Durante la pandemia, e in particolare, nei periodi di lockdown, gli italiani hanno approfittato per dedicarsi a piccole riparazioni e lavori domestici, con il 50% di loro che ha dato nuova vita ai mobili di casa, modificandoli e rendendoli adatti a stili e usi diversi. Il 65% poi si è scoperto molto più attento al riutilizzo degli oggetti. E da questo punto vista Roma batte Milano, con il 69% dei “riciclatori” contro il 54% di Milano, e le donne battono gli uomini, con una quota del 71% contro il 58%.
Si tratta di alcuni dati emersi dallo studio Gli italiani e il Diy, commissionato da TaskRabbit, la piattaforma di problem solving nel fai da te, e condotto da Mps Research.

Qual è la vite migliore per un mobile ben fatto? Solo il 34% lo sa

Quando è stato chiesto agli intervistati di nominare la vite migliore per un mobile ben fatto solo il 34% conosceva la risposta corretta, ovvero, la vite a brugola, il tipo più utilizzato per i complementi di arredo. Il 36% degli italiani poi ha dichiarato che se un elettrodomestico si rompe lo cambia senza pensare a una possibile riparazione, e se il 30% afferma che in caso di rottura preferisce buttare il mobile il 33% preferisce sostituirlo se non gli piace più.

I Millennial preferiscono acquistare prodotti ecosostenibili per i lavori in casa

Quanto ai Millennial, il 54% di loro preferisce acquistare prodotti ecosostenibili per i lavori fai-da-te. I maschi, con il 58%, sono più sensibili delle femmine (44%) all’ecosostenibilità nel fai da te, e adottano più volentieri soluzioni per aumentare il risparmio energetico domestico (63%).Risultano alte anche le attenzioni dei Millennial per gli oggetti e i mobili realizzati con materiali naturali o da aziende che rispettano la natura, al 54% contro il 49% del dato nazionale. E se il 45% degli intervistati si affida a un amico o a un parente per i traslochi i Millennial preferiscono avvalersi di un professionista in caso di guasti elettrici (56%).

Riparazioni elettriche per gli uomini, giardinaggio per le donne

Se durante il lockdown gli italiani si sono ‘arrangiati’, le attività che hanno preferito variano da uomo a donna. In testa, per gli uomini, le riparazioni elettriche (52%), quasi a pari merito con il montaggio mobili (51%). Le donne invece hanno scelto il giardinaggio (54%). Secondo il sondaggio, inoltre, il 55% delle donne si sente a proprio agio nello sfoggiare le proprie abilità con il fai-da-te e per mettersi al lavoro ha bisogno solo dell’aiuto dei tutorial di YouTube.

Tutti desiderano la casa ideale, quella dei sogni, ma non tutti riescono ad averla. E se abitiamo in case che non ci soddisfano completamente per migliorarle ci accontentiamo di piccoli aggiustamenti piuttosto che effettuare cambiamenti radicali. Ma come sarebbe la nostra casa dei sogni? Un italiano su 2 (49%), vorrebbe un terrazzo con la zona barbecue, il tavolo per mangiare insieme ai propri cari e sdraio per rilassarsi all’aperto. Magari anche un’ampia cabina armadio con gli opportuni spazi dedicati a vestiti, borse e scarpe, desiderata da quasi una persona su 2 (46%), soprattutto dalle donne, che raggiungono una percentuale del 58% rispetto al 32% degli uomini. Secondo quanto emerge dal sondaggio di YouGov per ManoMano, l’e-commerce europeo del fai da te, giardinaggio e arredo casa, un italiano su 4 (26%) dichiara però di vivere già nella casa dei sogni. Un luogo che nella maggior parte dei casi prevede spazi da dedicare al divertimento, al relax, ma anche al lavoro.

Spazio per la fruizione dell’intrattenimento

Molto spazio, concreto o ideale, è per la fruizione dell’intrattenimento. Adesso che la casa è diventata uno spazio multifunzione gli italiani sembrano infatti orientati verso un intrattenimento fai da te. Tra le soluzioni dei sogni spiccano una sala cinema con maxischermo e comode poltrone (28%), oppure una sala giochi con tavolo da biliardo/da carte o adatto ai giochi di società (21%). O ancora, la creazione di una stanza segreta, come quelle che siamo abituati a vedere nei film, nascosta dietro una libreria per avere del tempo per sé stessi e le proprie passioni (24%).

