità del sapere che sarà la stessa IWM ad occuparsi degli interventi di manutenzione periodica.

Quando si decide di cambiare la cucina di casa si va sempre un pò in confusione perché non è mai semplice scegliere qualcosa semplicemente provando ad immaginare come possa inserirsi nel contesto di casa. Una bella cucina componibile, moderna e dal design ricercato, è abbastanza semplice da riconoscere ma non è detto che possa riempire perfettamente gli spazi all’interno dei nostri locali e godere di quella luce necessaria a mettere in evidenza ogni sfumatura. Questi sono i dubbi che solitamente interessano chi decide di rinnovare questo ambiente così importante di casa, ed è naturale nutrire dei dubbi o voler essere assolutamente sicuri trattandosi di un acquisto importante del quale non è possibile pentirsi. Pedrazzini Arreda risolve ogni dubbio o perplessità grazie a tutta una serie di servizi efficienti e all’avanguardia offerti alla propria clientela. Un team di progettisti aiuterà il cliente nell’individuare la soluzione più adatta, sulla base delle esigenze specifiche e degli spazi a disposizione.

Inoltre, grazie ad appositi software di settore, saranno realizzate delle fedeli anteprime tridimensionali in grado di aiutare il cliente a farsi una precisa idea di quello che sarà l’effetto finale una volta installata la nuova cucina. Individuata la soluzione perfetta, un team di falegnami ed installatori si occuperà fisicamente di mettere in posa la vostra nuova cucina, avendo cura di completare gli allacci idrici ed elettrici per consegnarvi una cucina già pronta da vivere. Pedrazzini Arreda opera da oltre 60 anni nel settore della vendita cucine Milano e conosce perfettamente le esigenze dei propri clienti, ed opera ogni giorno nell’ottica di offrire un servizio sempre migliore. Questo è il motivo per cui questa realtà

è considerato un punto di riferimento in Lombardia. Puoi visitare direttamente lo showroom sito in Via Leone Tolstoi 81 a San Giuliano Milanese oppure contattare il recapito telefonico 0298491249  per qualsiasi tipo di richiesta o informazioni.

I tassi applicati ai mutui hanno ripreso a salire, superando, nel caso di quelli indicizzati a tasso fisso, la soglia del 2%. Ma quanto incide o inciderà sulle tasche degli italiani? E come possono tutelarsi i consumatori? Secondo l’analisi dell’Osservatorio di Facile.it, relativa al confronto tra aprile 2022 e aprile 2021, è emerso come vi sia un cambio dell’identikit del richiedente medio, dovuto all’aumento della quota di Under 36 che hanno avviato le pratiche per ottenere un mutuo. Inoltre, è emerso l’aumento del peso percentuale delle richieste di finanziamento per l’acquisto della prima casa sul totale delle domande presentate. Anche in questo caso, il fattore determinante è l’incremento del numero di giovani richiedenti.

Tasso fisso
Come sono cambiati, da gennaio a oggi, i valori dell’indice EURIRS e dei migliori Taeg offerti al cliente? L’EURIRS (20 anni) è passato da 0,60 (4 gennaio 2022) a 1,97 (9 maggio 2022), mentre il tasso fisso al cliente (miglior Teag) è salito da 1,21% (gennaio 22) a 2,12% (maggio 22). Per chi ha già sottoscritto il mutuo a tasso fisso non cambia nulla, per chi invece deve sottoscriverlo oggi, le differenze sono importanti. Prendendo in considerazione un mutuo fisso di 126.000 euro da restituire in 25 anni (LTV 70%), a gennaio 2022 la rata mensile disponibile col miglior Taeg a tasso fisso era di 483 euro, mentre a maggio 2022 è arrivata a 528 euro: 45 euro in più al mese e 13.500 euro in più di interessi per tutta la durata del finanziamento.

