Nuova anno, nuovo pericolo di aumento dei costi legati all’energia. Tanto che si potrebbe rischiare un rincaro che sfiora addirittura l’80% in bolletta, una vera e propria “botta” per le famiglie dopo quella subita l’anno scorso. Già, perché nel 2021 i nuclei familiari hanno dovuto affrontare un salasso di oltre 1.630 euro annuali complessivi, pari a un aumento del 32% su base annua. Tradotto in cifre, si tratta di un rincaro di circa 400 euro rispetto al 2020. A dirlo è un’analisi recentemente condotta dai Facile.it.  Secondo le stime, se il prezzo dell’energia rimarrà sui livelli attuali, a parità di consumi e in assenza di ulteriori interventi governativi, a fine anno gli italiani si troveranno a pagare una bolletta complessiva che potrebbe sfiorare i 3.000 euro, l’80% in più rispetto al 2021, con un aggravio di oltre 1.300 euro a famiglia.

Sui bilanci familiari pesa di più il gas dell’elettricità 

A pesare maggiormente sui bilanci delle famiglie è stata la bolletta del gas, che lo scorso anno ha superato i 960 euro, in aumento del 31% rispetto al 2020. La spesa per la luce, invece, è stata di circa 670 euro (+33% su base annua). “Guardando al prezzo delle bollette in Italia negli ultimi 15 anni, mai le tariffe sono state così alte e alcuni segnali ci inducono a pensare che la situazione potrebbe restare critica almeno fino a metà anno, se non di più», spiega Silvia Rossi, BU Director Gas & Power di Facile.it. «In questo senso, quindi, l’intervento del Governo rappresenterebbe una vera boccata d’ossigeno per le famiglie. Una strategia per risparmiare rimane quella di valutare il passaggio al mercato libero; guardando alle migliori tariffe disponibili online, il passaggio potrebbe far risparmiare fino al 22% per il gas e addirittura il 38% per l’energia elettrica”.

Un’analisi ampia

Per avere un reale quadro dell’andamento dei costi legati all’energia, l’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 75.000 contratti di fornitura raccolti nel 2021 considerando un consumo medio pari a 2.879 kWh per l’energia elettrica e 1.185 smc per la fornitura di gas, prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

Quali sono i settori più colpiti dalla pandemia e quali quelli in ripresa? Quanti i rapporti di lavori cessati e attivati? Quali sono le nuove professioni più richieste? A queste e altre domande rispondono Adnkronos ed Expleo attraverso l’analisi dei dati del Ministero del Lavoro, dell’ISTAT, di Unioncamere-Anpal, Sistema Informativo Excelsior, e di OECD, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Di fatto, i dati Istat indicano che il Covid ha rallentato la crescita del tasso di occupazione: se dal 2016 al 2019 il tasso di occupazione è cresciuto costantemente, nel 2020 la pandemia ha fatto scendere il dato al 58,1%.

Il lavoro c’è, ma a tempo determinato

Dai dati del Ministero del Lavoro sui primi tre trimestri tra il 2017 e il 2021 risulta che nel 2020 si è registrata una diminuzione del 20% nei rapporti di lavoro attivati. La tendenza è tornata però positiva nei primi tre trimestri del 2021, con una ripresa del 15%. Per contro, il 2020 ha registrato un numero decisamente più contenuto di rapporti di lavoro cessati. Un dato legato anche al blocco dei licenziamenti introdotto dal Governo, prorogato fino ad aprile 2022.
Complessivamente, nei tre anni considerati sono stati attivati l’8% in meno di contratti di lavoro. E a livello di tipologia di contratto domina il tempo determinato, che nel 2021 rappresenta il 70% del totale, contro il 15% del tempo indeterminato.

Posti vacanti in aumento

Il 2020 ha portato poi un calo considerevole nei rapporti di lavoro attivati quasi in tutti i settori, a eccezione del personale domestico, che nei primi tre trimestri dell’anno segna un aumento del 37%. Nel 2021 invece la maggior parte dei rapporti è stata attivata nel settore PA, Istruzione e Sanità (16,3% del totale). Significativa anche la ripartenza del settore alberghiero e ristorazione, che segna +11% di contratti attivati rispetto all’anno precedente.
Dal primo trimestre 2018 al terzo trimestre 2021 i dati Istat segnalano però un aumento generalizzato del tasso di posti vacanti, che si attesta attorno allo 0,7%-0,8%. Solo nei primi sei mesi del 2020 si registra un decremento del tasso dei posti vacanti, attestato tra 0,5% e 1%, contro il 2-2,1% del terzo trimestre 2021.

