Fondazione Onda ETS, insieme all’Istituto Superiore di Sanità e altre istituzioni sanitarie italiane, ha lanciato un appello per promuovere un approccio di genere nell’uso dell’Intelligenza Artificiale (IA) in medicina.
Le disuguaglianze di genere, infatti, possono essere amplificate dall’IA quando questa è addestrata su dati che rappresentano in modo squilibrato i generi, rischiando di penalizzare le donne in ambiti critici come diagnosi, trattamenti farmacologici e riconoscimento di immagini diagnostiche.
Opportunità e rischi dell’Intelligenza Artificiale nella cura
Nel corso dell’VIII Congresso di Fondazione Onda, svoltosi a settembre, è emerso come l’IA possa potenzialmente trasformare la medicina, offrendo nuovi strumenti per diagnosi e trattamenti. Tuttavia, senza un’adeguata regolamentazione, l’IA potrebbe consolidare le disparità di genere già presenti.
Una ricerca Elma Research mostra come il 52% dei medici italiani esprima preoccupazioni etiche e di trasparenza legate all’IA, evidenziando la necessità di strumenti certificati che tutelino privacy e sicurezza.
La necessità di regole chiare
La Presidente di Fondazione Onda ETS, Francesca Merzagora, sottolinea l’importanza di stabilire parametri di genere nell’IA per evitare che una parte della popolazione riceva cure meno efficaci. “L’IA, sebbene cruciale per la ricerca, può accentuare disuguaglianze di genere nella salute, con gravi conseguenze sociali e cliniche,” afferma Merzagora, ribadendo l’urgenza di introdurre paletti normativi.
Servono dati realmente “inclusivi”
Elena Ortona, Direttrice del Centro per la Medicina di Genere, spiega che un’IA realmente efficace deve basarsi su dati che rappresentino equamente entrambi i generi. “La ricerca medica attuale è ancora troppo centrata su parametri maschili. Per garantire un’assistenza sanitaria completa, è essenziale che l’IA incorpori dati più rappresentativi delle differenze biologiche di genere,” aggiunge.
Iniziative per una sanità “giusta”
Anna Maria Moretti, Presidente del GISeG, sottolinea l’importanza di criteri normativi specifici per la salute di genere, considerando anche i fattori sociali e ambientali che influenzano il benessere. Introdurre parametri di genere nell’IA permette una medicina più inclusiva, personalizzata e rispettosa delle diversità, elemento cruciale per la qualità assistenziale.
Le prospettive per il futuro
Maria Grazia Modena, del Centro P.A.S.C.I.A., sostiene che solo un approccio consapevole e regolamentato all’IA potrà evitare che le disparità di genere peggiorino ulteriormente. “Assicurando una progettazione dell’IA che rifletta le diversità di genere, garantiamo diagnosi e trattamenti migliori e più equi per tutte le persone, indipendentemente dal loro sesso,” conclude.