Un centro benessere domestico

Se sono soprattutto uomini e giovani (18-35 anni) a prediligere le stanze dedicate e progettate per svago e intrattenimento, per il 40% degli italiani, di cui il 45% donne e il 35% uomini, sarebbe un vero e proprio sogno potersi dedicare a sessioni di relax nella spa casalinga con sauna, idromassaggio e bagno turco. Il tempo trascorso in casa e l’impossibilità di praticare attività sportiva all’aperto ha spinto poi i giovani tra i 18 e i 35 anni a desiderare anche una palestra attrezzata con tutto il necessario per allenarsi (33%) e tornare in forma dopo i lockdown.

Non solo divertimento e relax

Ma nella casa dei sogni non ci sono solo divertimento e relax, riporta Ansa. Oltre una persona su 4 (27%) vorrebbe infatti poter contare su un ufficio/studio, chiaro segno di come la DAD e lo smart working abbiano influito sulla riorganizzazione degli spazi abitativi. Questi desideri sono in parte il frutto di come la pandemia abbia influito sul modo di abitare la propria casa. In particolare, l’uso della cucina è aumentato per una persona su 3 (33%), soprattutto tra chi ha oltre 55 anni (42%). Così come è aumentato il tempo che si trascorre nelle zone all’aperto della propria casa, come balcone, terrazzo o giardino (29%).

A più di un anno di distanza dall’inizio dell’emergenza sanitaria le scuole hanno riaperto, e anche grazie all’adozione del green pass per il personale scolastico gli studenti sono ritornati in aula riprendendo le lezioni in presenza. Ma cosa ne pensano gli italiani dell’attuale sistema scolastico? Secondo il report Gli italiani e la scuola, condotto da Ipsos per conto di #FragilItalia – l’Osservatorio di AreaStudi Legacoop, gli italiani promuovono il sistema scolastico per un soffio. Con un voto medio di 6,3 indicano come problemi principali i programmi di studio obsoleti, le dotazioni tecnologiche inadeguate, la scarsa motivazione dei docenti, l’edilizia scolastica, e le classi sovraffollate. Inoltre, lo ritengono incapace di fornire competenze adeguate al mercato del lavoro, e ne ravvisano le differenze qualitative tra le diverse aree del Paese e tra grandi città e provincia.

Le carenze principali? Programmi di studio obsoleti

Se la valutazione media complessiva del sistema scolastico italiano si attesta a un valore di poco superiore alla sufficienza (6,3), esistono variazioni relative ai diversi livelli di istruzione. Il voto più alto va all’Università (6,6) seguita dalla scuola dell’infanzia (6,5) e dalle scuole elementari (6,4), mentre gli asili nido ottengono un 6,2, e il voto più basso, 6, va alle scuole medie e alle scuole superiori. Le principali carenze della scuola vengono riscontrate nei programmi di studio obsoleti e troppo teorici (52%), nelle dotazioni tecnologiche inadeguate (50%), nella scarsa motivazione dei docenti (50%), nell’edilizia scolastica (47%), e nelle classi sovraffollate (39%).

Le scuole migliori sono al Nord 

Netta la valutazione sulla qualità del sistema scolastico in relazione ai diversi contesti geografici e demografici. Per il 59% degli intervistati le scuole migliori sono al Nord (con punte del 92% tra gli intervistati de Nord Est e dell’82% tra quelli del Nord Ovest), mentre solo il 5% si esprime a favore delle scuole del Sud (per il 25% non ci sono differenze). Inoltre, per il 52% le scuole migliori sono nelle grandi città (con punte del 60% tra gli under 30 e nel Nord Ovest), mentre solo il 15% opta per la provincia (per il 33% non ci sono differenze).