Le professioni del futuro 

Il settore che registra un più alto tasso di posti vacanti è quello delle costruzioni (3,3%), seguito da alloggi e ristorazione (2,9%), e attività professionali, tecniche e scientifiche (2,4%). Ma in linea con la transizione ecologica e la digitalizzazione, le figure professionali maggiormente richieste nei prossimi anni saranno quelle con specifiche competenze digitali (circa 2 milioni di lavoratori) e quelle con competenze green (circa 2,3 milioni).In ogni caso, dal 2013 al 2020, si nota un costante seppur minimo incremento nel grado di soddisfazione degli occupati. E i più soddisfatti sono i lavoratori del Trentino Alto Adige, con un valore medio del 7,9, seguiti da quelli della Valle d’Aosta (7,7) e della Lombardia (7,6).

Instagram annuncia le novità per il 2022, e lo fa attraverso l’intervento su Twitter di Adam Mosseri, a capo del social network del gruppo Meta. Mosseri ha dichiarato: “Dovremo ripensare a cosa sia davvero Instagram, perché il mondo cambia velocemente e noi dobbiamo cambiare insieme a lui”.
Di fatto il focus di Instagram resta sui video anche per l’anno appena iniziato, un tipo di post su cui il social ha puntato molto nell’ultimo biennio. Questo, soprattutto per fronteggiare le app concorrenti, come TikTok, che sui video brevi ha fondato parte del suo successo.
Nel video messaggio su Twitter Mosseri ha poi spiegato che nel 2022 Instagram porterà la durata delle Stories da 15 a 60 secondi, oltre a ereditare una serie di funzioni proprio da TikTok, come i commenti nei Reel, i mini filmati simili alle storie ma ai quali l’app dedica un menu a sé, e la sintesi vocale del testo per i video.

Più opportunità di monetizzazione e una migliore gestione della privacy  

Inoltre, nei prossimi mesi per i creatori di contenuti ci saranno maggiori opportunità di monetizzazione, ma ci sarà anche una migliore gestione della privacy. Quest’ultimo aspetto è una risposta ai problemi evidenziati nel corso del 2021 dovuti alle rilevazioni della ex product manager nel dipartimento di integrità civica di Facebook, Frances Haugen, e ai Facebook Papers, che hanno sollevato molti dubbi sul lavoro dei prodotti capitanati da Mark Zuckerberg nel preservare l’incolumità digitale e la salute dei più giovani. A riguardo, una prima mossa è stata l’introduzione su Instagram di ‘prendi una pausa’, la funzione per ridurre il tempo passato sull’app.

Arriva la funzione parental control

Mosseri, a fine novembre 2021, aveva infatti testimoniato dinanzi al Senato Usa, e poco dopo la società si era detta pronta a fornire maggiore trasparenza sui dati riguardo alle modalità d’uso della piattaforma da parte dei minori. Instagram nel 2022 introdurrà quindi la funzione parental control, per offrire ai genitori una visione più chiara delle attività dei figli online, riferisce Il Giorno.

Agli utenti più controllo sull’esperienza social

Mosseri ha proseguito dichiarando che un altro aspetto importante su cui l’azienda vuole lavorare è il sistema di messaggistica, il punto cardine della comunicazione tra aziende e creator.Ulteriore conferma arriva anche sull’imminente possibilità di scegliere un feed cronologico a scapito di quello algoritmico, e in generale sulla necessità di ridare agli utenti maggior controllo sull’esperienza social.
Insomma, si legge su hdblog.it, le novità di Instagram anticipate da Mosseri per il 2022 sono nella maggior parte dei casi più indicazioni e direzioni da prendere piuttosto che funzioni specifiche. Ma quello che emerge è la volontà di dare una ‘svecchiata’ al social, nell’ottica di restare il più possibile al passo con i tempi e le tendenze sempre in costante evoluzione.