Tasso variabile
Per quanto riguarda il tasso variabile, l’EURIBOR a 3 mesi è passato da -0,57 (4 gennaio 2022) a -0,40 (9 maggio 22) e i tassi proposti all’aspirante mutuatario (miglior Taeg) sono variati da 0,72% (gennaio 22) a 0,75% (maggio 22). Considerando un mutuo di 126.000 euro da restituire in 25 anni (LTV 70%), lo scorso gennaio la rata mensile disponibile col miglior Taeg era di 456 euro, valore rimasto invariato anche a maggio. Il tasso variabile, quindi, torna a essere un’alternativa interessante rispetto a quello fisso, dal momento che la rata di partenza è inferiore di 72 euro.

Prospettive future
Per i tassi fissi, guidati dall’IRS, bisogna guardare all’andamento del Bund tedesco, mentre per quelli variabili, guidati dall’Euribor, sarà determinante la politica monetaria della BCE, e l’eventuale decisione di aumentare il costo del denaro. Difficile fare previsioni sul fronte del mercato immobiliare, il primo a essere impattato dai movimenti degli indici legati ai muti. Se da un lato l’aumento dei tassi potrebbe incidere negativamente sulla richiesta di case, che alla lunga, potrebbe tradursi in un calo dei prezzi, dall’altro lato va evidenziato che in momenti di instabilità il ‘mattone’ diventa per tanti un bene rifugio, e questo potrebbe avere un effetto opposto sui prezzi. Ma sarà anche fondamentale guardare a come cambieranno le prospettive di crescita economica del Paese per i prossimi mesi.

A causa della pandemia da Covid-19, e soprattutto durante le fasi di lockdown, gli italiani sono più depressi, anche i giovani tra i 18 e i 34 anni.  Lo sostiene uno studio italiano dedicato all’andamento temporale dei sintomi depressivi durante la pandemia, condotto su oltre 55.000 interviste effettuate dal 2018 al 2020 da ISS, basato sul sistema di sorveglianza PASSI e pubblicato sulla rivista Journal of Affective Disorders. Si tratta del primo studio italiano che abbia esaminato l’andamento temporale dei sintomi depressivi durante la pandemia in campioni rappresentativi della popolazione generale adulta, e uno dei pochi nel mondo che abbia considerato un arco temporale lungo.

A luglio e agosto 2020 il picco depressivo

I risultati hanno mostrato un incremento dei sintomi depressivi soprattutto nel bimestre marzo-aprile 2020, con una prevalenza del 7,1% rispetto al 6,1% del 2018-19, seguito da un decremento nel bimestre maggio-giugno (4,4%), dopo la revoca del lockdown, e successivamente da un nuovo e più cospicuo incremento in luglio-agosto (8,2%). È stato rilevato inoltre un ritorno graduale, entro la fine del 2020, ai livelli registrati nel biennio prima della pandemia: 7,5% nei mesi di settembre-ottobre e 5,9% a novembre-dicembre. Risultati in linea con quelli dei più rigorosi studi longitudinali condotti sulla popolazione generale in altre nazioni, e molto simili a quelli dello studio statunitense Household Pulse Survey, che ha evidenziato una fluttuazione dei sintomi depressivi tra aprile e dicembre 2020, con due picchi in luglio e in novembre.

Rischio aumentato per giovani, donne e chi ha difficoltà economiche

Mentre in media la risposta della popolazione italiana depone per una buona resilienza di fronte allo stress generato dalla pandemia, un più severo peggioramento, rispetto agli anni precedenti, è stato osservato in alcune categorie demografiche, in particolare nei giovani di 18-34 anni. I dati hanno evidenziato infatti un rischio aumentato di sintomatologia depressiva nei giovani, che in passato risultavano essere tipicamente un gruppo a minor rischio. Inoltre, rispetto a prima della pandemia, è aumentato il rischio legato all’essere donna o all’avere difficoltà economiche.