I percorsi formativi che offrono maggiori opportunità di lavoro

I giudizi critici si estendono anche alla capacità del sistema scolastico di fornire competenze adeguate al mercato del lavoro. In testa alle preferenze per i percorsi formativi che offrono maggiori opportunità di lavoro si collocano informatica e telecomunicazioni (45%), seguite dal percorso sanitario (29%) e dal percorso meccanica, meccatronica ed energia (26%). Fanalino di coda gli indirizzi artistico e musicale, moda e umanistico. Per migliorare la capacità di favorire l’ingresso nel mondo del lavoro, gli intervistati indicano, per la scuola superiore, l’opportunità di attivare gli scambi culturali con le scuole dell’UE, prevedere corsi specifici per l’accesso al lavoro, effettuare stage presso le imprese. E per l’Università, gli stage presso le imprese si collocano al primo posto, seguiti dalla possibilità di svolgere studi all’estero e da presentazioni aziendali.

L’Italia dice addio a quasi un frutto su quattro per il crollo di oltre il 27% della produzione nazionale. In un 2021 segnato in media da quasi sei eventi estremi al giorno, tra siccità, bombe d’acqua, violente grandinate e gelo, che hanno compromesso pesantemente i raccolti, il clima pazzo sconvolge la natura. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti dal titolo: 2021, l’anno nero della frutta Made in Italy, diffusa in occasione del Macfrut di Rimini, il grande salone della frutta e verdura Made in Italy, sulla base della banca dati dell’European Severe Weather Database (Eswd).

Una situazione drammatica per i produttori colpiti dalle calamità

Con l’inverno bollente, il gelo in primavera e una estate divisa tra caldo africano, siccità e violenti temporali, l’andamento climatico anomalo, sottolinea la Coldiretti, ha prima danneggiato le fioriture e poi i frutti, con i raccolti Made in Italy scesi al minimo da inizio secolo. Secondo l’analisi della Coldiretti rispetto alla media dei cinque anni precedenti, il risultato è un calo che riguarda tutti i prodotti, dalle mele (-12%) alle pere (-69%), dalle susine (-33%) ai kiwi (-29%), dalle albicocche (-37%) alle pesche (-48%) fino alle ciliegie (-20%). 
Una situazione drammatica per i produttori colpiti dalle calamità che in molti casi hanno perso un intero anno di lavoro, ma che riguarda anche i consumatori, che hanno dovuto affrontare un carrello della spesa più costoso.

Il settore ortofrutticolo garantisce 440 mila posti di lavoro

Il settore ortofrutticolo nazionale, spiega la Coldiretti, garantisce all’Italia 440 mila posti di lavoro, pari al 40% del totale in agricoltura, con un fatturato di 15 miliardi di euro all’anno tra fresco e trasformato grazie all’attività di oltre 300 mila aziende agricole su più di un milione di ettari coltivati in Italia. L’Italia della frutta vanta ben 113 prodotti ortofrutticoli Dop e Igp, e primeggia in Europa con molte produzioni importanti, dalle mele alle pere, dalle ciliegie alle uve da tavola, dai kiwi alle nocciole fino alle castagne.Ma il nostro paese primeggia anche per molte verdure e ortaggi tipici della dieta mediterranea, come pomodori, melanzane, carciofi, cicoria fresca, indivie, sedano e finocchi.

Necessario promuovere strumenti di gestione del rischio

Per difendere questo patrimonio nazionale dagli effetti dei cambiamenti climatici, e tutelare le imprese e le famiglie, è strategico promuovere l’applicazione e la diffusione di misure di gestione del rischio. “Sostenere l’adesione delle aziende agricole a questi strumenti è un’esigenza imprescindibile, considerato che a oggi meno del 20% della produzione lorda vendibile agricola nazionale risulta assicurata – afferma il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini – questo, nonostante la maggiore frequenza e intensità di eventi climatici estremi ai quali si aggiunge la volatilità dei prezzi che caratterizza il mercato globalizzato. Con la collaborazione fra Stato e Regioni – aggiunge Prandini – è necessario promuovere strumenti di gestione del rischio moderni, riguardanti sia la difesa attiva sia passiva delle colture, e volti a tutelare le imprese e i loro redditi”.