Da quanto emerge dalla ricerca di Samsung Electronics Italia in collaborazione con GWI in fatto di regali di Natale gli italiani hanno le idee chiare, e tra le opzioni preferite ci sono gli articoli tecnologici. La tecnologia riscuote infatti più del 71% delle preferenze, soprattutto tra le fasce di età più giovani, come i ragazzi della Gen Z, che la indicano per oltre l’82%, in particolare per i maschi (82%). Tra le opzioni più apprezzate nella wishlist natalizia notano però anche i prodotti enogastronomici, da sempre grandi protagonisti dei classici cesti natalizi, con il 63,4% delle preferenze, mentre più in basso in classifica si posizionano i gioielli (36%) e le esperienze speciali, come eventi, degustazioni enogastronomiche o corsi ricreativi (46,9%).

I dispositivi tecnologici sono scelti dal 44% dei 25-34enni

Quanto ai dispositivi tecnologici, sono scelti dal 44% circa del campione. In particolare, questa tipologia di doni risulta la più scelta dal segmento 25-34 anni, con oltre il 39% delle preferenze.
Per il proprio partner, il 34% del campione sceglie invece gioielli o articoli di profumeria, opzione scelta da quasi il 46% dei Millennial.
Considerando invece gli affetti famigliari, i regali preferiti sono quelli tradizionali, come libri e prodotti editoriali (15,9% nel caso di un regalo ai genitori, 17% per i fratelli), mentre i prodotti tecnologici risultano i prediletti per i figli, con il 19% delle preferenze. Una scelta probabilmente influenzata dall’alta richiesta di console, videogiochi e device tech legati all’intrattenimento.E per gli amici? Per loro soprattutto libri (20% circa) e prodotti enogastronomici (16,4%), idee senza tempo sempre apprezzate da chi le riceve.

Quale dispositivo scegliere? Lo smartphone, ma anche la smart TV

Se la tecnologia risulta tra le scelte privilegiate dai consumatori italiani quando si tratta di regali natalizi sono tanti i dispositivi tra cui decidere per un regalo gradito a sé o agli altri. Ma tra questi il preferito in assoluto è sempre lo smartphone, che raccoglie oltre il 52% delle preferenze.Iniziare il nuovo anno con un alleato tecnologico sempre in tasca rappresenta certamente una forte motivazione, ma anche la smart TV (41% circa) presenta un forte appeal, soprattutto per il target 35-44 anni (49,3%).

Il budget va da 200 euro a più di 1.000

Tra i dispositivi per la casa, riporta Italpress, il robot aspirapolvere vince su tutti (26,9%), specie per la fascia d’età 45-54, segue la lavatrice/asciugatrice smart (18,9%) e a sorpresa, dalla Generazione Z, con il 25,5% delle preferenze.  Quanto al budget, il 34% degli italiani dichiara di arrivare a investire tra i 200 e i 400 euro per soddisfare i desideri tecnologici. Solo il 7,7% spende tra i 600 e i 1.000 euro, e il 5,9% si impegna con cifre superiori ai 1.000 euro. Quest’ultima tendenza risulta particolarmente rilevante nel target 35-44 anni, che risultano concordi nell’11% dei casi.

Le imprese lombarde sono sempre più attente ai temi ambientali, e nel futuro gli investimenti in tecnologie green cresceranno in tutti i settori. L’impegno sulle tematiche ambientali risulta però strettamente legato alla dimensione di impresa. Nell’industria, settore composto da imprese mediamente più grandi, il 43% ha realizzato o sta realizzando azioni green che vadano oltre gli obblighi normativi, mentre tra le imprese artigiane manifatturiere la percentuale scende al 21%, un valore inferiore anche al commercio al dettaglio (27%) e ai servizi (24%). Secondo il focus realizzato da Unioncamere Lombardia, i principali interventi realizzati riguardano l’acquisto di macchinari a minor consumo energetico e l’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica rinnovabile.