È necessario potenziare i servizi di salute mentale

“Sarà importante, nel breve e lungo periodo, promuovere azioni e interventi specifici e innovativi rispetto a nuovi bisogni di salute mentale emergenti come il potenziamento dei servizi per la salute mentale e politiche che coinvolgano anche i luoghi di lavoro e le scuole”, commenta Antonella Gigantesco del reparto Ricerca clinico-epidemiologica in salute mentale e comportamentale dell’ISS.
La stessa World Health Assembly, riferisce AGI, nel maggio 2021 ha riconosciuto, all’interno del piano d’azione globale per la salute mentale 2013-2030, la necessità di potenziare i servizi di salute mentale, e l’OCSE nel suo documento sull’impatto della pandemia sulla popolazione, ha raccomandato l’adozione di un approccio integrato che dovrebbe anche prevedere programmi di promozione della salute mentale, non solo nel settore sanitario.

Boom di attacchi DDoS (Distributed Denial of Service) registrato nel primo trimestre 2022, con un aumento della periodica di 4,5 volte rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Lo rivela un nuovo report di Kaspersky. Gli attacchi DDoS sono programmati per bloccare e impedire il corretto funzionamento delle risorse di rete utilizzate da aziende e organizzazioni. Diventano ancora più pericolosi se i sistemi compromessi rientrano nell’ambito governativo o finanziario, poiché l’indisponibilità di questi servizi ha ripercussioni sull’intera popolazione. Nel corso del primo trimestre del 2022, precisamente alla fine di febbraio, è stato osservato un improvviso aumento degli attacchi come conseguenza della guerra in Ucraina.

Aumentati del 46%

Rispetto al numero di attacchi registrati nel quarto trimestre del 2021, considerato il più alto di sempre per quel che riguarda gli attacchi DDoS rilevati dalle soluzioni Kaspersky, nel primo trimestre del 2022 il numero di attacchi di questo tipo è aumentato del 46%, una crescita di 4,5 volte più alta rispetto allo stesso trimestre del 2021. Anche il numero di attacchi “smart” o avanzati e mirati ha registrato una crescita dell’81% rispetto al record storico precedentemente raggiunto nel quarto trimestre del 2021. Questi attacchi non sono solo stati eseguiti su larga scala ma si sono contraddistinti anche per il loro carattere innovativo. Gli esempi includono una copia del popolare gioco di puzzle 2048 utilizzato per gamificare gli attacchi DDoS ai siti web russi e un appello a creare un esercito informatico volontario per facilitare i cyberattacchi. Ulteriori indagini condotte da Kaspersky hanno rivelato che la sessione DDoS media è durata 80 volte più a lungo di quella del primo trimestre del 2021. L’attacco di maggiore durata (177 ore) si è verificato il 29 marzo.

Attacco “senza precedenti”

“Nel primo trimestre del 2022 abbiamo rilevato un numero di attacchi DDoS senza precedenti. Questo trend di crescita è stato in gran parte influenzato dalla situazione geopolitica. Anche la durata degli attacchi rilevata in questo periodo si è dimostrata abbastanza insolita in quanto solitamente i DDoS vengono eseguiti per ottenere un profitto nell’immediato. Alcuni degli attacchi che abbiamo osservato sono durati per giorni e persino settimane, il che suggerisce che potrebbero essere stati condotti da cyberattivisti spinti da motivazioni ideologiche. Abbiamo anche notato che molte organizzazioni non erano preparate a contrastare queste minacce. Tutti questi fattori ci hanno reso più consapevoli circa la possibile estensione e pericolosità degli attacchi DDoS, e hanno reso ancora più evidente la necessità per le organizzazioni di farsi trovare preparate per fronteggiare questa minaccia”, ha dichiarato Alexander Gutnikov, esperto di sicurezza di Kaspersky.

I nuovi nomadi digitali 2.0, per i quali il Parlamento ha appena disegnato un ‘visto’ di soggiorno apposito, sono cresciuti. Non sono più ventenni, single, freelance della tecnologia al lavoro da qualche remota località asiatica. Oggi in prevalenza sono esperti di marketing e comunicazione over 35, si spostano con il partner e non disdegnano di soggiornare oltre 3 mesi in Italia, meglio se in una delle regioni del Sud. Il 46% dei lavoratori da remoto intervistati dal Secondo Rapporto sul nomadismo digitale in Italia, condotto dall’Associazione italiana nomadi digitali e da Airbnb, ha già fatto esperienze di nomadismo digitale, mentre il restante 54% dichiara di volerlo fare nel prossimo futuro.