Comoda potrebbe essere comoda, anche se effettivamente sono ancora poche le persone che già padroneggiano una qualsiasi forma di valuta digitale. Ma, nonostante questo, il 64% degli adulti sarebbe interessato a una valuta digitale nazionale. Lo rivela un recente report della società di deep tech Guardtime, svolto in dieci paesi, tra cui le principali economie europee e asiatiche, oltre agli Stati Uniti e agli Emirati Arabi Uniti. L’indagine afferma che ben il 64% dei cittadini sarebbe interessato a utilizzare una valuta digitale lanciata dalla banca centrale e dal governo del proprio paese. Solo il 10% degli intervistati ha dichiarato che non utilizzerebbe mai una valuta digitale della banca centrale (CBDC). Un terzo degli adulti intervistati sarebbe favorevole alla conversione dei propri risparmi in CBDC entro un mese e il 26% lo farebbe entro sei mesi. Solo l’11% afferma che non convertirebbe mai i risparmi in un CBDC. Ancora, riporta il rapporto ripreso da Adnkronos, per quanto riguarda lo stipendio, circa il 30% degli intervistati si mostra favorevole alla possibilità di riceverne il pagamento in CBDC entro un mese e un altro 27% sarebbe disponibile alla transizione nell’arco di sei mesi. Soltanto il 12% di chi ha partecipato al sondaggio ha detto che non accetterebbe mai di essere pagato in un CBDC.

La pandemia ha spinto verso i pagamenti digitali

Questo cambio di passo è probabilmente dovuto anche alla recente pandemia, che ha contribuito a digitalizzare l’economia e di conseguenza le persone mostrato una maggiore attenzione e un maggiore interesse anche nei confronti del lancio di valute digitali da parte delle banche centrali. E infatti l’86% delle istituzioni governative sta effettivamente studiando soluzioni in questo senso, il 60% sta già sperimentando la tecnologia e il 14% è già in fase di implementazione di un progetto pilota: lo dice una recente ricerca della Banca dei regolamenti internazionali. Probabile quindi che presto vedremo la nascita di valute digitali nazionali da parte delle banche centrali.

I vantaggi secondo gli utenti

Anche se i consumatori coinvolti nel report abbiano dichiarato di non voler necessariamente abbandonare i contanti, la maggioranza di loro si è detta disposta a effettuare più della metà delle loro transazioni tramite CBCD entro pochi mesi dal lancio della valuta digitale. Che, sempre secondo il sentiment degli utenti, viene percepita in grado di di rendere il commercio più efficiente, di garantire un maggiore accesso finanziario a milioni di persone e di ridurre la criminalità oltre all’evasione fiscale.

Ottime notizie per il sistema industriale lombardo, che nel secondo trimestre del 2021 mette a segno performance tali da superare addirittura i livelli pre crisi. L’accelerazione del settore è confermata da Unioncamere Lombardia, che evidenzia un incremento del +3,7% congiunturale e un deciso rimbalzo sull’analogo periodo del 2020, con un ragguardevole +32,5%. Ma il dato più confortante è quello relativo al rapporto sulla media del 2019, prima della pandemia, che conferma che l’industria in Regione è cresciuta addirittura del +9,3%. Tuttavia, nonostante le ottime prestazioni, l’industria lombarda viaggia ancora a due velocità: hanno messo il turbo le imprese della produzione industriale, mentre faticano di più a recuperare i livelli pre crisi le aziende artigiane manifatturiere, che mostrano un più modesto rimbalzo tendenziale (+22,6%) e un rapporto rispetto al 2019 che si ferma a -5,6%. 

“Aspettative positive per la produzione, la domanda e l’occupazione”

“Nel secondo trimestre la produzione del settore manifatturiero lombardo accelera sensibilmente per le imprese industriali, ma gli artigiani faticano ad agganciare la ripresa” dichiara il Presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio. “Con questo incremento dell’indice della produzione, l’industria ha ampiamente recuperato i livelli produttivi pre-crisi, che purtroppo sono ancora distanti per l’artigianato. I segnali positivi sono confermati dagli ordinativi, con la produzione assicurata ai massimi sia per l’industria (76,1 giornate) che per l’artigianato (43,4 giornate) e con aspettative positive per la produzione, la domanda e l’occupazione. Permangono le tensioni sui prezzi delle materie prime con incrementi a due cifre: +11,0% congiunturale per l’industria e +13,8% per l’artigianato, ma gli imprenditori sono ottimisti”.