La volontà di ridurre il proprio impatto ambientale

Se l’orizzonte temporale viene allargato ai prossimi anni, la percentuale di imprese interessate a investire in tecnologie green cresce in tutti i settori, raggiungendo il 57% nell’industria, il 41% nei servizi, il 39% nel commercio e il 30% nell’artigianato. Nei servizi, in particolare, il progresso rispetto all’impegno attuale è particolarmente significativo (+17%), delineando prospettive di sviluppo in un settore finora poco sensibile alle tematiche ambientali. I motivi che spingono le imprese in questa direzione sono prevalentemente di tipo etico, legati alla volontà di ridurre il proprio impatto ambientale, soprattutto nel manifatturiero. Inoltre, le imprese industriali e artigiane segnalano l’opportunità di ridurre i costi di produzione, mentre nel terziario risultano più frequenti le considerazioni legate al miglioramento dell’immagine aziendale.

Minor grado di coinvolgimento sul tema dell’economia circolare

“Nonostante gli effetti negativi dell’emergenza sanitaria, il sistema economico lombardo prosegue nel percorso verso la transizione ecologica – commenta Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia -, le imprese attive sui temi ambientali sono ancora una minoranza, ma cresce tra gli imprenditori la consapevolezza che le tematiche legate alla sostenibilità ambientale rappresentino un importante fattore di sviluppo futuro”.
Il tema dell’economia circolare evidenzia però un minor grado di coinvolgimento da parte delle imprese lombarde: la percentuale di quante dichiarano di aver intrapreso o di voler intraprendere azioni in questo senso è pari al 33% nell’industria, al 19% nel commercio, al 18% nell’artigianato e al 16% nei servizi, evidenziando anche in questo caso un legame diretto con la dimensione di impresa.

Gli interventi più attuati: rigenerazione, upcycling, sharing

Se nel manifatturiero e nei servizi gli interventi di economia circolare riguardano in gran parte la gestione dei rifiuti, nel commercio prevalgono la rigenerazione/rifabbricazione e l’ecodesign, segnale della presenza in questo comparto di una minoranza di imprese particolarmente mature nel percorso di transizione verso modelli di economia circolare. Considerando invece la totalità delle imprese il settore più consapevole sui temi della circolarità si conferma quello industriale, dove la percentuale di quanti non sanno indicare il modello di business più adatto si ferma al 49%, mentre negli altri comparti supera il 60%. Le indicazioni delle imprese si concentrano sulla rigenerazione, e almeno per il manifatturiero, sull’upcycling, mentre nei servizi raccoglie una quota significativa lo sharing.

Come se la cavano i ragazzi in competenze digitali e in comprensione di quello che leggono o vedono online? Rispondere a questa domanda è l’obiettivo del primo report su “La competenza digitale degli studenti della scuola secondaria di I e II grado”, pubblicato da Università di Milano-Bicocca, Fastweb e una rete di scuole, curato da Marco Gui, professore associato di Sociologia dei media, Tiziano Gerosa e Alessandra Vitullo, assegnisti di ricerca del dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell’ateneo milanese. Lo scopo di questa analisi, che ha coinvolto oltre 1.200 ragazzi di scuole superiori di tutta Italia, è esplorare il delicato rapporto fra giovani e mondo digitale. E quanto ne emerge è sorprendente: innanzitutto, si scopre che i ragazzi sono forti in Communication (la corretta interazione con gli altri e condivisione di risorse negli ambienti digitali), ma deboli in Information & Literacy (la capacità di valutazione, selezione e comprensione dei contenuti sulla rete). Non si differenziano per genere ma per anno scolastico di appartenenza e livello di istruzione della famiglia di provenienza. E complessivamente, il loro livello di competenza digitale, negli ultimi tre anni, è aumentato.

Più ferrati in Communication

Tra le dimensioni della competenza digitale, Communication è la più forte (83 punti), a fronte dei 71 punti di Creation e dei 70 di Safety. L’area Information & Literacy, invece, emerge come la più debole (61 punti), indicando un problema di capacità di valutazione dei contenuti incontrati in rete da parte degli studenti.La performance nell’area della comunicazione, secondo i ricercatori, “mostra una generazione di studenti che sembra avere in media una buona infarinatura rispetto alle norme di interazione negli ambienti digitali per la socialità. Questo buon risultato potrebbe essere dovuto sia a processi di apprendimento informale sia formale: da un lato, l’uso pervasivo degli ambienti social da parte degli studenti potrebbe averli resi più consapevoli delle dinamiche che vi si creano; dall’altra, il forte investimento da parte della scuola italiana nella lotta al cyberbullismo potrebbe aver diffuso tra gli studenti di oggi una certa conoscenza di quali sono i comportamenti corretti e responsabili nelle interazioni sociali online”.