E se il fenomeno interessa maggiormente le donne, che rappresentano il 54% degli intervistati, l’età di riferimento è quella dai 25 ai 44 anni (67%).

Cade lo stereotipo del giovane freelance

A livello professionale cade quindi lo stereotipo del giovane freelance che lavora in ambito tecnologico: il nuovo remore worker è un dipendente o collaboratore (52%), impiegato principalmente nei settori del marketing e comunicazione (27%) e presenta in media un alto livello di istruzione. Il 42% ha una laurea e il 31% un master o un dottorato. Questo tipo di esperienza poi non è più ad appannaggio dei single: chi la sceglie, infatti, preferisce la compagnia del proprio partner (44%) o della famiglia (23%).

Mezzogiorno e le isole le destinazioni preferite

Il Mezzogiorno e le isole sono destinazioni gradite complessivamente da 3 intervistati su 4 (76%). Le attività che vorrebbero maggiormente sperimentare, e che interessano più remote worker e nomadi digitali, sono gli eventi culturali e quelli enogastronomici (60%), seguiti da attività a contatto con la natura (51%), esperienze originali e caratteristiche del territorio (40%) e attività di socializzazione con la comunità locale (37%). Durata del soggiorno? L’esperienza per molti potrebbe andare da 1 a 3 mesi (42%), oppure da 3 a 6 (25%). Complessivamente, per quasi un nomade digitale 1 su 2, la permanenza potrebbe durare oltre 3 mesi e fino a 1 anno (45%).

Qualità della connessione e costi della vita devono essere adeguati

Gli aspetti più rilevanti e irrinunciabili per i remote worker che vorrebbero vivere un’esperienza di nomadismo digitale in Italia, e che influenzano la scelta della loro destinazione, sono qualità della connessione (65%), costi della vita adeguati alle loro esigenze (61%), attività culturali (40%) e possibilità di sperimentare le tradizioni locali (37%). Di fatto, scrive Adnkronos, a marzo 2022, con il decreto ‘Sostegni-ter’, è stata approvata una norma che introduce nel nostro ordinamento la figura dei nomadi digitali, definiti come “cittadini di un Paese terzo, che svolgono attività lavorativa altamente qualificata attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici che consentono di lavorare da remoto in via autonoma ovvero per un’impresa anche non residente nel territorio dello Stato italiano”.

Le richieste degli utenti non solo si sono fatte sentire, ma sono anche state ascoltate: Instagram ha adottato un sistema di feed che permette di scegliere fra diversi tipi di visualizzazione. Sostanzialmente ora gli utenti possono personalizzare il feed, decidendo se privilegiare le persone seguite oppure i contenuti prediletti. Le due nuove opzioni, che sono appunto Preferiti e Seguiti, danno molta più autonomia agli utenti, lasciando più spazio alle loro preferenze. D’altronde, una maggiore flessibilità era quasi d’obbligo, visto che gli iscritti a Instagram hanno raggiunto i due miliardi di persone.

Cronologia e altro

Meta, la società titolare del social, fa sapere che l’obiettivo delle nuove feature è “dare alle persone la possibilità di personalizzare ancora di più la propria esperienza su Instagram e fare in modo che possano trovare facilmente i contenuti più interessanti”. Preferiti e Seguiti: cosa sono? “Il feed di Instagram – spiega la nota della società, ripresa da Agi – è un mix di foto e video delle persone seguite, di post suggeriti e altro ancora. Stiamo lavorando per aggiungere ulteriori post suggeriti in base agli interessi, mentre le nuove opzioni Preferiti e Seguiti che annunciamo oggi costituiscono un nuovo modo per scoprire i post più recenti delle persone che seguiamo”. 

