C’è una questione aperta sul tavole dell’informazione, che solleva ben più di un interrogativo: i sistemi di Intelligenza Artificiale sono davvero affidabili quando forniscono notizie?
È questa la domanda che ha dato origine a una ricerca internazionale coordinata dalla European Broadcasting Union (Ebu) e guidata dalla Bbc, che ha coinvolto 22 media pubblici provenienti da 18 Paesi e 14 lingue diverse.
Un test su quattro intelligenze artificiali
I ricercatori hanno predisposto una lista di 30 quesiti da rivolgere a quattro strumenti di IA generativa molto diffusi: ChatGPT, Gemini, Perplexity e Copilot. Alcune domande erano di carattere universale, altre adattate ai singoli contesti nazionali. Tra i temi proposti: dati biografici su figure note come Elon Musk, questioni politiche globali come le decisioni di Donald Trump sul commercio internazionale, fino ad arrivare a notizie di cronaca come il numero delle vittime di un terremoto in Myanmar.
Dalle risposte sono emerse criticità tutt’altro che trascurabili: il 45 per cento dei contenuti restituiti presentava errori considerati significativi, tali da mettere a rischio la correttezza dell’informazione. La percentuale sale addirittura all’81 per cento se si includono le imprecisioni più lievi, che pur senza stravolgere i fatti contribuiscono a una rappresentazione distorta della realtà.
La problematica principale riguarda l’uso e la citazione delle fonti: spesso inesistenti, non verificabili o addirittura riportate in modo scorretto.
Un campanello d’allarme per il giornalismo
Lo studio, il più esteso finora condotto sul tema, mette in evidenza un rischio crescente per l’ecosistema informativo. Oggi una parte significativa degli utenti utilizza gli assistenti conversazionali come strumento per aggiornarsi sull’attualità: secondo il Digital News Report del Reuters Institute, lo fa il 7 per cento degli utenti online, percentuale che raggiunge il 15 per cento nella fascia sotto i 25 anni.
Se da un lato l’IA rappresenta un’opportunità per coinvolgere un pubblico più ampio, dall’altro la fiducia resta un pilastro fondamentale. Jean Philip De Tender, Media Director e vice direttore generale dell’Ebu, ha sottolineato come errori ricorrenti possano incrinare il rapporto tra cittadini e informazione, affermando che quando non si sa più a chi credere, si finisce per non credere a nulla.
Verso regole più chiare e controlli accurati
Proprio per preservare l’integrità delle notizie, l’Ebu ha chiesto alle istituzioni europee e nazionali di far rispettare con rigore le norme già esistenti su pluralismo, servizi digitali e qualità dell’informazione. L’Unione ritiene inoltre indispensabile un monitoraggio indipendente e costante dell’evoluzione degli assistenti IA, così da garantire ai cittadini notizie verificate e trasparenti.