Poche differenze di genere

Non si registrano invece differenze significative tra studenti e studentesse, tranne che per una lieve superiorità delle ragazze nell’area Communication (87,2 per le femmine contro 83,6 per i maschi), a fronte di punteggi lievemente più bassi, ma non in modo significativo, nelle altre aree. Rilevanti differenze emergono invece guardando al livello di istruzione dei genitori, soprattutto in Information & Literacy, dove il distacco tra i figli di diplomati e laureati e i figli di genitori dotati al massimo di un titolo professionale, biennale o triennale, è di ben 8,2 punti percentuali (64,2 contro 56).

Il Black Friday è diventato un’usanza diffusa anche in Europa, ma è l’Italia il paese in cui riscuote più successo, con una propensione all’acquisto e un budget di spesa ipotizzato superiore al resto d’Europa, e in crescita anno dopo anno. L’annuale indagine di Idealo evidenzia infatti come il 65,6% degli acquirenti online italiani sia interessato ad acquistare un prodotto durante il Black Friday. E non solo il giorno stesso, ma l’intero weekend è segnato dalle super offerte. Anzi, si allunga anche l’intero periodo, tanto che ormai si parla di novembre come il Black Month.

Il budget per il Venerdì Nero

Secondo Idealo il budget medio degli italiani online per gli acquisti durante il Black Friday è di 273 euro. La media del budget di spesa previsto è più alta per gli uomini (294 euro) rispetto alle donne (240 euro), e aumenta con l’età, più basso per i giovani tra i 18 e 24 anni (212 euro) e più alto per gli adulti tra i 55 e 64 anni (356 euro). Gli sconti del Black Friday non si palesano però solo l’ultimo venerdì di novembre, spesso cominciano già a inizio mese, tanto che gli esperti del settore parlano ormai di Black Month. Per questo è importante controllare le offerte online e offline con un certo anticipo.

I più propensi agli acquisti sono i giovani

Lo scorso anno più della metà dei consumatori italiani online (58,2%) ha dichiarato di aver acquistato un prodotto online durante il Black Friday 2020 e, tra questi, la maggior parte sono giovani. Tra gli utenti tra 18 e 24 anni, sia uomini che donne, la percentuale è infatti pari al 66,3%. Anche secondo un’indagine Shopify i più propensi agli acquisti sono soprattutto i giovani, seguita da quella 35-54 anni (92%) e dagli over 55 (78%). La Generazione Z e i Millennials faranno shopping soprattutto da mobile (66%), tramite app per lo shopping (24%) e social media (17%), in particolare, su Instagram (57%) e Facebook (46%).

La corsa ai regali di Natale
Per quanto riguarda i prodotti, oltre a quelli di elettronica anche le console di gioco sono tra i prodotti più ‘attesi durante le giornate di sconti e promozioni, con un interesse online aumentato del +50,4% nell’ultima settimana. Gli italiani hanno anche imparato a pianificare in anticipo gli acquisti: il 69,2% dei consumatori online dichiara di prepararsi al Black Friday facendo una lista dei prodotti che interessano o prendendo nota dei prezzi. Il 35,4% degli italiani dichiara inoltre di voler acquistare regali di Natale durante Black Friday. Secondo una ricerca promossa da Sitecore, riporta Ansa, il 40% degli italiani con meno di 44 anni effettuerà gli acquisti di Natale prevalentemente o totalmente online e il 73% prevede di acquistare almeno un regalo durante il Black Friday.

Oltre 688 milioni di pagine indicizzate, quasi 7 milioni di like e follower sui social, più di 50 milioni di recensioni e 450mila strutture ricettive osservate: sono i numeri generati dalle regioni italiane relative alla reputazione turistica delle destinazioni, sintetizzati dal Regional Tourism Reputation Index 2021 dell’istituto di ricerca Demoskopica. Ed è il Trentino-Alto Adige a confermare la prima posizione nella classifica generale della reputazione turistica, seguito da Toscana ed Emilia-Romagna. 
Quanto all’Appeal dei portali turistici è sempre il Trentino-Alto Adige a confermarsi la destinazione più social d’Italia, seguita da Marche e Toscana. Con oltre 1,4 milioni di like e follower sulle pagine ufficiali di Instagram, Facebook, Twitter e Youtube il Trentino-Alto Adige ottiene infatti la visibilità più rilevante. A non investire ancora sulle reti social sono invece tre destinazioni, Molise, con 5,4mila like e follower rilevati, Campania (14,5mila) e Calabria (32,6mila).