Preferiti e seguiti

Scegliendo la modalità “Preferiti”, verranno mostrati i post più recenti dei profili aggiunti in una lista precedentemente creata, ad esempio i migliori amici o i creator preferiti. Inoltre, i post degli account Preferiti saranno visualizzati più in alto anche nel feed tradizionale. Scegliendo la modalità “Seguiti”, invece, verranno mostrati i post delle persone che seguiamo. Sia la modalità Preferiti sia quella Seguiti mostreranno i post in ordine cronologico, così da rimanere sempre aggiornati sulle ultime novità degli account che più ci interessano. Per scegliere tra le due diverse modalità basta toccare il logo Instagram in alto a sinistra e scegliere quale visualizzare. 

La lista dei preferiti

Come riferisce ancora Agi, “Per vedere i post più recenti dei profili aggiunti alla lista dei preferiti, basta selezionare Preferiti. Alla lista si possono aggiungere fino a 50 account ed è possibile apportare modifiche in qualsiasi momento. Le persone non verranno avvisate quando vengono aggiunte o rimosse da questa lista”. I post dei profili della lista Preferiti saranno visualizzati più in alto anche nel feed della home, in quello della modalità “Seguiti” e saranno identificabili da un’icona a forma di stella.

Quali sono le abitudini degli italiani in fatto di lavori domestici? La maggior parte pulisce la casa una volta a settimana, e bagno e cucina sono le stanze preferite. Tra gli intervistati della survey condotta dall’Osservatorio Polti su 500 #homelovers italiani, la stragrande maggioranza (76%) dichiara che l’arte delle pulizie l’ha imparata per esperienza personale.
Ma secondo l’Osservatorio, se gli italiani in fatto di pulizie sono precisi non sono altrettanto assidui: la frequenza più rappresentativa è di una volta alla settimana (50%), mentre solo il 18% afferma di pulire quotidianamente. Il 15% afferma invece di dedicarsi alle pulizie solo quando si presenta l’occasione, mentre l’11% solamente se si sente ispirato.

Meglio pulire a ritmo di musica

Il bagno è la stanza a cui si presta più attenzione (47%), salvo poi rimetterlo subito in disordine, visto che il 40% dice di farsi una doccia subito dopo aver concluso le faccende. Il 33% però si butta a riposare sul divano e il 22% si fa un caffè.

Anche la cucina (32%) è un ambiente curato, molto più del soggiorno (13%), della camera da letto (5%) e dello studio (3%).

E quando si pulisce, meglio farlo a ritmo di musica: il sottofondo musicale o radiofonico risulta la compagnia più gettonata (68%), mentre l’11% preferisce guardare la tv.  

I cinque profili degli homelovers italiani

Ma c’è chi pulisce con rigore e precisione perché l’igiene fa parte del suo piano per salvare il mondo: è il cosiddetto ‘invincibile’, che con uno schiacciante 34% è il profilo-tipo più rappresentativo emerso dalla survey. Sono infatti cinque i profili tratteggiati dallo psicologo Daniele Marchesi, del centro DM – Penso dunque sono, coinvolto dall’Osservatorio per tratteggiare un’analisi più corretta del rapporto tra gli italiani e le pulizie domestiche. Oltre all’invincibile, lo psicologo identifica ‘l’ineccepibile’ (31%), l’esteta’18%, ‘l’audace’ (12%), e, ultimo, ‘capitan domani’ 5%. Se il primo profilo, l’invincibile, “usa la razionalità per mantenere tutto in ordine”, sottolinea Marchesi, il secondo profilo, l’ineccepibile, tende a prendere le pulizie molto sul serio. “Un familiare sbadato, un amico inatteso o un cucciolo di casa ancora poco avvezzo alle regole sono nemici da cui proteggersi, portatori di germi ambulanti”, sostiene l’esperto.

Con gli alleati giusti le faccende domestiche possono diventare più piacevoli

Per il terzo profilo, l’esteta, gli oggetti devono essere in armonia tra loro, anche nel caos, mentre per l’audace, “la pulizia deve essere funzionale – commenta Marchesi – ma non sempre gli altri riescono a seguirlo”. 