In risalita fatturato e ordinativi

Il fatturato a prezzi correnti dell’industria cresce del 4,6% congiunturale: il confronto con la media 2019 registra un +18,3% che è legato anche agli incrementi di prezzo in atto. Per le imprese artigiane il fatturato cresce del +1,0% congiunturale e si rivela insufficiente a recuperare i livelli pre-crisi (-3,8% il confronto con la media 2019).Gli ordinativi dell’industria crescono del +6,1% congiunturale dall’estero e del +3,8% dall’interno superando i livelli pre-crisi (+19,6% per la domanda estera e +10,0% per quella interna. Risultati più contenuti per l’artigianato con un incremento congiunturale dell’1,7% per il mercato interno e dello 0,4% per l’estero. Il livello pre-crisi viene superato dagli ordini dall’estero (+7,0%) ma non per quanto riguarda il mercato interno (-6,9%). La quota del fatturato estero sul totale rimane elevata per le imprese industriali (38,7%) e resta poco rilevante per le imprese artigiane (7,4%).

Anche le vacanze 2021 mostrano una netta preferenza degli italiani verso le mete nazionali, tanto che un italiano su tre, il 33%, passerà le proprie vacanze all’interno della regione di appartenenza, e sono solo il 6% coloro che prevedono di andare all’estero. È quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixè, che evidenzia come in questa l’estate 2021 saranno 33,5 milioni gli italiani che andranno in vacanza almeno per qualche giorno. Rispetto allo scorso anno, l’estate 2021 fa infatti registrare una sostanziale stabilità nelle partenze (-1%), anche se quest’anno in molti hanno scelto di ritardare il periodo vacanziero, concentrato nei mesi di luglio, e soprattutto di agosto.

Spiaggia meta preferita, ma piace anche la riscoperta dei piccoli borghi

Dall’analisi Coldiretti/Ixè emergono però anche i fattori che determinano la scelta o meno di andare in vacanza. E a pesare di più sulla decisione di non partire al primo posto rientrano le difficoltà economiche, seguite dalla paura del contagio e dai timori per il futuro. Per gli italiani che partiranno invece la spiaggia resta la meta preferita, spiega Coldiretti, ma tiene anche quest’anno il turismo in montagna e quello di prossimità, con la riscoperta dei piccoli borghi. A cambiare profondamente rispetto allo scorso anno è invece la presenza di turisti stranieri, con un balzo del 32% fra luglio e agosto secondo le proiezioni di Coldiretti su dati Isnart. 

Agriturismi molto gettonati, e tra gli svaghi ricerca di cibo e vino locali

La maggioranza degli italiani in viaggio ha scelto di riaprire le seconde case di proprietà, o di alloggiare in quelle di parenti e amici o in affitto, ma nella classifica delle preferenze ci sono le pensioni e gli alberghi, e molto gettonati risultano anche gli agriturismi. Tra gli svaghi preferiti, secondo l’analisi di Coldiretti, c’è la ricerca del cibo e del vino locali, diventata la prima voce del budget delle vacanze Made in Italy nel 2021, con circa un terzo della spesa per consumi al ristorante, street food, ma anche per l’acquisto di souvenir.

Il primato italiano nel turismo enogastronomico 

D’altronde, riporta una notizia Ansa, l’Italia è leader mondiale incontrastato nel turismo enogastronomico, grazie a 315 specialità a indicazione geografica riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, oltre a 5266 prodotti tradizionali regionali censiti lungo tutta la Penisola. L’Italia inoltre vanta il primato dell’agricoltura più green d’Europa, e con più di 80 mila operatori biologici l’Italia e la più grande rete mondiale di mercati di agricoltori e fattorie aderenti alla rete nazionale Campagna Amica.

Il 64,3% degli 824,2 miliardi di spese annue dei 25,6 nuclei familiari residenti nel nostro Paese, pari a 528,7 miliardi di euro, è destinata a casa, cibo, e vestiario.
Lo rileva l’analisi realizzata dal Centro studi di Unimpresa, dal titolo La spesa degli italiani e il peso delle tasse. Secondo lo studio, le quote maggiori della spesa sono infatti quelle per l’abitazione, pari a 274 miliardi di euro, comprese le utenze, il 33% del totale, e per il cibo, pari a 141 miliardi, il 17%. In pratica oltre il 50% dei consumi delle famiglie italiane, cioè 415 miliardi, è riferito alle voci relative alla casa e alla spesa alimentare.