La Toscana è la destinazione più cliccata

Con 53,4 milioni di pagine indicizzate, il territorio toscano ottiene il massimo punteggio nella classifica dell’indicatore Ricerca della destinazione, ottenuto conteggiando le pagine indicizzate su Google della keyword ‘vacanze’ seguita da ‘nome destinazione 2021’. Sul podio si piazzano anche due new entry, Emilia-Romagna e Lombardia, rispettivamente con 52,1 milioni e 48,8 milioni di pagine indicizzate. Piazzamento anche per Veneto, con 47,8 milioni di risultati, Piemonte, con 47,2 milioni di risultati, Lazio (40,9 milioni), Liguria (39,5 milioni), Sicilia (36,1 milioni), e Trentino-Alto Adige (35,5 milioni).

Popolarità sul web, la Toscana fa il bis

Quanto al confronto della popolarità delle destinazioni, nelle prime posizioni dell’indicatore sono sei le realtà territoriali. Digitando il nome di ciascun territorio regionale su Google Trends in uno stesso periodo categorizzato per il filtro ‘viaggi’, è stato possibile monitorare la tendenza della destinazione e confrontarne il livello medio di popolarità. Il dettaglio dei risultati colloca la Toscana in vetta alla classifica, seguita da Sardegna, Sicilia, Calabria, Liguria, e Puglia.

Valutazioni: alla Basilicata il primato del sistema ricettivo più apprezzato

Con 108,1 punti, la Basilicata, conquista il primo posto, quale sistema ricettivo più apprezzato del Belpaese. Il risultato è stato ottenuto riparametrando le performance dei punteggi delle graduatorie parziali emerse dai siti di ranking utilizzati, ovvero, con il maggior numero di recensioni totalizzate su TripAdvisor, e di valutazioni positive sul totale delle strutture rilevate su Booking, Expedia e Google Travel.  Rispetto all’anno precedente, passa dal terzo al secondo posto il Trentino-Alto Adige, la Liguria conquista il terzo posto, e salgono di posizione anche Puglia e Veneto. L’analisi particolareggiata dell’apprezzamento dell’offerta ricettiva si muove dal presupposto che i consumatori tendano ad avere maggiore fiducia nelle loro decisioni quando si accorgono che una destinazione è caratterizzata da un insieme rilevante di recensioni positive dei viaggiatori. In questo caso, la relazione appare chiara: più recensioni e valutazioni positive significano più attenzione verso un determinato luogo o territorio.

La maggior parte di noi la vive come una consuetudine acquisita, un aspetto normale della vita quotidiana, ma per molti non è ancora così: per molti, troppi italiani l’accesso al web è ancora un miraggio. Addirittura, sarebbero 4,3 milioni gli italiani che non hanno una connessione Internet. Lo rivela un nuovo rapporto del Censis che, in collaborazione con Lenovo, ha stilato “La digital life degli italiani”, un report che fotografa lo stato attuale dell’uso della tecnologia nel nostro Paese.

Connessioni lente per oltre 13 milioni di persone

I numeri evidenziati dal report sono preoccupanti: risulta infatti che sono ben 13,2 milioni gli italiani che devono fare i conti con connessioni domestiche lente o zoppicanti, mentre sono addirittura 22,7 milioni quelli che comunque registrano delle difficoltà a casa durante le attività on line. In particolare, le cause dei disagi sono le stanze sovraffollate (14,7 milioni) o la necessità di condividere i dispositivi con i loro familiari (12,4 milioni). “Siamo all’alba di una nuova transizione digitale. Ora serve un progetto di società pienamente inclusiva, che possa dare risposta alla domanda ancora insoddisfatta di dispositivi, connessioni, competenze, e superare le diversità di accesso” ha spiegato Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis.