C’è poi capitan domani, che considera le pulizie un atto da fare mentre si è intenti a vivere. “Se rientri in questo profilo – suggerisce Marchesi – non esagerare, non sfidarti. Scegli un piccolo compito, regalati un prodotto per la pulizia che ti intriga e divertiti a utilizzarlo”.

Una cosa è certa: qualunque sia il profilo in cui ci si rispecchia, con gli alleati giusti le faccende domestiche possono diventare più facili e piacevoli.

L’aggettivo ‘sostenibile’ oggi viene usato quotidianamente nei contesti più svariati, dalle tematiche ambientali a quelle sociali, per giungere fino ai prodotti di consumo. Al suo significato contrario di ‘insostenibile’ si ricorre invece sempre meno, come se l’accezione diventata principale, crescendo a dismisura, abbia cancellato le altre. L’aggettivo ‘insostenibile’ di fatto può essere utilizzato per definire qualcosa che non è possibile difendere sul piano della correttezza logica e della validità delle argomentazioni. E chi si è reso protagonista di un’affermazione insostenibile perde inesorabilmente credibilità. Eppure, se nello specifico si guarda alle aziende che fanno uso dell’aggettivo ‘sostenibile’ per i propri prodotti, accade di frequente di trovare casi ‘insostenibili’, ovvero non difendibili sul piano della correttezza logica e della validità delle argomentazioni. In buona sostanza, non credibili.

Una strategia di comunicazione ‘millantatrice’

Negli ultimi anni, con la crescente adesione ai temi della sostenibilità, si è assistito alla diffusione del Greenwashing, una strategia di comunicazione o di marketing perseguita da aziende, istituzioni, enti che presentano come ecosostenibili le proprie attività, cercando di occultarne l’impatto ambientale negativo. Si tratta del tentativo di conseguire i benefici di un posizionamento incentrato sulla sostenibilità millantandolo in maniera totale o parziale, ad esempio valorizzando solo alcuni attributi e spostando l’attenzione da ciò che ha maggiore impatto ambientale.

I rischi del Greenwashing per le aziende

Da sempre smentire è molto più difficile che affermare. Nel nostro mondo di connessione totale, è diventato nettamente più difficile. Recuperare credibilità è quindi più difficile di costruirla. Il rischio che corre chi pratica il Greenwashing è lo stesso di chi afferma l’insostenibile: la perdita di credibilità. In questo caso, con l’aggravante della gravità del contesto. Infatti, è difficile immaginare qualcosa di peggio per un’azienda che dare di sé l’immagine di mentire sugli aspetti legati all’etica.

Misurare le promesse sulla sostenibilità dei prodotti

Ma anche le aziende che agiscono in maniera trasparente e corretta possono essere equivocate. In un contesto come quello della sostenibilità, dove la conoscenza è scarsa e regna l’incertezza, è fondamentale chiarire ogni dubbio e verificare che gli sforzi verso la sostenibilità siano ritenuti sostenibili, cioè plausibili, non strumentali o, peggio ancora, non mistificatori. Per questo motivo Eumetra ha sviluppato un modello di analisi proprietario volto a verificare quanto il grande pubblico ritenga sostenibili le promesse nell’ambito della sostenibilità dei prodotti, quanto lo siano le specifiche referenze, e quanto è probabile che vengano realmente adottate.

Le aziende stanno scoprendo il “rosa”, nel senso che nell’ultimo periodo sono aumentate le dirigenti donna. A dirlo sono i numeri: nel 2019 i dirigenti uomini erano 94.332 e le donne 21.116. L’anno seguente, il numero di queste ultime è aumentato del 4,9% (22.147) mentre è diminuito dello 0, 37% il numero degli uomini (-353). Solo grazie all’incremento delle donne, il dato totale dei dirigenti registra un incremento dello 0,59%, con 678 dirigenti in più nel 2020 rispetto al 2019. Questi sono alcuni dei dati del Rapporto di Manageritalia sui dirigenti privati pubblicato come ogni anno in occasione della Festa della donna con un’elaborazione degli ultimi dati ufficiali Inps. 