L’ammontare delle spese dal tempo libero all’istruzione

Per il tempo libero e la cultura, le famiglie italiane sborsano invece 41,3 miliardi (5,0%), più di quanto sia necessario per pagare i 38,8 miliardi di cure sanitarie (4,7%).L’abbigliamento (vestiario e calzature) comporta uscite per 36,9 miliardi (4,5%), poco di più di quanto si spenda per alberghi e ristoranti (36,3 miliardi, 4,4%). Per mobili ed elettrodomestici, poi, si spendono 35,3 miliardi (4,3%), mentre le rate dei mutui comportano esborsi per 26,9 miliardi (3,3%). Per le comunicazioni, comprese le utenze per la telefonia, fissa e mobile, si spendono 20,7 miliardi (2,5%), mentre alcolici e tabacchi costano 13,9 miliardi (1,7%). Fanalino di coda la voce “istruzione” con 7,1 miliardi (0,9%). 

Attenzione alla riforma fiscale e alle esigenze delle famiglie

“Il regime della tassazione dei consumi è estremamente complesso e articolato, sarà cruciale, nel momento in cui si metterà mano, nell’ambito della riforma fiscale, anche all’Iva, prestare la massima attenzione ai comportamenti delle famiglie e alle loro esigenze. Nessuno dovrà essere penalizzato dalle nuove norme tributarie – commenta il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara -. “La determinazione delle aliquote Iva, e non solo quelle, viene considerata spesso una scelta squisitamente tecnica, ma è, in realtà, una decisione dall’alto peso politico: ne consegue che il governo e il Parlamento, in sede di definizione di eventuali, nuovi livelli di tassazione, dovranno essere consapevoli del significativo impatto sociale delle misure”.

L’Iva sui consumi delle famiglie garantisce allo Stato 62,8 miliardi di entrate

Quanto agli aspetti fiscali, riporta Agi, l’Iva sui consumi di 25.667mila famiglie garantisce allo Stato un gettito annuo di 62,8 miliardi di euro. Rispetto alla spesa di 824,2 miliardi complessivi, l’imponibile è pari a 429,7 miliardi, mentre la spesa esente da tassazione si attesta a 330,9 miliardi. Le due aliquote agevolate (al 4% e al 10%) assicurano incassi erariali, rispettivamente, per 2,8 miliardi e 16 miliardi, mentre l’aliquota ordinaria (22%) pesa per 44,1 miliardi. L’aliquota media calcolata, considerando base imponibile e gettito complessivo, si attesta al 14,6%, e la spesa totale al netto dell’Iva è pari a 760,6 miliardi.

In Italia, il 50% delle famiglie possiede un animale domestico. E l’11% di queste lo ha adottato nell’ultimo anno. Lo dice una recente indagine condotta online da BVA Doxa su un campione di 1.000 casi. 

La pandemia tra le ragioni del “sì”

Tra le principali motivazioni alla base delle adozioni ci sono innanzitutto l’allegria (36%) che portano in casa; la compagnia, che è considerata un vero e proprio conforto emotivo (33%); l’affetto incondizionato che riescono a trasmettere (29%). Un altro driver importante sono le richieste dei figli, che proprio grazie agli animali domestici diventano più responsabili e  riescono a colmare i tanti momenti di vuoto (21%) che hanno caratterizzato gli ultimi mesi. 
Anche lo smart working ha rappresentato un fattore importante nella scelta di adottare un animale domestico, convincendo gli eterni indecisi, innanzitutto grazie a una maggiore disponibilità di tempo. 

Gatto e cane i pet preferiti

In base alla ricerca di BVA Doxa, le adozioni si concentrano soprattutto su gatto e cane, scelti rispettivamente nel 50% e nel 46% dei casi (segnando un’inversione di tendenza rispetto al passato, quando il cane si affermava al primo posto). A grande distanza seguono gli uccelli, in particolare cardellini, canarini, pappagalli, e tartarughe, che arrivano a pari merito al 7%; criceti e conigli si attestano sul 5% mentre il pesce rosso entra a far parte del 4% delle famiglie italiane.