Abbiamo ancora molto da imparare

Il rapporto mette in luce anche altri aspetti in merito al rapporto fra italiani e web, dati che fanno sicuramente riflettere. Come riporta Ansa, oggi ci sono 24 milioni di nostri connazionali che non si sentono pienamente a loro agio nell’ecosistema digitale: 9 milioni riscontrano difficoltà con le piattaforme di messaggistica istantanea, 8 milioni con la posta elettronica, altrettanti con i social network e 7 milioni con la navigazione sui siti web e con le piattaforme che consentono di vedere in streaming eventi sportivi. 5 milioni non sanno eseguire un pagamento online e 4 milioni non hanno dimestichezza con l’uso delle app e delle piattaforme per le videochiamate e i meeting virtuali. Ma per chi riesce a navigare senza troppi problemi, i benefici nell’uso di smartphone e PC sono tangibili: 9 intervistati su 10 si dicono soddisfatti dei dispositivi che usano, considerati in linea con le attività svolte giornalmente.

Chi si connette, come lo fa e… gli altri

Nel rapporto del Censis emerge che il 73% del campione intervistato dichiara di vivere in una famiglia in cui ogni membro si connette con un proprio strumento, senza doverlo condividere. Un altro 67,9% risiede in abitazioni in cui ciascuno ha uno spazio dedicato alla propria ‘vita digitale’ e il 69,4% si sente sicuro quando effettua pagamenti o altre operazioni finanziarie online. Il 55% degli italiani è convinto che la vita di coppia abbia tratto beneficio dalle opportunità offerte dai dispositivi digitali. Ma se il 42,7% dimostra una grande fiducia nel partner, sono 7 milioni quelli che rivelano di essersi sentiti gelosi a causa delle interazioni social dell’altro e 6 milioni che ne spiano le attività online.

Durante la pandemia, e in particolare, nei periodi di lockdown, gli italiani hanno approfittato per dedicarsi a piccole riparazioni e lavori domestici, con il 50% di loro che ha dato nuova vita ai mobili di casa, modificandoli e rendendoli adatti a stili e usi diversi. Il 65% poi si è scoperto molto più attento al riutilizzo degli oggetti. E da questo punto vista Roma batte Milano, con il 69% dei “riciclatori” contro il 54% di Milano, e le donne battono gli uomini, con una quota del 71% contro il 58%.
Si tratta di alcuni dati emersi dallo studio Gli italiani e il Diy, commissionato da TaskRabbit, la piattaforma di problem solving nel fai da te, e condotto da Mps Research.

Qual è la vite migliore per un mobile ben fatto? Solo il 34% lo sa

Quando è stato chiesto agli intervistati di nominare la vite migliore per un mobile ben fatto solo il 34% conosceva la risposta corretta, ovvero, la vite a brugola, il tipo più utilizzato per i complementi di arredo. Il 36% degli italiani poi ha dichiarato che se un elettrodomestico si rompe lo cambia senza pensare a una possibile riparazione, e se il 30% afferma che in caso di rottura preferisce buttare il mobile il 33% preferisce sostituirlo se non gli piace più.

I Millennial preferiscono acquistare prodotti ecosostenibili per i lavori in casa

Quanto ai Millennial, il 54% di loro preferisce acquistare prodotti ecosostenibili per i lavori fai-da-te. I maschi, con il 58%, sono più sensibili delle femmine (44%) all’ecosostenibilità nel fai da te, e adottano più volentieri soluzioni per aumentare il risparmio energetico domestico (63%).Risultano alte anche le attenzioni dei Millennial per gli oggetti e i mobili realizzati con materiali naturali o da aziende che rispettano la natura, al 54% contro il 49% del dato nazionale. E se il 45% degli intervistati si affida a un amico o a un parente per i traslochi i Millennial preferiscono avvalersi di un professionista in caso di guasti elettrici (56%).

Riparazioni elettriche per gli uomini, giardinaggio per le donne

Se durante il lockdown gli italiani si sono ‘arrangiati’, le attività che hanno preferito variano da uomo a donna. In testa, per gli uomini, le riparazioni elettriche (52%), quasi a pari merito con il montaggio mobili (51%). Le donne invece hanno scelto il giardinaggio (54%). Secondo il sondaggio, inoltre, il 55% delle donne si sente a proprio agio nello sfoggiare le proprie abilità con il fai-da-te e per mettersi al lavoro ha bisogno solo dell’aiuto dei tutorial di YouTube.