Le aziende hanno puntato sulle competenze

“La crescita del numero delle dirigenti e dei dirigenti – dichiara Mario Mantovani, presidente Manageritalia – dimostra come anche durante la pandemia le aziende strutturate abbiano puntato su competenze e gestione manageriale per resistere e prepararsi a cogliere le opportunità del loro specifico mercato nel post pandemia”. Tuttavia il dato relativo ai manager in rosa è buono, ma assolutamente non sufficiente. Nonostante la crescita, infatti, le dirigenti rappresentano il 19% del totale, a fronte di un desiderato 50% che richiederà opportune scelte e politiche sociali.

Ancora strada da fare

“Il fatto che a trainare la crescita dei dirigenti siano state le donne – dice ancora Mantovani – è la conferma dei fenomeni in atto: nella dirigenza privata da anni si vedono uscire coorti quasi esclusivamente maschili ed entrare nuovi manager che sempre più spesso sono donne, scelte per formazione, competenze e capacità. E tutto questo trova una spinta formidabile nel parallelo fenomeno che avviene tra le donne che ricoprono in azienda un ruolo di quadro, che avanzando poi di carriera diventano dirigenti”. 
Buone notizie anche dal 2021. Secondo il Rapporto di Manageritalia, infatti, i dirigenti del settore terziario che hanno il contratto dirigenti del terziario nel 2021 sono cresciuti complessivamente del 6,2% con le donne in doppia cifra (+11%) rispetto agli uomini (+6%). E in questo caso oggi le donne dirigenti sono addirittura quasi il 21% del totale.

Sono soprattutto le grandi città a preferire le donne al comando

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, le province più ‘rosa’ sono quelle delle grandi città, con Milano al primo posto (dove lavorano 8.705 donne dirigenti) seguita da Roma (4.405) e Torino (1.132). Ai primi dieci posti per numero di dirigenti donne solo province del nord: Bologna, Brescia, Verona, Varese, Bergamo, Firenze, Genova. Per quanto riguarda invece il peso percentuale delle donne dirigenti, balza all’occhio il buon piazzamento di alcune province del sud, spesso caratterizzate da un bassissimo numero di dirigenti in assoluto e quindi più facilmente condizionati da vari fattori. Al primo posto c’è Enna con le donne dirigenti (56,7%) che superano addirittura gli uomini. Tra le grandi province Roma (le donne manager sono il 25,3%), prevale su Milano (21,8%) e Torino (17,7%).

Le aziende di tutto il mondo stanno rapidamente passando a modelli digital-first e la domanda di persone con competenze digitali è aumentata vertiginosamente.
Secondo i risultati del Digital Skills Index, l’indagine globale sul livello delle competenze digitali di Salesforce, oltre tre quarti degli intervistati non si sente pronto per operare in un mondo del lavoro digitalizzato. E solo il 28% è attivamente coinvolto nell’apprendimento e nella formazione delle competenze digitali.
In Italia, lo è appena il 17%, mentre l’86% dichiara di non avere le competenze digitali necessarie e l’87% si sente altrettanto impreparato per i prossimi cinque anni.

Italia sotto la media globale

Il punteggio globale complessivo del Salesforce Index per la preparazione digitale, valutato in termini di preparazione, livello di abilità, accesso e partecipazione attiva all’aggiornamento delle competenze digitali, è pari a 33 su 100. L’Italia è sotto la media globale, registrando un Salesforce Index di 25. I paesi rappresentati nell’indagine variano da un punteggio massimo di 63 a un minimo di 15, un dato che sottolinea come vi sia un urgente bisogno di investimenti a livello globale per colmare questo gap e creare una forza lavoro più inclusiva.