Attenzione all’igiene

La presenza di un animale domestico con cui condividere tante ore della giornata porta con sé anche un cambio di abitudini e comporta una maggiore attenzione sia per quanto riguarda la pulizia e l’igiene della casa, sia verso quella dell’animale stesso. Infatti, il 28% dichiara di aver diversificato e aumentato l’utilizzo di prodotti per mantenere gli spazi igienizzati e gli animali puliti per garantire la reciproca protezione.

Soprattutto donne: l’identikit del “pet lover”

Che caratteristiche hanno le persone che negli ultimi mesi hanno adottato un animale domestico? Dalla ricerca emerge un gruppo con una maggioranza di donne e una concentrazione nella fascia di età medio – giovane, con il 40% tra i 25 e i 44 anni. Il livello di istruzione è medio, con il 60% di diplomate alla scuola media superiore. Tra le professioni, è forte la presenza di impiegate, ma anche di insegnanti, imprenditrici o commercianti, mentre le pensionate sono quasi assenti. Infine, i “new pet lovers” si trovano soprattutto in Centro Italia, con una maggiore concentrazione nel Lazio, in Toscana e Sardegna, e vivono solitamente in famiglie composte da quattro componenti.

Parola d’ordine, ripartire. È questa la parola d’ordine del 50° Congresso nazionale dell’Aidp, l’associazione italiana per la direzione del personale, che per l’edizione 2021 ha scelto proprio di svolgersi all’insegna del concetto di ripartenza. E che grazie ai contributi di centinaia di esperti e professionisti del mondo del lavoro coinvolti, ha declinato in 13 proposte suddivise per aree tematiche, e sintetizzate in 5 punti, la ripartenza al lavoro.

Smart working, si va verso un modello ibrido

La prima proposta dei direttori Aidp è quella di adeguare le necessità tra lavoro da remoto e in presenza. Dopo il massiccio ricorso allo smart working in fase pandemica, bisognerà infatti capire come riorganizzarlo in un contesto di normalità, anche a seguito di un’analisi costi-benefici. Secondo gli esperti si va verso un modello ibrido con alternanza tra lavoro da remoto e in presenza. Un modello che coinvolgerà tutte le figure lavorative e professionali, a esclusione delle mansioni non ‘remotizzabili’.

Un’impresa resiliente con le persone al centro dell’azienda

Come rendere l’impresa resiliente? L’Aidp non ha dubbi: usare il contratto collettivo di lavoro, ai vari livelli, per modellare una disciplina dei rapporti di lavoro secondo le esigenze aziendali, investire nella formazione permanente e continua del personale in percorsi di crescita e valorizzazione, e organizzare l’impresa in senso orizzontale. Ma la riorganizzazione dell’azienda e del lavoro deve necessariamente partire dall’esigenza di mettere le persone e il loro benessere al centro. Allo scopo bisogna partire dal ‘basso’, ascoltare i suggerimenti provenienti dai lavoratori nella riprogettazione dei modelli organizzativi, semplificare la scala gerarchica, favorire la condivisione delle idee e valorizzare come priorità la dimensione umana del lavoro, favorendo il benessere fisico e psicologico dei dipendenti.

Potenziare il welfare aziendale e allineare le competenze

Il ruolo integrativo dell’azienda nel nuovo modello di welfare community, basato sempre più sulla collaborazione tra pubblico e privato, per i direttori del personale è decisivo, soprattutto in considerazione dei nuovi bisogni sociali. Va potenziato lo strumento anche verso le nuove esigenza della mobilità sostenibile, l’aggiornamento di alcuni parametri come il concetto di famiglia, il sostegno ai servizi alla persona e l’innalzamento strutturale del tetto ai fringe benefit a 516 euro l’anno. Si rende necessario, riporta Adnkronos, un programma di reskilling di ampia portata verso le nuove competenze della rivoluzione ibrida, ossia AI e intelligenza umana, cyber e fisico, quindi, per superare il digital divide e favorire un reale processo di occupazione e sviluppo economico. Il 72% delle aziende dubita, infatti, di aver le giuste competenze.