Il divario a livello generazionale

Le competenze digitali quotidiane, come la navigazione sul web, spesso non rispecchiano quelle ritenute fondamentali dalle aziende per favorire la ripresa.Più di due terzi degli intervistati della Generazione Z (64%) afferma di possedere competenze avanzate sui social media, ma solo il 31% ritiene di possedere competenze digitali più avanzate. Una differenza ancora più netta in Italia, dove l’81% dei Gen Z ritiene di avere un livello avanzato nelle competenze social, ma solo il 19% pensa di possedere le competenze digitali necessarie per il mondo del lavoro di oggi. A livello globale il 37% della Gen Z si sta attivamente formando per le competenze necessarie nei prossimi cinque anni, rispetto al 12% dei Baby Boomer, e anche in Italia a dichiararsi proattivo sul fronte della formazione sono soprattutto i giovani della Gen Z. Uno su quattro (26%) rispetto a uno su cinque dei Millennial (19%) e nemmeno uno su dieci dei Baby Boomer (7%).

Le collaboration technologies sono la priorità

Le competenze nella tecnologia di collaborazione, riferisce Adnkronos, sono considerate le più importanti per i lavoratori sia oggi sia nei prossimi cinque anni. Ma nonostante l’abilità degli intervistati con le principali tecnologie di collaborazione a uso quotidiano, come i social media, solo il 25% si considera avanzato per le competenze tecnologiche di collaborazione necessarie per il lavoro. In Italia la percezione delle priorità a livello di competenze cambia molto a seconda della generazione. I più giovani della Gen Z e i Baby Boomer riconoscono le collaboration technologies come priorità per lo svolgimento del proprio lavoro. Tale percezione non collima con quella dei Millennial e della Generazione X, secondo cui è più importante formarsi in materia di e-commerce e commercio digitale.

Più che in altri ambiti l’informazione economica deve offrire ai lettori non solo le notizie, ma anche e soprattutto l’analisi delle stesse. Secondo una ricerca realizzata da Gpf Inspiring Research su incarico di Economy Group, l’analisi a supporto della notizia costituisce infatti l’elemento fondamentale nella fruizione di informazioni economiche per 7 intervistati su 10, con un quarto del campione che la considera assolutamente prioritaria. Per quanto riguarda le case history risultano gradite da quasi due terzi del campione della ricerca, costituito da 300 fruitori regolari d’informazione economica, tra imprenditori, dirigenti/AD di Pmi e professionisti della consulenza economica.

Massima autorevolezza dei siti Internet specializzati

Ma dall’informazione economica la maggioranza degli intervistati pretende anche la ‘precisione’. E la percezione di massima autorevolezza è assegnata ai siti Internet specializzati.
Quasi un terzo del campione li ritiene infatti estremamente autorevoli, mentre oltre 8 intervistati su 10 li ritiene affidabili.  Dopo i siti Internet specializzati, gli intervistati indicano al secondo posto per autorevolezza le fonti Internet in generale, e le riviste specializzate su tematiche economico-finanziarie. Al contrario, le fonti meno autorevoli in fatto di informazione economica sono identificate dal campione con i social media in generale, e YouTube in particolare.

Il rilancio del sito specializzato

Ai risultati della ricerca  si è ispirato il rilancio del sito www.economymagazine.it, online da qualche giorno. Si tratta di un sito che si ripromette di diventare un punto di riferimento importante nel panorama dell’informazione economica nazionale. E che confortato dai primi risultati positivi, sta aprendo i suoi server ai contributi d’opinione, dibattito, critica e, appunto, analisi non solo alle firme storiche del gruppo, come Franco Tatò, Giulio Sapelli, Andra Granelli e Marco Onado, ma anche a nuovi contributor provenienti dal mondo delle professioni, della ricerca e dell’impresa italiana.

L’analisi delle notizie deve affiancare la pura cronaca

Il comun denominatore del sito è la capacità di aiutare proprio l’analisi delle notizie, che in un ambito complesso e cruciale come l’economia deve assolutamente affiancare la pura cronaca.Economymagazine.it, affidato al caporedattore Francesco Condoluci, s’inserisce nella produzione multimediale del gruppo, che realizza anche Investiremag.it, sito di riferimento per il mondo del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e delle analisi di mercato, le rubriche multimediali Investire Now, Largo ai Consulenti, Sportello Economy, la newsletter quotidiana Investire Today e ulteriori newsletter verticali.